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Durrenhorn (4035m) e Hoberghorn (4219m) in traversata dal rifugio Bordier alla Dom Hutte (2940m)

La sera prima avevamo chiesto informazioni al gestore del rifugio riguardo ai nostri progetti per giorno seguente. Era stato piuttosto reticente, In sostanza ci aveva detto, senza dilungarsi nei particolari, che la traversata al rifugio del Dom nella valle parallela si poteva anche fare. Decidendo (come al solito) con la nostra testa  siamo partiti all’alba soli soletti portandoci tutte le nostre masserizie e discendendo verso Sud al ghiacciaio sottostante (Riedgletcher) indurito dal gelo notturno. Dopo averlo attraversato senza problemi ci siamo infilati in un nevoso canale muniti di picca e ramponi fino a uscire all’ Hoberghjoch (3916m) la forcella fra le due vallate. Dalla sella ci siamo prima impegnati sulla cresta di misto che verso Sud porta fino al Durrenhorn (4035m AD+). Tornati all’intaglio, non ancora paghi, saliamo anche la nevosa vetta dell’Hohberghorn (42019m) che si trova sul versante opposto ( PD+), mettendo all’attivo i due quattromila. Rinunciamo alle altre due vette della Nadelgrat, il Nadelhorn perchè già salito in passato e lo Stecknadelhorn, per oggi ne abbiamo abbastanza (salendo anche su questa avremmo fatto tutta la Nadelgrat) . Tornati al passo iniziamo invece a scendere nel versante opposto in completa solitudine. Il primo tratto del canale fino all’ulteriore forcella Stechnadeljoch si rivela piuttosto impegnativo, stretto e ripido alterna tratti rocciosi e campi di neve, su uno di questi, reso molle dal sole del pomeriggio, faccio una lunga scivolata che si conclude fortunosamente sui detriti, devo ringraziare la buona stella che mi ha aiutato. Infine posiamo i piedi sul terreno più orizzontale della vallata. Con una breve (ma resa lunga dalla stanchezza) risalita facciamo il nostro poco trionfale ingresso al nuovissimo quanto sovraffollato rifugio Dom Hutte (2940m). L’accoglienza è ottima, forse perché gli italiani qui sono rari come le proverbiali mosche bianche. Riusciamo anche a telefonare a casa, a caro prezzo visto che i telefonini erano di là da venire. La simpatica gestrice vuole parlare anche con mia moglie rassicurandola con scarso successo sul mio stato di salute. La cena, se non ottima è almeno abbondante, vista la mia perplessità davanti alla generosa porzione me ne viene servita anche una seconda che Sandro rifiuta mentre Nevio consuma anche quella. Poi ci ritiriamo in camerata nei nostri letti a castello.

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Vallese 1997, trasferimento e salita al rifugio Bordier

Una premessa evitabile

Venti anni sono passati da allora ma il ricordo di quei lontani giorni nel gruppo del Mischabel (pare significhi poco poeticamente Pala per Letame per l’aspetto delle cime viste dal fondovalle) è tuttora vivo. Anche grazie alle foto, le dia scattate con la reflex che mi sono sempre portata anche sui 4000 (ora faticosamente digitalizzate) fanno ancora la loro figura. Dei due compagni Sandro, detto Sandron per la legge del contrappasso vista la sua esile corporatura, si è da tempo ritirato a vita ascetica nel suo laboratorio di falegname. Quanto al fraterno amico Nevio, di dieci anni più giovane di me, dopo avere girato mezzo mondo per lavoro e montagna è mancato quest’anno. Dopo avere lottato coraggiosamente fino al ultimo, come era il suo carattere, con una terribile malattia che purtroppo non gli ha lasciato scampo. Lo scrivente, il più carico di anni, si trascina ancora stancamente sui monti di casa.

Trasferimento in due giorni, dal Friuli per il passo del Sempione a Gasenried nella Mattertal e salita al rifugio Bordier  (2886m)

9 Agosto. La prima giornata è di tutto riposo, partiamo addirittura nel primo pomeriggio con una lunga galoppata automobilistica prima in autostrada e poi sulla scorrevole statale del passo del Sempione. Prima del valico fermiamo a pernottare a Varzo, il paese dei camini, chi possiede il più alto è benestante, belli i tetti con le piode di pietra. L’indomani passiamo il confine, il cantone è il Vallese e la valle è quella del Rodano. Ora ci dirigiamo verso Est per entrare infine, deviando verso Sud, nella Mattertal . Si può salire in auto fino al villaggio di Gasenried, 1659m. Splendido è il paesaggio sulle cime innevate ma ci sono dei problemi di parcheggio, i divieti di sosta sono onnipresenti e vengono risolti solo grazie all’aiuto di un cortese indigeno. Ora tocca a noi, i 1200 metri di dislivello vengono superati gagliardamente. Anche il tratto sul ghiacciaio (Riedgletcher), visto che i crepacci sono scoperti, non oppone difficoltà di rilievo, pure se piuttosto lungo e faticoso visti i pesanti zaini. Al contrario che nel sovraffollato rifugio dove la parola magica è mezza pensione con la quale un giaciglio salta fuori. Resta anche il tempo per osservare le nevose creste circostanti alle luci della sera prima di coricarci, domani si vedrà.

 

 

 

 

 

 

Brutto Passo (Puintat) 2034m, dal lago di Sauris

Ora la compagnia si è dispersa. I vecchi si sono ritirati per raggiunti limiti di età e i giovani o hanno messa su famiglia o si dedicano a più audaci imprese ma fino a qualche anno addietro si usava concludere l’anno con un convivio in casera. Profittando magari dell’occasione per aggiungere alla collezione qualche cima minore altrimenti disdegnata. Una decina di anni orsono è toccato alla Casera Bernon o Bernone (1600m) raggiungibile dalla riva S del Lago di Sauris (circa 1000m di quota) percorrendo a piedi la consueta stradina sterrata con divieto. L’edificio è stato ristrutturato con gusto, pietra a faccia vista, bei serramenti e ampia dotazione di padelle e stoviglie. Mentre alcuni volontari si dedicano alle arti culinarie i più arditi rimontano il vallone fino alla sella che si affaccia alla valle del Tagliamento celata da un mare di nuvole. L’erbosa dorsale di sinistra, detritica e erbosa conduce senza difficoltà in vetta, quindi il passo non è poi così brutto. Sono premiati dal fantastico panorama che spazia dalle Giulie alle Dolomiti e sulle limitrofe Carniche occidentali. Fieri del dovere (poco) pericolosamente compiuto ci caliamo alla casera dove ci aspetta il compito più impegnativo, dare fondo alle leccornie e ai liquidi rimasti al nostro ostello.

 

Olseva (1929m) e Raduha (2062m), due giorni sui monti del Est

ottobre 1, 2018 1 commento

Ojstrica e Grintavec sono state due micidiali gite giornaliere sui monti di Kamnik  (erano i tempi della ex Jugoslavia, si tratta del 1983) poi il vuoto fino a quando le 30 Cime dell’Amicizia sono state portate a sessanta con l’inserimento di altre mete  meno conosciute. L’Olseva è la più orientale delle Karavanke al confine con l’Austria mentre la Raduha è la più occidentale dei monti di Kamnik o Steiner Alpen. Il punto d’appoggio è lo stesso e quindi sono facilmente abbinabili. Dopo tutti questi anni anche i compagni sono cambiati per usura o stanchezza, in questo caso si tratta dei due inseparabili coniugi Eliana e Gigi, l’anno è il 2004, la data 30 Luglio e Primo Agosto. Il percorso automobilistico è molto lungo, via Tarvisio o Lubiana bisogna arrivare a Solcava nella valle della Savinia. Da qui ci si alza con una rotabile fino ai pressi della chiesetta di Santo Spirito (Sveti Duh, circa 1200m) dove si parcheggia. Sul vasto terrazzo cosparso di casolari si trova anche il rifugio dell’Olseva e, come constateremo in seguito, anche un agriturismo. Il sentiero risale il versante Sud in parte roccioso (sono presenti anche dei cavi di assicurazione) passando dall’ingresso di una caverna, (già sede di un insediamento preistorico) e in un paio d’ore si arriva sulla Govca (1929m), la cima più elevata della dorsale. Proseguendo verso Est tocchiamo, prima di ridiscendere alla strada, anche il Gladki Vrh, un’ulteriore quota. Il rifugio è strapieno, per fortuna la ragazza addetta alla ricezione oltre a essere molto disponibile parla anche l’italiano e ci trova vitto e alloggio alla fattoria Maselnik nelle vicinanze. Siamo i benvenuti, lo dimostra il bicchierino di slivovitz che ci viene offerto al arrivo (e anche alla partenza del mattino seguente), segue la cena a base di specialità locali e nonostante le difficoltà di comunicazione ci troviamo molto bene. Il mattino, sempre per  comode strade sterrate ci spostiamo in auto verso SE fino al bivio di quota 1254 e quindi camminando al rifugio Grohatu (1460m). Ci troviamo ora al cospetto delle ombrose pareti N della Raduha, dal ricovero ci dirigiamo a destra in direzione di un canalone che risalito oppone qualche modesta difficoltà, comunque ci sono dei cavi per l’autoassicurazione (comodi avendo il set da ferrata che non ci siamo portato). Esce sulla cresta che seguita verso sinistra arriva alla vetta. Dal sommo continuando la traversata si cala poi alla forcella Durce, da qui un canale con un’unica placca attrezzata riporta alla base. Non possiamo esimerci da una sosta al rifugio, ci viene servito un cannolo di dimensioni mostruose (oltre al consueto slivovitz, anche qua scarseggiano gli astemi). Senza indugiare oltre torniamo al parcheggio che la strada di casa è molto lunga.

 

 

 

Cima d’Ombretta Est (3011m), a Sud della regina delle Dolomiti

settembre 12, 2018 Lascia un commento

Fra le varie gite giornaliere se non per difficoltà spicca per lontananza questa salita al tremila più meridionale del  gruppo della Marmolada con grave dispendio di energie e carburante. Raggiunta Belluno bisogna  risalire la valle del Cordevole fino a Caprile, poco oltre si svolta a sinistra in val Pettorina, la strada è percorribile fino a Malga Ciapela, 1600m circa, dove arriviamo illesi nonostante qualche o parecchie infrazioni al codice della strada. Dove ha inizio il sentiero che risale l’amena vallata compresa fra la cima principale e la sua diramazione meridionale che comprende la meta designata. Transitiamo quindi prima dalla malga Ombretta e quindi dal rifugio Falier (2074m), una bella costruzione in pietra. Ce ne sarebbe già abbastanza vista la lunghezza ma proseguiamo a oltranza  alzandoci infine alla forcella Ombretta (2702m), ora dal calcare affiorano scuri affioramenti vulcanici e il panorama si apre verso le cime e vallate atesine, il sent. ha il n. 610 e prosegue in discesa sul versante opposto, per le emergenze sulla sella è situato il rosso bivacco Dal Bianco, tipo fondazione Berti. Alla sua estremità  Sud inizia invece la traccia che porta alla cresta, non è difficile da percorrere grazie anche a qualche attrezzatura e alla mancanza di neve. Si   fuoriesce al dorso finale che verso Sud conduce alla croce di vetta, il tutto ben segnalato (sent.650). Stupendo il panorama sulla dirimpettaia parete S della Marmolada (e alla stazione della funivia in cima) come sui numerosi gruppi dolomitici che ci attorniano, pretendere anche la solitudine sarebbe troppo, la cima è molto frequentata e meriterebbe una riposante sosta, ma la casa è distante e ripartiamo senza troppi indugi sulla via conosciuta. Una breve sosta al rifugio poi ridiscendiamo alla vettura. Otto ore fra salita, discesa e soste, 1500m il dislivello e altrettante se non di più in auto…

Con Ermanno, Agosto 2008

 

Latschur (2236m) dalle sponde del Weissensee, uno dei più bei laghi della Carinzia

settembre 6, 2018 Lascia un commento

La via d’accesso più breve (anche se non più sbrigativa) ai monti del Gail, paralleli alla cresta Carnica Est, è il Pramollo, si può anche optare per Monte Croce o Tarvisio. Da Hermagor si risale a destra la strada per il passo del Kreuzberg, una deviazione conduce poi dallo stesso lato al bellissimo Weissensee (Lago Bianco) con numerosi alberghi e pensioni sulle sue rive, c’è anche un traghetto che ne fa il giro. Non fa al caso nostro e ci trasferiamo su quella sudorientale (Ortsee) dove comincia la nostra camminata. Non comporta, a parte i 1300m da superare, alcuna difficoltà, il terreno è prevalentemente erboso e basta accodarsi ai numerosi concorrenti . La traccia risale una rampa nel versante SO transitando prima dalla malga Techendorfer fino alla panoramica Croce di vetta. In discesa con brevi deviazioni visitiamo anche altri due cocuzzoli limitrofi, si tratta dell’Almspitz (2180m) e l’Eckwand (2221m) prima di sostare alla casera. Qui oltre a ricevere una calda accoglienza fraternizziamo (anche troppo) con un simpatico gruppo di escursionisti locali che ci costringono a posticipare il lungo ritorno.

Con Gigi e Eliana nel 2003

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Cima della Busazza (2884m) la via comune da Listolade

Anche l’avvicinamento automobilistico (se la gita, come in questo caso, è giornaliera) è micidiale, da Udine bisogna raggiungere Belluno poi risalire ad Agordo e la valle del Cordevole fino a Listolade. Una deviazione secondaria sulla destra porta in val Corpassa ed è transitabile fino alla Capanna Trieste (1135m) dove parcheggiamo. Ora si prosegue con un sentiero segnalato lasciando sulla sin. il sentiero del rif. Vazzoler per proseguire alti sull’anfiteatro del Van delle Sasse. Dopo il passaggio sotto l’ardita vetta della Torre Trieste si risale il circo detritico a Ovest seguendo gli ometti, una breve deviazione per prati aggiunge al carnet anche il Castelletto (2407m). Poi per gradoni rocciosi che si alternano ai detriti con difficoltà discontinue di primo e secondo grado arriviamo sulla elegante sommità affacciandoci alla parete Est che precipita sulla valle dei Cantoni per mille metri (riservata ai forti). Quattro ore e mezzo per circa 1700 metri di dislivello, ero ancora gagliardo. Ci troviamo al centro delle Dolomiti su un punto privilegiato di osservazione (primeggia la Civetta) ma nonostante questo possiamo godercelo in solitudine. In discesa rifacciamo più o meno lo stesso percorso. Il totale in tutto è di otto ore e trenta di cammino + la trasferta, con Claudio M. e Claudio Avv. La guida del CAI (al tempo non disponibile) è “Civetta” di Ivo Rabanser.

19 Agosto 2007

Categorie:Dolomiti Orientali Tag: