Turrion (1632m), a festeggiare il primo laureato dei giovani

Si tratta di una dorsale poco importante a S dello Zermula della quale fino ad allora non si avevano notizie e che durante la buona stagione probabilmente non è molto attraente. Il pretesto ci viene offerto dalla laurea appena conquistata di Andrea (in ingegneria) che per celebrare il traguardo raggiunto propone la casera Chianeipade, 1248m, restaurata di recente e adibita a bivacco. Che si trova sopra Dierico in val d’Incaroio (per intenderci quella di Paularo) che si imbocca da Imponzo, il limitato parcheggio si trova invece alla periferia della microscopica frazione di Faul sulla sin. idrografica a 781m. La vigilia era transitata una veloce perturbazione e partiamo con dei nuvoloni che non danno adito a troppe speranze. Proseguendo sulla forestale il sole la vince mentre le nebbie indugiano a lungo sulla vallata e raggiungiamo la casera, in ultimo pestando la neve, senza intoppi. Quelli più casalinghi del nutrito gruppo si dedicano alle arti culinarie mentre gli accaniti proseguono. D’altronde la giornata è incantevole, con la vegetazione ammantata dalla nevicata notturna  sarebbe un delitto sprecarla in una fumosa casera. Ne valeva la pena, dalla forca Turriee decidiamo di alzarci ancora seguendo la facile dorsale fino al cocuzzolo del Turrion che si trova a Nord, uno spettacolare dosso con vista fino alle Dolomiti Friulane ma non solo, spuntano perfino le Giulie e le montagne di Moggio. Tornati alla casera senza rimorsi ora possiamo dedicarci con la coscienza pulita ai festeggiamenti.

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Cima di Camp (1671 m), un’invernale a Sud del Vaiont

Fra Erto e Casso in alta Valcellina un ponte sul Vajont consente il passaggio alla riva meridionale del lago dove lasciamo il mezzo, la strada con il fondo ghiacciato sconsiglia ulteriori velleità. Il remoto villaggio di Pinedo è il primo che si incontra proseguendo e poco prima inizia la nostra gita a circa 750m di quota. E’ il 3  di Gennaio  e con il termometro che segna  -10 non c’è un’anima  in giro anche se il cielo resta azzurro, il compagno è il fido Ermanno che per un giorno sacrifica gli sci. Ci incamminiamo su una strada forestale che la nevicata del giorno precedente ha ricoperto di un insidioso strato di ghiaccio che ci  costringe a calzare i  ramponi, peccato che ci troviamo all’ombra. Passando nei pressi delle Case Liron andiamo avanti sulla carrareccia che porta al rifugio Casera Ditta,la abbandoniamo seguendo i segni sulla destra che alzandosi nella faggeta riescono a una cappella poco sotto la forcella Col de Pin, alla sua destra si indovina la nostra destinazione. Che si raggiunge salendo fra i faggi prima alla cresta senza via obbligata e poi sul filo al punto culminante che precipita ostico verso la valle del Piave e il Cadore.  La veduta spazia sulle  Dolomiti di Zoldo, più vicini il bacino del Vajont con il Duranno e la Cima dei Preti mentre A Sud ci sovrastano le micidiali pareti N del Col Nudo e dei suoi satelliti. In discesa si potrebbe anche passare dal rifugio allungando il percorso ma per la corta giornata invernale preferiamo ripercorrere la strada conosciuta. 5 ore e mezza in tutto, dislivello sui 900m.

Piccolo Belepeit (1170 m), l’anello da Chiusaforte

dicembre 28, 2017 Lascia un commento

Da trascinatore a trascinato… per questo giro mi appoggio a tre gagliardi giovani compaesani . Ci troviamo nelle estreme propaggini meridionali del gruppo dello Zuc dal Boor. Dopo la galleria della statale pontebbana fra Moggio e Chiusaforte, in località Ponte di Peraria (346m) una deviazione a sinistra porta a Roveredo, uno dei borghi semideserti della valle del Fella o Canal del Ferro. Prima del villaggio al ponte del rio Simon (già nominato in un precedente articolo) si trovano le tabelle indicanti l’imbocco del sentiero 425a. Che si inerpica subito ripidamente nella pineta agli stavoli  Polizza o quel che ne rimane, resistono ormai pochi ruderi e anche questi invasi dalla vegetazione. Con un traverso ci si porta alti sulla sinistra orografica del rio Cuestis, l’unico ostacolo, visto che il percorso segue una larga mulattiera (probabilmente militare), sono le colate di ghiaccio che scendono dai canali laterali dove bisogna stare attenti  a scanso di bagni fuori stagione. Una simpatica cengia con stalattiti risveglia lo spirito goliardico dei giovani amici, quindi si arriva in seguito a una larga sella mugosa (1121m) dove il sentiero si perde, proseguendo verso sinistra si rimonta una spallone scarsamente innevato con notevoli esemplari di pini che seguito con costanza porta in cima, circa 3 ore . Siamo di fronte alla val Resia con il Canin e le Prealpi Giulie, con pochi passi ci si affaccia anche ai monti di Moggio. Tornati alla forcella torniamo a valle percorrendo il più agevole (e conosciuto)  sentiero 425. All’uscita del bosco si passa da uno sperone con una piccola cappella prima di arrivare alla ciclabile all’altezza di Chiusaforte e passeggiando al parcheggio.

5 Gennaio 2011, con Andrea, Christian e Giacomo

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Schenone (1950m), una gita propedeutica ai bagordi natalizi

dicembre 23, 2017 Lascia un commento

La dorsale fra la val Dogna e la Valcanale prima della Grande Guerra era il confine fra il Regno d’Italia e l’Impero d’Austria. Un secolo è passato ma ancora oggi le vie normali alle cime percorrono i resti delle ingenti opere belliche d’allora, sentieri e mulattiere d’arroccamento resistono all’usura del tempo. Per questa gita prenatalizia profittiamo dello scarso innevamento per cui la salita non merita neanche il titolo di invernale. Per portarci all’attacco saliamo in auto appunto da Dogna fino al deserto o quasi borgo di Chiout, 838m. Dal paesello si dirama verso N la strada forestale che sale fino a Forcella Bieliga, da questa traversiamo verso Ovest seguendo un amabile sentiero a volte anche esposto, in particolare sotto un landro, che conduce a un intaglio a Est della massima quota. Alla cima si arriva alzandosi per balze erbose e detritiche e invertendo il senso di marcia per proseguire in ultimo lungo la facile dorsale. Segnavia 601,il 24 del Dicembre 1989. I compagni: Daniele, Ermanno e Amorino, sei ore e mezza in tutto.

L’anello del Celànt (1093m) dalla val Tramontina

dicembre 18, 2017 Lascia un commento

La dorsale boscosa fra i torrenti Chiarzò a Sud e Tarcenò a N culmina appunto con la sommità in questione, snobbata nei tempi eroici per la quota modesta ma visitata ben in due occasioni negli ultimi tempi con diversi amici. Ci troviamo quindi, salendo da Meduno, in val Tramontina e precisamente in località Comesta (357m), un pianoro di ghiaia e magra vegetazione a Ovest di Tramonti di Sotto dove abbandoniamo i mezzi meccanici. Traversando il suddetto ci approssimiamo alla garibaldina al versante N trovando fortunosamente l’ecologica tabella che ci indirizza al monte. Ci alziamo nel pineto per il ben segnalato versante settentrionale, saltuariamente una schiarita apre la visuale sulla vallata. Pestiamo neve ben prima di arrivare alla dorsale. Seguendola verso sinistra (bosco di faggio a settentrione e precipizi erbosi a Sud) arriviamo al punto culminante contrassegnato da un ometto (nella seconda visita anche una croce di legno). Per chiudere l’anello dalla cresta si prosegue brevemente verso Est per calare poi nella luminosa faggeta seguendo i provvidenziali segni che dopo avere intersecato una recente forestale escono alla sella nei pressi di Tamar (660m), uno dei tanti borghi abbandonati della valle. Fra le rovine un edificio è stato ristrutturato e può offrire ricovero in caso di necessità (bivacco Varnerin). Da questo dopo un breve tratto su sentiero si prende obbligatoriamente la strada che riporta un po’ noiosamente al punto di partenza. Dalle cinque alle sette ore a seconda delle digressioni e dell’innevamento. Per il dopogita la trattoria del lago offre salumi e formaggi locali.

2012-2016

Torre di Val d’Inferno (2306m), la via classica dello spigolo S

Il migliore approccio al gruppo dei Brentoni è la Val Piova che da sella Ciampigotto, (altopiano di Casera Razzo) scende al Piave, l’esposizione è sul solare versante Sud e i dislivelli, almeno nella parte orientale, sono più contenuti. Per il nostro debutto ci accostiamo rispettosamente seguendo le tracce di Ettore Castiglioni che con la guida trentina Bruno Detassis fece la prima assoluta della cima aprendo la via dello spigolo Sud. Ci accostiamo dalla Val Pesarina salendo all’altopiano di Casera Razzo per calare poi brevemente nel versante del Cadore fino al bivio a destra con una strada forestale dove si parcheggia accanto alle tabelle, 1776m. In salita ma anche in discesa arriviamo alla forcella Losco dove si cambia direzione, il sentiero con il n. 332 conduce alla base delle pareti. Siamo favoriti dal bellissimo ambiente di fine autunno e anche la temperatura è per la stagione gradevole. A Est dei Brentoni, dopo le più aguzzeTorri Evelina e Innominata si offre in bella vista la nostra piramide, raggiungiamo l’attacco, sempre con lo stesso segnavie ma ora puntinato (è diretto alla Forcella di Valgrande). Mi tocca come compagno il forte Daniele, l’altra cordata è composta da Ermanno e Carlo. Per salvare la dignità impongo il comando alternato, la roccia è in gran parte affidabile e viene superata senza troppi inghippi non discostandosi di molto dal tempo della guida. La vista eccezionale spazia dalle Giulie alle Carniche e Dolomiti di qua e di là del Piave e ci dilunghiamo parecchio. La discesa è verso Ovest con qualche divagazione sulle placche a Nord (I) per fortuna ancora senza neve. Il primo canale detritico potabile verso Sud che s’incontra permette di tornare al sentiero nelle vicinanze dell’attacco senza ulteriori difficoltà. La guida dice II e III con un passo di IV, 250m.

Nella preistoria, Novembre 1987

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Ogradi (2087m), un anello a monte del lago di Bohinj

Sul vasto altopiano fra il Tricorno e il lago di Bohinj ero già stato per la cima più alta, il Debeli Vrh, e rimando all’articoletto già pubblicato su questo per l’avvicinamento automobilistico piuttosto laborioso ma non più di certe trasferte in Dolomiti. Il luogo è uno dei più piacevoli delle Giulie Orientali e si presta anche a vagabondaggi senza ghiribizzi di cime, scure abetaie si alternano a sorprendenti radure con ecologiche baite di larice. Stupendi sono poi i panorami sulle bianche vette, in primis il Tricorno che possono soddisfare anche i palati più esigenti. In questa occasione i partecipanti sono per la media piuttosto numerosi, una decina in tutto. Pur scartabellando fra le varie guide della nostra meta non sono reperibili relazioni (almeno nella lingua di Dante). Che è comunque presente sulle cartine e questo ci deve bastare, siamo anche favoriti dal clima visto che è una splendida giornata di fine settembre. Dalla sponda orientale del lago si supera il ponte sull’emissario e lasciata la strada per Stara Fuzina si procede a sin. sulla rotabile in parte sterrata che a caro prezzo conduce nei pressi di Planina Blato, 1088m. Non c’è un parcheggio e bisogna arrangiarsi ai lati della strada, cosa non facile per le numerose auto presenti, alla fine trovo un angolo poco più avanti. Intanto gli amici sono già partiti sul tratturo che porta alla Planina pri Jezeru, il grande rifugio che come dice il nome è sopra il lago. Scombinando il mio piano che prevedeva un anello, dopo qualche esitazione e visto che i mezzi sono due decidiamo di attenerci al programma originale. La strada prosegue verso Est e ridotta a tratturo arriva alla bella radura di Blato,1088m. Sulle segnalazioni a vernice gli sloveni vanno al risparmio e le cartine sono indispensabili, lasciataci alle spalle questa prima casera risaliamo la dorsale fino alla ulteriore Planina Krstenica (1655m) in stupenda posizione sulla cresta e abbastanza frequentata. Dopo di che la solitudine. Il sentiero prosegue a mezza costa verso N e quindi scende a sin. nel vallone Jazorski Preval alla località Jezerske (1720m), forse significa sorgente, ma di acqua non se ne vede. Sulla sinistra un avallamento erboso-ghiaioso si rimonta fino ai mughi che ornano la forcella 1968m(Lazovski Preval), fra il Debeli e l’Ogradi che rimane a Sud. Saliamo a questo da N per facili rocce e verdi, in cima ritroviamo il resto del gruppo salito per la più potabile via normale del versante Ovest. Che ripercorriamo in discesa fino all’altopiano, dopo la meritata sosta per la birra al rifugio del lago in una mezzoretta torniamo al parcheggio. La lunga strada di casa comporta una ulteriore sosta ristoratrice in una delle tante gostilne con cucina sempre aperta.