Cima Valmedan (1810m) e Tersadia (1959m) da sopra Rivalpo

Tanto siete in pensione… così ci viene affidata la ricerca di una casera per l’annuale marronata. Bisogna trovarne una che consenta ai collezionisti di andare su una cima bella o brutta che sia e una ricognizione è obbligatoria. Al sopraluogo sono presenti gli amici Oscar (el profesor) e il diabolico Vigjut. Spremendo al massimo i pochi neuroni rimasti vengono alla luce antiche gite al Cucco e al Tersadia, da un’occhiata alla carta ci rendiamo conto che l’unica intonsa delle tre principali è proprio quella in oggetto che gode di ben due casere, la Valmedan di sotto e di sopra. Il gruppo del Tersadia si trova fra le valli del But a Ovest e d’Incaroio a Est mentre a settentrione il limite è la forcella di Lius dove passa la stretta rotabile che le collega. Da Tolmezzo saliamo dunque verso il passo di M. Croce Carnico fino a Imponzo dove svoltiamo prima a destra e poi a sin. salendo alla borgata di Rivalpo. Qui si segue una stradina ancora percorribile ma in parte sterrata fino al divieto a 1060m, parcheggio ai bordi della stessa. Ora si prosegue passando dalla casera Valmedan di Sotto (1365m), rinnovata ma chiusa a chiave per arrivare infine all’omonima Alta. Che è aperta e papabile spartanamente per i nostri scopi. La cima fuori programma è situata al centro dell’anfiteatro, non essendoci sentieri ci innalziamo a vista sulla dorsale Sud fra alte erbe e macchie di mughi. Il tempo, dapprima  velato, sta migliorando e permette una veduta a giro d’orizzonte. Tornati alla base per variare il percorso traversiamo in orizzontale verso Ovest (nonostante un componente sia alquanto perplesso) e facendoci largo fra la bassa vegetazione di mirtilli, eriche e altre simpatiche specie botaniche fino a raggiungere l’orlo della frana del Cucco. Costeggiandola in discesa alla faccia del pessimista riusciamo alla mulattiera della salita e per la forestale usciamo infine al posteggio. Tre giorni dopo si svolgono i festeggiamenti, mentre i più arditi conquistano il Valmedan riandiamo sul segnalato Tersadia. Dicembre 2009.

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Cima Meatte (Monte Grappa) per la ferrata dei Sass Brusai

novembre 28, 2016 Lascia un commento

Monte Grappa tu sei la mia patria… nota per gli eventi bellici del 15-18 la vasta montagna a N della pianura a monte di Bassano fra le contrapposte valli del Piave e del Cismon (più a N c’è Feltre) è raggiungibile anche con mezzi a motore percorrendo delle tortuose rotabili asfaltate. Sull’altopiano è stato eretto un sacrario in memoria dei caduti meta di molti turisti e pellegrini ma altresì teatro di audaci imprese di torme di motociclisti che la scambiano per la pista di Imola. Più tranquillo e appartato rimane il dirupato versante Sud con i suoi sentieri (che comportano comunque un migliaio di metri di dislivello). Da qui ci avviciniamo alla fine di novembre una decina di anni orsono forti di una relazione apparsa ,mi pare, visto che risulta introvabile nella mia collezione in un numero delle Alpi Venete. Anche se non sono un grande estimatore delle vie ferrate questa mi incuriosiva. La località di partenza è San Liberale (600 m) da dove ci si porta in breve all’attacco. I cavi erano in ottime condizioni e ben tesi su uno sperone roccioso, ma l’attrazione maggiore era, come presumo sia ancora, il ponte tibetano su una spaccatura. Si supera camminando su una grossa fune metallica con corrimani sui due lati e un altro cavo più in alto per l’assicurazione. Ci dilunghiamo un po’ per le foto prima di proseguire arrivando alla fine sull’erbosa cima del Monte Meatte poco più a Est. Vista molto gratificante sull’altipiano e le Dolomiti con in lontananza la granitica Cima d’Asta. Molte tabelle e segnalazioni, una indica il sentiero della discesa che senza problemi ci riporta all’attacco. La variante automobilistica di ritorno prevede le colline del Prosecco, prima la visita a un produttore e infine la sosta in una trattoria già sperimentata.

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il-monte-grappa-dal-ponte-coperto

il-sacrario-sul-grappa

1-lattacco

2-primi-passaggi

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Sul Frascola (1961m) rischiando il bivacco

novembre 14, 2016 Lascia un commento

In archivio ci sono due precedenti visite alla casera Chiampis con l’itinerario che risale la bellissima gola del torrente Viellia racchiusa a ferro di cavallo fra le selvatiche creste della Costa di Paladin e del Roppa Buffon delle quali ho già scritto. Nella seconda la programmata salita al Frascola non era andata a buon fine in parte per il lungo sviluppo dell’itinerario ma ancor più per la troppa neve e il tempo incerto. Parliamo della val Tramontina, di là dal’aga (il Tagliamento) dove si arriva Da Sequals o Travesio risalendo il corso del Meduna. Questa volta la percorriamo tutta (Tramonti di Sotto, di Mezzo e di Sopra) salendo in auto alla Forca di Monte Rest al confine con la Carnia dove si parcheggia a 1060m stimando che questo sia l’approccio più favorevole. La stagione tardo autunnale con le giornate corte poco si presta per salire questa cima, la più elevata del sottogruppo omonimo. Situata a SO della casera, rocciosa e isolata, con il versante Sud si affaccia al canale di Meduna (altro possibile punto di partenza ma ancora più faticoso). Nei pressi del passo con qualche indecisione troviamo l’imbocco della pista forestale (segn. 377) che si dirige a lungo verso occidente e diventata sentiero sale fino alla forca del Mugnol 1552m. Da questa ci si affaccia alla radura della casera-bivacco sovrastata dalla montagna predestinata. Ridiscendiamo fra erbe e arbusti vari a vista per più di 300m, per fortuna la giornata è esemplare, in caso di nebbia la ricerca della casera sarebbe problematica. Giunti all’edificio ci alziamo verso O sopra un rugo dove scorre una vena d’acqua, in seguito si passa dai ruderi di un ulteriore antico edificio pastorale, proseguendo c’è qualche tratto nevoso che non ostacola troppo. Infine si arriva a una sella che dà verso Sud, poi per facili roccette l’arrivo in cima (tutto ben segnalato, 4 ore e mezza). Una breve sosta per ammirare il panorama e rifocillarci e poi bisogna ripartire. Tornati alla casera Chiampis velocemente risaliamo, per quanto è possibile, al Mugnol mentre l’ora volge al desio. Assistendo a uno splendido tramonto cui  segue il crepuscolo. Quando rimettiamo i piedi sull’asfalto della forcella è buio pesto. Quattro ore. Rintracciata fortunosamente l’automobile (non c’è scelta visto che è l’unica presente) riprendiamo vittoriosi la strada di casa. Novembre ’94, con Sandro e Mauro.

1-la-forca-del-mugnol

2-il-frascola-e-la-radura-di-casera-chiampis

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5-a-est-le-prealpi-carniche-e-i-profili-delle-giulie

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Visoki Vrh (1482m), prima neve alle falde del monte Nero

Novembre 2014, dopo tre settimane di riposo forzato a causa delle copiose precipitazioni alla prima finestra di bel tempo si riprende l’attività. Non c’è molto da scegliere, non si può sempre essere eroi e con la diminuzione delle temperature ci sono state delle cospicue nevicate in quota che obbligano ad abbassare la mira. Fra le poche cime mai visitate optiamo per questo spallone a Sud della cresta principale del Nero fra la sella con la malga-rifugio Sleme e il Mrzli Vrh. La truppa dei pensionati è al gran completo, passato il confine a Caporetto si scende lungo l’Isonzo, lo valichiamo e per strette rotabili saliamo, sperando di non incrociare altre vetture, fino ai casolari di Krn, paesello con il nome del monte che lo domina dove si parcheggia, 860m. Da qui, alle prime case ci incamminiamo a destra per la ben conservata mulattiera che attraversa vari ruscelli solitamente in secca ma che oggi richiedono qualche acrobazia. Usciti sull’altopiano si prosegue (per strada anche asfaltata!) costeggiando sulla sinistra la nostra destinazione fino alla sella Sleme (1448m). Salendo verso destra una comoda quanto ampia dorsale erbosa al momento scarsamente innevata porta alla cima. Bellissima veduta sul Nero e i suoi satelliti abbondantemente innevati. Dopo le congratulazioni non resta che scendere passando dall’ampio rifugio-malga Sleme che vista la stagione è chiuso. A completare quindi l’anello proseguiamo in traversata  sul sentiero (in questa stagione molto appagante) che verso Ovest porta alle malghe Kuhinia (991m) da dove passa la normale del Krn. Qui si riprende l’asfalto per tornare al parcheggio. Gita da sfigati diranno i lettori, ma il momento è quello giusto. Rimane il dopo gita, presso le auto c’è un tavolino, le risorse sono un paio di bottiglie e dei dolci forniti da mogli e compagne. La gita è breve (poco più di 600m di dislivello) ma piacevole.

1-pecorelle-a-krn

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3-il-villaggio

4-guado-di-un-ruscello

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M. Flop (1972m) profittando di una castagnata al rif. Grauzaria

novembre 1, 2016 1 commento

Tutto è cominciato in Val Aupa dove ne abbiamo combinate di tutti i colori a partire dalla Festa della Montagna al rifugio Grauzaria che si tiene in Agosto. La prima volta portandoci come razione di sopravvivenza un bottiglione di vino e chissà perché un’anguria messa in fresco nel provvidenziale ruscello. Fra le varie disavventure ricordo anche una tragica spedizione di un giorno e mezzo con pernottamento in tenda all’inizio del sentiero coinvolgendo nell’impresa mogli , la prole e un cagnetto trovatello dal pessimo carattere battezzato Danguard (dal manga che in quegli anni faceva furore alla TV). Così mi è rimasto negli anni un certo rapporto affettivo con questi monti che fra l’altro sono i più vicini a noi gente di pianura. Un paio di decenni dopo propongo lo stesso rifugio per la consueta marronata di novembre. Quindi da Carnia continuiamo per la S. S. Pontebbana fino alla deviazione a sin. per Moggio continuando a risalire la Val Aupa fino alle tabelle che indirizzano sulla ancora a sin. al ricovero, si parcheggia alla fine dell’asfalto a 730m presso i casolari Nanghetz. Si segue ora il sentiero 437 con percorso vario, prima nel pineto quindi si transita da una sorgente. Segue un tratto fra i faggi e si continua fra i mughi, a sinistra incombono le chiare rocce della Creta Grauzaria. Pochi metri sopra un ruscello si arriva infine al rifugetto, attualmente ampliato e perfino gestito in stagione da un appassionato, non si fanno certo qui i soldi. La prima nevicata e le nuvole basse creano un ambiente incantevole, mentre alcuni partecipanti si dedicano alle arti culinarie i soliti più arditi si defilano. Decidendo di salire al Monte Flop, duplice e poco frequentata quanto facile montagna a Nord del rifugio. Ci alziamo quindi sul sentiero che passando dietro al rifugio va a raggiungere l’ampia insellatura chiamata Foran de la Gjaline, 1668m, al confine con Paularo. La meta resta a destra e si raggiunge per una traccia segnalata che percorre la cresta Est di mughi ed erba, per non sbagliare ne tocchiamo anche l’anticima favoriti anche dal sole lasciando la caligine più in basso. La Cima viene conquistata anche dal candido pastore maremmano Kira. Discesa per la stessa via, a seguire gozzoviglie al rifugio con problematica discesa notturna. Novembre 2000.

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Pilastro del Bandiarac (2446m), lo spigolo Sud, D

ottobre 27, 2016 2 commenti

Dagli anni dell’arrampicata rispolvero questa salita fatta nel lontano Ottobre del 94 per ricordare uno dei compagni, Mauro Stafuzza, scomparso l’anno seguente in una tragica scalata nel gruppo del Gran Paradiso. Di norma con le prime nevicate cessava l’attività alpinistica ma in quell’autunno la neve latitava ancora e decidiamo di fare un’ultima puntata in Dolomiti, oltre al compianto dell’esigua compagine e a garanzia del risultato faceva parte anche, e chi se no, il solito Maurino. Forti di ben due relazioni (quelle del Berti e di Buscaini) affrontiamo la lunga trasferta via Cortina e passo Falzarego, da questo scendiamo in val Badia fino alla diramazione a destra che porta in Val Sarè. Che è percorribile per un breve tratto in auto, poi si continua a piedi su una carreggiabile che termina nei pressi della Capanna Alpina (1726m) senza dislivelli particolari ma in un bellissimo ambiente pastorale. Ci fermiamo qualche centinaio di metri prima proprio sotto la nostra cima.  Il Pilastro si trova nel tormentato e complesso versante Sud del  Cunturines , separato da questo a circa metà altezza da un’amabile cengione  ghiaioso e a mughi percorribile senza difficoltà a parte la mancanza di segni, si trova comunque qualche ometto. Il nome locale è Bandiarac che rimane poi il nostro traguardo. La via, esposta a Sud, è quella del pilastro più evidente, aperta  da Cazzaniga e Dell’Oglio nel 1953, le difficoltà sono di III e IV con un passo di V- per un dislivello di 380m di scalata più l’attacco. Per quest’ultimo si rimonta un canalino di ghiaie, roccette e mughi che in ¾ d’ora esce alla base della parete. All’inizio della scalata si sale non senza qualche esitazione in un versante piuttosto largo dove inevitabilmente si sbaglia qualcosa. Proseguendo ci si porta sullo spigolo dove la via è obbligata ma con roccia più solida. Ciascuno vuole fare la sua parte e ci alterniamo al comando lasciando al Maurino l’onere del passo più difficile. Per la puntuale relazione rimando agli autori citati anche se per la verità dopo partiti non è che li abbiamo consultati più di tanto. Con questo clima è un piacere arrampicare e in tre ore arriviamo sul Bandiarac. La cengia ora si segue in discesa verso Ovest, il percorso è spettacolare con vari saliscendi, tratti a soffittati si alternano a canalini, mughi e ghiaie conducono al sentiero segnato  che dalla Capanna Alpina sale al rifugio Fanes. ¾ d’ora per l’attacco e tre ore per la via. Nessun altro in circolazione.

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2-il-sella-dalla-val-sare

3-il-pilastro-del-bandiarac-al-sole-del-mattino

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Col dei Mughi (1973m), dure lotte vegetali

ottobre 22, 2016 2 commenti

Al passo Siera, fra Sappada e la Val Pesarina è anche il limite fra il gruppo con lo stesso nome e quello dei Clap, già visitato in passato per più gloriose imprese però sempre partendo dalla conca sappadina, quindi da Nord. Mancava una gita in versante Sud partendo dalla valle degli orologi, qui mi avevano incuriosito le tabelle poste all’altezza di Culzei (970m) a monte di Pesariis e prima del Pian di Casa, indicanti varie remunerative destinazioni. L’ora ics scocca all’inizio del novembre 2011. La compagnia è ridotta al minimo, il solo Saro mi accompagna ma il tempo è a nostro favore, è una di quelle giornate di tardo autunno con cielo nitido che sarebbe un peccato sprecare in qualche frasca. La meta in questione è un’umile spalla a settentrione della cresta principale dei Clap e a monte del Passo dell’Arco, a colmare la grave lacuna la propongo ai soliti compari, solo l’amico Saro acconsente. Dalla località si imbocca la carreggiabile che si alza verso settentrione con moderata  pendenza nel bellissimo bosco, prima conifere e poi faggi (il segnavia porta il n. 231), l’asfalto arriva fino pastorale schiarita dei casolari Tèsis. Da questi  prosegue ancora a fondo naturale, passa accanto al una diruta casera, più in alto traversa il rio Siera. Ai due bivi si mantiene la direzione si esce infine all’estremità Sud della vallecola, passo e malga si trovano a N (1592m), in ultimo il segnavia è il 316). Sembra di essere in Patagonia, le cime più alte per una recente nevicata hanno tutte la creste imbiancate. Svoltando a sin. (ovest) si rintraccia il sentiero più alpestre che con il n. 317 sale al Passo dell’Arco, 1907m (nome dovuto all’arco roccioso che ivi si trova)per calare poi nel Cadin di Fuori. Dal valico per tracce di sentiero e qualche schiarita ci inoltriamo fra i mughi ma ben presto ci troviamo a lottare con esemplari malvagi di cospicue dimensioni (forse aveva ragione la guida che consigliava la salita da Sappada), l’amico perde anche gli occhiali ma non possiamo deporre le armi adesso. Finalmente calpestiamo il culmine, il paesaggio è appagante e rivela la cresta di confine, qualche gruppo dolomitico e soprattutto le vicine pareti N dei Clap. Intanto il cielo si è parzialmente annuvolato ma non ci sono minacce imminenti e torniamo al passo, sarebbe assai soddisfacente scendere a Sappada ma con una sola auto non è  possibile e torniamo quindi sui nostri passi. 3 ore in salita, sei e venti in tutto soste comprese, mille tondi il dislivello. Ma tutto sommato è stata una gita comunque soddisfacente.

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3-pietra-e-legno-per-ledilizia-tradizionale

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