La Cima dei Colli Alti (2542m) un panoramico anello dalla Valle di Braies

settembre 26, 2016 Lascia un commento

Le montagne a Sud della val Pusteria allineate da E a O fra la valle di Braies e il Plan de Corones denominate dei Colli Alti sono piuttosto anomale rispetto alle Dolomiti Orientali di cui fanno parte, i versanti meridionali sono per lo più erbosi mentre quello a Nord è sì roccioso ma sconsigliato agli arrampicatori per la dubbia solidità. Alieni ormai per motivi anagrafici da queste velleità nonchè resi  edotti dalla meritevole guida “111 cime attorno a Cortina” (la guida del Berti liquida il gruppo in poche pagine) decidiamo di farvi una visita, l’obiettivo è la cima omonima che è poi quella più orientale che quota 2542m. Per questa come per altre gite il punto di partenza  è l’albergo sulla riva del lago di Braies. L’avvicinamento è lungo e poco incoraggiante visto che in Carnia il cielo è nuvoloso. Dopo Sappada si scende a Santo Stefano da dove si sale al passo di Monte Croce (Comelico) poi giù a Sesto e per la Pusteria si scende a Dobbiaco e Villabassa. Dopo quest’ultima località si  svolta a sinistra in Val di Braies per parcheggiare sulla riva N del lago, 1493m, che di primo mattino non è ancora affollata dai villeggianti, e siamo a 1493m. Le ecologiche tabelle in legno con i segnavie 10 e 61 ci indirizzano dapprima su una strada bianca che sale fra gli abeti passando da un paio di simpatici masi. Dopo il secondo il viottolo si riduce a sentiero anche abbastanza ripido fra verdi mughi e detriti che esce alla forcella di Braies, 2225m che è delimitata stranamente da un muro a secco di pietra. Da qui si vede la nostra destinazione, a parte la lunghezza non pare ci siano difficoltà. Segnalata con paline la traccia si alza per pendii erbosi e transitando da un’anticima fino alla vetta che è contrassegnata da una notevole Croce, due ore e 40’ in assenza di concorrenti.  Fa piuttosto fresco ma la visuale è a giro d’orizzonte, verso N  sulla valle con suoi paeselli da cartolina incombono le innevate vette delle Alpi Aurine e dei Tauri, in controluce nel versante opposto le Dolomiti. Dopo la doverosa sosta si fa vivo il solito spiritello, per scendere la scelta cade sulla cresta Est, passiamo prima dalla sommità poco accennata del Kaserkopf  e quindi da un ulteriore intaglio dove troviamo minacciose indicazioni che sconsigliano ai malcapitati la ferrata del versante Nord non citata sulla guida e assente pure sulla cartografia. E’ un invito a nozze, anche se non abbiamo in dotazione un minimo cordino ci impegniamo su di essa. La roccia non è malvagia e cavi e attrezzature ci guidano senza troppo impegno in diagonale alla verde forcella con il cimotto detto Prà della Vacca dove riprendiamo il sentiero con i bollini. Meno di sei ore in tutto, con i compagni Gianni, Saro e Sandro. Fine settembre 2014.

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Due dei tre amici ma una sola bottiglia

Due dei tre amici ma una sola bottiglia

 

 

L’Alta Via Resiana in discesa

settembre 20, 2016 Lascia un commento

Prima di questa avevo fatto solo una gita in Val Resia per l’inaugurazione del Bivacco del CAI di Manzano con tempo pessimo.

tempo-pessimo-alla-inaugurazione-del-bivacco-manzano

al-bivacco

Vittima di un banale infortunio in montagna (contusione/distorsione al malleolo) dopo una settimana e una ulteriore gita mi decido a ricorrere al medico, la prognosi  è di quindici giorni di riposo medicandomi con il Voltaren (nol fas mal nol fas ben) quindi è d’uopo frugare nello sterminato archivio delle antiche salite. Per questa bisogna fare un viaggio all’indietro nel tempo fino al primo giorno d’autunno del lontano 1985, che anche se ora appare colorato dal rosa dei ricordi non era in verità un periodo bellissimo, fra lutti in famiglia e crisi del lavoro le uniche soddisfazioni venivano proprio dall’alpe. Con l’abituale amico dei tempi, il Bepi e uno dei molti desaparecidos, il simpatico Aldo, detto Coriere per il suo lavoro di autista di autobus, si decide per una gita in Val Resia. Prima di allora c’ero stato solo per l’inaugurazione del Bivacco del CAI di Manzano in una giornata da tregenda. Quindi la S.S. Pontebbana fino a Resiutta da dove svoltiamo a destra nella valle degli arrotini percorrendola tutta verso O, l’ultimo villaggio è Coritis, si può proseguire ancora fino al divieto a 954 m di quota dove parcheggiamo. La prossima meta è Casera Coot (attualmente agriturismo, più in alto è situato il bivacco del CAI di Manzano)) dove imbocchiamo il sentiero 642 che sale sulla sinistra per passare accanto agli allora rovinati della casera Berdo di Sopra. Il sentiero non è molto frequentato come testimoniano le rigogliose fioriture di Stelle Alpine e ci alziamo praticamente  (e a lungo) a casaccio su una costa erbosa per poi traversare a destra fra le rocce e verso la cresta fino al Porton sotto il Canin (2345m), la forcella dove con sollievo rintracciamo i triangoli rossi dell’Alta Via Resiana. Affacciati al versante Sloveno dell’acrocoro Sud e alle Giulie Orientali ormai Il più è fatto (di qua non passa più nessuno anche se l’ambiente è meritevole), non resta altro che seguire i segni ma in discesa sulla cresta Sud. Brevi risalite permettono di guadagnare con percorso entusiasmante le vette del Cerni Vogu, Laska Planja e Slebe, dov’ è necessario i cavi metallici garantiscono la sicurezza. Da quest’ultima cima si guadagna la forcella Infrababa Grande, un largo canalone conduce al bivacco situato a sinistra sotto il torrione del Mulaz da dove ci caliamo alla csera e poi al parcheggio. I tempi non me li sono segnati.

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2-salendo-appaiono-le-creste-delle-prealpi-giulie

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Categorie:Giulie Occidentali Tag:

La ferrata dei 50 al Creton di Culzei

settembre 15, 2016 Lascia un commento

Del Creton di Culzei ricordo di avere fatta la normale d’estate e soprattutto la salita in una scriteriata gita invernale con Mauro sempre dalla Val Pesarina. Più di recente ci ero arrivato da Sappada a conclusione di una salita al Creton dell’Arco (prima che venisse attrezzata) scendendo poi alla Forca dell’Alpino. Mancava all’appello ancora la Ferrata dei 50. Me la propone l’amico Nevio previo pernottamento al rifugio De Gasperi, si aggiunge pure Fabio, il recente acquisto triestino della compagnia. Fatti i miei conti dal rifugio ci sono solo ottocento metri di dislivello che reputo accettabili per le mie forze. Anche se il tempo di 5 ore e venti dal rifugio indicato dalla stitica guida delle Carniche avrebbe dovuto mettermi in guardia. Dopo Ovaro svoltiamo quindi a sin. nella valle degli Orologi con gli ameni paeselli allineati sul versante solatio, dopo l’ultimo, Pesaris appunto, si continua fino al parcheggio del centro fondo 1236m (con annessa trattoria, tradizionale punto di ristoro) dove le tabelle indicano il sentiero che porta al rifugio con il n. 201, un’ora e mezza per i 500m di dislivello, si sale abbastanza ripidamente all’ombra degli alberi fino a un cartello che lo dice intransitabile. Bisogna anche perdere quota per una frana nel mitico canalone di Pradibosco e quindi, passando accanto a una cascata, risaliamo al percorso originale e arriviamo a destinazione, 1767m. Il temuto affollamento non esiste, ci siamo solo noi, lo storico gestore Nilo Pravisano e un dipendente stagionale trentino. Era da un bel po’ che non pernottavo in rifugio, ora ci sono parecchie comodità, bagni con doccia ecc., fra le varie cose dimenticate c’è anche l’obbligatorio sacco lenzuolo ma riesco a dormire qualche ora senza ricorrere alla pillola (scordata anche questa). Sveglia alle sette, la mattina è bellissima con la spudorata cresta in bella vista, ci avviamo verso le otto. Il sentiero Corbellini (poveretto, anche lui interrotto per frana) inizia appena a valle del rifugio dirigendosi al passo Siera aggirando alla testata dei selvatici canaloni, l’attacco si trova a quello orientale dove ci travestiamo da alpinisti. Con il mio vecchio casco, la stagionata imbragatura e i due miseri cordini con moschettone soffro il confronto con i due amici più alla pàge muniti del set di ferrata con dissipatore, anche la protezione per la testa è all’ultima moda. La ferrata che sale al bellissimo praticello della Forca Alta di Culzei, in parte nel canale e con qualche tratto sulla destra non risulta molto difficile, i guai vengono dopo. Segni e cavi guidano sulla cresta con passaggi esposti e faticosi, qualcuno richiede anche forza di braccia fino ad uscire sulla Cima Alta di Riobianco (2400m) dove ne avrei anche abbastanza. Invece tocca scendere (ancora attrezzature) all’intaglio con il Lastron di Culzei e continuare verso questa cima, 2450m. Con l’ultima perdita di quota tocchiamo l’ulteriore forcelletta con la cima più elevata per meritare, dopo il piano inclinato sommitale, anche questa, 2458m. Non resta che scendere, prima fra i detriti verso N e poi verso Est alla Forca dell’Alpino, in ultimo per una simpatica gola (cavi e gradini) non manca l’ultima breve risalita passando sotto un masso incastrato dopo di che per placche posiamo i piedi in sella. Come ci siamo arrivati d’inverno resta un mistero. Ora un nuovo itinerario attrezzato che parte in salita evita la gola detritica. L’amico la propone ma faccio come Celestino V “che fece per viltade il gran rifiuto”, basta per oggi. Si scende al De Gasperi per la traccia segnalata e quindi a valle. Con i due nominati, 7-8 Settembre 2016. La descrizione puntuale oltre che nella guida del CAI è inserita in varie pubblicazioni riguardanti le vie ferrate.

Settembre 2016

1-il-canalone-di-pradibosco

2-genziana-autunnale

3-il-funghetto-delle-fiabe-si-chiama-amanita-muscaria

4-al-primo-sole-la-cresta-dal-terrazzo-del-de-gasperi

5-lo-scrivente-scruta-le-crode

6-il-sentiero-corbellini

7-targa-allattacco

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9-gli-sciagurati-compagni

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Notte di ferragosto a La Buerda

settembre 10, 2016 Lascia un commento

Dopo Gavarnie decidiamo di cambiare aria spostandoci nel più solare versante Sud dei Pirenei rivolto alla Spagna. Per arrivarci bisogna valicare il Col du Tourmalet, uno dei passi più impegnativi del Tour, oltre questo per il tunnel di Bielsa entriamo in Spagna. Il primo abitato è la Buerda, segnalato da una sbilenca tabella, dopo l’ordinatissima Francia è un piacere fare l’ingresso nel territorio iberico più simile ai patri lidi. Sono passate le nove di sera e la piazza è piuttosto affollata da turisti e residenti, pensiamo che siano a godersi il digestivo ma non è così. I ritmi sono diversi, sono appena all’aperitivo, entrati in un locale per chiedere vitto e alloggio, per il primo bisogna attendere che si apra il “Comedor” che sarebbe la sala da pranzo, di posti per dormire non se ne parla. Il simpatico ristoratore ci informa che questo stasera comunque non ha importanza visto che ci sarà la “fiesta”. Il compagno vanta conoscenze della lingua spagnola, in verità per cadenze e accenti sembra di capire tutto ma la realtà è piuttosto diversa e non si capisce un acca. Non si patisce comunque la fame, la cena viene annaffiata da una bottiglia di Rosado e non di rosso (tinto) com’era la nostra intenzione. Si conclude con il miglior distillato poi torniamo in piazza dove i preparativi sono finalmente conclusi. Il codazzo di turisti e residenti con la colonna sonora di chitarre e fisarmoniche si inoltra per le viuzze del paese fermandosi sotto il balcone di tutte le ragazze e donne nubili a fare una serenata personalizzata. I familiari poi escono a offrire da bere con le micidiali bottiglie a spruzzo che per i meno pratici (come noi) comportano qualche tiro fuori bersaglio. All’una di notte si aprono le danze, dopo qualche tentativo con le attraenti segnoritas ci ritiriamo all’hotel Opel dove pernottiamo.

1-il-passo-del-tourmalet

2-cartello-stradale-con-la-nostra-destinazione

3-maglietta-della-fiesta

5-due-chitarriste

6-il-solista

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Categorie:Pirenei

Gr. Maresenspitze (2915m), un quasi tremila dalle parti di Mallnitz

settembre 1, 2016 Lascia un commento

Mi attirano molto le cime poco blasonate delle quali non si sa nulla. Anche per merito del prode Hermann che non è solo un cultore della cucina e delle bevande austriache ma possiede anche tutta o quasi la collezione delle cartine Kompass al 50.000 riguardanti i monti d’oltre confine. Da tutto questo nasce l’idea della gita alla Grosse Maresenspitze nel gruppo dell’Ankogel, vetta che non raggiunge neanche i fatidici 3000 metri, fatto che peraltro non ci interessa. Si aggiunge alla compagnia l’amico Vigjut con la moglie. La strada più sbrigativa è l’autostrada per Tarvisio, a Villaco si imbocca la statale (evitando la vignetta) che risale il corso della Moll passando da Spittal e Obervellach fino a Mallnitz dove c’è la navetta e il tunnel che porta le auto oltre i Tauri che esula dal programma odierno. Poco a valle di Mallnitz la nostra guida occhieggia una sterrata sulla destra che imbocca non senza qualche esitazione (sulla carta è latitante) e con questa guadagniamo forse qualche centinaio di metri (devo constatare che i nostri vicini sulla transitabilità delle forestali sono più tolleranti delle nostre numerose forze dell’ordine) stimo che siamo sui 1400m di quota. Da qui saliamo sui bollini del sent. 422 sulla prima cima, l’Auernig ,2122m, che offre una magnifica visione della vallata. Da qui in poi non ci sono più problemi di orientamento, il sentiero puntinato sulla mappa segue fedelmente la cresta Ovest salvo in un punto dove passa fra due speroni calcarei con una eclatante stazione di stelle alpine rare o assenti in questi monti cristallini (Edelweiss, edelweiss, una stella di neve… dal film “Tutti insieme appassionatamente). Procediamo nonostante la commozione sulla bellissima dorsale erbosa e più innanzi a blocchi toccando in sequenza le anticime del Torkopfl, Wasenle K. e il piccolo Maresen. Il tratto finale si dipana su una affilata crestina di solido gneiss anche un poco esposta (si parla sempre a livello escursionistico) e non tutti ci arrivano. La vista a 360 gradi è inconsueta, per una volta non si riesce a identificare tutte le vette… Al ritorno ricalchiamo le nostre orme, un breve acquazzone contribuisce a rinfrescarci le idee. Dal mio diario rilevo solo la data ma non i tempi e i dislivelli e i pochi neuroni rimasti sono in pausa, comunque il lettore è già più avvantaggiato di noi poverelli. Agosto 2003.

1 La prima cima

2 Laggiù la Grosse Maresenspitze

3 Stelle Alpine

4 Passaggio fra i due gendarmi

5 Gregge al pascolo

7 La cima, sullo sfondo l'Ankogel

8 In vetta

9 Gr. Maresenspitze

10 Vista dalla cima

11 Scendendo all'anticima

12 Temporale in avvicinamento

13 Aconito sulla cresta

14 Dopo la pioggia torna sempre il sereno

15 Sulla via del ritorno

17 La vallata e Mallnitz

 

 

 

 

 

 

 

 

Categorie:Alti Tauri Tag:

Cima Urtisiel Est (2119m) due visite dagli opposti punti cardinali

Dalla Val Cimoliana

Pochi dei numerosi escursionisti che percorrono il Troi  dai Sclops (il bell’anello che collega i rifugi di Forni di Sopra e dove si svolge anche una corsa podistica) si prendono la briga di salire la Cima Urtisiel Est dall’omonima forcella. Eppure è una delle poche se non l’unica sommità escursionistica nel gruppo Spalti-Monfalconi , con un centinaio di metri di dislivello si arriva su un punto panoramico di prim’ordine. Il valico (1990m)  è pure il più comodo passaggio fra il Rifugio Pordenone (val Cimoliana) al Giaf (Forni di Sopra). Nel versante cimoliano un ulteriore punto d’appoggio per i più sfaticati o amanti della pace alpina può essere la casera Valmenon (1778m), ai margini del Camporosso, che a detta degli esperti custodisce i più affascinanti  prati di queste montagne. L’alpeggio è da tempo chiuso (siamo alla fine di novembre) quando con l’amico risalgo da Cimolais la valle medesima per lasciare la vettura al parcheggio di Pian Meluzzo (1163m) poco sotto al Pordenone. La gita ora prevede la risalita delle fiumane di ghiaia o il letto del torrente in secca della stessa valle prima sulla destra, quando ci si sposta sul lato opposto compare anche l’acqua. Trascurando i valloni che si diramano sui due lati si esce al circo finale guadagnando un duecento metri di quota. Quadrivio, a sin. il sentiero 359 porta in Val  Monfalcon di Forni,  a destra il segnavie con il n. 379 in quella di Brica mentre proseguendo sulla direzione  con il nostro 361 un buon sentiero nel bosco riesce alla casera, un locale offre ricovero anche a fine stagione quando bestiame e malgari sono tornati a valle. Dalla casera ci dirigiamo alla già visibile sella lasciandoci alle spalle larici e betulle. Il sentiero si alza verso NO a lunghi tornanti fra mughi e detriti che cedono più in alto alla neve, fra l’altro già presente alla casera. Pochi metri più in basso della forcella si prende a destra una traccia che districandosi fra le fra le macchie di mughi esce in vetta. Tre ore e mezza. Mare di nuvole verso il piano ma la nitidezza del cielo autunnale offre una straordinaria vista sui monti, ci fermiamo una buona ora ad ammirarla prima di scendere, altre due ore e quaranta. Un migliaio di metri il dislivello ma con un notevole sviluppo all’inizio. Con Oscar il 25 Novembre del 2009.

1 Le creste fra il Camporosso e la Val di Suola

2 Neve a Casera Valmenon

3 Il Camporosso e la Casera

4 La cima è la puntina in secondo piano, si vede anche il canale di salita

5 Sulla normale

6 Verso il Cridola e le Dolomiti di Sesto

7 La scarpata finale

8 In vetta

9 Il Tinisa, sopra il mare di nuvole le Giulie

10 Le Dolomiti

11 Un po' di neve in discesa

12 La Val Cimoliana

13 Trionfo dell'Autunno a fondo valle

 Da Chiandarens passando per il Giaf

Con la consueta crisi per le scelte (troppo lontane, troppa fatica e difficoltà non più superabili) esco con l’idea di tornare su questa cima ma con l’approccio dall’alta Valle del Tagliamento. Da Forni di Sopra seguendo la statale per il passo della Mauria in breve arriviamo a Chiandarens dove si dirama destra la strada per il parcheggio del rifugio Giaf, già piuttosto affollato, comunque un posto per il nostro mezzo di trasporto lo troviamo, quota circa 1000m. Fra la strada di servizio e il sentiero optiamo per questo che costeggia sulla destra un bel torrente di acqua limpida con pozze e cascatelle. Si passa in alto sull’altra riva, poco sopra in una radura si trova il terrazzo del rifugio, 1405m, con esauriente panorama verso le innumerevoli cime guglie e torri di Cridola, Spalti e Monfalconi. Fra le varie indicazioni ci incamminiamo verso Sud seguendo l’amato sentiero 361(quello della volta precedente) che poco più in alto sale a svolte i lunghi ghiaioni che scendono dalle creste che è abbastanza ben tracciato. All’unico bivio lasciamo sulla destra il sentiero per la forcella del Cason, ci sono anche i sclops, fingendo di ammirarli tiriamo anche fiato. Da questo versante la cima, abbastanza anonima dal versante cimoliano, si presenta come un turrito castello di difficile accesso, alla sella si vedrà. Con un entusiasmo degno di migliore causa (i ricordi della precedente gita sono vaghi) attacchiamo la cresta Est che riserva qualche passaggino alquanto esposto anche se di difficoltà bassa, sul primo grado, che non mi pareva di avere fatto. Va bene, c’è anche qualche ometto, quindi non siamo lontani dalla verità. Solo in vista della Croce di vetta dopo una breve lotta coi mughi sortiamo a destra sul sentiero della normale e subito dopo al sommo. In effetti per prendere la via comune bisognava calarsi qualche decina di metri come appureremo al ritorno. Al rifugio ci ristoriamo, al posteggio c’è il torrente per rinfrescarsi… non si può chiedere di più. 1100 metri il dislivello, 7 ore in tutto. Agosto 2016, Ermanno, Federico e Mauro.

14 Balcone fiorito al rif. Giaf

15 Sclops sul sentiero

16 Salendo al passo

17 Dal passo il Cridola

18 La cima dalla sella

19 La cresta

20 In cima la seconda volta

21 Ghiaione in discesa

22 Il riposo dei guerrieri

23 Il bellissimo ruscello

Torre Fanis (2922m), per la via di Angelo Dibona

Un fallimento

Nel gruppo di Fanis a N del passo Falzarego (2105m) avevo già fatto qualche scalata con gli allievi dei corsi di alpinismo ma anche da autonomo ma sempre sulle cime minori ma di roccia ottima che fiancheggiano la statale sulla destra, le torri e Cima Bois sono frequentatissime come del resto l’ambita ferrata Tommaselli alla Cima Sud. Mancava ancora una via sul turrito castello delle cime principali, l’occasione viene fornita dal campeggio del GRAF (Gruppo Rocciatori Alpina Friulana) da parecchi anni disciolto. Preistoria quindi, correva l’anno 1993, per gli impegni vi partecipo in un giorno e mezzo arrivando all’accampamento in Valparola il sabato pomeriggio. L’ambiziosa scelta cade su quella più a Est che è poi la Torre Fanis 2922m, la più ardita ed elegante. Il mattino dopo risaliamo al passo (un amico e due giovani sorelle sono il resto della compagnia). Qui la temperatura è micidiale, senza troppa convinzione cominciamo la lunga traversata verso l’attacco. Prima stiamo sul sentiero 402 fino alla forcella Travenanzes e in seguito costeggiando le pareti per tracce a quella del Mortaio giungiamo alla base della Torre in tre ore. Dove rinunciamo, la via è tutta a N. Al ritorno ci divertiamo a cercare fossili nel Cadin di Fanis dove un tempo scendeva un ghiacciaio. Poi saliamo la via attrezzata che porta alla buia galleria che traversata a tentoni (nessuno si è portata la pila) esce sulla solare cengia d’attacco della ferrata. Percorrendola verso sinistra arriviamo al bivacco Della Chiesa a forcella Grande fra i Lagazuoi che era già allora in condizioni deplorevoli  a causa della poca educazione dei frequentatori. Il sentiero strabattuto e segnalato (n. 20) ci riporta al passo piuttosto scornacchiati. Non resta che tornare alla base che per gli amici è il campeggio mentre per lo scrivente si tratta del lontano Friuli.

1 La Torre in avvicinamento

2 Verso l'attacco con vista sulla Tofana di Rozes

3 Le cime del Lagazuoi

4 Cadin di Fanis, un tempo sede di un ghiacciaio

5 Acrobazie

6 Nei pressi del bivacco Dalla Chiesa

7 Le Tofane

8 Dal bivacco le Cunturines

La magnifica Traversata

Nella mia scalcinata carriera alpinistica non ho avuto molti compagni, andare in cordata per me è stata sempre una questione di amicizia. Uno di questi è stato Sandro P. fido e capace ma purtroppo coinvolto in alcune diatribe (quando non arrampicano l’attività prediletta degli alpinisti è quella di litigare) dopo di che come Celestino V ma non per viltade si è ritirato. L’idea è di salire la Torre per la via dello spigolo N aperta da Angelo Dibona che vi accompagnò nel ’22 la signora Marpels, in gran parte III con qualche passo di IV, 400m. Partendo alle 5 con poco rispetto per il codice stradale alle 8 siamo al Falzarego, allora non era stata ancora introdotta la patente a punti. Guadagniamo una mezz’ora in avvicinamento rispetto al precedente tentativo cominciando a arrampicare verso le 11 con clima abbastanza fresco, ora mancano solo. Subito si affrontano i passaggi più difficili anche per la dolomia non solidissima che comunque migliora più in alto, la continuità è interrotta da qualche cornice che permette di riposare. La via non è molto evidente ma alle tre del pomeriggio arriviamo in vetta, panorama favoloso ecc. ecc. ma ora bisogna cercare la discesa. Che ricalca le orme di E. e K. Kiene che nel 1912 salirono per primi la vetta per la parete SE traversando poi alle cime Cadin di Fanis. Con due doppie (già attrezzate, come per fortuna tutte) arriviamo alla forcella di T. Fanis da dove bisogna risalire alle Cime Cadin di Fanis (2900m!), indi scendere arrampicando un canalino e risalire a un’ulteriore forcelletta da dove più agevolmente si esce alla selletta Fanis fino a un salto. Da dove ci si cala ancora in un canalone nevoso che si deve attraversare alla sommità per risalire, ancora! sul filo. Poi obliquamente in discesa a un chiodo con anello, dopo la calata proseguire fino a dei cordini su uno spuntone, è l’ultima doppia, arriva sulle ghiaie del canale che scende dalla selletta Fanis, e sono le sette di sera. Da questa finalmente per ghiaie ritroviamo il sentiero e torniamo al punto di partenza. La discesa tutto sommato è piuttosto complicata, sbagliando qualcosa il bivacco è sicuro. Alle otto di sera siamo al parcheggio, a casa suonano dodici rintocchi. Poche volte mi sono trovato in un ambiente dolomitico così affascinante, anche se non troppo distanti dal passo in tutto il giorno non abbiamo incontrato anima viva. Settembre 1997.

9 La Marmolada dalla chiestta sul Falzarego

10 La Tofana con la criniera

11 Il gruppo di Fanis

12 Antelao, Duranno, Croda da Lago e Pelmo

13 Torre Fanis

14 L'attacco

15 Ambiente di croda

16 Lo spigolo

17 L'amico sullo spigolo

18 Passaggio di IV

19 La vetta

20 I due eroi sulla meta raggiunta

21 Pemo, Civetta ecc.

22 Quasi alla fine della discesa affaccio sulla forcella Fanis

23 Dalla cima Cadin di Fanis lo sguardo si apre alle nevose cime delle Alpi Centrali

24 Il labirintico ritorno al passo

25 Dal sentiero appare la Croda Rossa

La relazione si trova sulla guida del CAI nel primo volume delle Dolomiti Orientali (Antonio Berti), più sbrigativa quella del Pause “100 scalate classiche”.

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