Dovska Baba (o Frauenkogel, 1892m) una ciaspolata al 50%

gennaio 11, 2017 2 commenti

Nel precedente post (cancellato) ho impulsivamente espresso dei giudizi su recenti avvenimenti, se ho offeso qualcuno mi dispiace e chiedo scusa, non ho nessun titolo per sentenziare.

Curiosando fra i programmi delle gite con le ciaspole delle varie associazioni e in mancanza di idee e voglia di audaci imprese plagiamo questa cima che si trova nelle Caravanche, la catena al confine fra Austria e Slovenia a Est del più importante Mittagskofel-Kepa. Da Tarvisio si supera il valico di Fusine per scendere poi la valle della Sava fino a Dovje/Mojstrana all’imbocco della Vrata, l’amata valle del Tricorno, la seconda località a monte della statale è il punto di partenza dell’itinerario, 703m. Si inizia a oriente del paesello percorrendo una forestale che si abbandona poco dopo (la ritroveremo più in alto) alzandosi lungo una battutissima traccia nel bosco reso magico dalla galaverna. Mentre la nebbia indugia sulle valli in alto troviamo un sole pallido che non arriva a mitigare il gelo, traversiamo ancora una volta la strada prima di mettere piede sulla facile dorsale SO che porta in cima. Come isole emergono dalle nuvole le alte vette delle Giulie nel continuo viavai degli escursionisti al quale non siamo per la verità abituati in pieno inverno. Ci abbassiamo allora a un cocuzzolo non troppo distante privilegiato da un simbolo di vetta stando su una cresta in direzione SO, è il momento di usare le racchette e per una volta sghignazzo a vedere il Maurino che arranca non avendole in possesso, la sommità ha un ancona dedicata a S. Isidoro e non ha traccia di precedenti visitatori, dovrebbe comunque trattarsi del Hruski Vrh 1777m. Poi soddisfatti traversiamo faticosamente il pendio fino a riprendere il percorso di salita. Gita abbastanza faticosa (1200m il dislivello con la neve non sono pochi) ma facile e appagante. Quasi sette ore soste comprese, gennaio 2010.

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Monte Dassa da Casasola, un anello a E del Raut

Assenza o quasi di neve e bello stabile sono le caratteristiche di questo inverno che fa quasi rimpiangere una sana perturbazione. Vado allora a rievocare questa salita, la prima del 2012 addì 4 Gennaio. La colossale muraglia del Raut-Resettum si affaccia sulla pianura del pordenonese fra il Meduna e il Cellina, già salite le cime principali ora tocca passare ai dettagli che sono poi i rilievi più orientali. Da Meduno saliamo verso la val Tramontina, al bivio segnalato si svolta a sinistra in direzione di Frisanco e Poffabro, dopo Navarons  con un’ulteriore svolta a destra si arriva al paesino di Casasola, alla fine dell’abitato si trova il nostro punto di partenza, 430m, qui ha inizio il sentiero 973 che sale verso le creste. Il clima non è molto invitante con la caligine che vela il paesaggio ma bisogna essere ottimisti. Non stiamo molto sul solco segnalato, da un’ancona poco più in alto ci inoltriamo nell’ignoto verso destra seguendo una esile traccia. Che conduce al Rugo dei Martellins, un canalazzo in gran parte roccioso che bisogna rimontare stando sul suo margine destro. La parvenza di sentiero sale alquanto ripidamente, è abbastanza riconoscibile anche perché non ci sono alternative. In alto ne usciamo verso Ovest, nella faggeta la pista scompare e non resta che alzarsi alla cieca verso la cresta, a Sud i precipizi e a N la faggeta, in compenso fa la sua comparsa la neve a complicare le cose. Guadagniamo la dorsale alberata lasciando il monte Rossa (nostra meta primaria, in cima c’è anche un’antenna) poco  più in basso a Est. Proseguiamo invece dall’opposto punto cardinale, solo un risalto roccioso verticale deve essere aggirato in versante Nord, quando ritorniamo sulla cresta facciamo la pausa pranzo allietati dall’ambiente ovattato che crea la galaverna. Poi proseguiamo a oltranza e superata la cima del Dassa (1309m) i luoghi sono più riconoscibili e alla sella del Moltrin, di poco meno elevata, riagguantiamo il segnavia 973. Seguendo i segni ci caliamo con innumerevoli svolte nel rugo omonimo (intanto la nebbia si è parzialmente diradata) che  riporta al punto di partenza. Cinque ore in totale.  Cosa dire, nonostante le quote basse l’ambiente è assai selvatico e bisogna sapersi un poco destreggiare con la solita logica alpinistica. Con Gigi, Sandro, Saro e Oscar (tutti pensionati). La gita ha un seguito culturale, omaggiata la lapide a Novella Cantarutti , scrittrice di Casasola, a Navarons visitiamo il museo dedicato al risorgimentale Antonio Andreuzzi, medico e patriota.

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3-alla-cappella-si-devia-a-destra

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7-sorrisi-a-denti-stretti-allarrivo-in-cresta

8-sulla-dorsale-sincontra-la-neve

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Creta dei Russei e Cima della Vacca, due gite natalizie in Val Alba

dicembre 31, 2016 2 commenti

Dicembre 2006. Per smaltire i bagordi natalizi niente di meglio che una salutare camminata fra i monti. All’appello rispondono in parecchi e ci troviamo in sei alla partenza, l’obiettivo è la Val Alba che si addentra nel gruppo dello Zuc dal Boor, da Moggio si percorre la strada della Val Aupa fino a Pradis dove inizia la rotabile che si risale fino al divieto a 1050m dove si trova un piccolo parcheggio. Qui ci sono due possibilità, la più comoda e noiosa è la strada, più simpatico il sentiero sulla destra, comunque entrambi conducono alla Casera Vualt, ristrutturata e con una zona sempre aperta a ricovero dei viandanti. Proseguiamo senza lasciarci distrarre, ancora strada a tratti addirittura cementati fino ai ruderi di una caserma militare. Si prosegue ora sul sentiero 425 fino al bivio (loc. Forcjadice) dove lasciamo a sin. la traccia per il Cjasut dal Sior continuando sul lato opposto dove la faccenda si fa interessante per la comparsa della neve che dà sapore all’itinerario. Giunti sotto la Creta ci alziamo per mughi, roccette e nevai fino alla cresta Sud. Con qualche attenzione la percorriamo fino in vetta (1923m). Giornata e panorami sono stupendi ma il tempo è tiranno e bisogna proseguire, l’alternativa è verso Ovest e con qualche imprecazione riagguantiamo la mulattiera, dal bivio proseguiamo verso lo spartano bivacco del Cjasut che d’inverno costituisce da solo una meta rispettabile. Da incontentabili ci portiamo fra i mughi sul sovrastante Monte Vualt e visto che ha due sommità anche sulla sua anticima (1724-1754m) scendendo prima alcuni metri. I segni ora proseguono sulla cresta spartiacque fra l’Alba e l’Aupa, non possiamo esimerci di seguirli, sono le Palis d’Arint che con percorso vegetale e qualche tratto più ripido esce nella faggeta di Forcella Vualt, incrociando il sentiero che arriva da Dordolla. Scendiamo ora a sinistra fino alla Casera Vualt e alla Strada (o al sentiero, a scelta) dell’andata. S. Stefano, 26-12-2006, con Ermanno, Cinzia, Andrea+ un ignoto.

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2-tabelle-ecolologiche-alla-forcjadice

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Con grande fantasia torno sul luogo del delitto il 28 ma con altri amici. Questa volta proseguendo sulla vecchia mulattiera prima alla forcella e poi sulla Cima della Vacca, che mancava ancora all’appello nella mia collezione (1880m). Ci saliamo per un ripido canale di neve in versante Ovest e calando in seguito per altra via (c’è qualche disertore). Poi tutti insieme appassionatamente rivediamo ancora la Cima dei Russei (cresta Sud). Gigi, Eliana, Sandro.

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Monte Rizzat (1441m), a NO del Verzegnis

dicembre 21, 2016 Lascia un commento

Raschiando il fondo del barile…

Da Preone, capoluogo di un comune (l’unico sulla destra idrografica) senza frazioni, meno di 500 abitanti e un’unica osteria ero già transitato parecchi anni fa per l’epifanica salita al Burlat. Parliamo della valle del Tagliamento che sale alla Mauria, da Tolmezzo quindi per Villa Santina e dopo Enemonzo si imbocca la recente faraonica tangenziale che conduce all’abitato, alle ultime case verso Sud si rintraccia la tabella del nostro sentiero n. 804. L’area di parcheggio è ristretta ma consona alle nostre esigenze data la scarsità di concorrenti, la quota è di 475 m, il versante di salita è quello settentrionale ad evitare le calure di Dicembre, per contro la neve è assente. Si comincia bene con la discesa di qualche decina di metri al torrente Seazza dove la brina, che incontreremo anche al ritorno, crea una magica atmosfera tipicamente natalizia. Ora siamo obbligati a salire un costone di pini abbastanza impiccato, al suo termine si esce fra i faggi e la traccia, coperta dalle foglie, si fa più esile ma in aiuto c’è l’abbondante segnaletica. Che conduce ora verso SE con pendii a tratti abbastanza esposti. Siamo anche fortunati, la temperatura è sopra lo zero, in caso contrario sarebbe pianto e stridore di gengive. Il miraggio è la bella e assolata cresta di faggi che ci sovrasta, con un ultimo strappo arriviamo alla forchia Rizzàt, 1373m. Il crocevia deve essere alquanto importante, troviamo una profusione di tabelle per varie destinazioni tanto che all’inizio ci incamminiamo verso Est al Verzegnis (siamo come di consueto senza cartina). Riconosciuto il fallo e tornati alla sella la cresta erbosa dal lato opposto conduce alla cima, contrassegnata da una specie di paracarro. Il versante da cui siamo arrivati è alberato, comunque la vista è soddisfacente dagli altri punti cardinali e il clima è gradevole per la stagione. Saremmo attratti dalla discesa in valle di Preone ampia e soleggiata, ma il lungo percorso sulla rotabile alla fine ci fa optare per la via conosciuta. Non senza prima aver festeggiato la conquista con una bottiglia di Chardonnè, con duplice attenzione la ripercorriamo, ora l’ambiente è più accattivante, addirittura a tratti soleggiato. Sei ore in tutto, circa 1000 m coperti. Mauro e il suo virgulto Luca, Federico. Dopogita all’agritur di Enemonzo, aperto con orario continuato (è una rarità per la Carnia) con varie prelibatezze, in primis il formadi salat. 18-12-2016, Mauro e suo figlio Luca, Federico.

1-il-rio-seazza

2-al-guado-del-torrente

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4-piu-in-alto-la-faggeta-e-al-sole

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9-cippo-sulla-quota-massima

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Stol (1678m), la cima più orientale del Gran Monte

dicembre 17, 2016 Lascia un commento

La dorsale del Gran Monte continua anche dopo il confine di stato. Qui prima di calare al corso dell’Isonzo troviamo la cima più alta del lungo crestone oltre a varie altre quote che mancavano ancora nel repertorio. In estate lo Stol è raggiungibile con poca fatica profittando di una strada forestale, volendo farsi del male si può partire pure da Caporetto salendo il faticoso e lunghissimo crinale Est, ma nella nostra gita optiamo per una via mezzo in versante Sud, comunque utile per smaltire il pranzo natalizio (siamo a S. Stefano). Passato il confine a Stupizza proseguiamo per Caporetto, a circa metà strada e poco prima di Staro Selo (Vecchia Sella) deviamo a sinistra salendo al villaggio di Potokj, più o meno 300m di altitudine dove lasciamo il mezzo e dove si trova l’imbocco di un sentiero che si alza piuttosto ripidamente fra la bassa vegetazione e i cespugli. Più in alto il terreno si fa erboso e c’è una spolveratina di neve in sintonia con il periodo natalizio. Nonostante i bagordi in circa due ore e mezza conquistiamo la larga cresta a circa 1200m d’altezza, il panorama è vastissimo specie verso le Giulie e grazie alla giornata risplendente. Non resta che continuare verso il West, la cresta non finisce più, per arrivare alla quota massima ci voule quasi lo stesso tempo…  La cima è purtroppo deturpata da un orripilante ripetitore ma è il progresso. Sono le due del pomeriggio e non bisogna indugiare troppo. Per scendere optiamo per la strada militare (già adocchiata al mattino) che, tagliando ove possibile qualche tornante, consente di arrivare all’asfalto che dalla statale sale a Bergogna (Bregjnj). Per questo arriviamo alla macchina dopo il tramonto. Con Ermanno il 26-12-1994.

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2-salita-alla-cresta

3-il-versante-sud

4-luscita-sulla-dorsale

5-lultimo-faggio

6-sopra-i-recinti-il-mataiur

7-le-giulie-orientali-a-sin-il-rombon

8-sulla-schiena-dello-stol

9-oltrisonzo-il-monte-nero

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Sasso Bianco (2407m) concludendo in gloria il secondo millennio

dicembre 14, 2016 1 commento

Partendo da Udine le ore passate al volante superano quelle di cammino, bisogna prima passare da Belluno per poi risalire la valle del Cordevole fino a Cencenighe. Da qui ci si inoltra sulla destra idrografica in un labirinto di stradelle asfaltate fino ai villaggi di Piaia o Pecol (non rammento quale dei due) a circa 1100m di quota con relativi problemi di parcheggio. Finalmente si comincia a camminare, prima su un tratturo un po’ fangoso che arriva a un caratteristico gruppo di tabià di tronchi (che poi sono i fienili) e poco più in alto all’edificio del rifugio Sasso Bianco, 1840m, in chiusura stagionale. Da qui si osserva la cima che conserva i resti di una recente nevicata, comunque il clima è dei migliori, l’atmosfera limpida permette di apprezzare il panorama che è strepitoso. Seguendo tracce e segnaletica ci alziamo per facili pendii in versante Ovest dove per aggiungere un tocco di selvatico guastiamo il pascolo a un branco di stambecchi . Poi si esce sulla cresta affacciandosi ai vertiginosi abissi del versante N. In parte sul filo con qualche spostamento ancora in versante Est si giunge in vetta senza complicazioni. Vista esauriente sul trittico Marmolada (parete S), Civetta e Pelmo (oltre il Cordevole) e molto altro. 1300m il dislivello, salita qualificabile EE più per la neve che per le difficoltà. Tornati alle macchine e dopo avere assistito al tramonto in technicolor sul Civetta non possiamo esimerci da una visita all’agriturismo di Listolade (per non arrivare a casa troppo presto). Chi c’era? Claudio, Giorgio, Mauro, Sandron e Lorenzo Il 28-11-99. La cartina è la 015 della Tabacco più che sufficiente. In mancanza di guide non so manco se si trova nella Marmolada o fa parte delle Cime dell’Auta.

1-la-valle-del-cordevole

2-tabia-salendo-al-rifugio

3-in-pausa-al-rifugio

4-il-solare-versante-di-salita

5-volgendo-le-terga-al-pelmo

6-gli-stambecchi-assistono-imperturbabili-al-nostro-passaggio

7-un-bel-maschione

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15-le-montagne-cristalline-di-confine

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Dosso Nadei (1709m) e Cima Mora (1862m) dalla Val Cimoliana

dicembre 10, 2016 1 commento

In val Cimoliana le cime raggiungibili senza difficoltà non abbondano, specialmente se si incappa in una tipica e uggiosa giornata di novembre non c’è poi molto da scegliere. Le due sommità in questione sono situate all’estremità di una cresta secondaria a Est della Cima dei Preti, separate da questa dall’inesplorata forcella Ciadinut. Da Cimolais ci alziamo allora sulla rotabile, dapprima perfino asfaltata, fino a dove e dopo una discesa, si arriva alla confluenza da Ovest con la val Frassin in località Pian Fontana 920m, nodo di sentieri per varie remunerative destinazioni con ampie possibilità di parcheggio. Guadato senza difficoltà il torrente un dapprima largo sentiero sale sulla destra orografica nel bel bosco autunnale, non mancano le esitazioni che svaniscono quando troviamo una tabella che fra le varie indicazioni (la principale porta a Laghet de Sora) indica anche quella designata che sale a sinistra. Dapprima a lunghi tornanti poi più ripida e anche meno evidente riesce infine all’aerea selletta fra le due cime da dove ci si affaccia agli insondabili precipizi dello sciol di Tarsia. Verso NO su una esile traccia sul filo della cresta fra i Baranci (ottimi per la sicurezza) e l’abisso porta alla Cima Mora. Non ci dilunghiamo, tornati all’intaglio e continuando in cresta si arriva più comodamente al Dosso Nadei, deturpato da una piattaforma di cemento che sostiene una monumentale antenna, d’altronde questo è il progresso. 4 ore per le due cime, soste comprese. Torniamo a valle ricalcando i nostri passi. Con Sandro e Mauro, 2 novembre 2016.

1-il-versante-di-salita-da-pian-fontana

2-poca-acqua-nel-guado

3-bosco-autunnale

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C’ero già stato in precedenza con Ermanno e Mauro nel Dicembre del 93 con un cospicuo innevamento ma con una eclatante visibilità. Con lo stesso percorso, ma raggiunta solo la Cima Mora, ricordo lo svolazzare di un elicottero a recuperare uno scialpinista travolto da valanga nella Busa dei Vidiei a N del Lodina, ma anche l’adrenalinica salita in valle con la strada innevata dove la Skoda e il pilota, specie al ritorno, hanno dato il meglio di sè nonostante il panico serpeggiasse fra i passeggeri.

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