Creta di Mimoias, dalla Val Pesarina alla Cima NE (2301m)

febbraio 28, 2015 Lascia un commento

La Creta in questione è un piccolo massiccio frastagliato in varie quote che si eleva a Sud della cresta principale dei Clap dalla forcella di Mimoias dove transita un sentiero segnalato. All’epoca con la ferraglia di tutto il gruppo si sarebbe riempita a malapena una cassetta per gli attrezzi, ora le cose sono cambiate a causa di discutibili o meritevoli a seconda dei punti di vista messe in sicurezza o valorizzazioni risparmiando comunque la nostra cima. Per l’avvicinamento da Tolmezzo si sale in Val Degano, all’uscita di Ovaro un ponte a sinistra accede alla Val Pesarina e ai suoi paesi fra i meglio conservati della Carnia che si risale  fino al ponte di 1423 m, a destra inizia la strada (con divieto) per Casera Mimoias e qui parcheggiamo. Il gruppetto è piuttosto assortito, Sandro e Mauro (tuttora presenti), di Marco s’è persa ogni traccia mentre Giorgio e Maurizio ormai volano più in alto. Ci incamminiamo ma per poco sulla strada, al primo bivio ci spostiamo a Ovest arrivando ai ruderi di Casera Lavardet. Ora cominciamo a salire un largo pendio innevato poco ripido ma abbastanza faticoso mirando alla forcella a Ovest del boscoso Monte Paradara in evidenza sulla sinistra, in alto districandosi fra la vegetazione senza percorso obbligato, ogni tanto compare qualche sbiadito bollino rosso. Prima di uscire sul dorso Est il pendio si restringe e ci si inoltra in qualche canalino, sul crinale poi bisogna superare una barra rocciosa di primo grado non molto affidabile di una quindicina di metri, che è il passo più difficile della salita, dopo questa la cresta continua erbosa, sorprendentemente facile e con scarso innevamento fino alla Croce che contrassegna la cima NE, 2301 m. La prosecuzione alla vetta, 2320m, è più impegnativa (II) e viene rimandata a tempi migliori. La giornata è comunque eccezionale con un clima gradevole per la stagione. Ci dilettiamo anche a seguire le evoluzioni dei più forti Mazzilis a Piccilli impegnati nell’apertura di una nuova via sulla vicina Cresta di Enghe. Torniamo alla base facendo più o meno lo stesso percorso. Riprese le vetture ci trasferiamo per una birra al Centro Fondo del Pian di Casa da dove ci godiamo il tramonto. Tre ore per la salita, tempi dimezzati in discesa, Gennaio 1993.

1 Verso la rampa

2 Dal pendio vista sul Tiarfin

3 Canale prima della sella

4 La cresta all'inizio nevosa

5 Il Gruppo dei Clap

6 Sulla cresta

7 Panorama a SE

8 La Creta di Mimoias

9 La Cima

10 In vetta

11 Croda Rossa e Tre Cime

12 Canin e Monte Nero

13 Le prealpi con il Verzegnis

14 In discesa

15 Sulla cresta ma scendendo

16 Sole calante

17 Discesa nei canali

18 Tramonto sulla Creta di M.

Torkofel (2275 m), disavventure a lieto fine

febbraio 27, 2015 Lascia un commento

Capita abbastanza di frequente che le condizioni atmosferiche  al passo di Monte Croce Carnico siano diverse in positivo o in negativo, questa volta passiamo dal sole italiano alle nubi del versante austriaco. Non per questo ci lasciamo scoraggiare, da Mauthen scendiamo a destra la vallata del Gail fino a Dellach, qui un nastro d’asfalto sale a sinistra fino al borgo di Goldberg, 1101 m. La nostra meta è una delle cime più occidentali della catena a spartiacque fra questa vallata e il corso della Drava più a Nord che termina sulla piana di Villaco, chiamata appunto Gailtal Alpen o monti del Gail. Dai casali si diparte una strada e un sentiero che arrivano entrambi alla Jauken Alm, 1900 m circa, un vasto pianoro sotto la dorsale. Optiamo naturalmente per il sentiero che percorriamo nella caligine arrivando fortunosamente a una piccola baita in legno (chiusa a chiave, ma con panchine all’esterno) che raggiungiamo faticosamente arrancando nella neve molla e con visibilità ridotta a pochi metri. Qui sostiamo sconsolati meditando sull’incombente ulteriore fallimento della gita, stiamo in pratica per ripartire quando una improvvisa schiarita ci svela i misteri delle creste sovrastanti. Ringalluzziti ripartiamo, uscire dai prati non è un gioco da ragazzi, dobbiamo alternarci al comando per arrivare al sentiero che sale alla larga sella a Est della cima, da qui in poi il percorso diventa più agevole. La cresta Est che sale al Torkofel anche se innevata non oppone difficoltà di rilievo muniti come siamo di piccozza. Il panorama è esagerato con le Giulie, Carniche e Dolomiti, a N molti gruppi montuosi dell’Austria difficilmente individuabili. La discesa senza alternative è sul percorso fatto al mattino, non resta altro che cercare un Gasthof per ritemprare le forze. Con Gigi, Eliana e Mauro nel marzo 2005 in sette ore e mezza comprese le soste.

1 La nebbia si dissolve e compare il Torkofel

2 La Jauken Alm

3 La baita dove ci eravamo riparati

4 Penosa traversata del pianoro

5 Oltre il Gail il gruppo della Creta di Timau

6 La cresta Carnica di confine

7 La sella

8 La cresta della salita

9 Dalla cresta verso il Reisskofel

10 In cima

11 In discesa vista sulle Giulie

12 Mare di nuvole

14 I Tauri

Categorie: Alpi del Gail Tag:,

Pieltinis (2027 m) da Sauris di Sotto

febbraio 22, 2015 Lascia un commento

Per la compagine del manipolo di carampani del mercoledì è ormai una consuetudine, stabilita è solo l’ora di partenza e il punto di ritrovo a Udine nei pressi di piazzale Chiavris e qualche volta si parte ancora discutendo su questa o quella meta fra le varie opzioni proposte. Stavolta vince il Pieltinis, la cima forse più nota dei monti di Sauris, gruppo di facili cime erbose fra il Lumiei e la Val Pesarina, c’ero già stato   guidando gli alpini del mio paese in una esemplare giornata autunnale partendo da Sauris di Sopra con una tragica conclusione al prosciuttificio Wolf, quindi una ripetizione con la neve ci sta. Da Tolmezzo ci portiamo ad Ampezzo deviando sulla strada che a destra sale la valle del Lumiei, il nostro parcheggio è sulla destra di Sauris di Sotto, 1205 m proprio accanto alla Wolf. Giornata bellissima ma gelida nonché scarso innevamento caratterizzano l’inizio dell’escursione su una stradina che sale verso NE (segnavia 218), in seguito si riduce a sentiero con fondo di neve dura che induce il più cauto degli amici a mettere i ramponi. Si esce in terreno aperto poco prima della sella chiamata Rinder Perk, poco più di 1700m, da dove ci si affaccia alla vasta conca della malga Pieltinis e alla nostra meta. Qualcuno ha lasciato anche se non di recente le proprie cjaspolatorie orme verso la casera, meno visibili sono quelle che salgono  sul dorso a sinistra. Non mi aggrada molto perdere quota e pensando che anche i miei sodali siano della stessa idea mi alzo su queste ultime e solo dopo un po’ mi accorgo di avere un solo seguace, il terzetto rimanente ha tirato diritto. Il crinale si rivela abbastanza comodo ma anche faticoso, ha varie elevazioni con brevi perdite di quota ed è altamente panoramico e culmina a 1879 m (Hoche Lanar), segue un’ulteriore quota dove si assottiglia a cresta per calare poi, pochi metri, alla sella con il Pieltinis. Il mio incauto seguace tira la lingua e mi tocca aspettarlo, d’altronde anche il sottoscritto non è in condizioni migliori. Arriviamo in cima dopo quasi quattro ore percorrendo il dorso Sud-Ovest, qui ritroviamo gli amici che hanno fatto prima di noi. Vista strepitosa, in particolare su Terze-Clap-Siera ma anche Dolomiti, Giulie e così via a giro d’orizzonte. Per la discesa l’opzione è il versante Est, già battuto ma non abbastanza dal terzetto dei dissidenti che hanno avuto anch’essi compiere un discreto lavoro. La risalita a Hoche Lanar è penosa, tornando al paese anche un secondo partecipante tira fuori i ramponi, comunque tutti illesi al parcheggio. Non così dal dopogita, una bottiglia al parcheggio viene consumata in un amen, segue il trasferimento in centro paese  per la merenda, arrivano salumi e formaggi in quantità esagerate che con tutta la nostra buona volontà e nonostante siano ben abbinate ai vini non riusciamo a finire. In conclusione forse con le ciaspole avremmo avuto la vita più facile. 28gennaio 2015.

1 Sauris di Sotto e il Tinisa

2 Sul sentiero 218

3 Rinderperk con la dorsale dell'Hoche Lanar e il Pieltinis

4 Il Bivera

5 Hoche Laner, sullo sfondo il Col Gentile

6 Lago di Sauris

7 Il Pieltinis dal crinale

8 L'ultimo tratto della cresta

9 La forcella con il Pieltinis e l'Oche Lanar

10 La Cima dal dorso SO

11 Il gruppo dei Clap

12 Uscita in vetta del seguace

13 In cima

14 Discesa in versante Est

15 La cima da Est

16 Cornici verso N

17 Il pianoro della casera

18 La selletta Rinderperk

19 Sentiero  scivoloso al ritorno

20 Stavolo saurano

La cresta del Monte Laura (1230m), un giro in Val Pentina

febbraio 19, 2015 Lascia un commento

 

Barcis con le cime maggiori imbiancate, in ombra la cresta del Laura

Il versante rivolto alla Val Cellina del gruppo Col Nudo Cavallo è disertato dai più per quanto riguarda la catena principale, si devono affrontare cospicui dislivelli in ambienti quanto mai selvatici, molto meglio quindi l’approccio dall’opposto versante dall’Alpago. Appetibili comunque sono le cime meno elevate dei vari contrafforti, uno di questi è la cima in oggetto che ha la sua origine dai Muri nella zona centrale. Mi pare di aver trovato la relazione in uno dei volumi della collana Sentieri Natura, la cresta che parte dal fondo valle resta compresa fra la val Pentina e il Prescudin. Da Montereale saliamo a Barcis, dopo il paese un ponte a una corsia consente l’accesso alla Val Pentina, parcheggiamo vicino a un parco attrezzato con casetta, panchine ecc. dove d’estate si paga pure il parcheggio, sulla sinistra scende una copiosa cascata, 440m. Al momento, 19 gennaio, è completamente deserto. Anche la giornata grigia inviterebbe a rimpiangere il calduccio del letto, meglio partire senza indugi. Una passerella attraversa il torrente, al di là sale una mulattiera che conduce a un borgo abbandonato (senza nome sulla Tabacco) dove arriva anche una strada. Passando fra le case la traccia ora prosegue nel bosco verso la cresta che appare spoglia di neve, anche se la stagione è quella non mi sento di classificare la salita come invernale, però Zecche e Vipere se non altro sono a riposo. Orientati dall’abbondante segnaletica arriviamo presumibilmente alla Forcia Bassa 866m, da qui in poi si resta sempre sul filo. Si superano tutta una serie di cocuzzoli con conseguenti lievi perdite di quota, il percorso è abbastanza interessante e in qualche punto bisogna prestare attenzione anche a causa del terreno a tratti indurito dal gelo. Gli ultimi rilievi sono spogli di vegetazione e il panorama, se si vedesse qualcosina di più dovrebbe essere molto interessante. Arriviamo sulla cima principale, proseguiamo sempre sul crinale fino a un cimotto di poco più alto ma non meritevole perché alberato , 1260 m. Ridiscendiamo nel bosco di faggi dove i provvidenziali segni ci aiutano a trovare la bella Casera Bitter, ristrutturata a ricovero. Da qui la traccia comincia a scendere passando a sinistra di una barra rocciosa, panchina panoramica alla fine. La faggeta lascia il posto a vegetazione più stentata, il sentiero ora scende a serpentine un costone fino alla testata della valle dove si trova un agriturismo, naturalmente chiuso. L’asfalto ci riporta alla vettura. Sei ore e mezza, EE, 2011.

1 Cascata nei pressi del parcheggio

2 Val Pentina

3 La passerella sul torrente

4 Il borgo all'inizio della cresta (senza nome sulla Tabacco)

5 Barcis e il lago

6 La cresta del Laura (che non si vede)

7 Una delle tante contropendenze

8 Qualche passo richiede attenzione

9 Sulla dorsale

10 Da una schiarita compare il Crep Nudo

11 In Cima

12 Anche in discesa qualche saliscendi

13 Il Monte Laura con sullo sfondo il Raut

14 Nel bosco per fortuna ci sono i segni

15 La casera Bitter ben riattata a ricovero

16 Panchina con vista sulla meta raggiunta

17 Il sentiero sul costone

18 La Testata della Val Pentina

19 Sul costone

20 Val Pentina

Scherbine (Vrh nad Skrbino, 2054 m) – Gran Cucco (Tolminski Kuk, 2086 m) una fantastica traversata

febbraio 13, 2015 Lascia un commento

Dopo quattro gite sul Monte Nero di cui due invernali decidiamo di avventurarci nella zona più orientale, forti della ristampa anastatica del poderoso tomo “Gorizia e le Valli dell’Isonzo e del Vipacco” edita nel 1930 più una carta Freytag e Berndt al 100.000, aggiornatissimi quindi. Dopo il vasto altopiano del Krn qui la cresta principale si assottiglia restringendosi fra la valle dell’Isonzo e quella di Bohini. Al borgo di partenza, Zabiske o Tolminske (a seconda delle cartine) Ravne, 915 m, si arriva da Cividale passando il confine a Stupizza scendendo poi a Caporetto, dalla cittadina si prosegue in riva destra dell’Isonzo fino a Tolmino che si trova sul lato opposto del più bel fiume del mondo. Kugy l’ha detto e non mi sento certo di confutarlo. Si attraversa l’abitato seguendo la strada principale e alla sua periferia, subito dopo il ponte  sulla Tolminka si devia a sinistra, indicazioni per Zabce, su una stretta rotabile con scarso traffico e protezioni ma tenuta sgombra dalla neve  che finisce sul piacevole ripiano prativo del paesello. Un parcheggio è stato ricavato sotto un edificio militare in rovina subito a Est delle case.

L’inizio del giro è in discesa, una carreggiabile scende al letto secco di un torrente che si attraversa, subito dopo si trova una fontana e si presentano due opzioni, la strada più comoda o il sentiero più diretto ma ambedue  in un bosco di faggi, ci avviamo senza indugi sulla via più breve arrivando al pianoro con malga del rifugio Planina Razor, 1300m che si trova sulla destra poco più in alto.  Non ci andiamo perché abbiamo già individuato una possibile  via di salita che consiste in un dorso che scende dalla cima orientale della Skrbina, occorre subito attrezzarsi di piccozza e ramponi, le condizioni sono della neve sono ideali, sostiene bene ma non è ghiaccio e senza problemi arriviamo sulla cima Sud. Ambiente glaciale fantastico, enormi cornici sporgono verso  Nord  si ammirano le Giulie Orientali, a S vista fino al Monte Nevoso e al mare. Ci si potrebbe anche accontentare e due degli amici a ragione lo fanno, della compagnia fanno parte tre baldi giovani e mi lascio coinvolgere nell’impresa. Non ci sono troppi problemi fino alla cima Nord che ci sono e abbondanti, nella discesa alla forcella (Skrbina). Dove d’estate si trova un banale sentiero in cengia attrezzato con dei cavi ora si trova un uno spiovente nevoso che li nasconde quasi totalmente. Gli scriteriati giovani si guardano bene di adoperare la corda, si prosegue in punta di ramponi e piccozza, sbagliando si finirebbe nel visibile lago di Bohini, pertanto ripongo anche l’apparecchio fotografico nello zaino. Dopo questo traverso adrenalinico che mi è parso eterno torniamo al sole, continuiamo alla base di una serie di fotogenici risalti rocciosi decorati dal ghiaccio. Nella prosecuzione traversiamo poi facilmente la terza quota della giornata (Zeleni Vrh) mentre il candido corno  del Gran Cucco si avvicina, sotto la cresta SE anche un giovinastro dà forfait e si stende sullo zaino. Il terzetto che resta prosegue fino in vetta senza altre complicazioni. Ora basta! Rimane da decidere la via del ritorno, tornare al rifugio Razor è piuttosto dura, più vicina è la sella sotto al Tolminski Migovec  verso Sud, ci dirigiamo verso questa, non c’è poi molto da risalire, da qui si vede una malga (Planina Kalu) al limite dell’innevamento. Dove passa, come dalla forcella d’altronde, solo che i segni erano coperti dalla neve, il sentiero n. 1 della traversale Slovena che in discesa ci riporta al parcheggio. I tempi non me li sono segnati, per l’anello ci vuole comunque una intensa giornata lavorativa ricca di soddisfazioni e adrenalina ma con neve sicura. Sei protagonisti, in quattro per il giro completo.

Febbraio 1994

1 Alla partenza

2 I prati di Ravne

3 Il borgo di Zabinske Ravne

4 Bel bosco di faggi presso il paesello

5 Salendo al rifugio Planina Razor

6 Sotto il rifugio la prima neve

7 Planina Razor

8 Il Costone di salita

9 A sud vista sugli altopiani del carso sloveno

10 Sulla dorsale

11 Salendo alla cresta

12 Dalla cresta appare il Monte Nero

13 Skrbina, cima orientale

14 A Sud vista fino al Monte Nevoso

15 Traversata alla cima occidentale

16 Cornici sulla cresta

17 Discesa dalla cima O alla Skrbina (forcella)

18 Zeleni Vrh e Gran Cucco

19 Il lago di Bohini e le Caravanche

20 Traverso in versante Sud

21 Il Gran Cucco

22  I risalti dopo la Skrbina

23 Sempre con il piacere di farsi la traccia

24 Sulla dorsale del Gran Cucco

25 Veliki Kuk, in cima

26 La cresta percorsa vista dalla via di discesa

Creta Verde (2520 m) e Campanile Letter (2463 m), come nelle Occidentali

febbraio 10, 2015 2 commenti

Il gruppo ha il nome della cima più occidentale, il Monte Fleons, a parte un paio di affioramenti calcarei al Navagiust e alla Creta di Bordaglia è di scisti, arenarie e vulcaniti di colore scuro, rocce fra le più antiche della Carnia sulla cresta di confine fra Italia e Austria. I limiti sono il passo di Giramondo a Est (monti di Volaia), a Ovest il Giogo Veranis con il Peralba. Zone poco attraenti anche se ricche di soddisfazioni per i buongustai, fra i miei giri ricordo un fallimento agli inizi di carriera alla Creta di Bordaglia in una bellissima giornata d’autunno come anche qualche gita con esito positivo, una delle migliori è stata questa della Creta Verde che è la più alta. L’approccio è dalla Valle del Degano, Villa Santina-Ovaro-Rigolato- Forni Avoltri. Proseguendo in direzione di Sappada valicato il ponte sul torrente Degano (da dove appare d’estate la cresta verdeggiante delle cime più alte) si svolta a destra proseguendo fino alla cava di marmo 1124 m, divieto di transito, dove gli incauti componenti (quattro, allo scrivano fanno compagnia Vigjut, Giorgio e Alessio) lasciano il mezzo. Lo stradello prosegue buona nel bosco poi più dissestata fino alla forca di Fleons, dove il torrente precipita con una cascata nell’orrido e una sorgente rammenta al passante la Goccia di Carnia.  Dopo questa si svolta a sinistra entrando nella Val Fleons, la si segue fino all’omonima casera di sotto, 1571 m, fino a qui nessun problema. Alle spalle dell’edificio ci alziamo senza tracce fra le rigogliose erbe in direzione delle creste, più in alto traversiamo un avvallamento verso Est rintracciando il percorso ormai inerbito di un sentiero di pascolo. Continuando sempre verso N arriviamo sempre in assenza di neve, alla Casera di Creta Verde che può ancora offrire ancora un precario ricovero, per contro stalla è un rudere , 1977 m, da qui si avvista il passo dell’Agnello,2392 m che separa la meta  dall’un pò tozzo Campanile Letter. Dalla sella scende un conoide di ghiaie, al presente nevoso e questo forse ci facilita un poco la vita. I pendii esposti a S sono ampiamente soleggiati e non ci creano problemi, bastano i bastoncini. Per arrivare alla vetta invece il percorso è abbastanza delicato nonostante la neve sia quasi assente, la poca presente rende il terreno abbastanza sdrucciolevole, si sale sul filo con qualche digressione in versante Sud per evitare un paio di risalti. La vetta stranamente non possiede croci, lapidi od altri segni, comunque il panorama è memorabile. Discesi con le dovute cautele alla sella la benzina non è ancora esaurita e ci attira come una sirena il Campanile Letter, il primo tratto esposto a O è un pendio di ghiaccio che arriva fino rocce dove un provvidenziale cavo metallico favorisce lo spostamento a destra che porta al sole della cresta Est. Non manca molto alla sommità dove si arriva con dei facili passaggi di arrampicata.  rocce porta. Una quasi monumentale Croce di Legno con iscrizioni portata dagli abitanti della Lesachtal nel versante austriaco. In discesa poi il ghiaccio sopra la sella ha mollato rendendo il percorso meno rognoso. Scendiamo in ordine sparso la china fino alla casera. Qualcuno ha la brillante idea di variare il percorso e a completamento del giro propone di calarsi alla casera Sissanis di Sopra, 1681 m. Viene approvata con maggioranza bulgara, spostandoci verso Est imbocchiamo un valloncello, costeggiamo lungamente fra le frasche un ruscello su terreno fangoso, poco sopra la casera incontriamo un paio di carnici DOC, riporto il commento di uno di essi fatto l’accento locale  “Vualtris a cognosseis ben la zone”, ci guardiamo bene dal confidargli che è la prima volta che ci veniamo. Con sentiero segnalata torniamo al posteggio. Otto ore per il giro, qualche segno sbiadito nei finali, primo grado. 14 gennaio 2007.

1 Alba sul Navastolt

 Prelos, Fuina e Cimon

3 Salendo alla casera il gruppo del Peralba

 

 La Casera di Creta Verde

 Sopra la Casera

 Salita al passo dell'Agnello

 Sulla Cresta Est della Creta Verde

8 Spostamento a sud

 La cima della Creta Verde

 Coglians e Volaia

 A Ovest Peralba e Dolomiti

 Il Campanile Letter

 Verso Sud le Prealpi Carniche

 La cresta in discesa

 Ancora un'immagine della calata alla forcella

 Salita al Campanile

 La cresta Est del Campanile Letter

 La Croce in Cima

 Sul Campanile Letter

Immagine sacra in cima

21 Creta Verde, la cresta di salita

Al Passo dell'Agnello

 Creta Verde e Camp. Letter da S

 Arrivo alla cas. Sissanis

 

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Palon di Lius (1707m) – Tre visite dalla Val Aupa

 

Con Moggio e la val Aupa mi è rimasto un rapporto affettivo, da lì ho incominciato andando per casere e al rifugio della Grauzaria arrivando successivamente in pratica sulla quasi totalità delle vette che la circondano, la prima è stata proprio il Palon di Lius nel sottogruppo dello Zermula che verso Sud degrada con rilievi minori fino alla Forca Griffon, confine col il Sernio –Grauzaria. Prima del Cullar o Cjaf dal Omp una cresta si dirama verso E dalla forca del Palon, limite con la la valle del Chiarsò (Paularo) comprendendo dopo il nostro erboso spallone la meritevole Creta dei Crons cui segue l’alberato Cuel des Ierbis e il monte Glazzat con la casera adibita ad agriturismo sopra forcella Cereschiatis.

Dopo questa premessa andiamo alla  salita del novembre dell’81 in occasione di una gita sociale dell’UOEI, preistoria quindi, che segnò anche il mio debutto nel mondo dell’escursionismo organizzato. La corriera strapiena da Carnia sale in direzione di Pontebba fino al bivio a sinistra, traversato il Fella c’e subito Moggio e costeggiando l’abitato la strada della Val Aupa con varii paeselli, dopo l’ultimo ci scarica poco a valle della tabella che ancora a Est segna l’inizio del sentiero 435A, 670m . Praticamente sono l’unico alieno della gita, tuttavia sono ben accolto nella strana, o almeno così mi pareva, confraternita già ben affiatata. Il capogita era a quei tempi Alfredo Palazzo, gran conoscitore dei sentieri segnati e no delle montagne friulane. Si sale ora con svolte regolari una dorsale di faggi fino alle case abbandonate di Gran Cuel e prosegue poi passando accanto ai ruderi di Casera Lius (ai tempi la forestale che attualmente si attraversa non c’era ancora) e esce in seguito alla panoramica radura della Casera Palis di Lius Alta, 1482 m, ristrutturata a ricovero e ben tenuta dal CAI di Moggio dove assieme ad altri due soggetti conosciuti nel cammino abbandono gli altri gitanti per continuare verso la sovrastante forca del Palon, 1641 m. Poco più in alto è il limite del bosco e si entra fra i mughi, alla sella lasciamo il sentiero segnato che scende alla casera Turriee, a destra si arriva facilmente percorrendo il sentiero militare inerbito sulla dorsale della cima e alla stessa, che offre, nonostante la quota, una bellissima vista verso le Valli d’Aupa, del Chiarsò e Pontebbana oltre che su innumerevoli cime dato che nelle vicinanze l’unica cima di poco più alta è il Cullar. Un migliaio di metri è il dislivello superato. Ora dobbiamo ritrovare la compagnia che si è diretta alla casera Ladusset 1330 m, ci caliamo a Palis di Lius e a circa metà strada con la casera diruta deviamo a sinistra su un sentiero non segnato che costeggia dei calanchi (ora n 434). Dalle rovine scendiamo in ordine sparso per una vecchia mulattiera senza segnavia che torna al fondovalle passando dalle Case Focan a circa 1 km a monte del punto di partenza.

 Autunno in Val Aupa

 Casera Palis di Lius

 Le Giulie occidentali dal Palon di Lius

 Panorama a Ovest

 I gitanti a Casera Ladusset

 Veduta sul Cavallo di Pontebba

 In discesa con sconosciuti che diventeranno amici

 Tramonto in technicolor verso la Grauzaria

Gennaio 2013, sono volati più di trent’anni dalla prima gita, ritorno carico di anni ed esperienza ma ormai in via di rottamazione con due amici nelle mie stesse condizioni. Ricalchiamo le orme della remota gita dell’ottantuno con clima freddo e cielo velato ma con poca neve che pestiamo solo sulla cresta, di nuovo troviamo una strada forestale, all’incrocio con la stessa la imbocchiamo verso sinistra, quando si vede poco più in alto quello che rimane della casera Lius riprendiamo il sentiero per la casera Palis da dove saliamo alla cima. Stavolta ho annotato le ore impiegate che sono sette.

 Ancona a Gran Cuel

 Casera e Palon di Lius

 Forca del Palon

 Sulla comoda cresta

 Dalla cima verso Est

 Il Cjaf dal Omp

 Val Aupa

 Incontri in casera

31 Dicembre 2014. Ennesima ripetizione per questa gita, è sempre più difficile individuare nuove mete che siano anche accessibili data anche la stagione. Quattro sono i nuovi compagni che purtroppo per me fanno parte della squadra corse, anche le condizioni non sono favorevoli, sta nevischiando e spira un vento gelido che fa rimpiangere il letto coniugale. Si decide di proseguire a oltranza ma variando l’approccio, invece del sentiero delle escursioni precedenti ci alziamo ancora fino all’imbocco della forestale pestando neve  già dal parcheggio. Prendiamo il sentiero alla casera Lius, da qui in poi la pista è tutta da battere faticosamente e dopo una piccola sosta alla Casera Palis di Lius saliamo ancora verso la forcella, da poco sotto si prosegue lungo la dorsale con visibilità ridotta a pochi metri fino al culmine con varie peripezie fra le quali una caduta nella trincea sotto la vetta. Solo tornando indietro appare a tratti il disco del sole che dalla casera, dove facciamo la pausa pranzo, che più in basso ci gratifica con ampie schiarite, anche se la temperatura rimane comunque molto bassa. Quasi 5 ore in salita, sette e mezza in tutto soste comprese.

 Il punto di partenza

 Case Foràns

 I ruderi di casera Palis di Lius

 Salendo a Palis di Lius Alta

 La casera

 Breve sosta in casera

 Salita al Palon

 Merletti di neve

 Clima inclemente

 Sulla dorsale

 Nella nebbia

 La trincea sotto la cima

 I fantozziani eroi in cima

 Scendendo  appare il sole

 Sul crinale

 La cima del Cjaf dal Omp dalla casera

 Il Paon dalla casera

 Finalmente al sole

 La Creta dei Crons

 Le crete di Gleris

 Costa dell'Andri

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