Cima d’Ombretta Est (3011m), a Sud della regina delle Dolomiti

settembre 12, 2018 Lascia un commento

Fra le varie gite giornaliere se non per difficoltà spicca per lontananza questa salita al tremila più meridionale del  gruppo della Marmolada con grave dispendio di energie e carburante. Raggiunta Belluno bisogna  risalire la valle del Cordevole fino a Caprile, poco oltre si svolta a sinistra in val Pettorina, la strada è percorribile fino a Malga Ciapela, 1600m circa, dove arriviamo illesi nonostante qualche o parecchie infrazioni al codice della strada. Dove ha inizio il sentiero che risale l’amena vallata compresa fra la cima principale e la sua diramazione meridionale che comprende la meta designata. Transitiamo quindi prima dalla malga Ombretta e quindi dal rifugio Falier (2074m), una bella costruzione in pietra. Ce ne sarebbe già abbastanza vista la lunghezza ma proseguiamo a oltranza  alzandoci infine alla forcella Ombretta (2702m), ora dal calcare affiorano scuri affioramenti vulcanici e il panorama si apre verso le cime e vallate atesine, il sent. ha il n. 610 e prosegue in discesa sul versante opposto, per le emergenze sulla sella è situato il rosso bivacco Dal Bianco, tipo fondazione Berti. Alla sua estremità  Sud inizia invece la traccia che porta alla cresta, non è difficile da percorrere grazie anche a qualche attrezzatura e alla mancanza di neve. Si   fuoriesce al dorso finale che verso Sud conduce alla croce di vetta, il tutto ben segnalato (sent.650). Stupendo il panorama sulla dirimpettaia parete S della Marmolada (e alla stazione della funivia in cima) come sui numerosi gruppi dolomitici che ci attorniano, pretendere anche la solitudine sarebbe troppo, la cima è molto frequentata e meriterebbe una riposante sosta, ma la casa è distante e ripartiamo senza troppi indugi sulla via conosciuta. Una breve sosta al rifugio poi ridiscendiamo alla vettura. Otto ore fra salita, discesa e soste, 1500m il dislivello e altrettante se non di più in auto…

Con Ermanno, Agosto 2008

 

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Latschur (2236m) dalle sponde del Weissensee, uno dei più bei laghi della Carinzia

settembre 6, 2018 Lascia un commento

La via d’accesso più breve (anche se non più sbrigativa) ai monti del Gail, paralleli alla cresta Carnica Est, è il Pramollo, si può anche optare per Monte Croce o Tarvisio. Da Hermagor si risale a destra la strada per il passo del Kreuzberg, una deviazione conduce poi dallo stesso lato al bellissimo Weissensee (Lago Bianco) con numerosi alberghi e pensioni sulle sue rive, c’è anche un traghetto che ne fa il giro. Non fa al caso nostro e ci trasferiamo su quella sudorientale (Ortsee) dove comincia la nostra camminata. Non comporta, a parte i 1300m da superare, alcuna difficoltà, il terreno è prevalentemente erboso e basta accodarsi ai numerosi concorrenti . La traccia risale una rampa nel versante SO transitando prima dalla malga Techendorfer fino alla panoramica Croce di vetta. In discesa con brevi deviazioni visitiamo anche altri due cocuzzoli limitrofi, si tratta dell’Almspitz (2180m) e l’Eckwand (2221m) prima di sostare alla casera. Qui oltre a ricevere una calda accoglienza fraternizziamo (anche troppo) con un simpatico gruppo di escursionisti locali che ci costringono a posticipare il lungo ritorno.

Con Gigi e Eliana nel 2003

Categorie:Alpi del Gail Tag:

Cima della Busazza (2884m) la via comune da Listolade

Anche l’avvicinamento automobilistico (se la gita, come in questo caso, è giornaliera) è micidiale, da Udine bisogna raggiungere Belluno poi risalire ad Agordo e la valle del Cordevole fino a Listolade. Una deviazione secondaria sulla destra porta in val Corpassa ed è transitabile fino alla Capanna Trieste (1135m) dove parcheggiamo. Ora si prosegue con un sentiero segnalato lasciando sulla sin. il sentiero del rif. Vazzoler per proseguire alti sull’anfiteatro del Van delle Sasse. Dopo il passaggio sotto l’ardita vetta della Torre Trieste si risale il circo detritico a Ovest seguendo gli ometti, una breve deviazione per prati aggiunge al carnet anche il Castelletto (2407m). Poi per gradoni rocciosi che si alternano ai detriti con difficoltà discontinue di primo e secondo grado arriviamo sulla elegante sommità affacciandoci alla parete Est che precipita sulla valle dei Cantoni per mille metri (riservata ai forti). Quattro ore e mezzo per circa 1700 metri di dislivello, ero ancora gagliardo. Ci troviamo al centro delle Dolomiti su un punto privilegiato di osservazione (primeggia la Civetta) ma nonostante questo possiamo godercelo in solitudine. In discesa rifacciamo più o meno lo stesso percorso. Il totale in tutto è di otto ore e trenta di cammino + la trasferta, con Claudio M. e Claudio Avv. La guida del CAI (al tempo non disponibile) è “Civetta” di Ivo Rabanser.

19 Agosto 2007

Categorie:Dolomiti Orientali Tag:

Sonnblick (3106m), una lontana ma possibile meta giornaliera

Messa in programma dalla SAF la gita di due giorni al Sonnblick (una delle 30 poi 60 Cime dell’Amicizia) è stata annullata (forse per mancanza di adesioni o per il meteo non abbastanza favorevole). Per curiosità sono andato a vedere il mio diario delle ascensioni riandando fino all’ottobre del 1983 quando l’abbiamo fatta in giornata partendo in orari notturni. Con guida piuttosto disinvolta abbiamo risalito quasi tutta la valle della Moll fino alla periferia di Heiligenblut. All bivio a destra per la Fleisstal (valle) abbiamo risalito quest’ultima parcheggiando a 1540m. Poco oltre si incontra il gasthof Alter Pocher 1807m, proseguendo si arriva alla conca glaciale del laghetto Zirmsee, un luogo veramente incantevole. Non avendo tempo per queste svenevolezze ci alziamo ancora fino a mettere i piedi sul ghiacciaio Fleisskees, poco ripido e senza crepacci da dove si avvista la cima. Per eccesso di prudenza ci leghiamo e risalendolo con una rampa detritica rocciosa arriviamo alla Zittel Haus, il rifugio-osservatorio in vetta, eravamo ben allenati, quattro ore per i 1500 metri di dislivello. L’accoglienza è calorosa, in particolare una bella signora si dimostra assai disponibile (forse attratta dal nostro fascino latino ma più probabilmente cercando clienti per la sua pensione a fondovalle). Ma il tempo stringe e tocca ripartire, ci soffermiamo solo ad ammirare la seraccata e il ruscello che ne esce fra bellissime stratificazioni orizzontali. Poi fra i larici già in veste autunnale torniamo alla vettura. Sull’orario di arrivo alle rispettive magioni è meglio tacere, il libro nero di mia moglie si arricchisce di una ulteriore nota. Attualmente penso abbia assunto le dimensioni di un dizionario. Con Aldo, Bepi e Diego.

 

 

Insidie della montagna: le gallerie del Due Pizzi

luglio 13, 2018 1 commento

Finora mi è andata bene, in quasi quarant’anni di montagna a parte di un paio di distorsioni non ho avuto incidenti ma non bisogna tirare troppo la corda e guardare ogni tanto la carta d’identità (come dice il mio medico). Purtroppo come programmazione delle gite (da esperti quali dovremmo essere) siamo piuttosto carenti e nella maggior parte dei casi la destinazione viene scelta al punto di ritrovo. L’inconveniente sta nel fatto che, a meno di caricare lo zaino con tutta l’attrezzatura, a volte manchi qualcosa di essenziale. Per di più siamo recidivi, già l’anno scorso avevamo risalito la val Dogna fino al parcheggio di quota 1268m dove ha inizio il sentiero 468 che sale alla larga forca di Cjanalot ( prima nella pineta e poi fra ghiaie e bassa vegetazione). Da qui ci dirigiamo verso Ovest fino a raggiungere il bivacco Bernardinis, un ricovero dove avevo pernottato  molti anni fa (in occasione della posa di una croce su una delle due cime con gli alpini del paese). Arriviamo fino al buio ingresso della galleria artificiale, qui decidiamo che per oggi va bene anche la quota minore o cima Vildiver di 2008m. Proprio a monte dal bivacco ci si alza facilmente per zolle erbose miste a ghiaie. La discesa ricalca lo stesso percorso. Tempo splendido.

Un anno dopo e con la stessa compagnia ci riproviamo (uno dei due stranamente non ci è mai stato), stavolta non si può fallire anche se il tempo è incerto. Al contrario degli amici non possiedo la pila e nella oscura caverna sbatto la testa sulla volta di duro calcare. Segue un copioso sanguinamento e vengo medicato alla meglio, purtroppo non riesco a controllare l’entità dei danni ma proseguo stoicamente. Dopo il tunnel si attraversa su una cengia artificiale molto esposta in versante Sud. Ci si potrebbe assicurare al cavo di sicurezza avendo in dotazione il set da ferrata, in mancanza lo usiamo come corrimano, Dopo un arco roccioso ci si porta in versante SO e per questo più facilmente al Pizzo Occidentale (2046 m). Tornando il tempo si guasta ma la pioggia ci risparmia fino al ricovero. Poi tocca aprire l’ombrello. Quando entro in casa mi guardo allo specchio, con questa fasciatura ho qualche similitudine con l’attore del film “Il Cacciatore” mentre faceva la roulette russa. Vi risparmio i commenti della mia compagna di vita.

 

2017-2018

Jalovec (2643m), in traversata dal passo Vrsic alle sorgenti dell’Isonzo

luglio 2, 2018 2 commenti

“Superbo corno roccioso che si eleva ardito alla testata della val Planiça” (citazione a memoria dalla guida delle Alpi Giulie di Gino Buscaini). Ben visibile fin dalla pianura si trova a Est del cupolone del Mangart ed è una delle cime più elevate del gruppo, ben identificabile dalontano per il suo tetto inclinato (ne ho già parlato una volta per la salita invernale dalla val Planica per il canalone nevoso). Ma nella prima salita risaliamo in auto tutta la valle dell’Isonzo fino al passo Vrsic dove parcheggiamo a 1611m (non senza avere prudentemente lasciato una vettura nei pressi del rifugio alle sorgenti del fiume, ottocento metri più in basso). Al valico imbocchiamo il sentiero che con una lunga traversata a saliscendi sotto le creste di Mojstrovke, Travik e Site (sono circa 5 Km) porta all’attacco. L’ambiente è magnifico, i bianchi calcari lavorati dall’acqua sono ingentiliti a tratti da verdi e belle fioriture mentre la rappresentanza del regno animale è garantita qualche camoscio passeggiante sui ghiaioni. Nonostante qualche banco di nebbia siamo abbastanza fiduciosi, la traccia abbastanza visibile è confermata anche da qualche bollino sparso. Poi l’ambiente diventa più severo, ci sono degli estesi nevai e tocca sguainare almeno la piccozza, chi li ha calza anche i ramponi. Continuando ci affacciamo alla Jalovska Skrbina, la forcella che dà sulla val Planica (più a Est del canalone nevoso). Ma l’ostacolo più impegnativo è la cima acuta della Golicizza, che si supera con una ferrata aerea e esposta, pochi cavi ma molti pioli. Dopo questa ci portiamo all’attacco della via normale che percorre la cresta Sud anch’essa attrezzata. Ma ormai le difficoltà maggiori sono superate e arriviamo in vetta nonostante la neve presente, la nostra esigua compagine oggi è l’unica presente. Tornati in sella divalliamo lungamente verso Sud (ancora qualche cavo metallico) fino al rifugetto Zavestisce Pod Spickom (2010m). Qui riceviamo una calda accoglienza forse perchè siamo gli unici clienti. Un comodo sentiero ci riporta alle sorgenti dell’Isonzo (690m) e al mezzo di trasporto. Non resta che risalire in auto al passo a recuperare l’altra vettura.

Gli orari: partendo alle 7 in cima alle 12.20, al parcheggio delle sorgenti alle 17. Con Diego, Emanuela, Arduino e Ernesto il 26 Giugno 1983. Anche oggi non so se ci sono descrizioni cartacee, la guida ne fa cenno solo per la discesa, a mio parere è uno dei più fantastici anelli delle Giulie Orientali.

 

L’anello del Monte Cocco (1941m) dalla val Rauna

Nostalgie (più che della naja dei tanti anni trascorsi) mi riportano a Ugovizza dove ho passato gli ultimi mesi della mia carriera militare alla caserma Solideo d’Incau con il grado di sergente.  Ma non solo, nell’estate del 1985 dopo un grave lutto familiare e in piena crisi lavorativa mi ero concesso una pausa di tre settimane con tutta la famiglia affittando un appartamento in loco. Con la complicità di un amico che aveva un appartamento a Tarvisio vi ho trascorso forse le più belle vacanze della mia vita mettendo nel carnet parecchie cime. Torniamo alla triste attualità, dopo l’alluvione di qualche anno addietro in Valcanale il villaggio è stato  rimesso a nuovo e attualmente può fare concorrenza a quelli d’oltreconfine. Accetto quindi volentieri la proposta di Ermanno di fare una visita al Monte Cocco sulla cresta Carnica orientale, già visitato d’inverno in occasione della traversata alla Cima Bella e Sagran. Dal villaggio risaliamo in auto la stretta rotabile della Val Uqua fino al bivio a sinistra in corrispondenza di una segheria. Qui un ponte porta in Val Rauna, la percorriamo fino al divieto a 1080m di quota dove lasciamo il mezzo ai margini della strada. La forestale con poca pendenza prosegue alquanto lungamente in terreno incognito fino al rifugio Gortani e all’adiacente villaggio Cocco. L’ambiente bucolico con le tipiche baite in legno che ingentiliscono le radure inviterebbero al riposo ma proseguiamo indefessi fino a quando l’assenza di segni ci mette in sospetto, siamo andati troppo avanti. Facciamo quindi dietrofront, avevamo notato subito dopo un tornante una traccia piuttosto esigua che si alzava sulla destra, ma ci era parsa più animalesca che umana. La conferma ci viene data da una coppia di sloveni che sta scendendo, nel bosco appaiono anche dei saltuari quanto sbiaditi segni biancorossi del CAI. Seguendoli usciamo infine a una schiarita da dove si vede la verde dorsale della nostra meta, la si costeggia sulla sinistra per salirci infine sopra al termine della vegetazione d’alto fusto. La giornata non è famosa, comunque la visibilità è buona e permette di apprezzare il vasto panorama. Ci caliamo poi a Sudest seguendo le evidenti tracce fra le affiorazioni di roccia rossastra e i pascoli fino alla strada cementata che un po’ noiosamente arriva al sospirato agriturismo Rosic. Dopo esserci rifocillati (e prese informazioni) scendiamo  al ponte che verso destra con un traverso quasi senza dislivello riporta, ripassando dal villaggio Cocco,  fino al parcheggio. Non senza prendere qualche goccia di pioggia alla fine.

Con Ermanno, Maggio 2018