Due salite d’annata al Due Pizzi

novembre 21, 2014 Lascia un commento

 

Prima del conflitto 15-18 sulla cresta del Gruppo dello Jof di Miezegnot , lunga più di 10 km e orientata da E a O,  passava il confine fra l’Impero Austro-Ungarico e l’Italia. Per motivi strategici il versante Sud (della Val Dogna) fu oggetto di imponenti lavori di fortificazioni e casermette collegati da un rete di mulattiere e camminamenti che dopo un secolo sono più o meno ben conservati e dove si sviluppano ancora le vie d’accesso alle cime. Il versante della Val Canale percorso dal Fella è in gran parte boschivo e meno interessante, a meridione l’ambiente è più roccioso e frastagliato (e con minore dislivello!) anche se poco adatto per la friabilità all’arrampicata ma consente delle belle escursioni in ambiente tranquillo e poco frequentato (a parte la citata maggiore elevazione). La quota si aggira sui 2000 m, le stagioni migliori sono la Primavera per le fioriture e l’Autunno con i colori del bosco.

La Cima Alta (2046 m) da solo in dicembre

Come indica il toponimo ci sono due cime, la orientale o Cima Vildiver 2008m e quella in oggetto divise da un intaglio. Gli amici di allora, l’anno è il 1983, erano già alle prese con gli attrezzi del fondo e l’assortimento delle scioline ma parto ugualmente e con la statale Pontebbana mi trasferisco  a Dogna, dove prendo la strada, a quel tempo sterrata, che risale l’omonima valle ristretta fra il Cimone e Montasio a Sud e la costiera dello Jof di Miezegnot fino alla sella Somdogna. Lascio l’auto a 1268 m, sulla sinistra una stele segna l’inizio del sentiero Ziffer, dedicato a un volontario della grande guerra e presidente della Società Alpina delle Giulie, contrassegnato con il n. 468. L’impatto con l’esterno è poco piacevole, il cielo rimane velato e spirano delle gelide folate di vento che mi fanno rimpiangere i tepori del letto coniugale. La traccia sale ripidamente prima nel bosco e poi tra i mughi, a un bivio lascia sulla destra la via per il monte Piper ed esce infine alla Forca di Cjanalot, 1830 m. In traversata verso occidente arrivo al ricovero Bernardinis, costruzione bellica riattata a bivacco sotto la vetta orientale. Il clima unito alla poca neve presente sconsiglierebbero di proseguire, decido comunque di andare a vedere. Trovo il tratto più impegnativo nella discesa sul ghiaino innevato in versante N fino alla sella fra le due sommità e prima dell’imbocco della galleria, non ho la pila ma la luce arriva da un finestrone. Segue la temuta cengia artefatta, ma il cavo presente ne annulla le difficoltà. Porta a SO della vetta, cui si arriva senza troppi problemi e liberamente seguendo quel che rimane dei sentieri militari. Torno a valle per la stessa strada. Quattro ore in tutto, al posteggio per la legge del contrapasso risplende il sole.

1 Sole pallido sulle creste

2 Il Cimone del Montasio

3 Il bivacco Bernardinis

4 Dall'ingresso della galleria verso la Valcanale

5 La galleria

6 Sulla cengia artificiale

7 La Cima Vildiver

8 Dalla Cima Alta verso lo Jof Fuart

9 Piper e Jof di Miezegnot

10 Nuovole sul Montasio

11 Da Chiout lo Zuc dal Boor

 

Le due cime con gli Alpini per la posa della Croce sulla Cima Alta, giugno 1994

Due Gruppi Alpini si mettono d’accordo per portare una Croce auto costruita sulla Cima Alta, i volontari partono il sabato mattina da Bagni di Lusnizza in Valcanale seguendo la forestale  di Malga Granuda, da qui il sentiero arriva alla spalla SO(segn.604), che non è l’itinerario più breve ma il più comodo . Come artigiano la settimana corta era per me un’utopia (a detta degli amici dipendenti potevo fare festa a volontà, praticamente mai a mio parere). Parto il pomeriggio rifacendo il percorso della gita precedente, il ricovero Bernardinis appare deserto e vi entro, sono parecchie le masserizie sparse in giro, i commilitoni provati dalle fatiche (e forse da qualche tajut di troppo) sono tutti nelle brande ma si rianimano alla vista delle scorte che ho portato. Hanno già eseguito la messa in opera della Croce e non resta altro che preparare il rancio, la solita pasta più varie prelibatezze macrobiotiche che sbucano dagli zaini. Dopo il ristoro tutti a nanna. Il mattino seguente una fitta nebbia grava sul rifugio, ci alziamo per zolle erbose e detriti facilmente al pizzo orientale (Cima Vildiver 2008m) dove risplende il sole sopra un mare di nebbia in dissolvimento. Quando scendiamo è arrivato anche al rifugio, prima di scendere andiamo anche sulla Cima Alta, i lavori sono sta eseguiti a regola d’arte. L’appuntamento per il pranzo è a San Leopoldo, la giornata si conclude con un pediluvio nelle chiare fresche e dolci acque del Fella.   

 

12 Alba al Bivacco

13 Nebbie in dissolvimento

14 Primo sole sul Montasio

15 La Cima Vildiver

16 I superstiti sulla Vildiver

17 Brilla al sole la nuova Croce

18 Discesa dalla cima Est

19 Penne nere nel tunnel

20 Sulla cengia

Cresta di Costabella

novembre 15, 2014 Lascia un commento

Aspramente contesa nel primo conflitto mondiale la cresta si stacca in direzione Nord nei paraggi di Forcella Staunies, stazione d’arrivo degli impianti di Passo Tre Croci, peccato che per la nostra gita si debba partire dal versante opposto che è il Passo di Cima Banche fra Cortina e Dobbiaco, 1530 m, a Nord incombe la Croda Rossa e a Sud i freddi versanti del gruppo del Cristallo. Sarà forse l’ultimo giro in Dolomiti del 2014, siamo quasi alla fine di ottobre e le ore di luce a disposizione cominciano a diminuire. Senza perdersi ad ammirare i panorami ci vogliono tre ore sia all’andata che al ritorno passando da Misurina,  per Cortina è più o meno la stessa cosa. La gita si dipana in ambiente poco frequentato, non incontreremo nessuno in tutto il giorno. Una sbiadita tabella indica l’imbocco del sentiero con il numero 233 con destinazione Forcella Verde, ci sbrighiamo a partire anche al sole la temperatura supera di pochi gradi lo zero. Un tratturo che entra nell’abetaia ci conduce allo sbocco del canalone che scende dal Vallone del Prà della Vecia dove si riduce a sentiero, lo si attraversa facendo un po’ di ginnastica tra i massi. Sul versante opposto (destra orografica) si ritrova la traccia che sale costeggiando le pareti in ambiente abbastanza selvatico fino a passare sull’altro lato a mughi e radi larici e infine porta a uno slargo detritico, qui lasciamo il segnavia principale, una sbiadita tabella ci indirizza a Est. Inizia ora una lunga traversata su un cengione detritico alta sulla gola testè salita orientata da radi ometti. Superato un canale passando sotto un nevaio e altri minori si ritorna sotto le pareti strapiombanti e continuando fra i mughi si arriva finalmente a un terrazzo che segna l’inizio della nostra cresta dapprima abbastanza larga. Dove comincia a restringersi uno dei compagni ne ha abbastanza, si fermerà qui. Continuo cercando di contenere il distacco dai due giovani che mi precedono, ora si deve arrampicare prevalentemente sul filo con difficoltà contenute al primo grado e forse qualcosina di più, i segni rossi indicano la via migliore a scanso di perdite di tempo . La prima quota ha un ometto di sassi e legname di origine bellica, si continua superando varii risalti con qualche spostamento sui due versanti. Il panorama è stupefacente, appaiono molti gruppi delle Dolomiti Orientali e le montagne cristalline al confine con l’Austria. Prima di riporre i bastoncini arrivo a sbucciarmi un ginocchio ma a parte questo e la fatica arrivo al culmine della cresta, 2659 m, anche se leggermente in ritardo sui due allenati amici. Alla cima più elevata (2722m) mancano una sessantina di metri, però e piuttosto lontana e le ore passano, tocca fare un esame di coscienza. Sulla destra (Ovest) vediamo le tracce nel Graon del Forame che ci riporterebbero velocemente al bivio di q. 2380 ma, l’amico è in attesa, non resta altro da fare che ripercorrere la cresta pur se sconsigliata in questo senso. Anche così la gita è stata molto bella, 4 ore e mezza in salita, tre in discesa, passando per le quote di m 2310-2503-2561 più l’ultima già citata.

 

1 Cimabanche

2 Consulto alla partenza

3 Val Pra della Vecia

4 Fra mughi e Larici

5 Lingua di neve sul traverso

6 Sempre presente la Croda Rossa

7 Sotto i landri

8 Cima delle Nove e delle Dieci nelle Cunturines

9 Lo spallone all'inizio della cresta

10 Sulla cresta

11 Ometto e resti di guerra sulla prima cima

12 La lunga dorsale

13 Uno dei numerosi rilievi

14 Vista da N sul Cristallo

15 Resti di postazioni

16 Dall'ultima anticima i ghiaioni di discesa

17 La vetta e il Cristallo

18 In discesa

19 Ripassiamo dalla prima quota

20 Carbonin e il Lago di Landro

21 Cima Undici, Tre Cime e Croda dei Toni

22 La traversata al ritorno

23 Cimabanche

24 La Costabella dal parcheggio

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Cimon d’Agar 1932m, in occasione di una dispendiosa castagnata

novembre 10, 2014 Lascia un commento

La cima si trova nella diramazione N del gruppo sullo spartiacque fra la selvaggia valle del Meduna e l’alto corso del padre dei nostri fiumi, il Tagliamento, in una delle zone meno frequentate della montagna friulana, la prendiamo di mira nel novembre del 2002. Giunti a Tolmezzo risaliamo la statale per il Passo della Mauria fino a Forni Sotto, alle prime case della frazione di Tredùl si stacca una rotabile a sinistra che scende per un centinaio di metri fino al Tagliamento che si attraversa sul ponte di Sacrovint per continuare noiosa e sterrata però  con divieto fino a 1500 m circa. La casera Chiampiùz, nostra prima meta, è  ristrutturata a Bivacco. Adatta quindi per la tradizionale e con partecipanti sempre meno numerosi castagnata, nel presente ridotti a cinque e tutti in età veneranda. Il pericoloso equipaggio di malfattori prosegue a sprezzo delle leggi transitando vicino a un grazioso chalet fino al termine della forestale dove trova uno spiazzo dove lascia il fuoristrada accanto a quello di alcuni fotografi naturalisti muniti di permesso. L’inizio dell’escursione è un comodo sentiero (n 378) che si alza in direzione sud in un bel bosco misto dove i faggi hanno perso le foglie e il rosso dei larici contrasta con il verde degli abeti  fino alla radura della ex malga restaurata(1696 m) che in effetti è marronabile, però è presto per dar luogo ai festeggiamenti, la ciliegina sulla torta sarebbe proprio il Cimon d’Agar (solco in friulano). Posate le nostre masserizie proseguiamo a SE sul nostro segnavia che è poi per poco ancora il 378, poi lo lasciamo per seguire la traccia abbastanza evidente sulla destra che guadagna quota sulla verdeggiante dorsale con affacci sulla selvaggia alta valle del Meduna . Solo in un breve tratto presso la cima che non oppone difficoltà. La vetta offre panorami inconsueti sui gruppi di monti limitrofi e lontani anche se la giornata non è nitidissima. Potremmo anche accontentarci se il richiamo dei mughi  non fosse irresistibile, pertanto andiamo avanti verso oriente fino ad arrivare dopo dura lotta sopra la forcella di Naiarda da dove ci caliamo al visibile sentiero segnato (di nuovo il 378) che traversa a mezza costa in direzione Ovest, reso sdrucciolevole dalla brina tr tutto il versante N detritico del monte appena salito, alti sopra la conca dell’abbandonata casera Agar. Che in seguito ci riporta al primo tratto del sentiero dell’andata e poi in discesa alla casera. Ci attende una sorpresa, è arrivata la Legge sotto le sembianze di due guardie forestali, sono state allertate probabilmente dal villico della casetta. Uno dei miei amici ha gestito il rifugio Pacherini e li conosce, siamo comunque sanzionati,  il probo informatore può sempre chieder loro conto, la spesa sarà divisa fra i 5 trasgressori.  Offriamo castagne e vino ai tutori dei codici, come ringraziamento ulteriore gli paghiamo anche una birra a Forni di Sopra. Cosa dire di più, noi abbiamo consapevolmente violato il divieto e abbiamo torto marcio, per chi voglia vedere la diversità di trattamento può leggersi il post precedente sull’Eggenkofel  oltreconfine.

1 Autunno nei pressi del parcheggio

2 Il sentiero per la casera

3 Casera Chiampiuz

4 Partenza per la cima

5 Sul crinale

6 In vetta

7 Gli abissi del Meduna

8 Foschie sulla pianura

9 Il Gruppo Caserine-Cornaget

10 Le Dolomiti Friulane meridionali

11 Mughi sulla cresta Est i

12 Conifere con l'abito autunnale

13 I ruderi della malga Agar

14 Carlina

15 Dalla discesa verso O il Cridola

16 Tornando alla casera

17 Casera Chiampiuz

18 Bosco misto fra la casera e il parcheggio

 

Eggenkofel 2590 m – L’ultima cima rocciosa delle Lienzer verso Ovest

Avevo associato il toponimo della cima per assonanza alle uova e solo per scrupolo ho consultato il dizionario dal quale ho appreso che Egg significa erpice, Kofel indica di solito una vetta arrotondata, quindi si potrebbe tradurre con lo spannometro come Testa dell’Erpice, non me ne vogliano i Germanisti.  La salita si svolge nel versante meridionale e l’approccio obbligato provenendo da l Friuli comporta il passo di Monte Croce Carnico e la discesa a Mauthen. Passato il ponte sul Gail si svolta a sinistra per la Lesachtal che si risale fino a Untertilliach, amena località agroturistica nell’alta valle (poco prima si lascia in alto a destra il villaggio di Eggen che vanta lo stesso toponimo del monte da noi vagheggiato). Si potrebbe comunque anche arrivare da Ovest, ovvero dalla val Pusteria passando il confine a Prato alla Drava. A sinistra della chiesa inizia una comoda forestale che si alza lungamente nel bosco, a un certo punto troviamo il divieto, chiediamo lumi a un indigeno che scende, ci chiarisce che con il divieto si può proseguire a proprio rischio e pericolo ma senza incorrere in sanzioni, in pratica dal paese (1200m) parcheggiamo a circa 1800. Siamo al limite della vegetazione di alto fusto, poi c’è un vasto altopiano erboso poco pendente cosparso di numerosi stavoli in legno con bella vista sulla valle e le dirimpettaie Alpi Carniche, lo rimontiamo con il segnavia 30. Da una casetta esce un signore in vena di chiacchiere, appreso che siamo italiani va a prendere una bottiglia di liquore, non possiamo rifiutare ma ne prendiamo solo un bicchierino, altrimenti la gita finiva qui, e così galvanizzati riprendiamo il cammino passando vicino a un scuro laghetto che riflette l’immagine dell’Eggenkofel, si presenta come un’allungata dorsale rocciosa. Arriviamo sotto le pareti (nel frattempo abbiamo perso di vista i segni), le costeggiamo fino all’orlo di un canalone dirupato e sull’opposto lato occhieggiamo di nuovo la traccia e al di là anche i segni (sent. n. 33). Nonostante il colore la qualità del calcare, almeno dove si sviluppa la salita è buona, con difficoltà che non superano il primo grado arriviamo a un fotogenico intaglio che consente l’ingresso a una rampa sotto strapiombi, poi troviamo uno svasato canalone a placche e saltini che esce sulla cresta a occidente della vetta, contrassegnata da una cospicua Croce. La traccia prosegue poco sotto il filo fino ad arrivarci. Il panorama è vastissimo e si spazia dalle Giulie alle Carniche a S, a N gli Alti Tauri e più vicino il nodo centrale delle Lienzer e molto altro. Dopo esserci ristorati ci spostiamo brevemente sulla cresta verso O a meritarci quella che per essere un paio di m più alta dovrebbe essere il vero culmine. La calata a valle copia fedelmente l’ascesa.

Un poco lunga la strada  ma in una vallata esemplare con modesti dislivelli, la via di salita è sicura e piacevole in posti non molto battuti, due ore e mezza all’andata, sei partecipanti, novembre 2005, purtroppo i colori delle Dia (che all’epoca stavano cedendo al digitale) non sono il massimo, ma toccava accontentarsi.

1 Pascoli e fienili sull'altopiano

2 La baita della o dello Schnaps

3 Verso le Alpi Carniche, qui Coglians e Volaia

4 Compare l'Eggenkofel

5 La Cima riflessa nell'immancabile laghetto

6 Salendo all'attacco

7 Il canale d'attacco

8 L'accesso alla rampa

9 Sulla rampa

10 Segue un canalino a placche

11 La cima dalla cresta Est

12 Dalla cresta le Lienzer e la valle del Gail

13 Carniche e Giulie dalla vetta

14 I compagni alla Croce di vetta

15 Proseguiamo fino alla Cima Ovest forse più alta di un paio di metri

16 Tele sul Grossglockner

17 Il Gross Venediger

18 Le placche argentee delle Donnacce (Boses Weibele)

19 Ritorno sulla via di salita, l'imbocco del canale

20 Sui pascoli dirimpetto alla cresta di confine delle Alpi Carniche

21 Il gruppo soddisfatto alla baita

Categorie: Lienzer Dolomiten Tag:

Effetti speciali sul Koderhoe

Dalla cima dell’Avostanis sulla cresta di confine si stacca verso N una dorsale che in seguito curva a E terminando sul Polinik che con i suoi  2332 m è anche la più cima più elevata del gruppo della Creta di Timau.  Completamente in Austria quindi, e a parte il Polinik che è abbastanza visitato, gli altri rilievi di scisti con abbondanza di erba restano per lo più deserti  anche se facilmente accessibili, dopo l’Avostanis di seguito s’incontra il Koderkopf (2167 m), la Koderhoe (cima dell’esca, 2228 m),  il Laucheck (2156 m) e l’Elferspitz (2254 m, di quest’ultimo ho anche pubblicato un post). Montagne poche note che possono costituire comunque delle mete interessanti fuori stagione, sul monte in oggetto c’ero già stato partendo dalla malga Pramosio, dove si arriva in auto da Cleulis. Da qui si seguì il sentiero per il Passo omonimo, dopo una perdita di quota si risalì fino alla forcella senza nome di q.2154 con a S il Koderkopf (merita di essere visitato per i notevoli resti bellici) collegato all’Avostanis da una frastagliata cresta di roccia poco solida). Dopo questo andammo anche sul Koderhoe trasferendoci poi alla forcella Avostanis seguendo il libero pensiero con un po’ di Camel Trophi fra mirtilli rododendri e altre amenità più o meno spinose tornando poi al punto di partenza. Purtroppo la macchina fotografica fece i capricci e dell’anello non conservo manco una foto, e questo mi basta per accettare la proposta di ritornarci e con un approccio diverso.

Da Tolmezzo percorriamo tutta la valle del But fino al Passo di Monte Croce Carnico dove entriamo in terra straniera,  proseguiamo calando alla Plocken Haus (trattoria chiusa data la stagione), 1215 m, parcheggio al di là della strada. Pare che il meteo non sia dalla nostra parte, con un cielo uggioso ci inoltriamo nella Angerbachtal, la vallata che si dirige ad oriente. La strada con divieto, a parte l’inizio dove si transita vicino a un laghetto, è per dirla tutta piuttosto lunga e pallosa, con questo tempo poi… Con un ultimo tratto in salita la carreggiabile termina alla radura della malga (Untere Tschintemunt Alm 1487m). Rimontando i prati senza tracce verso N si entra nella pecceta dove si rinviene il sentiero che si alza ripido su un costone alla sinistra di un torrente, verso la fine del bosco si traversa a destra guadando il corso d’acqua. In terreno aperto fra le alte erbe si passa dalla distrutta casera Obere c.s. che quota più di 1800 m, si continua nella stessa direzione fino a una gola dirupata che si costeggia sulla sinistra ripidamente destreggiandosi facilmente fra gli scisti poi con alcuni tornanti si arriva alla forcelletta di q.2154m con tabelle. Qualcosa sta cambiando e il grande assente della giornata, il il nostro astro tenta di farsi strada fra la nebbia e appare qualche sprazzo di azzurro, e il nostro umore vira all’ottimismo. Alla nostra sinistra inizia il crinale, l’umidità con il freddo notturno ha generato dei bellissimi ricami sugli arbusti, il percorso non oppone difficoltà di rilievo ma solo un poca di attenzione, procediamo fra i resti militari al limite fra la caligine e il sole fino all’ometto che contrassegna la vetta. Tre ore e 45’. Pochi minuti perché l’astro prenda il sopravvento, dal mare di nuvole emergono quali poderosi isolotti solo le montagne che superano i 2000 m, dalle Giulie alle Carniche, le Dolomiti di Lienz e Friulane fino agli Alti Tauri. Due degli amici ripartono subito per impegni, rimaniamo in quattro ad ammirare lo spettacolo infine tocca ripartire, la cresta che scendendo appare sinuosa è ancor più apprezzabile, al limite delle nuvole assistiamo al curioso fenomeno di rifrazione dello spettro di Bruchen (l’ombra delle persone con l’aureola in tecnicolor) prima di rientrare nel grigiore che ci accompagnerà fino al parcheggio. Ancora tre ore, più una al calduccio della trattoria al passo per i soliti motivi di reintegro delle calorie bruciate. 31 Ottobre 2013.

1 La Untere Tschitemunt Alm

2 Un funghetto velenoso

3 Abeti sul ripido costone sopra la malga

4 Guado all'inizio del traverso

5 La diruta Obere Tschintemunt Alm

6 Uno sprazzo di sereno fa intravedere le creste

7 La rampa che sale alla forcella

8 La selletta sulla cresta

9 Resti militari sul crinale

10 Effetti della Galaverna

11 Ricami di ghiaccio

12 Sulla cresta

13 Il dorso della salita

14 Cima, sopra il mare di nuvole Coglians, Volaia e Polinik

15 A N le cime innevate degli Alti Tauri

16 Avostanis e Creta di Timau dalla discesa

17 Lontani i monti del Pontebbano e le Giulie

18 Sulla dorsale al ritorno

19 Lo spettro di Brucken

20 Alla forcella

21 Alla malga nella valle dell'Angerbach

Lo spigolo Sud del Monte Cuar

Il monte offre un colpo d’occhio a 360°, a S sull’altopiano di monte Prat, la pianura e il corso del Tagliamento fino al mare, gli altri punti cardinali sono occupati dalla spettacolare cerchia di monti  che va dalle  Dolomiti Friulane a quelle maggiori continuando con le Alpi Carniche fino alle Giulie. Per il comodo approccio da Monte Prat la via consueta della dorsale Est è piuttosto frequentata, negli anni ottanta ci sono  stato parecchie volte in varie stagioni esclusa quella più calda per ovvi motivi e proseguendo anche fino al vicino Flagel. Non poteva mancare la via più diretta, ovvero quella dello spigolo Sud percorso due volte, alla terza la proponemmo ad alcuni partecipanti a una gita sociale e venne accolta da una dozzina di sconsiderati , con l’amico Diego si piazzò una corda fissa sul passaggio chiave che fu superato più o meno elegantemente da tutti a parte una signora che fui costretto ad accompagnare in lacrime all’attacco. Nei trent’anni successivi ricordo solo una visita invernale.

1 Anni 80, lo spigolo a Dicembre

2 Anni 80 sullo spigolo a Dicembre

29 Ottobre 2014. Dopo più di un anno nel quale  si è dedicato al mestiere di nonno si rifà vivo Vigjut che vuole riprendere l’attività con una salita corta proponendo lo spigolo agli altri pensionati, si aggrega il Mauro prendendosi una giornata di ferie, si arriva in tutto a ben sei adepti.  Da Udine ci sono varie strade per salire all’altopiano, noi passiamo da Osoppo-Ponte di Braulins-Trasaghis fino al paesello di Avasinis. Qui una stretta rotabile (che ricordavo a fondo naturale) si alza alla sella del Cuar con il Covria, senza nome sulla carta, al di là scendiamo fino al bivio con la Val Tochel, 894 m, tabelle e parcheggio. Pochi metri prima ha inizio il sentiero che sale alla cresta traversando verso Ovest sopra la detta valle e ci avviamo per questo. Poco prima di una radura il gruppo si divide, in due seguiranno il sentiero mentre i rimanenti cominciano a salire la dorsale verso Nord. Il bosco in abbandono sta prendendo il sopravvento, solo qualche labile traccia ci accompagna all’inizio, poi ci facciamo fra rigogliosi cespugli di ginestre, habitat ideale di zecche e vipere dal corno. Più in alto il crestone si restringe, si supera qualche affioramento calcareo e la via migliore è anche indicata da sporadici segni rossi e infine arriviamo sotto gli strapiombi, traversando sotto di essi a destra siamo al passaggio più impegnativo della salita. Qui si trova il libretto della via e vedo ben due chiodi di sicurezza, ai tempi non esisteva nè l’uno né gli altri, d’altronde anche noi non siamo più gli stessi, ci siamo portati ben due spezzoni di corda più altre varie cianfrusaglie per l’assicurazione. Si tratta di un traverso ascendente di II in massima esposizione, il Maurin se ne va per i fatti suoi, a me l’ingrato compito di trascinare la cavezza, l’uscita è sulle ripide chine erbose sovrastanti. Ancoriamo la sosta ad alcuni alberelli e anche il resto della squadra arriva. Superato lo scoglio la salita offre ancora qualche ostacolo, un pendio di loppe seguito da una traversata su placche, la continuazione è su faticose rampe di erba con roccioni affioranti  che conducono alla Madonnina di vetta. Due ore e dieci 1478m. Poco più in là si trova il punto più elevato con un ulteriore costruzione, anche qui ha colpito l’installatore di Madonne di Mediugorje che come la volpe lascia le tracce del suo passaggio. Proseguiamo sul dorso Ovest fra i ripidi prati e i faggi contorti del versante N e alla sella seguente ritroviamo i due saliti dalla val Tochel, al pitstop un cambio di compagni, uno di noi si ferma e proseguiamo con un altro, affidando loro la custodia della bottiglia di merlot  di Prepotto (cantina di Ipavec). Risaliamo ora al dosso erboso del Cuel dai Poz 1377m e la conseguente perdita di quota di 70m, alla sella ci incamminiamo sulla bellissima mulattiera con tratti in cengia che con alcune svolte finali arriva alla cospicua croce poco sotto la massima quota del Flagel (1467m), la raggiungiamo per la pausa ristoratrice di quasi un’ora. Ripartiamo verso oriente per la cresta, già pregustando il prezioso liquido conservato alla sella, dopo la rimonta dell’anticima avvistiamo i compagni stesi sull’erbe, al nostro arrivo accampano varie scuse, si è rovesciata la bottiglia ecc., se la sono scolata tutta. Il cosiddetto sentiero della val Tochel scende (solo tracce e qualche segno) si abbassa ripidamente in una svasatura e con una lunga traversata nel bosco riporta al parcheggio, dove riposa tranquillo il vino del Maurin. Scendiamo poi a Monte Prat, all’osteria della Biagina ottimi salumi e formadi salat per non dire del resto ritemprano le forze dei nostri eroi.

Il giro completo sei ore e mezza comprese le soste (un’ora circa), le difficoltà sono alcuni passaggi di primo e uno di secondo grado su terreno misto di verdi e calcare comunque solido.

3 Indicazioni al parcheggio

4 Il Cuar, a sin. la cresta

5 Fra le ginestre

6 Sullo spigolo

7 Il risalto del passaggio chiave

8 Sotto lo strapiombo

8 Uscita sui ripidi verdi

9 Sulla cresta

10 Più facilmente alla fine

11 Avvoltoi in formazione

12 La Cima del Cuar

13 Grifone

14 A E le Giulie

15 Sulla cresta Ovest

16 Bacche autunnali

17 Rendez-vous con gli amici

18 L'erboso Cuel dai Poz

19 La diruta mulattiera del Flagel

20 La Croce del Flagel

21 Il Tagliamento

22 La vetta è poco più in alto

23 I compari stravaccati dopo aver vuotato le riserva enologiche

24 Discesa in val Tochel

25 Faggi autunnali

26 Ultima visione del Cuar dal posteggio

Piz de Misdì o Pizzon 2217 m, alla Cima NE da Forcella Franche

Il gruppo dei Monti del Sole è il più selvatico e disertato delle Dolomiti, compreso fra Piave Dolomiti e Canale del Mis a N confina con le Pale di S. Martino. Le sue vette sono accessibili con itinerari tanto complessi quanto faticosi e difficili e anche, a giudizio delle guide, infestati da una ricca popolazione di zecche e vipere. L’unica cima potabile ai comuni mortali parrebbe sia la più alta che è poi l’oggetto della nostra gita, detta anche Pizzon che è anche la prima a essere stata calpestata dai pionieri. I nostri quattro dipendenti dell’INPS (nel senso che ci paga la pensione) vi si avvicinano passando da Belluno risalendo poi la valle del Cordevole fino ad Agordo. Dopo la consueta sosta per il caffè i nostri eroi si spostano a destra verso Sud e dopo 10 km arrivano alla Forcella Franche , 990 m, lasciando sull’altro versante il borgo di Tiser. Alla sella trovano le indicazioni per il sentiero 875, obbedienti le seguono lasciando sulla destra una cava di ghiaia, passano poi alla base di una parete e proseguendo fra la vegetazione arrivano al pianoro di Soracroda dove la traccia si fa incerta, si inoltrano malconsigliati verso occidente seguendo un evidente sentiero. quindi sono costretti  a ripiegare sulla pista originale di nuovo a meridione fra le notevoli distese di mughi uscendo alla notevole Busa del Contron, circa 1800m da dove finalmente avvistano fra i larici i profili della loro sospirata destinazione. Non per tutti, il 50% della sparuta compagine dichiara di averne abbastanza, la rimanente coppia continua fino ai ghiaioni e con una lunga traversata verso sinistra va alla ricerca di un possibile varco fra le pareti, viene individuato in un canale che dopo le placchette iniziali (passo più impegnativo della giornata) si alza per mughi e detriti su una una larga dorsale con saltuari segni rossi che aiutano l’orientamento attratti irresistibilmente dalla Croce posta sulla sommità NE. Usciti finalmente in cresta vanno a sinistra superando facili ma fotogenici passaggi con vedute istruttive sul Gruppo in questione,le Pale, Civetta, Dolomiti di Zoldo, Feltrine ecc. ecc. Poco aggiunge e toglie il panorama dalla vetta che purtroppo, essendo la montagna bifida non è la maggiore, il primato spetta alla SO che la supera di qualche metro. Ma per oggi ci accontentiamo, ci sono gli amici in attesa e anche per l’ora che vista la stagione ormai volge al desio e non sarebbe igienico far venire notte in tali siti. Riprendiamo allora la via del ritorno, obbligatoriamente quella già fatta all’andata.

1 Forcella Franche

2 Il Piz de Misdì

3 Agordo e il Civetta

4 L'attacco della salita

5 Sopra le pareti la Croce di Vetta

6 I monti di Zoldo

7 Il compagno

8 Lago del Mis e Alpi Feltrine

9 In cresta

10 In vista della vetta

11 Il singolare passaggio prima della Cima

12 Eccoci alla meta

13 I Monti del Sole

14 Le Pale di S. Lucano e la Marmolada

16 In discsa

17 Sulla cresta al ritorno

18 Scendendo ai ghiaioni

19 Controluce sulle Pale

20 Bacche di sorbo

21 Bosco autunnale

22 Il borgo di Tiser poco a valle della sella

29 Ottobre 2007, 3 ore e mezza per la salita e 1200 m il dislivello, primo grado, assieme a Vigjut.

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