Cima Spe (2314m) dalla Val Talagona

La cima è l’estrema propaggine isolata ad occidente degli Spalti di Toro al confine fra Friuli e Cadore fra la Forcella Spe e la forcella di Val Misera all’origine del gruppo Duranno-Cima dei Preti. Una precedente lontana visita non era stata favorita dal bel tempo, eravamo incappati in una giornata uggiosa anche se senza pioggia. L’accesso è possibile ma meno accattivante anche dalla Val Cimoliana, con partenza dal Pian Fontana passando dal Bivacco Gervasutti, per le nostre due gite ci accostiamo invece dalla valle del Piave, più lungo l’avvicinamento automobilistico ma più breve e in ambiente meno monotono la salita. Partendo da Udine la via più sbrigativa attraversa il Passo della Mauria, scende alla statale che percorre la Valle del Piave, da questa verso sud fino a Domegge. Una strada si cala al lago che si attraversa su un ponte, dopo questo si prosegue a sinistra, poco oltre si trovano le indicazioni che indirizzano a destra a varie mete, la principale è il Rifugio Padova. La strada, stretta e ripida, è attualmente a senso unico alternato (al mattino si sale, il pomeriggio si scende) non molto rispettato e gli incroci sono problematici, il primo tratto più ripido è asfaltato poi a fondo naturale, la si segue fino a Antarigole (1105 m), dove si trova uno spiazzo per parcheggiare. Dopo questa lunga e noiosa ma necessaria premessa per chi non conosce i luoghi finalmente inizia la nostra gita. Il sentiero 352 scende a un ponte in legno che attraversa il torrente Talagona che poi si costeggia sulla sin. orografica allietati dalle sue innumerevoli rapide e cascatelle, l’acqua scende anche da qualche sorgente sulla destra attraversando il sentiero, è il tratto più pastorale della salita anche per le fioriture al massimo rigoglio. Più in alto il torrente è secco e si continua nell’ alveo (qui la valle assume il nome di Fosso degli Elmi) o nei pressi  evitando la vegetazione fino al ventaglio di ghiaie che scende dalla  visibile forcella Spe, 2049 m, fra la Cresta di S.Maria e la cima, il sentiero non è più molto evidente, poi ricompare e esce alla sella con qualche traverso, comunque il terreno permette anche una salita libera. Per accedere al bivacco Gervasutti bisogna traversare il canale che scende nel versante Cimoliano dove il sentiero qui è franato, la cresta NO della nostra destinazione si trova invece sul lato opposto. Uno degli amici si ferma qui, proseguo assieme ai due baldi giovani rimanenti. La dorsale è all’inizio di fine e dura ghiaia e si percorre sul filo poi diventa più rocciosa, alcuni risalti che la interrompono evitano per cenge anche esposte sulla sinistra fino a quando si riesce a entrare in un orrido canale detritico che si risale tutto e faticosamente su ghiaie instabili. Un facile largo pendio di rocce rotte e detriti conduce in vetta. La roccia, pur essendo qualità piuttosto dubbia, seguendo con attenzione le tracce permette una salita abbastanza sicura, primo grado. 3 ore e 15’ dal posteggio. La cima ha abbastanza spazio per una sosta tranquilla ed ammirare il rinomato panorama, il sole splende e anche se l’atmosfera non è nitidissima ce lo godiamo. Al momento di partire gli amici vogliono traversare la Costa Vedorcia che termina al Rifugio Tita Barba, un’occhiata mi conferma che è ricoperta da un mare di mughi, sono troppo vecchio per farmi incantare da queste sirene. Li lascio al loro destino e scendo da dove sono venuto, alla forcella recupero il quarto uomo, dopo quasi 200 m di calata lungo il percorso fatto all’andata si arriva  a un bivio dove svoltiamo a sinistra, il sentiero ora è il 350 che prosegue amabilmente nel  bosco con poco dislivello fino a una ulteriore biforcazione, la tabella ci indirizza ancora a manca alla radura del Rifugio Tita Barba 1821 m, privato, dove rientriamo nell’escursionismo di massa, d’altronde il posto lo merita. Dopo una birra arrivano i due trafelati giovinastri che hanno dovuto, rinunciando all’impresa, rientrare nei ranghi, ci ristoriamo con il solito menù macrobiotico (salsiccia e formaggio fuso con polenta annaffiati da qualche ombra di rosso). Dispiace abbandonare un luogo sì ameno ma purtroppo è l’ora che volge al desio, scendiamo fra graziosi tabià alla malga Vedorcia(la più bella delle Dolomiti?), qui riprendiamo il segnavia 350 che ci riporta prima al rio Talagona e per la via fatta al mattino ad Antarigole. Ripresa la vettura ci mettiamo in colonna per scendere al lago, un’auto in salita e nel punto più stretto vuole la precedenza, poi si arrende alla forza di una maggioranza bulgara e retrocede.

1 Il Rio Talagona

2 Risalendo il Fosso degli Elmi

3 Cima Spe

4 Ultimi metri prima di Forcella Spe

5 L'inizio della cresta, alle spalle il Cadin degli Elmi

6 Le prime difficoltà

7 Cengia fotogenica

8 L'intaglio d'accesso al canale

9 All'uscita del canale detritico

10 In vetta

11 Verso il Cridola

12 La Cima dei Preti

13 Fioritura suille ghiaie

14 I Cadini dal sentiero per il Tita Barba

15 Ingresso al Tita Barba

16 Al rifugio

17 I nani ci sono ma purtroppo mancano le ballerine

18 Tabià fiorito

19 Balconi

20 Casera Vedorcia, bella fra le belle

21 Non mancano nemmeno le Orchidee

22 Un affluente del Talagona

23 Il ponte all'inizio e alla fine del giro

Mrzla Gora (Montagna Fredda, 2203m) – a Est delle Giulie

La scoperta di queste montagna è un merito delle 30 Cime dell’Amicizia, erano i tempi dell’ex Jugoslavia e per dirla tutta gli italiani non erano visti di buon occhio specialmente dagli abitanti di una certa età, con i giovani era tutto un altro discorso, ora con l’UE molto è cambiato e ci troviamo tutti con gli stessi problemi. Le Alpi di Kamnik prendono il nome dall’omonima città che resta a Sud del gruppo fra questa e la vicina capitale della piccola repubblica, Lubiana. Il gruppo è affine alle Giulie come ambiente e geologia pur se più limitato in estensione e quota, questa mica tanto, il Grintovec, la vetta più elevata supera i 2500 m. Con l’inflazione le trenta sono diventate sessanta, la più interessante fra  le new entry è proprio quella in oggetto per la sua posizione ai confini con l’Austria e staccata dalle cime più alte dalle due forcelle che collegano la valle della Kokra a O con la Logarska Dolina a E ma anche per la bellissima via normale. Per la nostra gita ovviamente l’accesso migliore è quello da occidente, dal valico di Fusine occorre scendere fino a Kranj dove si svolta verso nord salendo fino a Jezersko, località turistica con laghetto prima del confine (con l’Austria), lungo ma non eterno se penso a certe gite in Dolomiti. Da Est il giro in un giorno è in pratica impossibile anche se forse più bello. Non mi dilungo oltre, dopo il paese si prende una strada a destra che porta alla partenza delle teleferiche dei rifugi, 1090 m. Da qui si deve salire al rifugio Kraniska na Ledinah, 1700 m, due sono gli itinerari, uno facile l’altro attrezzato più diretto che è quello che scegliamo, uno degli amici lascia qui i bastoncini, in poco più di un’ora e mezza ci arriviamo. Continuando verso Est transitiamo dalle due forcelle Kamnisko e Savinisko Sedlo, sui 2000 m ma con poca contropendenza e vista appagante sulle pareti N del gruppo. Dall’ultima invece tocca scendere abbastanza verso valle (la Logarska Dolina) prima cominciare a salire a sinistra fino a un pulpito verde dove sostiamo brevemente. Un ulteriore salita ci porta in ambiente più roccioso dove iniziamo una lunga trasferta (sempre ad Oriente) fra canaloni detritici e roccette, da una forcelletta ci si affaccia al versante Carinziano, uno degli amici vorrebbe addirittura scendere di là (per un improbabile rientro in treno), alla fine si ferma sul posto. Continuo con il Mauro che innesta la quarta e mi stacca, nessun problema, la via anche se non eccessivamente segnalata è facilmente rintracciabile, per traversi e salti rocciosi in parte attrezzati ci conduce a una specie di anticima, ora mancano solo le ultime placche, anche queste grazie ai ferri vengono superate. Siamo soli, nuovo panorama (tocca consultare la carta), il tempo è una meraviglia, è ora di scendere. Il percorso è quello già fatto, l’amico ci attende ma poi si attarda tanto che decidiamo di salire anche sul Ledinski Vrh (2108 m), una cimetta sopra la forcella di Kamnik a destra ove ci porta un agevole sentierino, ci arriva anche il terzo compare che non vuole rincasare con il carniere vuoto. Due birre al rifugio poi scendiamo per il sentiero facile a valle, qui sparisce il compagno che era andato a recuperare i bastoncini, ma non ci è venuto alla mente, al parcheggio attendiamo in ansia, è quasi scuro quando arriva. Arriviamo a casa dopo mezzanotte.

1 Ravenska Kocna, la vallata d'accesso al Rifugio

2 La ferrata di salita al rifugio

3 Dopo due ore la tabella al rifugio è poco incoraggiante

4 Il sentiero fra le due selle

5 Savinjsko Sedlo

6 Salita alla spalla erbosa

7 Una pausa contemplativa prima di proseguire

8 Rododendri

9 La Mrzla Gora

10 La lunga traversata

11 La salita finale è complessa ma ci sono i segni

12 Le placche terminali

13 In Cima

14 Le più alte Skuta, Grintovec e Kocna

15 In discesa

16 In vista del sentiero

17 Un'altra vista della Mrzla Gora

18 Verso E i monti della Logarska Dolina

19 Sul Ledinski Vrh

20 Scendendo al Rifugio

21 Una birra dopo le fatiche

22 Al Ledinski Vrh si sale da destra

23 Belle fioriture scendendo a valle

24 Arnica

25 Le pareti N

Salita lunga, faticosa e impegnativa nell’ultimo tratto, calcolare almeno 6 ore in salita, se poi si adoperano le prescritte misure di sicurezza tipo dissipatori ecc. ecc. il tempo aumenta ancora.

Categorie: Alpi di Kamnik Tag:

Monte Ursic (2543 m), da Nord a una vetta solitaria sulla cresta di Confine

Questa salita è stata compiuta prima della costruzione della nuova funivia quindi non ho avuto modo di vedere quanto bene siano state spese le decine di milioni di Euro investite nell’impianto, noto solo che i nostri amministratori regionali trattano queste cifre come fossero noccioline alla faccia della crisi. A quei tempi l’amico Sandro gestiva il rifugio Gilberti (1850 m) ed eravamo obbligati a fargli qualche saltuaria visita. Per i non friulani, Sella Nevea è un valico si trova fra Chiusaforte nel Canal del Ferro e Cave (Raibl) sulla strada che da Tarvisio porta in Slovenia ed è un’amata base di partenza per le gite nelle Giulie Occidentali. Approfittando degli impianti che permettono di risparmiare 700 m di dislivello si arriva a pochi minuti dal rifugio in splendida posizione a 1850 m d’altezza. Proseguendo verso Ovest sul sentiero segnato si sale alla Sella Bila Pec, 2005 m con i ruderi di una casermetta, qui transita passa la ex mulattiera della quale si accede alla frequentata normale al Canin da Nord (la traccia prosegue senza grossi dislivelli verso  Sella Grubia e il monte Sart. La cima in programma non è poco salita pur essendo la seconda quota della lunghissima cresta di confine con la Slovenia, si trova subito a Est della cima più elevata, separata da questo dalla forcella omonima (dove esce la Via Julia, la ferrata che costituisce il più facile accesso da N alla vetta principale). Forse per le pur modeste difficoltà che oppone e l’assenza di segni resta per lo più deserta, niente di meglio per il nostro  sfigato gruppetto che anzi snobba la via più facile scegliendo di salire direttamente da N. Alla sella Bila Pec trascuriamo i segni per alzarci in direzione NO in un magnifico ambiente di calcare carsificato verso la  muraglia arrivando alla Sella Ursic, un intaglio fra la nostra meta e una cresta secondaria che scende verso la forcella Bila Pec. L’inizio è su una elegante crestina che si segue fino a dove si perde nella parete, ci arrampichiamo su questa fino a dove diventa troppo verticale per le nostre possibilità obbligandoci a una traversata verso Est su rocce delicate dove ci leghiamo (in quattro una corda da 9). Alla fine di questo tratto più impegnativo la salita continua senza percorso obbligato fino alla cresta abbastanza in alto ma ancora a Est della vetta. Il filo della dorsale non ci riserva altre sorprese, è abbastanza arrotondata e ci porta verso destra in breve al culmine. Osserviamo gli alpinisti che affollano la cima del Canin ma più di questo la scura nuvolaglia che si è addensata mentre noi eravamo con altri pensieri, Kugy l’aveva detto, Dio ti salvi da un temporale sul Canin, per il momento questo si scatena sulle Carniche a O e le Giulie più a N, comunque non è il caso di indugiare troppo prima di intraprendere il ritorno. Ripercorriamo l’ultimo tratto della salita e restando sempre sul filo con entusiasmante percorso proseguiamo verso Est fino a forcella Tedesca, il canale che cala a Nord solitamente innevato che avevamo in programma viene scartato per i suoi sfasciumi, ci caliamo invece verso S in Slovenia da dove un facile sentiero segnalato arriva a sella Prevala, il facile passo fra i due versanti, qui varchiamo di nuovo la frontiera arrivando al Gilberti accompagnati da uno spettacolare arcobaleno.  Secondo grado o qualcosa di più.

1 La muraglia del Canin, al centro Forcella Tedesca

2 Forcella Bila Pec

3 L'Ursic, a sin. il Canin

4 Salita a Sella Ursic

5 Dalla sella la cresta E del Canin mentre le nubi si addensano su Jof Fuart e Montasio

6 L'attacco della via

7 Sulla crestina iniziale

8 Vigjut assiste la compagna di vita

9 Sul tratto centrale ci tocca usare la corda

10 Traversata su rocce e detriti poco affidabili

11 Sulla cresta Est, a sin. il Canin

12 Dalla cresta le Giulie Orientali

13 La Cima dell'Ursic

14 A Ovest la vicina più frequentata cima del Canin

15 Temporale su Sart e Zuc dal Boor

16 Mari di pietra verso Sud

17 Traversata a Est

18 Da sella Prevala verso il Cimone, a sin. sotto le placche del Bila Pec la funivia

19 Papaveri

20 Fiori che mi pesa andare a identificare sulla guida

21 Cime tempestose

22 L'arcobaleno mette la parola fine al giro

Categorie: Giulie Occidentali Tag:

Spiz di Moschesin, la via normale dalla Val Pramper

Qualche lettore mi chiede informazioni sulla presenza di zecche in posti particolari, il mio profano parere è che i poco simpatici insetti, come d’altronde le vipere, in montagna ci sono, personalmente mi sono fatto vaccinare (me ne sono trovate anche a casa dopo aver tagliato l’erba e abito vicino a Udine), il controllo accurato me lo fa la moglie al ritorno. Chiusa la parentesi ritorno alle gite, la scorsa Domenica sono tornato per la prima volta nell’anno corrente nelle Dolomiti assieme al Mauro e al redivivo Fede che ha concluso la stagione dello sci. La destinazione è la val di Zoldo per la Valcellina e Longarone, caffè a Forno poi svoltiamo a sinistra poco oltre la piazza, la stradina in parte sterrata risale che la Val Pramper ha il divieto al Pian della Fopa, 1210 m, il parcheggio oggi è piuttosto affollato a causa di una corsa podistica,  partendo alle sei le strade sono poco trafficate e alle otto e mezza siamo con gli scarponi ai piedi. Le nuvolette a forma di pesce sulle cime promettono peggioramento  climatico che invece, come vedremo, non si verificherà.  Da tempo avevo adocchiato questa snella guglia del Gruppo Tamer-S. Sebastiano situata ai limiti meridionali della catena del Moschesin e sopra la forcella omonima al confine con la Schiara. Continuando lungo la strada, poco oltre il bivio per la Casera Pramper svoltiamo a destra sull’agevole sentiero 540 che fra gli ultimi larici e le macchie di mughi conduce alla forcella, 1940 m. Da essa si vede già sulla destra la colata di ghiaie e massi che porta alla base delle pareti, scendiamo brevemente fino a un rudere militare dove lasciamo la via segnata per inoltrarci nell’ignoto. Labili tracce ci fanno ben sperare mentre arranchiamo faticosamente fino all’origine delle ghiaie. La prosecuzione è verso destra (Ovest) su una cengia che aggira le pareti, si passa sotto un landro quindi si risale ripidamente a un intaglio, qui avvistando un provvidenziale ometto. Intanto cominciano ad arrivare alla forcella i podisti, allietati in alternativa dalla Marcia Trionfale dell’Aida o dalla colonna sonora di Rocky eseguite da un trio di musicisti. Si continua ancora in traversata con passaggi anche esposti ma di roccia sana fino ad avvistare un orripilante ripetitore (non avevano nessun altro posto da metterlo?) seguendo anche dei saltuari bolli rossi sbiaditi. Qui ci alza in un canalino verde senza via obbligata, uno di noi è salito per quello parallelo, fino a oltrepassare l’antenna che si lascia sulla sinistra, con la cima in bella vista là sopra popolata da numerosi camosci. Resta da attraversare una scarpata detritica fino a una visibile cengia, ora gli ungulati lanciano l’allarme poi partono precipitosamente. I due compagni non si curano del più anziano e mi staccano, sono quasi sotto le rocce quando sento un frastuono sopra di me, riesco a ripararmi dalla scarica di sassi in una nicchia mentre gli ultimi cornuti fuggono. Dopo la cengia e alcune bancate rocciose l’ultimo ostacolo è un breve canalino non solidissimo che esce un vetta. Tre ore e 20’ sono trascorsi dalla partenza e il cielo nel frattempo si è coperto ma non è ancora minaccioso e ci permettiamo una sosta di 40 minuti. Per scendere non ci sono alternative alla normale che dall’alto non è poi così intuitiva, su un saltino M. in segno d’amicizia muove un sasso che sceglie l’anulare della mia mano sinistra, stoicamente non mollo l’appiglio nonostante il dolore. Le conseguenze sono l’unghia e il polpastrello tutti neri con lunga prognosi. Alla forcella cade qualche goccia, non rinunciamo alla sosta di Casera Pramper (2 h fino qui) due tagli di rosso sono ottimi come anestetico. Una friulana risiedente a Zoldo, dopo aver gestito il rifugio Sora il Sass ora guida la navetta, è una vecchia conoscenza del Maurin essendo di Aiello, alla fine ci offre un passaggio, nella fretta di partire scordo i bastoncini, la incarichiamo del recupero. A ritemprare le forze sostiamo all’agriturismo del Passo di S. Osvaldo dove spezzatino, frico e pastin (la salsiccia locale) sono sempre ottimi.

Primo grado, 1100 m di dislivello.

1 Il Castello di Moschesin dalla strada

2 Dalla mulattiera vista sulle Balanzole

3 Forcella di Moschesin

4  Val Pramper dalla forcella

5 Lo Spiz di Moschesin

6 I ruderi dove si abbandona il sentiero

7 La colata detritica che porta sotto le pareti

8 Sulla cengia

9 La cengia a volte è piuttosto stretta

10 Salita all'intaglio

11 Fra banchi rocciosi e mughi

12 Vista sui Tamer

13 La vetta e il ripetitore

14 Camosci in fuga

15 I compagni sulla cengia del tratto finale

16 Il canalino che esce in vetta

16 L'ultimo passaggio

17 L'obbligatorio autoscatto in vetta

18 I monti del Sole, in basso Valaraz e Celo

19 In discesa

20 Traverso dopo l'infortunio

21 Malga Pramper e gli Spiz

22 Sosta alla Casera

Adamello (e Corno Bianco), una gita sociale di tre giorni

Adamello 3539 m – via normale, 2500 m di dislivello, misto, F (la diff. (PD+) trovata in una relazione mi sembra eccessiva.                                                                                                                                                        Corno Bianco 3427 m – traversata da O a E, ghiaccio pendenza 40° (anche di più a seconda delle scelte), PD

Con l’età si diventa sempre più orsi e ho da tempo smesso di partecipare alle gite sociali, la tre giorni in Adamello di troppi anni fa a quanto ricordo deve essere stata l’unica con pernottamento in rifugio, un’esperienza devastante vissuta assieme a tre fidati amici di allora, il mio maestro Diego, il Cjargniel e la povera Paola scomparsa a causa di un brutto male da tanto tempo. La corriera è al completo, dopo l’autostrada costeggia il lago d’Iseo per risalire poi la Val Camonica fino a Temù, 1144 m. Ci sentivamo forti e mentre i più scafati prendono il taxi per salire alla Malga Caldea, 1544 m, noi partiamo baldanzosamente a piedi, il percorso detto a buona ragione il Calvario che si alza passando da due successive dighe e laghi è faticoso e lunghissimo e ci mettiamo una vita per arrivare al rifugio Garibaldi 2550 m di quota, presso il lago del Venerocolo a 2550 m di quota con in evidenza sulla destra lo spigolone N dell’Adamello. Il rifugio è strapieno e dopo una notte insonne il mattino seguente in mancanza di istruzioni partiamo alla spicciolata accodandoci ai molti pretendenti alla vetta. Passata la diga ci alziamo in ultimo per neve verso il canalazzo che scende dal passo Brizio, qualche attrezzatura, 3149 m, questo è più pericoloso che difficile e bisogna fare attenzione a non smuovere sassi anche se al mattino sono tenuti abbastanza a freno dal gelo notturno. Il bivacco, piuttosto malmesso, poteva servire al massimo come ricovero di emergenza, da qui ci affacciamo al Pian di Neve, l’esteso ghiacciaio ai piedi dell’Adamello. Scendiamo per la vedretta del Mandrone a questo aggirando il Corno Bianco e seguendo la pista battuta cominciamo a salire lungamente verso la cima che appare piuttosto lontana, la giornata è ottima, in caso di nebbia l’orientamento diventerebbe problematico.  Crepacci non ce ne sono e il tutto si riduce a una camminata in ambiente grandioso fino alla base della piramide di chiaro granito (tonalite, mi pare) della massima quota del Gruppo. Superata la prima fascia rocciosa troviamo un ultimo pendio di neve che dà accesso alla cresta di blocchi della vetta formicolante di alpinisti. Il panorama è vastissimo a 360° in particolare sulle creste nevose delle Alpi Centrali, ma ora non resta che scendere. Scegliamo la pista più vicina alla cresta finendo sotto la pala nevosa Ovest del Corno Bianco, l’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, troviamo il pendio abbastanza ripido ma la neve molla ci favorisce e usciamo sulla cresta rocciosa a pochi metri dalla vetta. Finalmente un poca di solitudine! Continuiamo per il filo  verso N, quando l’inclinazione del versante opposto ci sembra accettabile ci abbassiamo verso il Passo degli Italiani a riprendere la traccia che ci riporta al Passo Brizio e quindi al rifugio. Purtroppo la gita è funestata da un incidente, proprio scendendo dalla forcella uno dei partecipanti viene colpito da un sasso che gli frattura una gamba. Il giorno dopo torniamo a Temù, in parte sotto un acquazzone che ci rinfresca spirito e corpo, il sole rispunta poco prima del paese consentendoci nella lunga attesa dei ritardatari di sciorinare la biancheria. Arriviamo nei patri lidi a notte fonda.

1 Il lago d'Iseo dal Pullman

2 Val Camonica

3 Ponte di granito

4 Dura salita al rifugio fra laghi rododendri e massi

5 Salita al passo Brizio

6 l' Adamello

7 Passo Brizio

8 Pian di Neve

9 Torrioni presso il passo

10 Sotto la vetta

11 Facile arrampicata sul granito

12 Nel tratto finale

13 Ranuncoli dei ghiacciai a 3500 m

14 Ancora un pendio nevoso prima della vetta

15 Con gli amici in cima

16 E' un luogo piuttosto affollato

17 Il Pian di Neve con a sin. il Corno Bianco

18 Un'altra immagine dell'Adamello

19 Salita al Corno Bianco da Ovest

20 La Cima del Corno Bianco

21 Discesa in versante E

22 Il Bivacco Brizio all'epoca piuttosto malmesso

23 I pendii alla fine del canale

24 Terzo giorno, discesa a Temù

25 Sotto la pioggia

26 All'arrivo ritorna il sole

27 Si può stendere il bucato

28 Pronti o quasi per l'imbarco

 

Monte Cavallo per la via Schiavi, 2°

La tradizionale gita al Passo Pramollo fra Pontebba ed Hermagor in occasione dell’incontro fra Alpini e Alpenjager che si tiene l’ultima Domenica di Giugno questa volta ci vede protagonisti sulla via Fausto Schiavi (I-II) alla Creta di Pricot che è la più elevata, o forse no, le guide sono discordanti, che con i suoi 2252 m, dell’arrotondata dorsale del Cavallo. L’inizio del giro si trova al tornante dell’abbandonata caserma della Finanza a 1465m dove si parcheggia comodamente all’inizio della sterrata che conduce in breve, all’ultimo varcando un ponte sul ruscello, alla pastorale spianata con al centro la baita Winkel, 1506 m. Sopra le scure abetaie sulla sinistra incombono le pareti di calcare del Cavallo, di fronte l’intaglio della Via Contin poi le Torri Clampil e Winkel e a destra le balze erbose del Madrizze. Siamo anche favoriti dal clima, bello stabile ovunque, cinque i partecipanti, per la par condicio non manca la rappresentante dell’altro sesso, siamo tutti muniti di piccozza e ci portiamo pure 20 m di corda da 9 mm. Proseguiamo seguendo la segnaletica della detta via Contin (la facile ferrata che porta in cima al Cavallo) fino a un  grosso masso da dove si sale a sinistra seguendo i segni blu-arancioni una pietraia fino all’inizio di un canale. Le placche a tratti innevate ci impegnano abbastanza, tanto che dobbiamo usare la cavezza per assicurare la signora (che potrebbe chiedere al compagno, anch’egli della compagnia, adeguati risarcimenti per crudeltà mentale, e anche la picca fa la sua parte, è il tratto più impegnativo, II+. Poi arriviamo a un terrazzo detritico, sosta obbligata per il panorama. Saliamo per facili rocce al canalino ghiaioso, al momento è innevato e questo ci facilita la progressione. Dopo di che guadagniamo la vasta dorsale della Creta, un amabile ed elementare percorso verso destra ci porta in cima al Cavallo, 2239 m. Non mi sono annotato i tempi, le guide indicano circa 3 ore. Nessuno di noi è di indole contemplativa, non indugiamo troppo ad ammirare il rinomato panorama, preferendo continuare verso Est fino alla Creta di Pricotic (2251 m, mi mancava), qui con il sentiero 432 scendiamo alla sella di Aip sconfinando. Risaliamo verso Est alla forca del Madrizze da dove divalliamo di nuovo nella valle del Winkel e al nostro parcheggio. Al Pramollo la festa è finita, non per noi che optiamo per la Watschiger Alm (sotto il Gartnerkofel, si arriva in auto) dove troviamo adeguato ristoro per i nostri stomaci vuoti e le gole riarse.

1 Baita Winkel e le pareti della Creta di Pricot

2 Baita Winkel

3 Neve all'attacco

4 Il Madrizze con sullo sfondo gli Alti Tauri

5 Le placche del tratto più impegnativo

6 Torniamo sulla neve

7 Ancora qualche difficoltà

8 Gli amici sul terrazzo

9 All'imbocco del canale detritico

10 Il canale detritico è abbondantemente innevato

11 Nel canale

12 Dalla comoda dorsale vista fino alle Dolomiti

13 Alle spalle dei protagonisti la Creta di Aip e gli Alti Tauri

14 Verso le Giulie Occidentali

15 Carsismo d'alta quota sulle Crete di Riosecco e Pricotic

16 La Creta di Aip dalla via di discesa

17 Il punto di ristoro sotto il Gartnerkofel

Ziethenkopf 2483m, una gita facile dalla valle della Drava

Prima di espatriare dal Passo di Montecroce (Carnico, naturalmente) la sosta obbligata per il caffè si trova alle prime case di Timau, l’osteria  di fronte al campo di calcio e la simpatica quanto arzilla anziana proprietaria (chiamarla vecchietta mi pare un’offesa) ha appena sfornato una focaccia o torta fatta con le sue mani per il ristoro dei viandanti e risponde a tono ai nostri commenti sulla stessa. Salendo al valico veniamo fermati dalle forze dell’ordine al tornante del Panettone (sempre di dolci si tratta) per fare spazio a una gara ciclistica e perdiamo una buona ora. La nostra destinazione fa parte del gruppo  del Kreuzeck (fra la Drava, il suo affluente Moll e il Passo dell’Iselberg che unisce le due vallate) composto di scure rocce scistose ricoperte d’erba non attrae gli arrampicatori ma offre a chi cammina itinerari soddisfacenti in luoghi aperti e tranquilli con splendidi panorami. Scesi in Austria traversiamo Mauthen per proseguire in direzione N al Passo del Gailsberg e scendere nella valle della Drava alla cittadina di Oberdrauburg. Svoltiamo a sinistra (direzione Lienz) e dopo pochi km saliamo al paese di Nikolsdorf, alle ultime case a Ovest una stradina asfaltata sale a Damer, 1140m tabelle, prosegue ancora oltre questi casolari fino al maso Kolinig, termine dell’asfalto e divieto, possibilità di parcheggio per pochi mezzi, comunque oggi siamo gli unici presenti, la quota è circa di 1200 m. Per la scelta questa gita nel settore SO del gruppo mi affido volentieri per una volta ad altri. Al vicino tornante la tabella indica 3 h ½ per la nostra cima, l’inizio su una carrareccia è quanto mai accattivante, passa fra le mucche al pascolo, poi rasenta una radura smeraldina con baita salendo con pendenza moderata. Ben presto le cose cambiano, il viottolo diventa un sentiero che sale fra gli abeti seguendo in pratica la linea di massima pendenza, qui i quattro amici si scatenano forse per recuperare il tempo perso, tanto che a un certo punto penso seriamente di fermarmi. Li ritrovo al limite dei larici, dove la ripidezza si attenua e la traccia traversa a destra, si sono forse impietositi o rispettosi dell’età. Si riparte passando da un’ulteriore casetta in legno con una fontana (unica acqua), più in alto si esce in terreno aperto mirando a una forcella verso Est che si guadagna con una lunga traversata (Damen Torl, 2318 m), confine fra Carinzia e Osttirol, da dove si spazia, oltre che sulle cime del gruppo, sugli Alti Tauri fino alle Aurine, le Dolomiti di Lienz, tutta la Cresta Carnica ecc. Invertendo il senso di marcia si sale ora lungo la dorsale con qualche innocua lingua di neve fra i tozzi ma fotogenici torrioni fino allo spazioso cupolone sommitale. Non manca la solita grande Croce in larice né la cassetta a tenuta stagna con libro, penne e timbro con cuscinetto inchiostrato. Per fare 1300 m di dislivello abbiamo impiegato tre ore, se non ci fossi stato io a fare da zavorra non oso pensare quali record avrebbero battuto. In cima tutto passa, la giornata è bellissima e ce la godiamo ma per poco. In discesa mi difendo, anzi con altri due scriteriati taglio giù per il pendio senza ripassare dalla forcella, a tratti su delle morbidissime ghiaie, poi riprendiamo il sentiero, alla casetta facciamo il pieno d’acqua freschissima e torniamo al parcheggio per la via già percorsa, 1h 45. Per la birra invece tocca aspettare fino alla Plockenhaus quasi al confine. 8 Giugno 2014.

1 Il tornante del parcheggio

2 Bovini al pascolo

3 Sosta fra gli ultimi larici

4 La Baita con fontana

5 A sinistra la Damertorl dove inizia la cresta finale

6 Vista sulle Dolomiti di Lienz

7 La forcella

8 Sulla sella confinano Carinzia e Tirolo dell'Est

9 A NE altre cime del Kreuzeck

 

10 Il sentiero della cresta Est

11 Fiori sulla cresta

12 La nostra meta

13 Dalla vetta verso le Alpi Carniche

14 Gli Alti Tauri con al centro il Gross Glockner

15 In discesa

16 Alla fontana

17 Fioritura di Nontiscordardimè

18 Il Maso Kolinig presso il posteggio

Categorie: Kreuzeck Tag:
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 42 follower