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Jof di Miezegnot (2089m), l’anello da Valbruna

Molta acqua è scesa dal Fella da quando poco più che ventenne ho terminato con il grado di sergente degli Alpini la mia breve e comunque obbligatoria carriera militare nella caserma Solideo d’Incau di Ugovizza, proprio sul ciglio della statale Pontebbana. Passato remoto, erano i tempi della guerra fredda e per entrare in Jugoslavia era necessario il passaporto. Ora, come la gran parte di quelle disseminate in tutto il Friuli è tristemente in stato di abbandono, ma ho ancora presente la vista sul Nebria sovrastato dalla piramide un poco tozza dello Jof di Miezegnot. Ora la naia è stata abolita per fare spazio all’esercito di professionisti a 36 o 40 ore la settimana, noi eravamo agli ordini 24 su 24 e ho memoria di qualche allarme notturno. Non avverrà, ma se ci dichiarassero guerra il mezzogiorno del venerdì l’invasione sarebbe certa con i nostri eroici volontari tutti partiti a godersi il fine settimana. Ma sono opinioni di un bastian contrario piuttosto avanti con l’età.

Lasciando perdere divagazioni e rimpianti giovanili veniamo alla cima in questione. Che è la più alta (2089m) e orientale dei Monti di Malborghetto, la catena di monti fra la Valcanale e la Valdogna, fino alla guerra 15-18 confine fra l’allora Impero Austroungarico e il Regno d’Italia. Già visitata un paio di volte in passato partendo da Malga Saisera, 1000m, ma mai per la via più breve che parte da Sella Somdogna  raggiungibile in auto da Dogna (1397m). Per la gita odierna il parcheggio è ancora in Saisera ma all’inizio della strada all’altezza di Valbruna. Qui si trova la tabella (q. 821m) sulla destra per il nostro percorso segnato con il n. 607. Che incomincia con una strada forestale per la verità un poco pallosa, sale in un bosco di conifere con qualche raro faggio e in seguito si riduce a sentiero ed esce finalmente allo spallone erboso dove si trova Malga Rauna, circa 1500m. La Casera è chiusa ma ci sono le panche sotto la tettoia, poco più in alto si trova la graziosa cappella Zita in stile gotico con l’aguzza copertura in scandole dedicata all’imperatrice d’Austria. Il luogo ameno gode anche di un vasto panorama e meriterebbe una lunga sosta, magari con qualche genere di conforto, ma il dovere ci chiama. Proseguendo si lascia sulla destra la deviazione per malga Strechizza e Malborghetto per continuare alti sulla gola del Rio del Salto mentre il bosco, ora a larici e mughi, permette di apprezzare il paesaggio (sent. 606). Con una serie di tornanti si guadagna faticosamente la selletta (circa 1950m) sulla frastagliata cresta che dallo Jof arriva sull’anticima ricoperta di mughi dello Schwarzenberg . Una targa di bronzo è posta in memoria dei soldati degli opposti eserciti che qui si affrontarono nel 1917. Con poca fatica (sono solo pochi metri) si arriva per tracce anche sulla sovrastante elevazione del  Piccolo Jof di M. da dove si osserva meglio la prosecuzione della gita. Verso O una friabile crestina traversa in versante N, qui il freddo si fa sentire, e mi congelo le mani. Le ghiaie sono tenute assieme dal gelo, salendo un canalino si esce finalmente al sole della cresta Sudest, seguendo i segni si esce finalmente in cima accolti da un gelido venticello. Troviamo riparo fra gli imponenti resti bellici, il rinomato panorama offre gran parte delle Giulie, le Alpi Carniche e monti e valli dell’Austria, solo la Croce cromata e un po’ pacchiana mi rovina in parte l’appetito. Scendiamo lungo la via normale del versante Sud (sent. 609), nel primo tratto le rocce sgretolate e taglienti richiedono attenzione. Più in basso la traccia è più evidente e il percorso diventa tranquillo. Si passa accanto al Bivacco del Battaglione Gemona, un piccolo edificio bellico restaurato, segue un tratto nel bosco prima di arrivare alla  Malga e alla Sella Somdogna. Qui transita la strada che seguita a sin. porta al rifugio F.lli Grego (Chiuso). Spediamo il gagliardo autista a recuperare l’auto, c’è qualche km da fare, mentre il resto della compagnia divalla a Malga Saisera più tranquillamente. 1300m di dislivello, la guida indica 4 ore in salita (ci stanno tutte). Ottobre 2016, con Giorgio, Sandro e Mauro.

1-il-bosco-dinizio

2-malga-rauna

3-a-nord-osternig-e-acomizza

4-la-cappella-zita

5-salendo-alla-sella-si-incontrano-le-prime-postazioni

6-la-cima-dalla-selletta-dove-si-cambia-versante

7-la-targa-in-memoria-dei-caduti

8-il-piccolo-jof-di-m

9-sulla-cimetta

10-il-traverso-a-nord

11-salita-alla-cima

12-opere-belliche-in-vetta

13-in-cima

14-a-o-piper-e-due-pizzi-con-sullo-sfondo-le-alpi-carniche

15-bunker

16-in-discesa

17-bisogna-fare-attenzione

18-volontario-allopera-al-bivacco-batt-gemona

19-sella-somdogna-alta-a-destra-la-cima-dello-jof

20-in-sella-le-bandiere-dellamicizia

21-il-rif-grego-e-lo-jof-fuart

  1. Ermanno
    ottobre 17, 2016 alle 8:18 pm

    ” ….i nostri eroici volontari…” adesso sono chiamati professionisti; ai tuoi e ai miei tempi chi imbracciava le armi per il soldo era definito mercenario, ergo, forse i il più famoso di loro. Bob Denard, avrebbe potuto essere definito professionista di prim’ordine !

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