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Torre Fanis (2922m), per la via di Angelo Dibona

Un fallimento

Nel gruppo di Fanis a N del passo Falzarego (2105m) avevo già fatto qualche scalata con gli allievi dei corsi di alpinismo ma anche da autonomo ma sempre sulle cime minori ma di roccia ottima che fiancheggiano la statale sulla destra, le torri e Cima Bois sono frequentatissime come del resto l’ambita ferrata Tommaselli alla Cima Sud. Mancava ancora una via sul turrito castello delle cime principali, l’occasione viene fornita dal campeggio del GRAF (Gruppo Rocciatori Alpina Friulana) da parecchi anni disciolto. Preistoria quindi, correva l’anno 1993, per gli impegni vi partecipo in un giorno e mezzo arrivando all’accampamento in Valparola il sabato pomeriggio. L’ambiziosa scelta cade su quella più a Est che è poi la Torre Fanis 2922m, la più ardita ed elegante. Il mattino dopo risaliamo al passo (un amico e due giovani sorelle sono il resto della compagnia). Qui la temperatura è micidiale, senza troppa convinzione cominciamo la lunga traversata verso l’attacco. Prima stiamo sul sentiero 402 fino alla forcella Travenanzes e in seguito costeggiando le pareti per tracce a quella del Mortaio giungiamo alla base della Torre in tre ore. Dove rinunciamo, la via è tutta a N. Al ritorno ci divertiamo a cercare fossili nel Cadin di Fanis dove un tempo scendeva un ghiacciaio. Poi saliamo la via attrezzata che porta alla buia galleria che traversata a tentoni (nessuno si è portata la pila) esce sulla solare cengia d’attacco della ferrata. Percorrendola verso sinistra arriviamo al bivacco Della Chiesa a forcella Grande fra i Lagazuoi che era già allora in condizioni deplorevoli  a causa della poca educazione dei frequentatori. Il sentiero strabattuto e segnalato (n. 20) ci riporta al passo piuttosto scornacchiati. Non resta che tornare alla base che per gli amici è il campeggio mentre per lo scrivente si tratta del lontano Friuli.

1 La Torre in avvicinamento

2 Verso l'attacco con vista sulla Tofana di Rozes

3 Le cime del Lagazuoi

4 Cadin di Fanis, un tempo sede di un ghiacciaio

5 Acrobazie

6 Nei pressi del bivacco Dalla Chiesa

7 Le Tofane

8 Dal bivacco le Cunturines

La magnifica Traversata

Nella mia scalcinata carriera alpinistica non ho avuto molti compagni, andare in cordata per me è stata sempre una questione di amicizia. Uno di questi è stato Sandro P. fido e capace ma purtroppo coinvolto in alcune diatribe (quando non arrampicano l’attività prediletta degli alpinisti è quella di litigare) dopo di che come Celestino V ma non per viltade si è ritirato. L’idea è di salire la Torre per la via dello spigolo N aperta da Angelo Dibona che vi accompagnò nel ’22 la signora Marpels, in gran parte III con qualche passo di IV, 400m. Partendo alle 5 con poco rispetto per il codice stradale alle 8 siamo al Falzarego, allora non era stata ancora introdotta la patente a punti. Guadagniamo una mezz’ora in avvicinamento rispetto al precedente tentativo cominciando a arrampicare verso le 11 con clima abbastanza fresco, ora mancano solo. Subito si affrontano i passaggi più difficili anche per la dolomia non solidissima che comunque migliora più in alto, la continuità è interrotta da qualche cornice che permette di riposare. La via non è molto evidente ma alle tre del pomeriggio arriviamo in vetta, panorama favoloso ecc. ecc. ma ora bisogna cercare la discesa. Che ricalca le orme di E. e K. Kiene che nel 1912 salirono per primi la vetta per la parete SE traversando poi alle cime Cadin di Fanis. Con due doppie (già attrezzate, come per fortuna tutte) arriviamo alla forcella di T. Fanis da dove bisogna risalire alle Cime Cadin di Fanis (2900m!), indi scendere arrampicando un canalino e risalire a un’ulteriore forcelletta da dove più agevolmente si esce alla selletta Fanis fino a un salto. Da dove ci si cala ancora in un canalone nevoso che si deve attraversare alla sommità per risalire, ancora! sul filo. Poi obliquamente in discesa a un chiodo con anello, dopo la calata proseguire fino a dei cordini su uno spuntone, è l’ultima doppia, arriva sulle ghiaie del canale che scende dalla selletta Fanis, e sono le sette di sera. Da questa finalmente per ghiaie ritroviamo il sentiero e torniamo al punto di partenza. La discesa tutto sommato è piuttosto complicata, sbagliando qualcosa il bivacco è sicuro. Alle otto di sera siamo al parcheggio, a casa suonano dodici rintocchi. Poche volte mi sono trovato in un ambiente dolomitico così affascinante, anche se non troppo distanti dal passo in tutto il giorno non abbiamo incontrato anima viva. Settembre 1997.

9 La Marmolada dalla chiestta sul Falzarego

10 La Tofana con la criniera

11 Il gruppo di Fanis

12 Antelao, Duranno, Croda da Lago e Pelmo

13 Torre Fanis

14 L'attacco

15 Ambiente di croda

16 Lo spigolo

17 L'amico sullo spigolo

18 Passaggio di IV

19 La vetta

20 I due eroi sulla meta raggiunta

21 Pemo, Civetta ecc.

22 Quasi alla fine della discesa affaccio sulla forcella Fanis

23 Dalla cima Cadin di Fanis lo sguardo si apre alle nevose cime delle Alpi Centrali

24 Il labirintico ritorno al passo

25 Dal sentiero appare la Croda Rossa

La relazione si trova sulla guida del CAI nel primo volume delle Dolomiti Orientali (Antonio Berti), più sbrigativa quella del Pause “100 scalate classiche”.

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