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Hochschober 3240m, alpinismo (quasi) eroico

Per questa, come per altre cime in zona, seguiamo le indicazioni di un articolo di Bruno Contin, alpinista di Pontebba, pubblicato su un vecchio numero della rivista “Le Alpi Venete”. Spostandosi in Austria il clima può riservare delle sorprese, a volte buone o come in questo caso pessime. Valicato il Passo di Monte Croce Carnico e da Mahuten il successivo Gailberg si arriva nella valle della Drava che si risale fino a Lienz, dopo la graziosa e ordinata città si continua ancora verso Ovest seguendo il corso del fiume, l’acqua è la stessa ma qui cambia il nome in Isel. Come preannunciato, mentre in Italia splendeva il sole qui una cappa di nuvole cela le desiderate alte vette. Non ci lasciamo certo scoraggiare per queste inezie e svoltiamo verso destra salendo al borgo di Gwabl e oltre, in parte su sterrato, fino al parcheggio, circa 1900m. Da qui ci alziamo  costeggiando un impetuoso torrente (Leibnitz Bach) fino a raggiungere l’ampia insellatura della Hochschoberhutte, il grande rifugio tradizionalmente rivestito in scandole  che al momento trascuriamo, 2322m. Tutto poco incoraggiante, aveva anche iniziato a piovere, e da quel poco che si vede in alto ha nevicato e non c’è un anima in giro. Gli amici sono perplessi e come incoraggiamento pronuncio la frase che diventerà proverbiale “Anin amancul fin te forcele” e gli sventurati rispondono affermativamente. Dall’Hochschober (pur non essendo la cima più elevata)  prende il nome il gruppo piuttosto vasto che annovera numerose cime oltre i 3000, parecchie con dislivelli paurosi e per questo poco visitate. Proseguendo verso N la traccia si alza senza problemi  a una forcella (Staniska Scharte), quasi 3000m. Qui ci accoglie un vento micidiale, ma ormai non si può cedere. Ci alziamo ancora fino all’insellatura fra la cima minore ( Kleinschober) e la più alta che rimane sulla destra fra nevai, blocchi e lastroni di gneiss e qualche breve tratto attrezzato  ma senza particolari difficoltà (se in buone condizioni e non con  l’ambiente polare odierno, a seconda dell’innevamento utili o necessari piccozza e ramponi), forse primo grado, arriviamo in cima seguendo la normale ben segnalata della cresta N. Scendendo poi per la stessa strada, ora possiamo concederci una birra al rifugio.

1 Il sentiero del rifugio

2 Ponte sul torrente

3 Un Cristo sulla via

4 La cima bianca di neve

5 Salendo alla Staniska Scharte

6 Alla forcella

7 Salita alla Cima

8 A monte della sella

9 In salita

10 Merletti di neve

11 Vento sulla cresta

12 Il tratto finale

13 In vetta ambiente severo

14 Un'altro scatto sul Hochschober

15 In discesa disdegnando i cavi

16 Povero ranuncolo!

17 La sella del rifugio

18 L'Hochschober Hutte

Cinque ore per la sola salita, fine Luglio ’91, con Bepi, Fausto, Maurizio e Sandro.

Categorie:Alti Tauri Tag:
  1. agosto 11, 2016 alle 3:18 pm

    Una birra fredda per gentile concessione del rifugio, per riscaldarvi in quella non scottante avventura.
    Ok, siamo in Austria, ma qualcos’altro di più adatto al clima, non c’era?

    • agosto 11, 2016 alle 4:13 pm

      Caro Claudio, gli alpinisti sono morigerati (almeno quelli moderni), purtroppo appartengo alla vecchia scuola. Un mio compagno afferma “vino di murì sans?
      mandi

      • agosto 11, 2016 alle 4:49 pm

        un got di vin brulè? un bicirìn di sgnape?
        Nooo … un buon brodino caldo!

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