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Monte Volaia (2470m), un’Odissea

L’alta cresta di confine con l’Austria fra il passo di Volaia e il Giramondo è chiamata dai nostri vicini Biegengebirge traducibile con monti dell’Arco per la sua curvatura concava verso l’Austria mentre per noi sono i monti di Volaia, costituite da un attraente ma purtroppo friabile bianco calcare. Nella grande Guerra erano la linea del fronte e le vie normali si svolgono tuttora sui sentieri di arroccamento dell’epoca. Le cime principali a partire da Est sono  Capolago, Canale e Sasso Nero. L’ultima dopo la curvatura è la cima in oggetto, il Monte Volaia con le due appendici minori della Cima di Ombladet e del Vas. L’avvicinamento consueto è da Forni Avoltri nell’alta valle del Degano, qui si svolta a destra nella val Fulin con i suoi paeselli allineati sulla destra idrografica, dopo l’ultimo abitato, Collina, la strada termina sul piazzale del rifugio  Tolazzi dove hanno inizio i frequentati sentieri dei rifugi del Coglians.

1982 Agosto, l’incompiuta con grave incidente in discesa

Fra lavoro, motocicletta e montagna ho rischiato abbastanza e non mi sono mai fatto male seriamente, qualche storta e sbucciatura in tutto, più per questioni di fortuna che di capacità, purtroppo ora i limiti sono quelli della carta d’identità. Mia moglie all’epoca in qualche occasione mi seguiva da buona camminatrice dopo aver affidato le nostre figlie a sua madre come in questo caso. Come punto di partenza optiamo per Sigilletto (1121m), il borgo che precede Collina, al termine dell’abitato si dirama sulla sinistra una strada che porta alla cava di marmo che poi ridotta a carreggiabile porta abbastanza comodamente alla casera Monte dei Buoi adibita a bivacco (1723m) con il sent. 141. Dal ricovero Una mulattiera prosegue sulla destra fino alla sella poco sotto la Cima di Ombladet e prosegue poi abbastanza faticosamente verso NE fino alla forcella sempre di Ombladet, 2061m fra la detta cima e il Volaia con segnavia 169. Dalla selletta si stacca a destra la via normale. Ci si alza per un agile sentierino anche ben segnato con resti di trincee e postazioni fino alla Tacca del Sasso Nero da dove ci si affaccia al versante austriaco con vista superba sui versanti N del gruppo, sul Coglians e sul lago di Volaia. L’inquadratura è dai finestroni rocciosi dove in passato usciva una via ferrata da sempre dismessa per frana.  Qui sorprendentemente incrociamo alcuni compaesani che hanno lasciato gli ozi di Collina dove sono in ferie. Malamente il tempo, bellissimo al mattino, peggiora rapidamente e comincia a piovere, mancano poco più di un centinaio di metri ma non è il caso di continuare. Bisogna ridiscendere. Dalla sella la via più diretta è quella per Collina e la prendiamo, il terreno bagnato diventa scivoloso e alla mia compagna fanno male i piedi, si ferma e mette le scarpe ginniche, poco prima di giungere a valle sento un sinistro crac alle mie spalle. Anna si è rotta qualcosa e non si può muovere, scendo velocemente a Collina in cerca d’aiuto che trovo in piazza all’albergo Volaia. Risalgo con il titolare e alcuni volontari, il trasporto dell’infortunata si effetua facendo seggiolino con le mani. Una corsa verso casa (deve lavarsi prima del pronto soccorso) e poi in ospedale: La prognosi è di frattura bimalleolare e serve un intervento chirurgico (dopo 35 anni i ferri sono ancora lì come i miei rimorsi).

1 Pleros, Fuina e Cimon da sopra Sigilletto

2 La cava di Marmo

3 Farfalla

4 I Monti di Volaia dalla cresta di Ombladet

5 Dalla Tacca del Sasso Nero affaccio a N

6 La moglie pensierosa

7 L'incontro con i compaesani

8 Il versante della normale

9 Forcella Ombladet

1988, gennaio, un’invernale con poca neve

Dopo sei anni di vagabondaggi sono diventato in pratica un esperto e ci riprovo con alcuni amici conosciuti alla SAF lungo lo stesso itinerario ma xcon bellissime condizioni. Superata la tacca del Sasso Nero dove inizia la traversata in versante O saliamo per roccia alla cresta Sud e per questa con panorami  eccezionali arriviamo alla Croce della Vetta. Le difficoltà? Forse stiamo ancora nei limiti del primo grado, ma allora si arrampicava e quindi la valutazione non è troppo attendibile, 4 ore e 45’. Tornati a forcella Ombladet all’incirca sui nostri passi dopo esserci spaparanzati al sole ci lasciamo scivolare sul lungo nevaio e in seguito per sentiero a Collina da dove l’asfalto ci riporta a Sigilletto. Daniele, Fausto, Maurizio e Nino.

10 Alba in technicolor

11 Casera Monte dei Buoi

12 Sul costone di Ombladet

13 Peralba e Fleons

14 Ombladet

15 Fortificazioni slulla cresta

16 Il Coglians dalle gallerie

17 Salita in cresta

18 La cima dalla cresta S

19 In cresta

20 Panorama a Sud

21 A due passi salla vetta

22 In cima

23 Splendida la vista a NE con Coglians, Capolago ecc.

24 la Ripartenza

25 Cima e Anticima dalla Tacca

26 Variante in placca

27 Il riposo dei guerrieri

28 Spunta la luna dal monte

29 Scivolata nel canale di Ombladet

30 Arriviamo a Collina al tramonto

Agosto 2016, da Collina con il gruppo del mercoledì

Questa volta l’inizio è Collina 1243m risparmiando un centinaio di metri di salita. Dal parcheggio in piazza il sentiero n. 141 inizia a destra dell’Albergo Volaia e sopra le case una mulattiera traversa a O. L’alternativa è salire fra le alte erbe, all’ingresso nel bosco la traccia diventa evidente per sparire all’uscita in terreno aperto. Proseguendo a naso verso N si guadagnano i ruderi di casera Chiampei dove il sentiero riappare, qualche segno in più e il taglio della vegetazione sarebbero graditi. Da qui non resta che salire anche ripidamente in ultimo alla forcella Ombladet, 2061m, crocicchio di sentieri e tabelle. Ora ci si alza ad ampie svolte per verdi e detriti con piacevoli fioriture con un’unica biforcazione dove arriva da destra (Est) il sent. n. 176 che percorreremo al ritorno. In ambiente più alpino si prosegue sulle tracce degli antichi sentieri militari fino ad affacciarsi al versante N, è la Tacca o Cresta del Sasso Nero (2340m), si torna sottocresta fino a entrare in una svasatura che risalita porta alla Croce di Vetta. L’ultimo tratto è quello più impegnativo e a tratti alquanto esposto sopra infidi pendii di sfasciumi (primo grado). Scendendo al bivio prendiamo a sinistra, il sentierino è più gradevole di quello di salita, si perde quota fra verdissimi prati sotto le pareti del Sasso Nero fino a una dorsale che si percorre sul filo, la si abbandona ancora a sinistra entrando infine nel vallone del rio Chianaletta, si passa dalla casera omonima che può offrire ancora riparo. Il sentiero cala lungamente sulla sinistra (or.) comunque più evidente che quello di salita. C’è una ulteriore deviazione più in basso che scende sulla destra ad attraversare il torrente (andando dritti si arriverebbe da Canobio più a monte) che esce sull’asfalto, una breve risalita riporta al centro di Collina. Ho trovato la gita se non difficile assai faticosa per le mie possibilità attuali. Ore 3.45 in salita (ci stanno tutte), con Mauro, Oscar, Sandro e Nevio.

31 Consulto della carta a Colina

32 Garofanino dai vivaci colori

33 I resti di casera Chiampéi

34 Forcella Ombladét

35 Sulla Normale

36 In vetta

37 La discesa

38 La verde val Chianaletta

39 Casera Chianaletta

40 Il guado senza problemi ma da non mancare 

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