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Croda da Lago (2701m), sulle orme dei pionieri

Già salendo la valle del Boite in direzione di Cortina si ha modo di ammirare le cime ardite ed eleganti della Croda da Lago quasi a risarcimento delle quote minori rispetto ai colossi circostanti. Per la nostra salita trascuriamo la perla delle Dolomiti proseguendo sulla statale del Falzarego per deviare a sinistra dopo Pocol sulla strada del Passo Giau, il nostro parcheggio si trova in località Rucurto, 1700m circa. Passato il torrente con percorso amabile nel bosco si lascia sulla sinistra la Casera Formin, fino a qui segn. 437 dove ci si collega con il 434 (che è poi quello dell’alta via n. 1) mentre cominciano a svelarsi le nostre crode. In un’ora e mezza arriviamo infine al rifugio Palmieri (2034m), uno dei più vetusti della zona ricostruito più volte. Qualche metro più in basso le cime si specchiano nel piccolo lago di Federa, è veramente un luogo incantevole, per di più al momento è semideserto e si respira l’aria dei pionieri. Il versante E, dove si svolge la normale, si trova lì di fronte. Dopo numerosi tentativi la via è stata aperta nel 1884 dal solito Michele Innerkofler in compagnia di Roland von Eotvos, ora tocca a noi meschini. Dal rifugio ci portiamo sulla riva orientale del lago fino alla sua estremità, qui si sale uno zoccolo di erba e roccia di orientamento aleatorio, trovando la via migliore i passaggi sono sul 2° grado fino a una spalla. Una traccia traversa a sinistra inoltrandosi in una cengia assai pittoresca a tratti esposta ma comunque facile e con varie rientranze anche sotto dei landri fino all’attacco che nel diedro che scende dalla forcella fra la Croda e il Campanile Innerkofler. Rintracciato il chiodo di partenza le esitazioni svaniscono, ci sono tutte le varianti dell’arrampicata, camini paretine e diedri di roccia ottima. Le soste, tutte attrezzate, consentono di risparmiare tempo e usciamo alla forcella Eotvos, fra le due vette principali. Manca da salire verso destra l’ultimo tiro di temuta roccia rossastra e a detta della guida friabile, provenendo dalle Carniche non è poi tanto malaccio. La vetta è piuttosto angusta e ci rifocilliamo assicurati. La discesa alla cornice iniziale è tutta a corde doppie (la prima da 50m s’incastra) già attrezzate. Per scendere al rifugio traversiamo per verdi fino a rintracciare via già fatta al ritorno dal Cason di Formin in una precedente occasione, più sbrigativa. Tempo con qualche velatura ma nel complesso bello, II e III con un passo di IV. I partecipanti, oltre al sottoscritto, Sandro, Nevio e Federico.

I tempi: partendo alle 6 da Udine alle 2 del pomeriggio calpestiamo la vetta . Via descritta dal Berti e da Buscaini.

1 Il rifugio Palmieri sulle rive del lago di Federa

2 Fra gli abeti svetta la Tofana di Rozes

3 Cinque Torri e Fanis

4 Sullo zoccolo

5 La cima dall'inizio del traverso

6 Sulla cornice

7 Roccia ottima nel diedro

8 La sosta del tiro finale

9 L'ultimo passaggio

10 L'autore sulla Croda...

11 I compagni

12 Lastoni di Formin

13 Cima d'Ambrizzola

14 Dalla vetta il lago e il rifugio

15 Comincia la discesa

16 La calata da 50 m

17 In discesa

18 Nel diedro

19 Sulla cengia d'attacco

20 Nel paesaggio spicca il Becco di Mezzodì

21 Vista su Cortina

22 Scendendo a valle

23 Luci del tramonto sulla Croda da Lago

 

  1. luglio 23, 2016 alle 1:42 am

    Prodi, meschini, calpestatori di splendide vette con viste panoramiche ancor più splendide!

    Ed anche questa l’avevate fatta, invece io, un bel giorno, mi sono dovuto accontentare di visitare il laghetto delle Baste, non lontano da li, ma il “da Lago” e “Federa”, mi suonava sempre e suona ancora in sottofondo come desiderio di Crode incompiute.

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