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Pisimoni 1880m, la faticosa via normale da Ovedasso

Il gruppo dello Zuc dal Boor termina a meridione con questa cima arcigna e isolata, un versante alto 1500 dà sulla valle del Fella, gli altri limiti sono la val Aupa e il rio Simon mentre verso N il frastagliato crestone prosegue verso la vetta maggiore. La montagna poco blasonata non patisce certo l’affollamento se non per la difficoltà per la lunghezza degli accessi. In quegli anni eravamo dei collezionisti medaglie e mancava ancora questa sommità per guadagnarci quella dell’Alta via di Moggio. Con due sodali dell’epoca (di cui da tempo si sono perse le tracce) ci trasferiamo quindi al paese detto sopra e verso destra dopo aver valicato l’Aupa a Ovedasso, uno dei tanti borghi quasi spopolati di queste Alpi Carniche meridionali dove parcheggiamo a 422m di quota. Dopo un primo tratto nel bosco di pini e passando da una Croce metallica poi la traccia si inoltra in luoghi che visti dal basso sembrano impraticabili seguendo in parte gli itinerari degli antichi fienaioli. Molto belli e pittoreschi sono i traversi  su cenge a soffitto dove bisogna prestare attenzione anche se difficoltà alpinistiche vere e proprie non se ne incontrano. Il terzo settore è più appoggiato e la vegetazione si riduce a ginestre e mughi, per contro incontriamo la neve che rende la gita più interessante, il largo dorso ci conduce in cima. Tre ore e mezza, in discesa facciamo la stessa strada. A Moggio dopo laboriose ricerche rintracciamo il presidente del CAI locale per ritirare il distintivo non senza prima avergli svuotato un bottiglione di Bacò, l’unico vitigno che resiste a queste latitudini. Con Amorino e Bepi nel maggio dell’87.

1 La Croce di Ferro

2 Moggio, il Fella e l'Amariana

3 I due compari

4 Sotto gli strapiombi

5 Incontriamo anche una sorgente forse temporanea

6 L'incontro con la neve

7 L'ultimo tratto

8 La Vetta

9 L'arrivo

10 La foto di vetta

11 Non resta che scendere

12 La Cengia a soffitto

13 Un Ometto quasi monumentale

Categorie:Alpi Carniche Tag:
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