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Gran Pic du Vignemale, 3298m, per la cresta Petit Vignemale-Pointe de Chausenque (AD)

Cartina

Ai tempi dell’alpinismo dei signori il conte inglese Henri Russel si era talmente invaghito di questi luoghi tanto da farsi scavare una caverna dove passare l’estate, d’altronde il massiccio del Vignemale è una delle più affascinanti montagne dei Pirenei, il giorno prima avevamo ammirato, salendo al rifugio Baysellance, le chiare pareti nord alte fino a 800m sulla valle d’Ossue. Il versante rivolto al rifugio è meno imponente ma racchiude la gemma del ghiacciaio orientale che è il più esteso dei Pirenei. Ma non solo, il Gran Vignemale, chiamato anche Pique Longue è la vetta più alta del Parco Nazionale Francese e con la Pointe Chausenque ha la palma del più elevato tremila interamente in territorio francese. Lasciando il rifugio per salire all’Houquette d’Issoue,2734m, in perfetta solitudine e già valicato il giorno prima, assistiamo a una spettacolare aurora nel migliore technicolor. Il programma prevede la cresta Est o cresta dell’Hourquette, una via classificata AD, quindi abbiamo in dotazione l’imbrago più una mezza corda e qualcuna delle normali cianfrusaglie per l’assicurazione. Dal passo una traccia di sentiero fra sfasciumi e detriti conduce senza problemi alla cima del Petit Vignemale, il primo tremila del giorno (3032m). Qui troviamo un giovanotto, sarà l’unico incontro fino alla cima principale. Affacciandosi a Est si vede il proseguimento che ci sembra abbastanza impegnativo, c’è da scendere una paretina alquanto liscia e poi continuare su una chiara cresta frastagliata, a detta della relazione II e III. Tocca prendere provvedimenti e ci travestiamo da alpinisti, gli scarponi li abbiamo già e l’unica cosa che manca è solo il casco, di martello e chiodi neanche parlare. La traversata è molto aerea ma intuitiva quasi sempre sul tagliente con qualche divagazione verso N, dove ci si assicura con cordini e fettucce (utile una lunga). Si esce dal tratto più rognoso al Col des Glaciers, la larga depressione con la Pointe Chausenque. Questa si scala per cenge e paretine di rocce rotte sulla cui solidità è lecito dubitare (II, 3204m). Intanto il sole è andato a farsi benedire e procediamo con visibilità limitata lasciando a destra il Piton Carrè, un ulteriore vetta che non rientra nell’ottica della traversata fino ad arrivare dopo un tratto su neve alla Breche de Gaube (3152m) dove troviamo le tracce della via normale, primo grado. Ora bisogna solo fare attenzione a non smuovere niente, vista la frequentazione si potrebbe far fuori qualcuno. La cima è contrassegnata da un modesto paracarro in cemento e con la visuale ridotta non vale la pena di dilungarsi e torniamo al ghiacciaio. Dove incontriamo un simpatico ragazzo romano, i genitori gli hanno regalato per la laurea la traversata dei Pirenei, resterà l’unico italiano incontrato in dieci giorni. Tornando al rifugio il clima cambia ancora e rispunta il sole, scendiamo slegati visto che dei temuti crepacci, forse per l’abbondanza della neve, non c’è traccia alcuna. Qui salutiamo il compatriota, risaliamo per la terza volta l’Horquette prima di tornare alla paziente Astra che ci aspetta a Pont d’Espagne.

14 Agosto 1996, per la sola gita poco più di 5 ore, da aggiungere la lunga discesa a Pont d’Espagne per la valle di Gaube.

1 Alba western al rif. Baysellance

2 Le creste del Vignemale

3 Petit Vignemale, in cima

4 La cresta

5 In traversata

6 Il versante Nord

7 La cima del Vignemale

8 I Pirenei Centrali

9 Il compagno

10 Alla fine delle difficoltà

11 Mare di nubi sul ghiacciaio

12 Fra due mondi

13 Gran Pic du Vignemale, la cima

14 Le vette della traversata

15 In discesa

16 L'incontro con il Laureato

17 Il ghiacciaio, sullo sfondo la cima

18 La morena e il ghiacciaio

19 Al rifugio

20 Il passo con la valle di Gaube (Hourquette d'Ossoue)

21 Un laghetto nel granito

22 Pont d'Espagne

23 Torniamo nella civiltà

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