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Lavinal dal Ors e Forcella Mosè, due canali nevosi dalla Val Saisera

Da Malga Saisera a Sella Nevea per il Lavinal dal Ors con la corriera dell’UOEI

Anni eroici e ricchi di soddisfazioni quelli in cui bazzicavo la sede della meritevole associazione con sede in via Grazzano e succursale All’Allegria di fronte alla parrocchia di San Giorgio prima che diventasse un locale di charme (si dice così?). Anche se alla fine di gite sociali non ne ho fatte molte di questa ho un bellissimo ricordo dopo tanto tempo, cito solo il secolo che è quello scorso. Risalita la Valcanale fino a Valbruna e raggiunta la radura di malga Saisera (1004m) il pullman scarica gli escursionisti che si incamminano volenterosi traversando la fiumana di ghiaie alla ricerca dell’imbocco del sentiero 616 che si alza nel bosco, ne esce alla bassa Spragna. Da qui si traversa verso sinistra per entrare in uno stretto colatoio che si risale alla sinistra del torrente che precipita con una cascata fino ad uscire nell’alta Spragna, una delle carnizze più affascinanti delle Giulie racchiusa fra le pareti del Montasio e dello Jof Fuart. Il bivacco Mazzeni(1630m) è poco più in alto al riparo dalle valanghe. Il lavinal dell’Orso, 2138m, è la forcella sulla destra, a Giugno ancora difesa da un erto nevaio, qui affido mia figlia a Emanuela che con il gruppo dei più saggi concluderanno qui la gita, mentre i cosiddetti esperti affronteranno la traversata. Qualcuno calza i ramponi forse in eccesso di prudenza, la neve non risulta malvagia, verso l’uscita la pendenza aumenta e un paio di gitanti vengono assicurati con la cavezza. Nonostante la scarsa dimestichezza ci affacciamo tutti interi al versante di Nevea, per raggiungere il sentiero (che collega Sella Nevea con il rifugio Corsi) si attraversa ancora un facile nevaio che termina nelle vicinanze del Passo degli Scalini, 2022m. Qui l’ambiente cambia repentinamente, il bianco cede il passo al verde e fra la rigogliosa vegetazione si scende alla Casera Cregnedul di Sopra, dove è in svolgimento una festa e ho il piacere di conoscere Ignazio Piussi, una delle leggende delle Giulie. Poi il sentiero torna del bosco, uno degli amici scivola su una radice, frattura del polso. Ormai stufi della lunga attesa ritroviamo il resto della compagnia a Sella Nevea, 1162m, la mia primogenita di 9 anni che avevo affidato all’amica è presente e tiro un sospiro di sollievo.  Otto ore totali nel Giugno dell’82.

1 Cascata salendo al bivacco

2 Sull'itinerario del bivacco

3 Soldanelle

4 La forcella (e il ravanatore con la prole)

5 Il bivacco Anita Goitan

6 Si mettono i piedi sulla neve

7 Nel canale

8 Qualcuno chiede la corda

9 Bene o male si esce alla sella

10 La conca innevata dell' opposto versante

11 Poi è già primavera

12 Il rododendro precoce

13 Quelli che fecero l'impresa

14 Il sentiero per Cregnedul con vista sul Canin

15 A Cregnedul di sopra

16 Il roccioso Ignazio Piussi

Tempo inclemente a Forcella Mosè 2290m

Per la seconda gita di metà Aprile mi avvalgo di un giovane di belle speranze di recente acquisto. Una cappa di nubi avvolge la Saisera e già all’inizio cominciamo a pestare neve, dopo il bosco la gola che sale alla Spragna è tutto un pendio. Il compagno ne rimane piuttosto colpito e mostra segni di cedimento, fra l’altro la meta designata era addirittura lo Jof Fuart! Il bollettino delle valanghe era di là da venire e saliamo alla buona stella. Fra la caligine appare la forcella, l’amico ne sale un pezzo poi si ferma. Per onor di firma la raggiungo cercando di stare sul fianco e non al centro della gola. Probabilmente è una delle salite più scriteriate che abbia mai fatto. 4 ore e mezza fino in forcella.

17 Neve d'Aprile

18 Le creste dello Jof Fuart, si riconosce l'Innominata

19 Nella nebbia la forcella

20 In salita

21 Qui il compagno si ferma

22 Forcella Mosè

  1. marzo 24, 2016 alle 8:00 pm

    Rino, volevi restare nel vago dicendo “secolo scorso”, ma poi la tua commozione, alla fine, ti ha giocato lo scherzetto, ti sei lasciato andare ed hai confessato?

    — Claudio

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