Home > Pirenei > Petit Pic du Midi d’Ossau (2807m), la traversata Cresta di Peyreget-Couloir S della Fourche

Petit Pic du Midi d’Ossau (2807m), la traversata Cresta di Peyreget-Couloir S della Fourche

Per svariare dalle consuete gite nelle Giulie, Carniche e Dolomiti voglio ricordare la decina di giorni trascorsi nei Pirenei, il luogo più lontano che ho visitato.

E’ una storia lunga 50 milioni di anni quella della formazione dei Pirenei, quindi prima delle Alpi, montagne di confine fra il Sud della Francia e il Nord della Spagna con l’Atlantico a O e il Mediterraneo a E per una lunghezza 450 km mentre la larghezza è ben minore, ampia alle estremità più ristretta al centro dove si trovano le cime maggiori e  più interessanti per l’alpinista. Me ne ero invaghito per le foto di un articolo pubblicato sulla rivista del CAI ad opera di un certo Franco Michieli, personaggio forte e selvatico, che ne aveva fatto la traversata fra i due mari senza mai pernottare in rifugio, altre notizie rigorosamente in francese le avevo trovate nella biblioteca della SAF in un libretto dedicato al Pic du Midi d’Ossau e nel tomo “Le cento più belle”. I centri più popolosi (per modo di dire) si trovano a valle, solo qualche villaggio si spinge talvolta qualche centinaio di metri più in quota dove la pastorizia è ancora piuttosto praticata. La città di Pau nel versante francese è il capoluogo dell’Aquitania, più nota è la cittadina di Lourdes poco lontana per i pellegrinaggi. Il versante francese, più ripido, ha un clima che risente del vicino Atlantico, mentre arido e a pendenza più dolce è quello Iberico. Il nostro programma di massima non prevede un trekking ma delle puntate nei luoghi che riteniamo più interessanti  pernottando nei rifugi  o nelle vallate a seconda della situazione. La nostra prima destinazione è il Parco Nazionale francese che copre un’area di circa 500 km quadri fra i Pirenei Centrali e Atlantici. Nell’Agosto del 96 colma di varie attrezzature e con in dotazione qualche fotocopia la vecchia Astra SW intraprende la lunga traversata verso il West, oltre al redattore l’equipaggio ha un unico passeggero che è poi il compagno d’avventura Nevio. I chilometri da percorrere sono 1500, una passeggiata quasi tutta in autostrada, non mi dilungo nella descrizione, passiamo il confine in Liguria e poi bisogna attraversare tutta la Francia, ricordo una breve sosta per ammirare la città Medioevale di Carcassonne (ricostruita). Avvicinandosi alle montagne ci sono monumenti e cartelloni che riportano alle tappe del Tour e ai mitici passi del Aubisque e del Tourmalet, fermandosi solo per necessità alimentari e fisiologiche alle nove di sera arriviamo a Pau, città ordinatissima, quasi tedesca, dove si potrebbe pernottare ma l’amico non condivide anche perché qui la sera è in ritardo. Quindi si prosegue lungo la valle d’Ossau verso il Col du Portalet al confine fra Francia e Spagna e rischiando di dormire in auto, passiamo senza fermarci accanto al bel rifugio del CAF, l’ultima occasione è a Gabas, poche case a mezza strada dal passo dove ceniamo (bene) e dormiamo (male) in una specie di topaia fuori dal paese . Il mattino seguente verso le sette saliamo al valico in auto affacciandoci alla Spagna e qui posteggiamo a 1794m.

1 Carcassonne dall'Autostrada

2 Col du Portalet

3 Il Pic du Midi d'Ossau dal passo

4 Il paesaggio alla partenza

6 Il sentiero che porta al rifugio

7 Una presenza costante, l'Iris

9 Il rifugio del Pombie

Petit Pic du Midi d’Ossau, 2807m, la traversata Cresta di Peyreget-Couloir S della Fourche (AD inf.)

Già dal Colle si ha modo di ammirare la bifida piramide di granito di questa solitaria montagna, la più importante, elegante e isolata dei Pirenei Atlantici che in un remoto passato era la caldiera di un vulcano.    Siamo ancora piuttosto spaesati dal micidiale chilometraggio del giorno precedente e facciamo una sosta di orientamento, il verde paesaggio d’altronde lo merita. Gli ubertosi pascoli sono fittamente popolati da greggi e pastori di ovini sovrastati da catene di monti inconsueti. Seguendo le indicazioni ci incamminiamo sul tranquillo sentiero  che verso Ovest (destra) sale aggirando un rilievo secondario in circa un’ora al recente Rifugio del Pombie (2032m) a SE del massiccio, qui bisogna trattare il pernottamento. La parola magica per ottenere ospitalità è “pensione completa” dato che i nostri vicini d’oltralpe sono piuttosto sparagnini e amano viaggiare caricati di tende, gamelle e fornelli, rispolverando il mio francese scolastico ci assicuriamo un giaciglio per la notte. Tranquillizzati ripartiamo dopo avere lasciato parte del carico al ricovero avviandoci verso oriente sul facile sentiero segnalato che costeggia un incantevole piccolo laghetto per poi alzarsi fino al Col di Peyreget (quota ignota). Ci portiamo parecchio materiale, una corda, l’imbrago più vari cordini e un assortimento di dadi. Pensiamo di aver esagerato e non ci facciamo una bella figura, menomale che non c’è nessuno in giro. La cresta (anche confine con la Spagna) sale alla cima da Sud evitando i tratti più impegnativi sulla destra con percorso vario (sul filo si sviluppa la più impegnativa via delle “Flammes de Pierre), la roccia eruttiva risulta simpaticamente salda e tagliente e saliamo slegati,  ci viene il dubbio che tutte le nostre masserizie siano inutili. Frattanto cala la nebbia, comunque il percorso abbastanza intuitivo ci permette di arrivare in vetta senza grandi complicazioni, non senza la collaborazione di qualche ometto. Dalla qui ci si affaccia alla Fourche, la sella con la cima più alta, della quale si ammirano le pareti. Il couloir scende verso  S è una classica via di misto che ci attira anche se non possediamo gli attrezzi da neve. Non resistiamo al richiamo e ci caliamo all’intaglio per facili roccette e caminetti di II. Subito la situazione si complica e siamo contenti di esserci someggiata la corda, superiamo un primo salto roccioso con una doppia. Il colatoio continua alternando tratti detritici (dove rinveniamo anche uno zaino) a lingue di neve dura abbastanza impiccate con ai lati oscuri crepacci che richiedono ancora delle calate. L’ambiente è fra l’orrido e l’affascinante, dopo tante peripezie sortiamo verso destra  sui verdi a monte del rifugio. Sette ore per questa prima avventurosa salita nei Pirenei, difficoltà discontinue dal I al III, 11 Agosto 1996.

8 Il Pic du Midi d'Ossau

10 Verso il Col du Peyreget

11 L'attacco della cresta

12 All'inizio della via

13 Una rampa nel versante spagnolo

14 Sul filo

15 Sulla cima incombono le pareti del Pic d'Ossau

16 Discesa alla Fourche

17 La prima corda doppia

18 Sfasciumi e detriti

19 Crepaccia a lato del nevaio

20 Una ulteriore calata

21 Con questo traverso usciamo dal settore più impegnativo

22 Torniamo sulle rocce

23 Il lago e il rifugio

 

 

  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: