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Rodica (1966m), la prima gita nella valle della Baca

I monti di Bohinj si elevano come una grande muraglia orientata da E a O a spartiacque fra la valle del lago stesso e quella della Baca (Baccia nel ventennio), sulla cresta transita la trasversale Slovena che in gran parte ricalca le mulattiere militari di percorso tutto sommato elementare. Il versante rivolto al lago è più domestico e il bosco arriva quasi alla dorsale mentre quello a Sud è alquanto più ripido. D’inverno tutto cambia, la cresta si corazza spesso di neve e ghiaccio e bisogna attrezzarsi adeguatamente, la  Rodica è una delle cime più alte e si trova circa alla metà della dorsale. Per la prima visita riandiamo al Gennaio dell’85. Da Caporetto scendiamo la valle dell’Isonzo fino a Tolmino e a Santa Lucia (Most na Soci) dove si svolta a sinistra (è la strada per Idria) poi ancora, al primo bivio sempre dallo stesso lato entrando nella valle della Baca che si segue fino a Koritnica, uno dei numerosi quanto poco popolati paesi del versante solatio. Qui una stretta rotabile asfaltata sale in direzione Nord, la percorriamo tutta fino all’ultimo borgo a nome Grant (circa 730 metri  la quota. La documentazione in possesso è una cartina Freytag e Berndt al 100.000 più qualche notizia trovata sulla ristampa anastatica di una guida degli anni 30. Dalle case continua una strada forestale che in mancanza di altre opzioni è giocoforza seguire, sale nella foresta di alti faggi fino a un bivio, qui seguiamo la diramazione di sinistra fino a una baita in legno che come d’uso in questi luoghi è ben serrata a chiave. Il tempo, sul bello ma variabile ci offre anche qualche fiocco di nevischio, che va ad ingrossare il manto che da un bel po’ stiamo pestando. Neve che è comunque buona, anche troppo come verificheremo in seguito. Alquanto spaesati dalla casetta saliamo verso la cresta seguendo il nostro infallibile istinto destreggiando più sopra fra i faggi contorti fino a guadagnare un rilievo quotato con ometto di sassi che forse si noma Peci (1727m). Da dove si rivela la Rodica, abbiamo fallato, si trova a oriente, proseguendo sulla dorsale ci caliamo alla forcella, poi c’è da risalire il versante Ovest  che sembra alquanto comodo. Infatti è così, solo che i facili pendii che abbiamo fino ad ora calpestato diventano duri come il marmo e bisogna calzare i ramponi, che il Maurin non si è portato conservandoli per andare sul Cuarnan l’estate prossima. Gli cedo la mia piccozza, è un piacere vederlo finalmente nei casini mentre sgarfa con i due attrezzi, ne rimette la mia sicurezza, con i soli ramponi se si parte non ci si ferma. Dopo tutte queste traversie non siamo neanche premiati, quando arriviamo in cima cala repentinamente la nebbia. Al ritorno non torniamo alla forcella ma scendiamo più velocemente alla strada sul percorso della mulattiera (dov’è visibile) e traversando fra l’altro qualche simpatica macchia di mughi. I compagni: oltre al già nominato M. c’è il coriaceo compaesano nonché coetaneo B.B. (che purtroppo non è Brigitte Bardot). Cinque ore in tutto, dislivello 1200 m.

1 Nevicata a cielo sereno salendo all'attacco

2 La baita di legno rigorosamente chiusa

3 Salita alla cresta fra i faggi

4 La Rodica da Ovest

5 La forcella

6 All'inizio della salita

7 Vista a O sul Vogel

8 In un tratto sulla mulattiera

9 Nella tormenta

10 Ghiaccio in alto

11 Nebbia in cima

12 Nevischio anche in discesa

13 Una fascia di mughi

14 Mugo congelato

15 Ricami di brina

16 La Rodica dalla forestale

17 La strada per Grant

18 Ghiaccioli

 

 

  1. febbraio 7, 2016 alle 8:50 pm

    Alpinisti?! 😜

    Invece si, siete stati premiati eccome … come sempre.
    Siete tornati indietro seguendo un lento e più o meno progettato percorso, senza partire d’improvviso ed involontariamente per la tangente verso altri indesiderati lidi fuori traccia!
    Se non è un premio questo, se non sono premi questi … avete acceso un cero a qualche divinità?
    Però non ho capito perché spaesati dalla casetta.
    Forse perchè non appariva in quella dettagliatissima carta stradale f&b 1:100 000?
    Io avrei portato un mappamondo, diviso in due può essere utile anche come casco.

  2. febbraio 8, 2016 alle 2:24 pm

    Mah! la carta in questione mi è stata utile in varie altre occasioni, ora prima di partire si consulta internet e tutte le altre diavolerie. Mandi Rino. P.S. Una decina di anni dopo ci sono ritornato ma traversando verso Est abbiamo scoperto una ritirata alternativa (arrivederci in una futura puntata della telenovela).

    • febbraio 8, 2016 alle 2:52 pm

      Caro Rino, io consulto i siti web per farmi venire qualche idea, anche osservando le foto di altri avventurieri.

      Ad esempio, uno fra tanti, quello de ilravanatore è una fonte di ispirazione ed anche una divertente lettura (lo conosci?), ma se vado su un percorso mai fatto prima, una carta, possibilmente recente, solitamente Tabacco 1:25 000 se copre la zona, per me che vado sempre da solo, è un elemento quasi sempre presente, è parte di un minimo di sicurezza per ridurre le possibilità che il diavolo ci metta la coda, anche senza diavolerie di altro genere.

      Allora attendo di gustarmi il prosieguo di questa vostra interminabile telenovela.👣

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