Home > Alpi Carniche > Monte Cucco, salita dal costone con ritorno lungo il vallone di Riobianco

Monte Cucco, salita dal costone con ritorno lungo il vallone di Riobianco

La gita inizia a S. Caterina, 660 m paesello della Val Canale a sinistra della statale 13 a mezza strada fra Pontebba e Tarvisio. La meta prescelta è il monte Acuto, il più importante della lunga costiera fra i due paralleli valloni di Malborghetto e di Riobianco, nei pressi del confine con l’Austria. Oltreconfine c’è l’altopiano della Egger Alm  da dove la cima si potrebbe guadagnare con meno fatica e dislivello ma che richiede un lungo giro automobilistico. Ci fermiamo prima dell’abitato dove inizia sulla destra il nostro sentiero segnalato anche se la cappa di nubi che indugia sulla valle è poco incoraggiante così come il clima. Cominciamo a salire nel bosco di pini e quasi subito incontriamo la prima neve, la traccia resta abbastanza riconoscibile, guadagnando quota la caligine comincia a dissolversi lasciando filtrare il primo sole che risplende più in alto. Traversata una fascia di faggi usciamo fra gli abeti sulla dorsale dove il sentiero si inoltra lungo un bel corridoio, qui la neve sostiene bene, i guai iniziano quando si arriva in terreno aperto. Ora si sprofonda abbondantemente, ci alterniamo a battere la pista ma la fatica diventa improba anche se l’ambiente è incantevole e il panorama si apre a giro d’orizzonte. Arriviamo comunque sulla cima poco accentuata del  monte Cucco (1595 m) dove si comincia a perdere quota mentre la destinazione primaria appare come una chimera. Continuiamo fino a una casa forestale chiusa a chiave dove facciamo il punto della situazione, più avanti dopo la forcella Clinaz (1441 m) riusciamo a individuare un sentiero che scende verso il mondo ghiacciato della Valle di Riobianco. Che ai tempi era parco naturale integrale, per transitarvi bisognava avere l’autorizzazione della forestale, risalire o violare la legge? Prevale la trasgressione e vi scendiamo senza problemi seguendo i segni, dove la valle si stringe a gola il percorso è tra l’orrido e l’affascinante, cascate di ghiaccio, cenge e passerelle sospese sul torrente con qualche tratto ghiacciato. Al termine di questo tratto si scende più amenamente fino a sortire poco a valle del paese dove con la strada si torna al parcheggio che è ormai sera. Quattro ore e mezza fino alla sella, due e mezza per la discesa, il 19 gennaio del 92. Ora tutto questo forse non esiste più in seguito  all’alluvione del 2003 e ne ignoro lo stato attuale. Le pur pessime foto sono la documentazione di quel che era. Con Mauro e Roberto.

1 In salita tra i faggi

2 Nella pineta

3 La nebbia indugia sulla Valcanale

4 Sull'opposto versante del Riobianco lo Scinauz

5 La Valcanale

6 Il tratto più selvaggio della salita

7 In alto il bosco si dirada

8 Abeti sulla dorsale

9 Quasi un corridio incantato

10 A Est gli inconfondibili profili di Mangart e Jalovec

11 All'uscita in terreno aperto lo spessore della neve cresce e la tenuta cala

12 Un piccolo larice con gli addobbi natalizi

13 Ricami di brina

14 Alla casa forestale

15 Vista dall'alto sul vallone di Riobianco

16 Discesa problematica nel vallone

17 Una passerella

18 Cascata di ghiaccio

19 Ancora passerelle

20 Un canalino con cavo

21 Passaggio in cengia

22 Groviglio di cavi e passerelle verso la fine

 

  1. Colin Dean
    febbraio 3, 2016 alle 7:01 pm

    Ok for tomorrow morning the proofreading?

    Sent from Yahoo Mail on Android

    • febbraio 4, 2016 alle 5:29 pm

      Carissimo, sono digiuno dell’inglese quindi non posso risponderti, appena troverò un traduttore lo farò. Saluti, Rino

  2. febbraio 3, 2016 alle 9:19 pm

    Io mi chiedo Rino, cosa poteva succedere se arrivati, mettiamo a metà del vallone di Rio Bianco, vi trovavate nell’impossibilità di proseguire, causa ghiaccio esteso sul percorso, od a causa di un tratto interrotto, o pericolante, o per un qualsiasi altro motivo, tardi di sera?
    Tornavate indietro rifacendo a ritroso, immagino già piuttosto esausti, tutto il percorso fatto per arrivare fin lì, camminando anche di notte?! 😕
    Vi eravate informati sulle condizioni dei sentieri?
    Immagino di no, è così?

    Mi pare che il nome corretto sia Sella Clinach, non forcella, non Clinaz.
    Rifugio forestale Clinach, Sella Clinach, Rio Clinach, almeno così è scritto sulla carta Tabacco 018.

    Claudio C.

    • febbraio 4, 2016 alle 5:21 pm

      Ho letto da qualche parte che il maggior piacere dell’alpinismo è quello di andare a perdersi dove si vuole (e di trarsi dal impiccio da soli!).
      Mandi, Rino

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: