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Creton di Culzei (2458 m) nel giorno della Befana

Di questa bella vetta nel gruppo dei Clap (fra Sappada e la val Pesarina) ricordo una gita sociale funestata dal maltempo, neanche si partì perché diluviava e dovemmo spingere la corriera rimasta infangata per tornare a casa, in seguito ci andai con alcuni amici d’estate in una delle pochissime gite senza documentazione fotografica per motivi che ora mi rimangono oscuri. Quasi un quarto di secolo è passato invece dall’invernale quando assieme a Mauro risalgo da Ovaro la Val Pesarina fino a Pian di Casa, 1236 m, località infestata dai fondisti ma con una buona osteria. Li lasciamo alle loro scioline e cominciamo a salire seguendo il tracciato del sent. 201 che dopo il passaggio dal ripiano con i ruderi della casera Clap Piccolo traversa a destra fino al rifugio De Gasperi (1767 m) dopo aver superato il canalone di Pradibosco calcando le tracce di ignoti predecessori. Sopra il rifugio l’ambiente è intonso, ci alziamo passando dalla cappella sovrastante che fidiamo ci protegga, all’inizio bosco e mughi. Con un traverso a destra ci trasferiamo nel faticoso ma ampio canalone che bisogna risalire con logica alpinistica fino alla base delle pareti dove si trova l’imbocco del colatoio che scende dalla Forcella dell’Alpino, toponimo dovuto a un pinnacolo che in effetti assomiglia a una penna. La risalita dello stesso è quasi meglio che d’estate, la neve è abbastanza buona, anche troppo, nel canale è come il marmo e dobbiamo calzare i ramponi. Così attrezzati guadagniamo l’intaglio anche se le staffe presenti nell’ultimo tratto sono coperte dal ghiaccio rendendo il mio di solito spregiudicato compagno piuttosto perplesso, forse oggi non è la sua giornata e mi lascia volentieri il comando. Il percorso finale appare piuttosto ostico. anche qui ci dovrebbero essere delle maniglie di ferro che mancano all’appello e la prosecuzione appare piuttosto aleatoria sulla neve del versante NO che è rimasta polverosa. Prima bisogna fare un traverso e poi rimontare delicatamente un canale quasi verticale dove il cavo presente in stagione è stato rimosso dal gestore del rifugio, arrampicando molto delicatamente sortiamo infine sull’inclinato pendio finale ed è fatta, siamo alla croce di vetta. Una sosta di pochi minuti per ammirare il fantastico paesaggio invernale e scattare qualche foto poi non resta che scendere e anche in questo senso l’amico mi manda da primo, quando i ramponi cominciano a mordere il ghiaccio della forcella possiamo finalmente rilassarci, si fa per dire, visto che il canalino si percorre faccia a monte. Arriviamo al parcheggio all’imbrunire, avevo lasciato il portafogli sul cruscotto, durante la salita me ne ero scordato avendo ben altre preoccupazioni, è dove l’avevo lasciato. Difficile valutare le difficoltà, senza attrezzature come nel caso odierno la guida dice primo e secondo, con la neve non si sa. Otto ore in tutto, 6 gennaio 1993.

1 Il Creton di Culzei

2 Il gruppo dalla casera Clap Piccolo

3 I monti di Sauris e il Tudaio

4 Il vallone dei Clap

5 Le torri del Clap Piccolo

6 Il canale della Forcella dell'Alpino

7 A O Bivera ecc. ecc.

8 Nel canale

9 Un tratto ripido

10 In cima

11 Dalla Croce tutte le Dolomiti Friulane

12 A Nord le carniche di confine

13 Dolomiti di Sesto

14 I pendii di discesa

15 La via percorsa

16 LaPenna che dà il nome alla forcella

17 Calata dalla sella

18 La Forcella e il Creton

19 Il sole di Austerlitz

  1. orma
    gennaio 7, 2016 alle 12:58 pm

    Complimenti per l’indefessa ed inesauribile attività. Volevo ringraziarvi per avermi fatto da… spazzaneve, in quanto anch’io avevo seguito il vostro percorso una decina di giorni dopo la vostra ascensione, nel gennaio dell’ormai (troppo) lontano 1993. Ricordo che la neve molle mi fece tribolare alquanto nell’avvicinamento, per fortuna che poi trovai le vostre peste! Un saluto anche al mio (ex) compaesano “Maurìn”.

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