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Jof di Dogna (1961m) per la via più lunga

Se ben ricordo dal primo di dicembre le gite vengono considerate invernali  (sempre che ci sia la neve) la presente fatta l’otto del mese, giorno dell’Immacolata del ’96 dovrebbe quindi rientrare a pieno titolo nella categoria. La cima in questione non è molto frequentata a causa della lunghezza degli itinerari e costituisce l’estremo baluardo occidentale dei Monti di Malborghetto, la catena di monti che dalla Val Saisera a Est arriva fino al Canal del Ferro a Ovest, a N il limite è la Valcanale e a S la Valle di Dogna. Da questo paese posto sulle rive del Fella in posizione abbastanza infelice sotto i viadotti dell’autostrada e della ferrovia e capoluogo di uno dei comuni più vasti e meno popolati (400 anime)del Friuli a quota 430 m scegliamo masochisticamente di partire. L’ex mulattiera militare inizia sotto il viadotto della ferrovia (segn. 602) e sale passando da due borghi abbandonati con pendenza costante per inoltrarsi poi in una zona rocciosa. Siamo a Ovest e la salita è un po’ tetra, per uscire al sole tocca arrivare alla cresta del Clap Forat (1562m) da dove si svela la parte finale dell’itinerario, da qui in poi innevato. Perdendo qualche decina di metri si transita dalla forcella Mincigos (1488m) dove inizia il tratto più accattivante, ora sentiero, che si sviluppa su una amabile dorsale che passa dall’anticima chiamata Cuel Formian destreggiandosi fra le macchie di mughi. Per uscire in vetta si percorre un’entusiasmante crestina nevosa abbastanza sottile dopo di che c’è l’apoteosi. Il tempo è splendido e il panorama sconfinato, ai vicini Montasio e Cimone si aggiungono innumerevoli catene di monti vicine e lontane. Tornando sui nostri passi, più gradevolmente ora che anche il versante occidentale è soleggiato, in uno delle frazioni abbandonate ( ma non troppo visto che gli antichi abitanti hanno ristrutturato qualche casa) veniamo intercettati da un indigeno che con ospitalità ci offre ristoro, il bottiglione di rosso è sul tavolo e ne approfittiamo. Così galvanizzati riprendiamo il cammino.

Otto ore e venti per i più di 1500 metri di dislivello, con Mauro, Lorenzo e Giorgio.

1 Vista verso Sud

2 Finalmente al sole

3 Sua maestà il Montasio

4 Alla vetta si sale dalla rampa a sin.

5 Sul versante opposto il Gruppo dello Zuc dal Boor

6 I pendii della cresta

7 Ombre cinesi

8 Sul dorso finale

9 Districandosi tra i mughi

10 La Cima

11 I tre compari

12 Altra foto di vetta

13 Le dorsali verso la pianura

14 Mangart, Jalovec e Tricorno

15 A Ovest Peralba e Coglians

16 Cimone e Canin

17 L'inizio della discesa

18 Luci del tramonto sullo Jof di Montasio

19 I colonnati del Cimone

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