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M. Masereit (1459 m), ambiente selvatico con ritorno laborioso

Il Masereit da N

Moggio e la val Aupa, dove tutto è cominciato nei primi anni ’80 ed è sempre bello ritornare anche con un clima poco invitante come in questo 17 dicembre del 2006, i compagni poi sono i fidi Nevio e Gigi con cui ho condiviso per molto tempo gioie e dolori della montagna. Con visibilità ridotta a pochi metri saliamo la vallata fino al primo villaggio, Pradis, dove svoltiamo a destra sulla rotabile che con numerose svolte entra nel parco naturale della val Alba, che racchiude a ferro di cavallo quasi tutte le cime dello Zuc dal Boor. La risaliamo fino alla località Fontanutis, 982m, (sorgenti) prima del parcheggio con divieto di transito che rimane poco più in alto. Il Masereit (Macerie?) si trova sulla cresta che scende dal M. Vualt verso meridione a spartiacque fra l’Aupa con un versante dirupato e Alba più boscoso, dove si svolge la via normale, meno di 500m di dislivello, che viste le condizioni ci pare più che sufficiente. Perlustriamo avanti e indietro il silenzioso e ovattato versante rivolto a Ovest sopra il muro di sostegno alla ricerca di una traccia o un ometto che non esistono prima di decidere da dove partire. Alla fine ci alziamo sulla destra di un canale roccioso fra i pini e arrivati a una fascia di faggi ci spostiamo in diagonale ancora a mano dritta arrivando fortunosamente alla cresta a N della cima che da qui ci sembra troppo impegnativa. Però da qui occhieggiamo un simpatico cengione a mughi ed erba dove ci inoltriamo costeggiando le pareti sovrastanti. Al suo termine un pendio erboso porta facilmente a una forcelletta (circa 1300m) all’inizio della vagheggiata cresta S che si presenta in tutta la sua magnificenza, compaiono anche, ora che non sono più necessari, gli ometti e la traccia. La dorsale a mughi e roccette si percorre elegantemente sul filo con qualche spostamento in versante Ovest e superando varie anticime esce infine sulla vetta contrassegnata da un bastone. La discesa è obbligatoriamente la stessa dell’andata fino alla forcelletta poi ci scappa qualche variante. Nella faggeta un amico viene raggiunto al telefono dalla moglie, le fa presente che siamo impegnati in un canalone e non può dilungarsi in chiacchiere e senza altri inconvenienti arriviamo alla strada (circa tre ore in tutto). Bene, è ancora presto e il Leon d’Oro a Moggio risulta ancora aperto, ci concediamo un lauto desinare, il ritorno a casa è una via crucis con varie soste, la penultima da Gjambate a Savorgnano poi il caffè da Gigi. Torna a squillare il telefonino di Nevio, la sua compagna vuole sapere se siamo ancora nel canalone.

1 La forcella N

2 Sulla cengia mugosa

3 Nei pressi della forcella Sud

4 All'inizio della cresta

5 Sulla cresta

6 Discesa a un intaglio

7 La Cima

8 Arrivo alla meta

9 I protagonisti dell'impresa in vetta

10 La stessa strada in discesa

11 Costeggiando le pareti

12 Il canale fra i faggi

 

Categorie:Alpi Carniche Tag:
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