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Tudaio di Razzo e Crodon di Tiarfin dalla sella Ciampigotto

Queste montagne a O arrivano fino al Piave, a Sud sono limitate da Tagliamento e Mauria, a Est la Sella di Razzo mentre a N troviamo l’altopiano di Razzo e la val Piova. Niente da fare per gli arrampicatori a causa della roccia scadente ma abbastanza appetibili agli escursionisti ai quali offrono delle gite per lo più solitarie in un bel ambiente roccioso. La vetta del  Bivera è stata una delle prime raggiunte nella mia poco luminosa carriera seguita qualche anno dopo dalla traversata del Tinisa in solitaria, altri precedenti nel gruppo prima di questi mi pare che non ci siano. Ottobre 1989. Col Bepi, uno degli storici compagni fissi di quei gloriosi anni, risalgo la val Degano, fino a Ovaro per svoltare a sinistra all’uscita dell’abitato. Valicato il ponte facciamo il nostro ingresso in Val Pesarina, una delle meglio conservate della Carnia con i suoi paeselli allineati nel versante solatio e che meriterebbe un safari fotografico. Oggi non abbiamo tempo per queste piacevolezze, ci aspetta la tortuosa strada che la percorre tutta fino ad uscire nel vasto altopiano di Razzo. Lasciando sulla sin. la strada che scende a Sauris proseguiamo  verso O fino alla sella di Ciampigotto e al rifugio Tenente Fabbro 1783 m con a Sud la seghettata cresta rocciosa del Tudaio (la rotabile cala poi lungo la Val Piova in territorio cadorino) dove posteggiamo. La detta cresta si presenta piuttosto arcigna e non migliora con le nuvole che la velano parzialmente, cominciamo a salire i pendii di alte erbe bagnate di fronte al rifugio e sulla destra di uno skilift per arrivare in poco tempo a un dosso dove si trova una grande Croce di legno munita di libro che firmiamo diligentemente prima di proseguire verso l’alto. Usciamo in cresta su un cimotto erboso, la meta predestinata dovrebbe trovarsi verso Est, quindi ci spostiamo in questa direzione seguendo i  segni superando vari risalti rocciosi fino a posare i piedi sulla cima 2277m, qualche passaggio di I, attenzione alla friabilità. Due ore. Tornando sui nostri passi pare che il tempo migliori, dopo un breve tratto notiamo un canale di detriti a grana grossa che scende verso Nord e lo imbocchiamo per arrivare in breve ai margini Ovest della Busa del Tiarfin, il circo fra la cresta appena raggiunta e lo stesso Tiarfin nei pressi di forcella Piova. Mentre tenta di spuntare il sole notiamo tre persone che scendono dalla dirimpettaia cresta parzialmente innevata, è una compagnia a maggioranza femminile proveniente da Moggio, dopo i convenevoli decidiamo di parassitare la loro traccia e ci alziamo per roccia, presenta le stesse caratteristiche e difficoltà di quella da dove proveniamo, meritandoci così la seconda medaglia della giornata però con un panorama più vasto e soleggiato. Leggendo a posteriori la guida mi vengono i dubbi su quale delle tre Vette del Tiarfin abbiamo visitato, se la Est o la Centrale più alta (2417m), propenderei per quest’ultima ma accetto contestazioni. Primo grado anche questa comunque. Ridiscesi nella conca detritica seguendo lo stesso percorso e con il segnavia 208 ne usciamo verso Est, alla sella fra la cresta del Tudaio e la sua massima quota (stranamente trascurata dalle guide, 2329 m), lo stesso numero ci riporta all’asfalto nei pressi di casera Razzo, non resta che seguirlo verso occidente per un paio di km fino al parcheggio. Sei ore in tutto.

1 Salita erbosa alla cresta del Tudaio

2 Alla Croce firmiamo diligentemente il libro

3 A NE la Terza Grande è avvolta dalle nuvole

4 Il Tiarfin dalla cresta del Tudaio

5 Sulla cresta

6 Salendo all cima del Tudaio

7 La cima 2277 m

8 Cime tempestose a Sudovest

9 Discesa nella Busa del Tiarfin

10 Edelweiss edelweiss

11 Salita al Tiarfin

12 Bel ambiente rupestre in cresta

12 Dalla Cima di Mezzo verso le Pesarine

13 La catena dei Brentoni

14 I protagonisti

15 La Cima Est

16 In discesa

17 La Busa dalla forcella Est

18 Sendendo a Razzo

19 Larci autunnali

20 Il rif. Ten. Fabbro

21 L'altopiano

 

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