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Pic di Mea (2207 m), quando il fallimento è migliore della riuscita

La breve cresta che origina dalla valle del Tagliamento a monte di Forni e compresa fra quelle di Giaf, di Suola, la Valmenon e il vallone del Lavinàl comprende oltre al Cimacuta, lo sconsigliato e marcissimo Lavinal di Palas e per finire (oltre a varie torri secondarie) il Pic di Mea sopra la Riguota, un valico transitabile ma poco battuto che scende sassoso verso il rifugio Pacherini. L’approccio migliore anche se non è quello con il minore dislivello è per la val di Giaf, percorsa per un tratto da una rotabile asfaltata che si dirama a sinistra dalla strada della Mauria in località Chiandarens, una piccola frazione di Forni di Sopra. La percorriamo per un breve tratto fino a una tabella che invita a un ponte sul torrente, circa 980 m, poi sale un tratto nel bosco per rimontare in seguito faticosamente la sinistra orografica della grande colata di ghiaie fino al Passo del Lavinàl, 1972 m. Il valico segna il confine fra il Pramaggiore e il gruppo dei Monfalconi ed è già una gita meritevole da dove ci si affaccia alla Valmenon e ai pascoli del Camporosso (a detta degli esperti uno dei più incantevoli delle Dolomiti Friulane, per di più la casera è stata rimodernata e d’estate gestita a rifugetto. Sbagliamo stagione, in questo giorno di fine novembre (era il ’98) la neve copiosa ci ostacola parecchio nonostante la folta compagnia si dia da fare per aprire la pista (presenti la Cinzia, i due Mitri,  Fausto, Ermanno e l’Avvocato). Dato per irraggiungibile il Pic di Mea che appare lontanissimo alcuni si ingegnano a salire uno degli spuntoni che costellano la cresta, che sarebbe un peccato sprecare la giornata di cielo che dopo la perturbazione resta esemplarmente terso. Il gelo collabora a tenere assieme le scaglie e ci arriviamo in tre e qualche santo ci assiste anche in discesa.

1 Salita al passo

2 Avvicinamento al risalto

3 La salita

4 Uscita in vetta

5 Il redattore delle misere note

6 Dalla selva di guglie a destra spuntano le Tre Cime

7 Delicata la discesa

5 Ottobre 2008. Con l’aggravante della reiterazione ci riproviamo, bella giornata però la spolverata di bianco presente non regge il paragone con la volta scorsa. Solo Ermanno era presente all’altra gita, i nuovi sono Anna (una presenza femminile ingentilisce il gruppo dei caproni) poi Mauro, Federico e Nevio. Cercando di non perdere quota cerchiamo di costeggiare la dorsale (meglio abbassarsi nella conca) e da vicino fatichiamo a decidere quale sia la cima, il Mauro parte subito verso la cresta e arriva forse sotto il torrazzo salito precedentemente ma bene o male arriviamo sotto la fascia di rocce a O del cupolotto finale. Che il Berti definisce come elementare, sfido chiunque a superarlo senza usare le mani, non sarà di secondo ma un primo abbondante ci sta e non tutti ci arriviamo, poi è da interpretare, tracce o altro non ci sono. Per fortuna è breve e la roccia non è malvagia, quattro ore dal parcheggio. Scendendo quando vedo il Mauro estrarre lo spezzone di antica fettuccia industriale comincio a preoccuparmi ma riusciamo a concludere senza usarla. Poi scendiamo nella vallecola e rintracciato il sentiero risaliamo al passo. Tornando alla base incrociamo Claudio (uno dei protagonisti della prima gita) con la compagna Silvia, ora gestori del rifugio Pacherini, l’amato punto d’appoggio in Val di Suola.

1 I Monfalconi e Spalti dal passo del Lavinal

2 Le Dolomiti

3 L'avvicinamento con vista sulla Cima Valmenon

4 Panorama sul gruppo del Cridola

5 Risalti sulla cresta

6 L'attacco

7 La Cima dei Preti

8 L'inizio della fascia rocciosa

9 Il percorso non è proprio elementare

10 In vetta

11 I tre compagni

12 Colpo d'occhio su Monfalconi e Cridola

13 Val di Suola e Pacherini

14 In discesa

15 Il Pic di Mea

16 Il vicino Lavinal di Palas pare abbastanza ostico

17 Tornando a valle

18 Una breve sosta al valico

19 Colori d'ottobre

20 L'amico faggio

  1. ottobre 5, 2015 alle 4:34 pm

    Mi auguro che qualche santo o gli angeli continuino sempre ad assistervi anche in futuro, dovunque andiate e se mai dovesse essere necessario, vi arrestino in tempo, rilasciandovi solo dopo una lunga penitenza-meditazione! ^_^

  2. ottobre 6, 2015 alle 2:24 am

    Capisco che vuoi dire, ma sii felice, sei arrivato alla frutta vivo ed intero, (non era scontato) con un bagaglio di avventure da ricordare che solo pochissimi hanno, ora gustatela con calma, la frutta, che poi ci sta il caffè con la panna e forse il gelato.
    Non subito, non tutti assieme che altrimenti ti si alza troppo la glicemia.

    E poi, una volta digeriti, ci saranno altri pasti più leggeri, senza fumare però … dai, su mo, Rino!

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