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La Vie en Rose – Punta Gnifetti e Cresta Sud

La Punta Gnifetti in giornata da Udine

Memorabile quel Agosto del 91, in una settimana con Mauro avevo già collezionato Cervino e Monte  Bianco più altri tre 4000 come contorno, mancava ancora il Rosa per completare la regale triade nello stesso mese, cosa che per noi residenti al estremo oriente non è tanto agevole. Tanto più che trattando con la consorte rischio l’incidente diplomatico e parto pur sapendo di essere in torto marcio. Questa volta a farmi compagnia è Maurizio, uno degli abituali compagni del tempo perso di vista da parecchio tempo. Ci trasferiamo ad Alagna in Valle Sesia, partendo alle 5 del mattino alle 10 parcheggiamo alla stazione della funivia. Sono tre tronchi successivi che con notevole danno per le nostre finanze ci scarica a Punta Indren, 3260 m, una sberla con più di 2000m di dislivello che ci lascia piuttosto sbalestrati. La prossima meta è il rifugio Gnifetti, posto tappa per tutte le gite sociali che ambiscono alla stessa vetta. Ci alziamo per la via attrezzata sul rosso gneiss sovrastante uscendo poi sul ghiacciaio di Garstelet che rimontiamo per la tracciatissima pista fino all’enorme costruzione in circa un’ora. Visto che ci sentiamo gagliardi decidiamo di proseguire, l’ambiente glaciale è grandioso e purtroppo l’altitudine si fa sentire. La risalita del ghiacciaio del Lys sotto il sole è micidiale anche se confortata dalle tracce, contrariamente alle norme procediamo senza corda anche si vede ai lati della pista qualche crepaccio. L’ampio colle è sul confine (senza dogana) fra Italia e Svizzera, e non si valica alla massima depressione ma più a destra a 4248m con gran panorama sulle creste e gli scivoli ghiacciati del Liskamm e sulle vette del Rosa, ogni tanto dalle nuvole appare anche il Cervino. Oltre il colle si estende il mare di ghiaccio del  Grenzgletcher, che si attraversa alti lasciando sulla destra la punta Parrot fino ad arrivare alla base della Punta Gnifetti  la cui cima è occupata dallo storico Rifugio Regina Margherita, 4554m, già visibile da lontano. Quella che più impressiona è la vastità degli ambienti glaciali che comporterebbero grossi guai in caso di maltempo o scarsa visibilità. di  Ci si arriva con un pendio abbastanza ripido, così il primo obiettivo è raggiunto dopo quasi  5 ore, sono appena passate le quattro del pomeriggio. Nell’ultimo tratto il clima è peggiorato e le nuvole hanno preso il predominio, all’esterno fa un freddo boia, tocca rimanere all’interno  e le ore sono lunghe da passare. La quota comporta un malessere generale, anche se non soffriamo di mal di testa il cuore batte (come nella canzone) a mille all’ora. Contrariamente agli altri rifugi dei 4000 questo non è strapieno e offre abbastanza spazio per girarsi, è presente anche una dottoressa svizzera che cerca un cliente per la sua camera iperbarica ma tutti dichiarano di sentirsi benissimo piuttosto di entrare nella claustrofobica bara trasparente.

1 Mare di nuvole da Punta Indren

2 Canaponi sopra la stazione della funivia

3 Mare di nebbia sulla pianura

4 Sul ghiacciaio, in alto il rif. Gnifetti

5 L'evidente traccia

6 La Capanna Gnifetti

7 Punta Gnifetti e Parrot dal colle del Lys

8 Seracchi

9 La Nord del Lyskamm

10 La Capanna Margherita sulla Punta Gnifetti

11 Dufour e Nordend dalla Gnifetti

12 Vista a Est dai pressi del rifugio

La Cresta Sud, in traversata Punta Parrot, Ludwigshoe, Corno Nero e Piramide Vincent 

Dopo la notte insonne siamo poco arzilli, l’edificio è ammantato dalla brina per di più c’è un vento gelido che assieme alla scarsa visibilità ci fa desistere dalla meta predestinata, e non per la via comune, Punta Dufour, la più elevata del gruppo. Indossando tutto il disponibile optiamo per la cresta Sud che scende fra la Valsesia e Gressoney e ha meno problemi di orientamento. In più offre ai collezionisti la possibilità di arricchire il proprio carnet con parecchi 4000. Oggi però ci leghiamo a corda corta procedendo in conserva, piccozza e ramponi sono indispensabili.  Dalla capanna ci abbassiamo quindi al Colle Sesia (4299 m) per alzarci poi sul filo fino alla Punta Parrot, 4436 m, la discesa continua su neve fino all’ulteriore Colle delle Piode per risalire alla Ludswighoe ( 4341m). La continuazione prevede la discesa al Zurbriggenjoch, 4279m, un’alta forcella con il Corno Nero o Schwarzhorn, 4321m, il più impegnativo della traversata che oppone qualche passo roccioso. Non è finita, dall’insellatura seguente, il colle Vincent, quota 4087m saliamo infine alla Piramide Vincent (4215m). Da questa traversiamo a Ovest fino riprendere la pista del giorno precedente e torniamo alla funivia. Ulteriori descrizioni, visto che si rimane quasi sempre in cresta, non servono, resta il fatto che si è da soli e le tracce non sempre bastano. Mancherebbe ancora la Punta Giordani,ma è piuttosto lontana, e lo spuntone del Balmenhorn con il Cristo delle Vette, ci siamo passati poco sotto, ma cinque cime di queste dimensioni fatte in due giorni viaggio compreso, bastano (e avanzano). E’ ora di tornare fra le mura domestiche, che varchiamo senza clamori e con il capo cosparso di cenere alle otto della sera.

13 La Capanna Margherita il mattino dopo

14 Il ravanatore alla partenza

15 Vento e nuvoloni, andiamo o no

16 Scendendo al Colle Sesia

17 Il Cervino dalla sella

18 Salita alla Parrot

19 Sull'affilata cresta

20 Punta Parrot

21 Il Corno Nero

22 Dal Corno Nero verso N

23 La cima del Corno Nero

24 Passiamo accanto al Cristo delle Vette sul Balmenhorn

25 La traversata continua...

26 Scorcio sulla parete Est

27 Sulla Piramide Vincent

28 Infine scendiamo alla Funivia

29 Dovrebbe essere la Costiera del Corno Bianco

30 Alagna dalla funivia

Difficoltà. Per la Punta Gnifetti F, la traversata PD+, tenere presente l’ alta quota e l’ambiente glaciale. Determinanti sono le condizioni meteo.

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