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Marmolada di Penia, via del ghiacciaio-cresta Ovest

Il gruppo della Marmolada fra le valli del Cordevole e di Fassa è molto vasto e annovera un considerevole numero di Tremila, le sue vette più alte sono allineate a Sud del Passo Fedaia culminando a 3343m con la Punta Penia, la più elevata delle Dolomiti. Nel curriculum di un mediocre alpinista non poteva mancare la Regina  anche se in parte addomesticata o rovinata dagli impianti che salgono da Nord (fino alla Punta Rocca, la seconda quota del gruppo!) resta pur sempre una meta molto ambita. Montagna asimmetrica per antonomasia, a Sud espone lisce placche calcaree alte 700 m che sono la meta dei più forti arrampicatori, forse ai tempi sarei riuscito a salire per la via più facile (Thomasson, IV con un passo di V). Il glaciale versante Nord fu superato già nel 1864 dal viennese benestante Paul Grohmann con le guide cortinesi Angelo e Fulgenzio Dimai, dopo parecchi tentativi (loro e di altri alpinisti dell’epoca) che posarono i piedi per primi sulla Punta Penia per l’itinerario che in seguito diventerà la frequentatissima via normale, l’unica interamente su neve delle Dolomiti . Alla fine di Luglio dell’ottantanove eravamo molto gasati se partendo da Udine ad ore antelucane arrivammo al Passo Fedaia già alle otto del mattino segnando un tempo da qualifica grazie alle doti di guida dell’amico Bepi nonché al potente motore della sua Honda, ricordo un passaggio a manetta davanti a una sbigottita pattuglia della stradale. Anni gloriosi con meno traffico e l’autovelox e la patente a punti non erano ancora stati inventati. La giornata al mattino era esemplare, superata la diga parcheggiammo nel piazzale dell’impianto di risalita salendo con questo al Pian dei Fiacconi, 2626 m, riducendo il dislivello da superare a poco più di 700 metri. Bardati al massimo (corda, piccozza e ramponi e qualche chiodo da ghiaccio, avrei ambito alla diretta) alle 9.20 si cominciò a camminare. Superate le  levigate placche scoperte dal ritiro dei ghiacci si arrivò alla neve, cominciammo a salirne i pendii da SO, seguendo la pista lasciata dai predecessori. Non eravamo certo i soli e ci accodammo ai numerosi gruppi di alpinisti presenti, legati o slegati e con i più assortiti abbigliamenti e attrezzi.  Nonostante la stagione fosse all’inizio la neve dura richiedeva già i ramponi, ma in sostanza con le debite attenzioni si camminava, nella parte centrale i crepacci erano scoperti limitando il pericolo. Qualche decina di metri più a Ovest dove la pendenza era  maggiore ci offrì pure lo spettacolo di una cordata che era impegnata sulla via più diretta. Dalla conca superiore si traversò a sinistra verso le friabili rocce affioranti dove trovammo le maggiori difficoltà anche se discretamente orientati dai segni rossi presenti. Il cupolone finale risultò invece del tutto elementare. Appena sotto la cima trovammo aperto il rifugio facente paio con quello sul Piz Boè che se non altro ha un estetica migliore, utili entrambi comunque  come riparo dal maltempo o per bersi una birra come nel nostro caso. Intanto cupi nuvoloni si stavano addensando a  Sud nella valle del Cordevole e non indugiammo più di tanto. Si decise di scendere lungo la via ferrata della cresta Ovest, dopo un primo facile tratto sul filo il percorso divenne alquanto impegnativo. Con l’aiuto di pioli cavi e gradini, per lo più a Nord, si arrivò alla Forcella Marmolada, 2896m, sotto le pareti del Vernel  fra caverne e resti bellici. Gran parte dei passanti giungono alla sella dal rifugio Contrin a Sud, noi continuammo a scendere in solitudine verso N costeggiando le rocce (qualche cavo all’inizio)fino al sottostante ghiacciaio del Vernel dove il percorso divenne incerto, fra l’altro la neve era diventata molle e allungammo un po’ la corda per maggior sicurezza. Arrivati al terreno roccioso si tirò un sospiro di sollievo anche se ci fu qualche problema per rintracciare immediatamente i segni mentre cominciava a piovigginare.  Allora si proseguì con la solita logica alpinistica verso Est risalendo per un centinaio di metri fino ad avvistare la stazione d’arrivo della bidonvia.  5/6 ore in tutto.

1 Sella e Sassolungo dal ghiacciaio

2 Primi passi sulla neve

3 Il compagno sul pendio

4 Ambiente inusuale per le Dolomiti

5 Ancora l'amico

6 Il ghiacciaio dall'alto

7 Il lato B dell'autore

8 Fra gli affioramenti rocciosi

9 Alpinista impegnato sulla parallela diretta N

11 La vetta

10 Tempo minaccioso verso S

12 Il rifugio in cima

13 La cupola sommitale

14 Traverso alla forcella M.

15 Sul traverso

16 Sulla ferrata

17 Cavi e gradini

18 Al termine delle attrezzature si ritorna alla neve

19 Cielo grigio in Sella

20 Dalla bidonvia si vede tutto in rosa

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