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Pelmo, il periplo più la Cima di Val d’Arcia (2626 m)

L’immagine del Pelmo è una delle cartoline più note delle Dolomiti Orientali, un isolato ma grandioso massiccio fra le valli di Zoldo, del Boite e Fiorentina. La nostra gita mira a una delle cime minori della diramazione Nord (l’unica) che dalla Forca Rossa comprende le crode omonime e le Cime di Val d’Arcia, il punto di partenza è forcella Staulanza, 1766 m. La strada più diretta da Udine è quella della Valcellina, ingentilita negli ultimi tempi da numerosi autovelox, non si sa se per motivi di sicurezza o per rimpinguare le casse dei comuni, basta un attimo di disattenzione per essere irrimediabilmente sanzionati. Giunti a Longarone si sale tutta la Val Zoldana (due forche caudine anche a Forno) fino all’affollato punto d’avvio del giro attorno al Pelmo che facciamo in senso orario. Nel gruppo mi pare d’avere fatto in anni remoti solo due gite, la prima in corriera quando in 13 siamo arrivati sulla cima principale, l’altra in un’ambiziosa invernale con Mauro e Sandro, sempre per la vetta più elevata ma la cengia di Ball ha detto no e siamo stati costretti a ripiegare sul Penna. Per la giornata odierna   l’unico adepto che ho trovato è ancora il Maurino. Il tempo è splendido, qui si respira al contrario che nell’ afosa bassa da dove proveniamo. Dal passo ci avviamo sul sentiero che costituisce l’accesso principale al rifugio Venezia e dove non si soffre certo la solitudine, alla prima biforcazione svoltiamo a sinistra con il segnavia 480. Anche questo è molto frequentato, dopo un tratto nel rado bosco a larici e mughi ai primi contrafforti del Pelmetto scendiamo definitivamente sui ghiaioni  dei versanti settentrionali, poi in salita fino alla forcella Val d’Arcia (2476m) che è già ben visibile in lontananza. Belle le viste fino alle Dolomiti Occidentali anche se velate dalle foschie estive. Verso la fine ci si alza nel vallone che si restringe fra le pareti N delle Crode di Forca Rossa e i contrafforti delle Cime di Val D’Arcia, l’ultimo tratto su ghiaie instabili è faticoso e ci spostiamo a sinistra costeggiando le rocce fino ad uscire a un intaglio secondario poco distante e più in alto della sella. 150 metri sopra di noi a sinistra (N) si offre alla vista il piatto principale del menu del giorno che parrebbe alquanto appetibile. Lasciamo i qui i bastoncini, sulla guida di Angelini-Sommavilla la via è ottimisticamente descritta come facile, ma non la troviamo poi tanto tranquilla. Ci si alza per placche e rocce talvolta di dubbia affidabilità o ricoperte di ghiaino ma sempre esposte, prima a destra del filo e sul finale in cresta. Per l’orientamento si trova qualche ometto, un primo grado ci starebbe tutto, in una nicchia c’è anche un chiodo con due cordini per la calata… se volevamo la pace qui l’abbiamo trovata anche se quasi quasi pensando alla discesa mi piacerebbe essere già fra il popolo sottostante. Mezz’ora di sosta e poi giù con maggiore prudenza al passo. Qui decidiamo di proseguire verso il rifugio Venezia per concludere l’anello. Il percorso che porta al rifugio passa alla base delle colorate Crode di Forca Rossa in un magnifico ambiente. Si scendono velocemente dei ghiaioni, poi si traversa su una cengia assicurata con un cavo nel pezzo più esposto e in ultimo ci si ricollega con la traccia che sale alla cengia di Ball per la normale del Pelmo. Continuando in discesa arriviamo al rifugio che quota 1946 m, nonostante sia sovraffollato sono organizzati  e l’attesa di una birra per me e una grappa al mio compare è breve, poi ripartiamo. La traversata al passo (ora  con il segnavia n. 472) che già la prima volta avevo trovato lunga oggi mi pare eterna ed è solo in parte mitigata dalla visione delle pareti Sud di Pelmo e Pelmetto. Anche se nominalmente il dislivello sia minimo comporta anche qualche contropendenza tanto che, come direbbe Montalbano, ne ho pieni i cabbasisi quando avvisto il mezzo di trasporto. I tempi: 3 ore dal posteggio alla cima, e 3 1/2 per il ritorno, cui si aggiungono la mezz’ora in vetta e altrettanto per la pausa al Venezia, in totale 7 e mezza. 19 Luglio 2015.

1 Forcella Staulanza

2 L'inizio del sentiero

3 Sui ghiaioni

4 Fiori tra i sassi

5 Forcella Val d'Arcia

6 Verso la Croda da Lago

7 Forcella Val d'Arcia

8 La forcelletta d'attacco

9 La Cima Val d'Arcia

10 Attacco

11 In salita

12 L'ultimo tratto

13 Dalla vetta Sorapis, Marmarole e Antelao

14 Pelmo e Crode di Forca Rossa

15 In discesa con le dovute cautele

16 Escursionisti in forcella

17 Dalla sella la prosecuzione

18 Il versante di discesa e la cima

19 La selletta prima del rifugio

20 Le Crode di Forca Rossa

21 Al rifugio Venezia

22 Il sentiero di rientro

23 Pelmo e Pelmetto da Sud

24 L'unica acqua dell'anello

Categorie:Dolomiti Orientali Tag:
  1. luglio 26, 2015 alle 6:43 pm

    Un’altro piacevole racconto, rilassante, quasi divertente, per chi percorre solo virtualmente l’intero percorso fatto da voi, grazie.

    Penso e ripenso innumerevoli volte ai cabbasisi che vengono a me già prima di partire per un cammino, anche solo dieci volte più breve di questo, ostinandomi a portare abbondanti e pesanti attrezzature fotografiche, che poi, quasi sempre, uso solo in parte.
    Ed il grande treppiede tenuto in mano durante il cammino, usato anche come fosse uno scomodissimo, pericoloso bastoncino?
    Improponibile!

    • luglio 26, 2015 alle 8:02 pm

      Già la reflex rompe, da tempo ho rinunciato a someggiarmi tele, macro e altre diavolerie… comunque grazie.
      Rino

      • luglio 26, 2015 alle 8:17 pm

        Hem! Hem!

        Sarebbe un profilo basso, dici così perchè forse non mi hai mai visto … 😲
        LE fotocamere … 2 o 3 o 4, con lo zaino fotografico o non fotografico, 2 o 3 borse fotografiche, nel complesso da 5 a 10 obiettivi, il treppiede con testa panoramica.

        E poi ? … lo sherpa che non mi aiuta mai, anche perchè non c’è.

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