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Cima della Madonna (2733 m), spigolo del Velo

La via aperta dai teutonici Gunther Langes e Erwin Merlet nel 1920 sullo spigolo NO della Cima della Madonna (conosciuta poi come Spigolo del Velo) è stata a lungo reputata come la bella fra le belle delle intere Dolomiti. Sono 400 m di arrampicata sul magnifico calcare corallino delle Pale con difficoltà di IV con passaggi di V (anche superiore sulla relazione di qualche guida) per 14 tiri di corda. Negli anni dell’arrampicata (parliamo del passato remoto, era l’ottantanove) era una delle mie aspirazioni più ambiziose, condivisa anche dall’abituale compagno e fratello sulla via dei monti Nevio. Anche se sconsigliati da altri alpinisti (la roccia è unta e l’affollamento è tale che bisogna fare la coda, queste le obiezioni) in un sabato pomeriggio di Luglio partiamo e si aggiunge anche un’altra cordata. Negli anni passati si doveva pernottare alla bella stella, poi in un bivacco. Attualmente con la costruzione del Rifugio del Velo (2367 m) è tutto diventato più agevole anche se i puristi hanno avuto qualcosa da ridire. L’itinerario in auto prevede Belluno, Feltre e la Val Cismon, fra fiera di Primiero e S. Martino di Castrozza, a un tornante circa 1400m) si dirama a destra la strada forestale che arriva a una malga (Sopra Ronz) e quindi come sentiero sale al rifugio in circa 2 ore e mezza. La Dea bendata ci assiste, incrociamo il gestore che messo al corrente del nostro progetto si offre di trasportare i nostri zaini con la teleferica, accettiamo senza esitazioni. Più leggeri saliamo velocemente al nostro ostello sovrastati nell’ultimo tratto dalla vetta che risplende al sole del pomeriggio che trascorriamo bighellonando fino al tramonto. Non siamo poi in molti a pernottare, qualche escursionista più una decina di pretendenti allo spigolo. Tre sono rudi atesini di lingua tedesca che stanno per i fatti loro. Invece facciamo lega con altrettanti veneti più socievoli tanto che l’indomani faremo la salita più o meno assieme. L’avvicinamento è molto breve, un sentiero più il primo tratto della ferrata del Velo. La nota dolente è l’esposizione in ombra che per la quota unita a un freddo venticello ci farà soffrire su tutta la scalata. Quasi subito ci sono i passaggi più difficili, il superamento dei due pilastri (il primo facoltativo, ma non vogliamo farci mancare nulla e saliamo anche questo, pare sia la variante Steger). All’intaglio fra i due ci superano i tre teutonici, non li vedremo più, sono più svelti di noi. E’ un punto d’onore per me fare la salita a comando alternato, anche se in un passaggio acchiappo il cordino di un chiodo. Poi si scende verso la parete, per arrivarci bisogna superare una spaccatura piuttosto larga, anche troppo per uno di gamba corta come me, al primo tentativo ci arrivo con un piede ma manco l’appiglio per la mano e con un’elegante spinta torno al punto di partenza. Tocca fidarsi e mollare il terrazzino e la mano finalmente raggiunge l’obiettivo. Per il resto andiamo abbastanza bene, mentre i nostri amici si attardano ci fa compagnia il più forte dei veneti (loquace e canterino), tal Bepi Lago che fa la salita in solitaria cantando “O sole mio”, per la meta circa cinque ore. Dopo altre due ci siamo tutti, non ci resta che scendere, cosa non proprio facile. Spostandosi verso il Sass Maor (Est) si arriva allo sbocco dello strettissimo camino Winkler dove si trovano gli ancoraggi per la prima delle corde doppie. Fino ad arrivare all’insellatura con questa cima gemella. Ora c’è da scendere il canale fra le due cime, in parte a doppie, qualche tratto d’arrampicata e anche un pezzo con neve prima di toccare le ghiaie sopra al rifugio. Da dove ripartiamo verso valle, sono le 9 di sera quando avvio la vecchia Ritmo che verso mezzanotte, mentre siamo da tempo in coda prima del ponte sul Piave, si surriscalda e dobbiamo fermarci. Arriviamo a casa alle ore piccole, tipo veglione di capodanno. Solo che al mattino seguente tocca andare a guadagnarsi il pane.

1 Salendo al rifugio

2 La Cima della Madonna, a sin. lo spigolo

3 Il rifugio del Velo

4 Al tramonto la nebbia scende sulle vallate

5 Gli amici pensierosi

6 Si fa sera sulle Pale

7 Ora di cena

8 Sulla via, qui la cordata altoatesina

9 Gli amici sul primo risalto

10 Il compagno in sosta

11 San Martino e la Val Cismon

12 Affratellati dall'avventura

13 L'altopiano dalla vetta

14 Il canale di discesa

15 Nel canalone

16 Cimone, Vezzana e Pala di S. M.

17 Alfine uscimmo a rivedere ...il rifugio

18 Ultimo saluto alla meta raggiunta

La migliore guida esistente era quella di Andreas Kubin “50 arrampicate scelte nelle Dolomiti” ed. Geo-Grafica, ora si troverà molto di più.

  1. luglio 20, 2015 alle 2:41 pm

    Complimenti vivissimi Rino, quante grandi avventure!
    Lo dico davvero.
    Mi chiedo quante ne hai ancora da svelarci.
    Anche se questa fosse l’ultima, basterebbe a scrivere un bellissimo libro, piacevole da vedere, da leggere, da consultare, da affiancare ad un Buscaini.

    • luglio 20, 2015 alle 2:50 pm

      Non stiamo a esagerare con Buscaini che è stato un grande! Temevo il tuo commento per uno dei soliti svarioni, comunque grazie e mandi.
      Rino

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