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Peralba (2694 m), cresta Ovest-via comune e viceversa

Il o (la) Peralba che nel dialetto locale significa pietra bianca dal colore del calcare del quale è composto è anche, grazie alla strada che da Cima Sappada fino alle sorgenti del Piave a 1815 m, una delle più visitate dagli escursionisti. Leggo sulla guida che è la terza per altezza delle Carniche, le vie più battute sono la via normale da NE che ha qualche cavo nel canale e la ferrata Sartor (la prima che ho percorso, mi pare nel 1981) favorite anche dalla vicinanza del rifugio dedicato a Pier Fortunato Calvi (2167m), patriota cadorino dei moti del 1848, dove si giunge in  un’ora dal parcheggio percorrendo una strada a fondo naturale. Per chi non ama la ferraglia esiste anche una terza opzione anch’essa ben segnata e dove non si patisce l’affollamento, è quella della cresta Ovest, le difficoltà massime sono limitate a qualche passaggio di primo grado, come del resto le altre, ma in ambiente più genuino. Per tutte il dislivello è di poco meno di 900m.

Per la prima volta tocca tornare al Giugno del 1994, scaricata la moglie alla festa dei Santi Pieri e Vit a Givigliana (ulteriore nota di demerito) e in compagnia del coriaceo BB, mio compaesano e coetaneo amico fin dall’infanzia, ci trasferiamo a Cima e poi alle sorgenti del Piave. Anche se il clima potrebbe essere migliore saliamo al rifugio continuando poi fino al sovrastante Passo Sesis, 2312 m, da qui traversiamo a sinistra fino al canale della via comune che come già detto ha qualche cavo verso l’uscita. Da qui per la cresta Est alla vetta. C’era appena stato Papa Giovanni e l’avvenimento era stato celebrato con parecchie targhe e altro (alcune ancora presenti), come già detto la giornata era piuttosto uggiosa però senza minaccia di precipitazioni ma con visibilità limitata. Qui abbiamo la disgrazia di occhieggiare la freccia  indicante la cresta Ovest, è un invito a nozze per il mio sodale, noto per la sua spregiudicatezza ma anche per la sua capacità di tirarsi fuori dai guai. La via è sulla guida sconsigliata in discesa e al tempo non era granchè segnalata e rischiamo di perderci più volte, meno male che la nebbia mitiga alcuni dei tratti più esposti. Solo all’ingresso nel bosco smarriamo definitivamente la traccia e siamo costretti a fare un po’ di lotta con la vegetazione, comunque rientriamo a Gjviano che la festa non è ancora conclusa.

1 Anche dalla roccia può nascere un fiore

2 Il Peralba salendo al Passo Sesis

3 Sulla normale

4 Nel canalino N

5 Gli ancoraggi ci sono ma manca il cavo

6 Sulla cresta sommitale

7 In Cima

8 Il canale sulla cresta O

9 La Val Visdende dalla cresta

10 Placca con vista sui Campanili del Rinaldo

Venerdì 10 Luglio 2015. Rimandata ad oggi la consueta uscita del mercoledì a causa del maltempo e a parte M, l’unico ancora in età lavorativa, ci siamo tutti e si ripropone il solito dilemma della meta da perseguire, limitati come purtroppo siamo da dislivelli, difficoltà ecc. ecc., per di più devo anche rientrare presto per un impegno istituzionale (senza gettone di presenza). Dopo due decenni una ripetizione ci può anche stare specie se si fa nel giusto senso e così ritorniamo al parcheggio del Calvi. Sicuri del fatto nostro imbocchiamo la prima carrareccia che capita a tiro, termina quasi subito e ci dobbiamo sorbire ancora una traversata nel bosco prima di incrociare la traccia segnalata del nostro itinerario. Questa si alza verso sinistra in direzione di uno sperone roccioso che si sale per placche fra la vegetazione che la rugiada rende abbastanza scivolose oltre a essere anche un po’ esposte. A mio parere questo è il tratto più impegnativo della salita ma San Mugo ci viene in aiuto, oltrepassato il limite della vegetazione si continua per terreno roccioso che alterna i detriti a brevi passaggi di arrampicata mentre il paesaggio con l’aumentare della quota si apre su numerosi gruppi montani. Quando il crestone si assottiglia si passa vicino all’uscita di un orrido canalone che offre una vista suggestiva. Il pendio terminale molto vasto conserva ancora qualche memoria bellica, il segnavia lo rimonta piuttosto a sinistra anche se è percorribile ovunque ed esce in vetta. Come dalla guida ci abbiamo impiegato tre ore però ci manca un componente, è in ritardo per impegni inderogabili e lo vediamo sbucare all’estremità Est della cresta sommitale a conferma di quanto asserito. Panorama a 360° sui monti Friulani, Austriaci e fino alle Giulie Slovene (forse dimentico qualcosa). In cima c’è un continuo viavai con parecchi escursionisti stranieri. Dopo un’oretta di sosta ripartiamo verso Est, la cresta che ricordavo vastissima non lo è poi tanto e le rocce lisciate chiedono attenzione, dopo la doverosa visita a trincee e caverne arriviamo all’inizio del canalino con il cavo, anche qui la memoria mente, è più lungo del previsto, poi se ne esce verso destra, ancora qualche saltino roccioso e si riagguanta il sentiero che porta al Passo Sesis. Da qui il battuto sentiero che offre anche l’opzione ghiaiosa arriva al rifugio dove sostiamo per una birra. La strada, per la verità piuttosto noiosa, scende poi fino al parcheggio.

11 Il Peralba dal posteggio

12 Le Sorgenti del Piave

13 Placche e mughi all'inizio

14 A volte si trova il sentiero

15 Verso le Dolomiti

16 L'orrido canalone

17 Un passo d'arrampicata

18 Sulla cresta

19 Il Glockner dal pendio terminale

20 Dalla Cima verso Est

21 La Croce più umile

22 Caverna in cima

24 L'imbocco del canalino attrezzato

25 Pic Cjadenis dal Passo Sesis

26 Il Rifugio Calvi

Categorie:Alpi Carniche Tag:
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