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Monte Aiarnola (2456 m), un anello lungo e impegnativo

Cime selvagge e poco frequentate sono quelle della diramazione SE del gruppo del Popera, i punti d’appoggio sono  dei bivacchi, solol’Aiarnola ha una via normale abbastanza facile e con un dislivello non proibitivo, l’avevo visitata nel 2007 con tempo non pessimo ma neanche dei migliori, quindi una ripetizione è quasi d’obbligo . Il passo di S. Antonio (o forcella Zovo, 1489m) è attraversato da una rotabile che collega il Comelico con la val d’Ansiei, in pratica Padola con Auronzo, è anche il limite SE del gruppo del Popera visto che la cima oggetto di queste note incombe su di esso. Il vetusto mezzo a disposizione sale stancamente da Tolmezzo la valle del Degano fino a Sappada, tira un sospiro di sollievo fino a S. Stefano e arranca verso il passo di Monte Croce prima di deviare a sinistra  verso Padola da dove, quasi esalando l’ultimo respiro, raggiunge l’agognato parcheggio qualche metro prima del valico. Ora tocca all’equipaggio, quattro pensionati più un dipendente  Fincantieri messo in libertà da un solerte magistrato (5000 a casa per futili motivi). L’inizio della gita è contrassegnato da una serie di tabelle con varie destinazioni fra cui la nostra, è una stradina a fondo naturale (con divieto) che si alza con moderata pendenza in ambiente bucolico fra abeti, prati e tabià. Il lato negativo resta il suo notevole sviluppo, in seguito diventa un sentiero che ricalca il percorso di una ex   mulattiera ora inerbita che termina presso una selletta con enormi massi a circa 1900 m di quota. Il sent. 153 seguito fino ad ora prosegue nella stessa direzione, noi svoltiamo a sinistra con il n. 127 che diventa subito più erto e si avvicina alle pareti della cima dove spicca più chiara la zona di distacco di una frana. Dopo un tratto fra i mughi si alza sempre ben tracciato sulle magre ghiaie attraversando un paio di colatoi fino all’imbocco di un lungo canalone erboso-detritico che si inoltra fra le rocce. Ripido e faticoso esce a una selletta, a sinistra pochi metri più in alto una Croce è posta sulla quota considerata la Cima S mentre a destra si trova la complessa zona sommitale. Intanto il gruppo si è sgranato per fasce di età, dietro a me rimane solo il più anziano della compagnia. Dopo una doverosa visita al rilievo l’itinerario continua a destra abbastanza labirintico costeggiando le pareti, poi tocca superare vari avancorpi, uno lungo un canale che richiede l’uso delle mani, è il penultimo, con un ultimo sforzo si avvista la Croce della vetta, quando ci arrivo sono alla frutta. Meno male che la via è ben segnalata altrimenti sarebbe abbastanza problematico capirci qualcosa. Al M. come più giovane spetta ora il compito di tornare indietro per recuperare il ritardatario. La vista è strepitosa spiccano, nonostante la foschia, il gruppo del Popera, le Carniche, i lontani Tauri,  le Marmarole  e molti altri. Mentre sostiamo ammirati si fa strada il solito diavoletto, dalla cartina vediamo che una traccia segnalata porterebbe alla forcella Valdarin che parrebbe abbastanza prossima a NO, da questa si potrebbe scendere per una traccia a puntini al sentiero 153 tralasciato al mattino e poi quasi in piano al bivio con il 127. Cominciamo a scendere verso Ovest fino alla base delle pareti della cima accanto (Cima Alberta?), un tranello ci attende, tocca di nuovo risalire, in verità facilmente, a un ulteriore sella e da questa  per rocce in versante Est calarci fino alla forcella 2367m. Qui giunti una scritta su un sasso ci avverte che il canale, pericoloso, è riservato agli esperti. Fra le due opzioni, pericolo o risalita viene convenuto che al momento il rischio è preferibile.  Attenti ai sassi, alle rocce friabili e stando vicini non troviamo difficoltà insormontabili, ne usciamo verso destra dove rintracciamo un buon sentiero fra le ghiaie che perde quota a lunghi tornanti. Più attenzione bisogna fare in basso dove il verde ricopre i sassi e ne sentiamo fischiare qualcuno prima di arrivare al crocevia, a sin. si va al Bivacco Piovan e al Rif. Berti, diritti al lago d’Aiarnola (e al passo di S. Antonio) mentre a destra si torna al bivio con i massi. Buona la terza, ma l’agognato sentiero pianeggiante comporta ancora la dura risalita a due coste baranciose prima di ricongiungersi a quello dell’andata. Con i piedi bolliti anche la mulattiera e la carreggiabile si sono allungate, in tutto con le soste ci abbiamo impiegato più di otto ore. Una sosta a Padola ci consente di recuperare con una birra parte dei liquidi persi, il resto Al Sole di Forni Avoltri, i Cjarsons accompagnati dal Verduzzo sono, come sempre, ottimi e la gentilezza della Signora è gratis.

Pass. di I e II (questi nel canalone), il primo Luglio del 2015.

1 Abbondanti indicazioni alla partenza

2 La carrareccia iniziale

3 Tabià sui prati

4 L'Aiarnola

5 Al bivio

6 Vista sul lago d'Auronzo

7 Il canale d'accesso alla zona sommitale

8 La Croda da Campo dalla cima Sud

9 Un giardinetto fiorito

10 Uno dei varii risalti da attraversare

11 Canale di salita a un'anticima

12 Discesa all'ultimo intaglio

13 In Vetta

14 Il ramo SE del Popera, la Cresta Carnica e più lontani gli Alti Tauri

15 Traversata a Forcella Valdarin

16 Torri e pinnacoli nel traverso

17 A Forcella Valdarin

18 Papaveri sulle ghiaie

19 Allarmante avvertimento

20 L'imbocco del canale

21 Nel canalone

22 Verso l'uscita

23 Il Comelico dal sentiero

24 Cresta fotogenica che scende dalla vetta

25 Ancora un'estenuante  risalita

26 E infine uscimmo a riveder le stelle

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