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L’Aquila e dintorni per un’anomala adunata alpina

Quando gli emigranti eravamo noi friulani parecchie ragazze (fra le quali una mia coetanea) sono partite verso l’Abruzzo per andare, come si diceva a quei tempi, a servire, e due di loro si sono  accasate a Scanno,  un pittoresco paese ai margini del Parco Nazionale che avevo visitato in occasione di un passato giro turistico. C’era stata anche una gita precedente più alpinistica, ospiti di un abruzzese stabilitosi nella nostra regione dopo il servizio militare da ufficiale degli alpini quando avevamo salito parecchie cime importanti. Devo dire che i luoghi e gli abitanti mi erano piaciuti assai, i primi non soffrono l’affollamento con conseguente spennatura del visitatore, i secondi ospitali ma non invadenti. Per questo accetto volentieri la proposta di un Alpino del mio Gruppo di partire per una tre giorni all’adunata nazionale all’Aquila con il suo potente SUV, completano l’equipaggio altri due amici. Partendo alle sei e con un’unica pausa caffè a mezzogiorno arriviamo all’agriturismo La Quercia di Contrada Cretara, borgo che si trova a monte dell’Autostrada e prima del tunnel sotto il Gran Sasso a una trentina di Km dal capoluogo. Al posto della camera prevista ci vengono assegnati due miniappartamenti (camera cucina e bagno), visto che è l’ora di pranzo sperimentiamo subito la cucina locale dove pasta e agnello fanno la parte del leone, scordavo la vista che offre la vicina catena del Gran Sasso. Al pomeriggio partiamo per un giretto, la prima meta è Castelli, il pittoresco paese su uno sperone roccioso  all’inizio della strada che sale a Campo Imperatore (al momento interrotta), famoso da secoli per le sue ceramiche. Sulla via del ritorno ci fermiamo al Santuario di San Gabriele con due chiese, l’antica e quella modernissima. Rientriamo all’alloggio, il tempo di un aperitivo (cinque litri di tocai sono gli unici viveri che ci siamo portati da casa) e viene l’ora di cena. Dopo di che tutti a nanna.

1 L'agriturismo La Quercia

2 Brindisi di benvenuto

3 Con la padrona di casa

4 La sala da pranzo

5 I commensali sono all'antipasto

6 Sole del mattino sul Gran Sasso

7 Belvedere su Castelli

8 Gradinata a Castelli

9 La signora ci fa una buona accoglienza

10 Anche i giovani sono ospitali

11 Effetti del terremoto

12 Uno a caso dei molti negozi di ceramiche

13 Un souvenir tocca portare alla moglie

14 San Gabriele, il santuario vecchio

15 La cupola

16 Il santuario moderno

Il giorno seguente andiamo all’Aquila, ancora disastrata dal terremoto, alcune strade sono completamente chiuse con numerosi edifici storici puntellati, ci entriamo da N passando dalla fontana per scendere alla piazza del Duomo per la via principale, diventata per il raduno una specie di suk con bancarelle che nulla hanno a che fare con gli alpini (cosa che avevo notato anche in precedenti raduni) dove il business trionfa. Andiamo a vedere la bella Chiesa di San Bernardino, reliquie del Santo e un dorato soffitto a cassettoni, dalla piazza scendiamo alla fontana delle 99 Cannelle ma prima deviamo a destra a una chiesetta che conserva la salma di Celestino V (colui che per viltade fece il gran rifiuto). Risaliamo in centro, ormai è invivibile, un taglio pessimo in Piazza Duomo e recuperata l’ammiraglia ci trasferiamo a S. Maria di Collemaggio, chiusa ma bellissima anche vista dall’esterno, lo spazioso piazzale non è affollato e si respira. E’ ora di pranzo, con laboriosa ricerca ritroviamo in periferia la trattoria da Corridore dove ci eravamo trovati benissimo nelle precedenti visite, la gestione è cambiata ma il menu, ottimo, è lo stesso. Resta il problema di come trascorrere il pomeriggio, per prima cosa andiamo a Rojo, il paese dove eravamo alloggiati nella prima visita per constatare malinconicamente che anche la vecchia casa è crollata. Poi saliamo all’altopiano di Campo Imperatore. Poco traffico ma l’ambiente naturale è sorprendente, il verde dei pascoli si contrappone alle cime ancora innevate e alle fioriture dei crocus e anche noi rudi alpini quasi siamo sostiamo ammirati. Torniamo a terra in un chiosco dove consumiamo gli immancabili arrosticini annaffiati questa volta di birra, rientriamo all’ostello per coricarci senza cena che non sapremmo dove mettere.

 

Domenica, è il giorno della sfilata. Lasciando perdere autorità e alti papaveri civili e militari e il drappello dei coccolati VFB presenti per doveri di rappresentanza è per la maggior parte composta dagli alpini che si sono fatti la naja obbligatoria con l’ambita retribuzione di poche decine di lire al giorno sudando e bestemmiando che ieri hanno fatto la loro festa.  Sono queste le genuine penne nere che affrontando spese e disagi sfilano anche versando qualche lacrimuccia non escluso il sottoscritto. A  noi friulani toccherebbe alle 11, da vecchi per antico pelo sappiamo che la cosa andrà per le lunghe. Per la prima la disertiamo, viene invece approvata all’unanimità la proposta di visitare Sulmona, la città dei confetti. Dopo aver saldato il modesto conto partiamo sotto un sole che risplende (delle tre giornate è la migliore) facendo il più lungo ma comodo percorso autostradale, il traffico è scarso e arriviamo alla meta in poco tempo. La bella città ai piedi della madre Maiella, patria di Ovidio, ha le due attrattive principali nella Chiesa dell’Annunziata con annesso museo e la Piazza del Carmine con l’acquedotto a archi che alimenta la fontana posta al centro.  Dopo aver dato un’occhiata a qualche altra Chiesa e vagato per  le strade laterali ripartiamo verso N, all’una e mezza l’ultima sosta sotto Jesi per il pranzo finale all’aperto in un ristorante stellato, tagliatelle fatte in casa (per me ragù di anatra) e grigliata bagnate dal verdicchio. Prima di sera riabbracciamo le rispettive consorti.

15-17 Maggio 2015

Categorie:Appennini Tag:,
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