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Cima Bois (2559m) per lo spigolo SE, TD-

Nel secondo anno dell’arrampicata (archeologia, era il 1987) ho fatto gli unici voli della mia carriera, eravamo tutti piuttosto accaniti e si aspettava con impazienza il disgelo per cimentarsi in qualcuna delle nostre sfigate imprese. Le pareti del gruppo di Fanis che si affacciano alla strada che da Cortina sale al passo del Falzarego sono le prime a ripulirsi in primavera e le vie sono a ragione molto frequentate dai corsi come dagli alpinisti autonomi come in questo caso. Il nostro parcheggio è nei pressi della Casa Cantoniera a più di un km dal passo nel versante ampezzano, mi pare che si fosse in otto a partecipare a questa spedizione. L’avvicinamento prevede un sentiero e una stradina che passa accanto a dei resti di costruzioni della guerra 15-18, qui le cordate si dividono, in quattro verso le Torri, i due più forti, che all’epoca erano Nevio e Daniele verso non ricordo quale via di VI. Resto con Maurizio (che devo qui ringraziare anche se in un altro articolo l’ho pubblicamente vituperato, senza di lui probabilmente avrei continuato con l’escursionismo) ci dirigiamo verso la sovrastante Cima Bois. La via è quella aperta dai cortinesi  Alverà e Menardi nel 1947, difficoltà TD-, 300 m ma sviluppo superiore, una dozzina di tiri di corda e difficoltà fino al quinto. Si comincia con una parete nera alta un centinaio di metri dove il percorso non è obbligato, qui ci accodiamo alle altre cordate presenti, la sosta che segue è all’imbocco di un camino-fessura dove il popolo arrampicatorio comincia a sgranarsi, è il primo dei due tratti più rognosi, non posso neanche cedere (è un punto d’onore) il comando tutto all’amico, con un tiro di corda non se ne esce ma tossendo e sputacchiando ne veniamo fuori. Segue uno spostamento verso lo spigolo per cenge e pareti varie con cui si arriva a una grotta dove si sosta. Ora tocca al compagno che sparisce verso l’alto dopo un traverso a sinistra, ci mette un bel po’ prima che si faccia sentire  con la fatidica chiamata “Vieni!!!”. Obbedisco e parto alla garibaldina, la roccia è tutta sgretolata e rimango con i sassolini in mano mentre con un elegante pendolo rientro nella caverna rallegrato che la sosta abbia tenuto. Con più calma ci riprovo, al momento del distacco mi alzo nell’estrema svasatura che porta alla cima. La discesa verso N è facile anche se con terreno innevato, verso destra ci si sposta a forcella Bois (in direzione della Tofana), il sentiero e la stradina ci riporta al parcheggio. Quattro ore per la salita, alle auto dei compagni di viaggio non c’è traccia alcuna e sono le 4.30 del pomeriggio. La lunga attesa finisce alle nove di sera quando rientra l’ultima cordata, a casa arriviamo dopo l’una quando la mia compagna di vita ha già aggiornato il suo personale libro nero.

1 Nevio esibisce le nuove pedule

2 Ruderi di guerra

3 Dovrebbe essere Cima Bois

4 Salendo ai vari attacchi

5 La parete nera

6 Termine della parete nera e imbocco del camino

7 All'uscita del camino

8 Sul traverso

9 Al' uscita della traversata

10 Dalla Cima verso la Tofana di Rozes

11 In discesa

12 Il gruppo di Fanis

13 Le Cinque Torri dalla galleria

14 Lo spigolo di Cima Bois

15 Crepuscolo su Antelao e Croda da Lago

Categorie:Dolomiti Orientali Tag:
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