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Zuc di Valliselle (1632 m), vecchi sentieri di pascolo fra Piancavallo e Cansiglio

Come di consueto al solito punto di ritrovo le idee sono poche e anche queste ben confuse, intanto decidiamo per l’Ovest poi si vedrà, solo alla pasticceria siciliana di Montereale salta fuori finalmente il Zuc di Valliselle. Scendiamo quindi per la pedemontana fino a Aviano per poi proseguire ancora a occidente verso   Dardago. Lo attraversiamo percorrendo le sue strette stradine verso N entrando poi nella Val di Croda, il posteggio si trova alla sbarra con divieto di transito poco sopra la trattoria Belvedere, circa 500 m di quota. Al di là della rotabile inizia il nostro percorso con una certa abbondanza di segnalazioni, poco sopra altri segnali indicano varie possibilità sia a destra che a sinistra, optiamo per quella di mezzo con il segnavia 984a che risale la costa Pissol, dapprima nel bosco di carpini attraversando un’ultima volta la strada,  in seguito ci si ficca in un ginepraio prima di aprirsi sui prati. Abbandoniamo l’ampio costone per traversare a sinistra nella detritica Val Grande che più in alto diventa più stretta. Ora l’ambiente si fa un poco selvatico, un simpatico rettile sguscia al riparo dei sassi, sul lato opposto avvistiamo, nonostante la bassa quota, una coppia di camosci. Al di sopra la valle si amplia e si entra nella faggeta, dopo un ulteriore crocevia di sentieri proseguiamo ancora a settentrione fino a uscire nella radura della casera della Valle Friz, 1515 m, ben ristrutturata e ancora attiva. Ci si potrebbe arrivare più in breve e comodamente per la forestale che si dirama dalla strada del Piancavallo. Come hanno fatto del resto i quattro anziani escursionisti presenti in loco (perché noi, a parte il Mauro cosa siamo?), o meglio con il fuoristrada dei Pompieri che è parcheggiato lì accanto. Una sosta è obbligata, la guida mette tre ore e mezza per la salita. La cima celata dalla faggeta non è ancora visibile anche se mancano poco più di cento metri di dislivello per raggiungerla, ci alziamo stando sulla strada, dopo una svolta verso Est la percorriamo fino a una radura di pascolo da dove avvistiamo sulla destra parte del suo placido dosso. Ci alziamo fra i penitentes calcarei fino alla dorsale, la quota massima è sulla destra, non ci sono segni ma il percorso è elementare. Panorama vasto, dalle cime del Cavallo alle Dolomiti e la pianura, il mare non si vede a causa delle foschie primaverili, comunque ci permettiamo una lunga sosta per il clima gradevole. Il momento di selvatichezza viene in discesa, tornati alla strada ci caliamo senza sentiero nel bosco, scendendo diritti si dovrebbe intersecare il sentiero 984 poco più a Est dell’ultimo incrocio. Il che avviene nonostante le pessimistiche previsioni di qualche componente. Lo imbocchiamo procedendo verso occidente, è una lunga traversata passando dai ruderi della casera Centolina fino a quelli della casera Cjavalir sugli antichi sentieri di pascolo, arriviamo infine a una pozza di abbeveratoio da dove la traccia comincia a perdere quota fra boschetti e radure mentre il Col Scussat, appena sotto, è verdeggiante di betulle. A un ultimo bivio divalliamo alla macchina. Giro lunghetto visto che ci abbiamo messo, con le soste, quasi otto ore. Consigliabile nelle mezze stagioni, tutto su sentieri ben segnalati.

1 Ultimi preparativi al parcheggio

2 Pervinche

3 Carpini sul sentiero

4 Val di Croda

5 Resti dell'attività pastorale

6 Traverso alla Val Grande

7 Avamposti del Cavallo

8 La strettoia della Val grande

9 Elleboro

10 Bosco di faggi

11 Casera della valle Friz

12 Alla casera

13 Salita alla cresta

14 Arrivo in cima

15 Il gruppo del Cavallo

16 In discesa

17 Seguendo il libero pensiero tra i faggi

18 Ritroviamo la retta via

19 I ruderi di casera Centolina

20 La pozza a monte di casera Ciavalir

21 Genzianelle

22 I Paesi della pedemontana

23 Foresta di betulle sul Col Scusat

24 Tunnel di noccioli

25 L'ultimo crocevia

Aprile 2015

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