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Al Jovèt per la “vie dal Cjamòc” (1814m)

Di questa salita non ho trovato alcuna nota nei miei diari dove sono solito annotare se non la relazione almeno qualche riga, anche sulle guide a mia disposizione non c’è, almeno per me, molto di chiaro e sul web non ho nessuna voglia di andare, forse abbiamo percorso la via di cui al titolo descritta dal Marini-Galli nel volume “Alpi Giulie Occidentali”. Quindi chiedo già venia ai miei lettori se devo affidarmi alla memoria confortato dalle poche dia scattate nel remoto aprile del 1990 accettando reprimende e puntualizzazioni. Punto di partenza è Patoc, borgo abbandonato in posizione solatia sulla destra della Val Raccolana, 751 m., da Chiusaforte si prende a destra la strada per sella Nevea, dopo un ponte si prende a sinistra una stradina comunque asfaltata, il parcheggio è alle prime case. Saliti a quello che era il centro lo si attraversa verso E, alla fine dell’abitato si imbocca la ex mulattiera segnalata con il n. 620 che sale verso nord. Al primo bivio dove un tempo c’era lo stavolo del Chinop, ora si stenta a ritrovare persino i ruderi (1150m) il sentiero si dirige a sin. verso la forcella Galandin e quello che continua ma con n. 621 è quello della Via Alta che sale ai Piani del Montasio. Li tralasciamo entrambi optando per la terza via alzandoci praticamente alla cieca nella faggeta più o meno verso NO (sulla cartina è segnato in nero un sentiero ormai inesistente) cui segue  un lungo tratto fra macchie di  piccoli abeti, mughi e impiccate pale erbose. Ma ormai ci troviamo nelle vicinanze delle rupi della nostra meta con più a Est le pareti dell’ancor più arcigno Cjastelat. Fra macchie di mughi e arbusti ci avviciniamo a una cresta rocciosa che scende dal Jovet verso sud e che ci appare come la via più logica da percorrere. Il primo tratto è uno spigolo roccioso abbastanza solido dove la componente femminile si fa sentire, richiede e a ragione ottiene l’uso della corda, tutti gli altri con per primo il suo compagno la rifiutano. A conforto troviamo anche qualche ometto, siamo sulla retta via. Un ulteriore tratto dove la cresta si frastaglia viene evitato e si transita su una stretta cengia a occidente, quindi la cresta si apre su pendii in parte incespugliati più facili che menano senza altre complicazioni alla selvatica sommità adorna di un vispo ometto. In discesa, onde evitare sgradite sorprese, torniamo sui nostri passi. Dislivello meno di 900m, il massimo impegno è sul primo grado o qualcosa di più. Protagonisti, oltre al sottoscritto, il Mauro, Vigjut e la compagna Eliana, Fausto, Sandron e Sandrin , penso che mai la cima abbia avuto un tale affollamento, d’altronde erano i giorni grandi del GRA.

1 I misteriosi versanti meridionali del Cimone

2 Anfratti rocciosi misti a mughi

3 La parte centrale della salita

4 La val Raccolana

5 L'attacco mugoso della cresta

6 Sulla crestina

7 Sullo spigolo

8 Di fronte alle pareti del Sart

9 Traverso sulla cengia

10 Che in un passaggio si riduce a cornice

11 In vetta panorama verso le Alpi Carniche

12 Tutti assieme appassionatamente

13 Ritorno alla base con vista sul Canin

14 La catena del Canin

15 Il Cjastelat

16 L'arrivo a Patoc

17 Scjalis di piere, puiui di noglar

18 Patoc

19 Scendendo al posteggio lo Zuc dal Boor

Categorie:Giulie Occidentali Tag:
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