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Plananizza (1554 m), l’ennesima ripetizione

Il versante Sud dello Zuc del Boor è fra i più impervi delle montagne friulane e la vita dei suoi abitanti deve essere stata molto grama e faticosa anche rispetto alla Carnia, anche gli accessi alle cime sono lunghi e faticosi. Per la prima salita bisogna tornare ai primi di dicembre del ’90 quando si era ricchi di speranze progetti e capelli. Da Carnia saliamo la pontebbana (che è poi la statale 13) fino a Chiusaforte che superiamo, dopo qualche o una svolta (ai giorni attuali tunnel) un ponte scavalca il rio Molino, qui parcheggiamo (400 m circa), sulla sinistra comincia la ormai mitica mulattiera con segnavia CAI 427 che prosegue ridotta a sentiero fino a Sot Cretis. Saliamo per questa fino al borgo semideserto di Costamolino, qui facciamo quattro chiacchiere con l’unico abitante, tornato al luogo natio dopo una vita di emigrazione. Ci riforniamo d’acqua alla fonte, poi continuiamo l’andare fra i viottoli del paese e oltre fino al bivio dove prendiamo a sinistra il sentiero n. 426 che nella pineta scende poi al Rio Molino, al di là prosegue nel miglior bosco di faggi fino alla forcella Patok 1140m, fra lo Jof di Chiusaforte e la meta che ci siamo prefissati. Qui il sentiero numerato scende al punto di partenza, tirando diritto una vecchia mulattiera comunque segnalata prosegue in moderata salita con a destra i severi versanti rocciosi del Plananizza fino alla forcella Naurazis e siamo a 1342m con varie segnalazioni autoctone. Qui ci spostiamo nell’opposto versante NO dove incontriamo la neve che ci accompagnerà fino in cima, senza grosse pendenze arriviamo a un bivio, la traccia di destra sale verso la vetta dove si giunge seguendo la cresta districandosi fra le macchie di mughi. I ripetitori presenti guastano l’ambiente ma comunque la vista è eccezionale (Zuc dal Bor, Monti di Malborghetto, Prealpi e Alpi Giulie Occ., ecc. Per scendere torniamo alla forcella Patok, da dove il comodo sentiero segnalato dopo essere passato dalla Cappella di S. Antonio esce infine fra le case di Chiusaforte da dove torniamo al parcheggio, quattro ore in salita e due in discesa.

1 L'arrivo a Costamolino

2 Ancona a Costamolino

3 Alla fontana

3 Il paese dall'inizio del sent. 427

4 Il Rio Molino

5 Jof di Chiusaforte dai pressi di forcella Patok

6 Primi passi sulla cresta, sullo sfondo Plauris e Lavara

7 Sulla cresta

8 In Cima, in secondo piano Monti di Malborghetto, Cimone e Montasio

9 Da sin. Zuc del Boor e Cozzarel

10 Verso il Canin e le Prealpi Giulie

11 Il bosco dopo un incendio

12 Vecchio stavolo

13 Il Plananizza

14 Una sosta in discesa

15 La Cappella di S. Antonio

16 In vista di Chiusaforte

17 Chiusaforte

25 anni sono trascorsi, una ripetizione si può anche fare. Primo d’Aprile, è il compleanno di due dei quattro componenti lo sparuto gruppo, bel tempo ma ventoso. Astutamente viene scelto un punto di partenza più favorevole ma ancora dal canale del Ferro, proseguendo oltre Chiusaforte verso N, poco prima di Dogna una rotabile ora asfaltata si alza a sinistra stretta e ripida passando dalle borgate di Porto, Piccol Colle e Visocco per traversare infine a Plagnis, 798m. I paeselli dopo l’abbandono negli anni del terremoto si sono parzialmente ripopolati e troviamo  un pur se modesto traffico. Qui parcheggiamo presso una fontana per incamminarci sulla strada bianca che con qualche saliscendi termina a Costamolino. Poco è cambiato nel paesello ancora deserto, comunque qui ritroviamo i segni del 427. Pedissequamente ricalchiamo l’itinerario della visita precedente, al bivio con il sentiero 426 una scritta ci informa che non è transitabile, come sempre non gli prestiamo fede. Tutto va bene fino ai bordi del Rio Molino che purtroppo se ne è mangiato un tratto in una qualche alluvione. Non ci diamo per vinti, ci alziamo qualche metro poi traversiamo sopra la frana,  dopo una breve ricerca la traccia ricompare più in basso quindi scende per ghiaie al torrente in una zona di grossi massi vistosamente indicato in rosso come pure la risalita nell’opposto versante fino a rientrare nel bosco. Alla forcella Patok incontriamo due ragazze austriache che sono salite da Chiusaforte con la stessa nostra meta, non hanno fretta e le lasciamo lì, noi proseguiamo come la volta precedente, nell l’ultimo tratto i mughi hanno preso il sopravvento e bisogna passare, comunque agevolmente,  in una specie di tunnel. In  cima non è cambiato molto, ahimè anche qui è passato il seminatore di Madonne di Mediugorie, dal nostro canto non lasciamo alcuna traccia di passaggio. Tre ore e ¼ in salita. Le raffiche di vento gelido ci costringono a riparare fra i mughi per il ristoro, i due festeggiati estraggono dallo zaino anche il necessario per il brindisi e ci soffermiamo per più di un’ora prima di ritirarci, le due teutoniche non si sono viste, ma vediamo le loro impronte su una chiazza di neve alla forcella Naurazis.  Alla successiva Patok ci dividiamo, i due più gagliardi tornano a riprendere la vettura, per diritto di anzianità con Sandro scendo a Chiusaforte (373m) sul sent. 425, di nuovo  c’è la pista ciclabile che in breve ci scodella all’ex stazione, ora bar, luogo del rendez-vous. Per evitare sorprese conviene partire comunque da qui anche se il dislivello è maggiore.

18 Il minuscolo borgo di Plagnis

19 Fontana traversando a Costamolino

20 La sterrata per Costamolino

21 Postazione di mitragliatrice

22 L'inizio del sent. 426

23 L'0rlo del Rio Molino

24 Uscendo dal torrente

25 Cozzarel e Montusel

26 Forcella Naurazis

27 Fra i faggi verso la cima

28 Dalla vetta le cime dello Zuc del Boor, Cozzarel e Montusel

29 Al riparo dei mughi

30 Discesa a Chiusaforte

31 Chiusaforte

32 La nuova ciclabile e l'ex stazione

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