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Kucelj (1239 m), una gita con dislivello maggiore della quota

Capita anche ai migliori ogni tanto di avere una crisi di rigetto verso le faticose gite invernali nella neve, in una di queste salta fuori da un articolo dello scomparso ex mio allievo dei corsi Luca (non sono sicuro del nome) Beltrame, pubblicato su un numero delle Alpi Venete che non sono riuscito a rintracciare. Così nel Gennaio 2008 con la sola compagnia di Vigjut passiamo il confine a Gorizia risalendo nella nebbia il corso del Vipacco, l’unica documentazione, a parte l’articolo citato è la carta stradale al 300.000. Poco prima di Aidussina in un labirinto di stradine e paeselli arriviamo infine a Lakovec (quota stimata sui 150 m) riuscendo anche a rintracciare dopo varie peripezie il nostro sentiero. Da qui in poi non ci sono più problemi di orientamento, dopo gli orti e i prati si entra in un bosco di pino nero, alla fine dello stesso ora al sole ci si alza in terreno erboso fino alla pittoresca fascia di affioramenti rocciosi detta Mala Gora (Piccola Montagna). Con un ultimo strappo si guadagna il ripiano del rifugio A. Bavcerja, aperto e affollato nonostante la stagione, sotto la cima del Madrasovec (cima dei serpenti, affine al friulano madrac), che con la sua quota di 1333 m risulta la più elevata del ciglione. Non ci lasciamo incantare dalle prelibatezze e gli agi quivi offerti ma stoicamente proseguiamo in discesa verso il west. Dopo un’ampia sella si erge, quale cono erboso la nostra vetta che dispone anche e a merito di una tavola d’orientamento dal momento che resta uno dei pochi rilievi non alberati del ciglione, dalla nebbia emergono i carsici altopiani dell’Istria con vista fino al Monte Nevoso. Pochi dei clienti del rifugio (per la maggior parte arrivano con meno sforzo da Predmeja) giungono fino a questa poco ardita vetta che apprezziamo in solitudine. Il dislivello superato è comunque cospicuo e potrebbe superare, visto che ora dobbiamo risalire al rifugio, la quota di dove ci troviamo. Tornati al ricovero (mai avonde, motto degli alpini) saliamo anche la traccia per il deludente Madrasovec, ricoperto dai faggi fino in vetta, l’unico fatto positivo è l’incontro con un radioamatore che a gesti ci invita a condividere con lui l’inseparabile fiasca di slivovitz, dopo averne approfittato bisogna mettere qualcosa nello stomaco, meno male che abbiamo a portata di mano la tipica cucina del rifugio. Con un’ultima birra ci congediamo (l’alcol contribuisce alla fratellanza dei popoli) e riprendiamo traballanti il ritorno. Non senza una ultima sosta esibizionistica alla Mala Gora con virtuosi passaggi ai vari spuntoni. L’anno seguente ritorniamo, l’amico con la moglie, incappando in una giornata pessima e salendo una quota più a occidente ma sempre boscosa.

Gennaio 2008 e 2009

1 Nebbia sulla piana del Vipacco

2 La Mala Gora

3 L'autore in salita

4 Il rifugio

5 Il Kucelj

6 In cima

7 Albero di indicazioni al rifugio 8 Salendo al Madrasovec

9 Al rifugio

10 Mala Gora

11 Mala Gora

12 Nebbia nella seconda visita

14 In cima al Kucelj

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