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Monte Buscada (2106m) e La Palazza (2210m) – due gite in Val Zemola

Il primo rischioso tentativo

Dalla cima del Duranno a racchiudere la Val Zemola si diramano due dorsali con varie elevazioni interessanti, nella più orientale che precipita verso la Valle del Piave con dislivelli mostruosi è compresa anche la Palazza, situata fra il monte Zita e il Borgà.  Ci approssimiamo da Erto salendo la Valle del Cellina, da Montereale, dopo il passo di S. Osvaldo si cala fino alla terra natia di Mauro Corona, eclettico personaggio, scrittore, scultore e anche alpinista. Dal paese una strada, in quegli anni sterrata, rimonta arditamente la destra orografica del torrente. La percorriamo con sprezzo del pericolo e delle sanzioni pecuniarie(il divieto era poco a monte dell’abitato) fino a dove ci ferma la neve che  abbonda, d’altronde siamo quasi a metà febbraio, pressappoco a 900 m di quota.  Alternative alla rotabile che sale fino alla cava del Ramello Rosso non ce ne sono e dobbiamo sorbircela tutta compresa la galleria dal fondo ghiacciato e con stalattiti (o stalagmiti?) incombenti sopra le nostre preziose teste. Prima del ricovero dei minatori viene abbandonata a favore dei pendii nevosi che scendono dall’anticima o monte Buscada  che si salgono senza itinerario obbligato, lo facciamo in parte sulla cresta spartiacque con qualche divagazione in versante Zemola affacciandoci alla profonda valle del Piave e ai colossi dolomitici, il cielo velato non pregiudica la visibilità. Si scende ora in pochi metri alla sella con la cima principale, qui la normale traversa a sinistra sotto le pance di calcare, probabilmente nella bella stagione si trova una traccia, al momento si presenta come una crestina nevosa sopra l’imbuto che precipita  verso gli abissi della valle del fiume sacro alla patria. Tocca a me, che dovrei essere il più esperto provarci. M’inoltro  in essa tenendomi per quanto posso alle rocce, dopo una decina di metri sento un fruscio sinistro, è la neve che se ne va e rimango attaccato alla parete. Per fortuna abbiamo un pezzo di corda che dopo qualche tentativo riesco a prendere. Riabbracciati i compagni si conviene a buona ragione di desistere. Torniamo alla strada, prima della galleria optiamo per la discesa diretta visto che abbiamo la cavezza che viene di nuovo usata nel primo tratto piuttosto ripido.

1 Vista sul Duranno

2 Ghiaccio nella galleria

3 Salita al Buscada

4 Sul crinale del Buscada

5 La traccia sopra l'imbuto in versante Piave

6 A Ovest Bosconero e Pelmo

7 Con gli amici, sullo sfondo Col Nudo e Borgà

8 In discesa

9 La diretta dalla Cava di marmo

10 Un altro momento della calata

11 Monte Buscada dai pressi di Casera Mela

12 Fontana alla casera, la montagna è il Col Nudo

Alla vetta dal versante Est

Un paio d’anni dopo ci riprovo con altri in una giornata ventosa e gelida ma con scarso innevamento. La salita non può avere la qualifica di invernale, siamo nella prima settimana di dicembre e anche la compagnia è diversa, l’approccio è lo stesso solo che dalla sella per evitare il traverso  ci spostiamo per tracce di sentiero in versante Est, attrezzati di corde e cianfrusaglie varie. Qui ci alziamo senza via obbligata superando qualche solido passaggio roccioso (valutabile sul 2°) che si alterna alle consuete baruffe con i mughi fino ad uscire per verdi alla cresta e quindi in breve alla sommità che si rivela abbastanza vasta come d’altronde il panorama. Scendiamo più o meno lungo la via di salita facendo tarzaning con la corda, assistendo infine a uno spettacolare tramonto sul Duranno.

13 Il Monte Borgà

14 Sosta alla cava, il Buscada è senza neve

15 Durante l'avvicinamento comincia a fioccare la neve

16 Bosconero e Pelmo

17 Optiamo per il versante SE

18 La cima

19 In vetta

20 In discesa usiamo la corda

21 Scendiamo al calar del sole

22 Le carrucole della cava

23 Il Duranno al tramonto

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