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Monte Cogliàns (2780 m), la gloriosa invernale

 

Coglians da Sud, visibile la via di salita

 

Il punto di partenza più comodo per salire la cima più alta delle Alpi Carniche è il rifugio Tolazzi 1370 m dove arriva l’asfalto (Tolmezzo-Villa Santina-Forni Avoltri-Collina). Ho visto sul sito che qualche lettore ha chiesto informazioni sull’invernale al Cogliàns e mi tocca rispondere. Lasciando da parte una gita invernale fantozziana dell’81 fino al rif. Marinelli, preistoria quindi, in vetta ci sono arrivato quattro volte prima per la via comune, a seguire la via ferrata da N e quindi la traversata dal Lastrons del Lago. L’ultima è stata nel nevoso gennaio del 97 con l’amico Sandro, uno dei pochi compagni fissi di quegli anni.

Dopo Collina la strada è innevata ma proseguiamo comunque verso il rifugio sui solchi lasciati da altri mezzi, quasi ci arriviamo, sull’ultima rampa la fida Astra ci tradisce e prima si arresta poi comincia a scivolare sul ghiaccio verso valle e invito il compare a saltare giù ma decide di condividere il mio destino. Intelligentemente il mezzo anche all’indietro riesce a tenersi sulle tracce che come due binari ci conducono fino allo Staipo di Canobio un bel po’ più in basso, dopo una decina di minuti ci riprendiamo dal terrore, si poteva finire ingloriosamente nel rio sottostante, partiamo da qui anche se il già cospicuo dislivello aumenta di un centinaio di metri. Raggiunto il rifugio proseguiamo sulla strada di destra e faticosamente giungiamo fino alla Casera Moraret, circa 1700 m, il morale è grigio come il cielo che ci sovrasta, con questa neve non si arriva da nessuna parte, decidiamo di spostarci verso destra entrando nella valle del Ploto rinserrata fra le propaggini del  Pic Chiadin e il Costone Stella. Qui le cose migliorano, il manto nevoso sostiene abbastanza, tanto che dopo un po’ calziamo anche i ramponi e appare anche un pallido sole. Il tratto finale della via normale ci pare troppo carico di neve, l’incognita è sempre quella, terrà o no? Nel dubbio continuiamo stando nel vallone mirando alla forcella (2705 m) fra la vetta e l’anteriore Est che ne quota 2751. Per arrivarci sudiamo abbondantemente nella neve polverosa, qui prendiamo la cresta Est, stretta,  ripida e con qualche roccione affiorante all’inizio che poi si appoggia diventando quasi comoda. Andiamo avanti stando a rispettosa distanza dalle enormi cornici sporgenti sul versante N, ringalluzziti dall’avvistamento della Croce di Vetta. Fa un freddo polare anche se ora il cielo è quasi sereno, ma la vista dalla cima a giro d’orizzonte e nella limpidezza invernale è, oserei dire, meraviglioso. La sosta è per forza di cose breve, non vagheggiamo certo di rifare percorso dell’andata e andiamo a esplorare la via comune, i segni sono spariti sotto la neve e tracce non ne troviamo, tuttavia i ramponi tengono bene sul ripido grazie alla neve molto buona. Scendiamo prudentemente con la solita logica alpinistica al fondo del vallone, qui riprendiamo le nostre tracce, non resta altro che seguirle fino alla base di partenza.

26 Gennaio, cinque ore in salita, tre in discesa, 1500 m il dislivello.

 

 Nel vallone del Ploto

 Il sole finalmente appare

 Vista a SO

 Carniche orientali e Giulie

 Il vallone del Ploto

Risalendo il vallone

L'attraente cresta del Costone Stella

 La forcella con l'Anteriore Est

 Salita alla forcella

 La cresta Est

In cresta

 Grandi cornici sporgono sul versante N

 In vista della  vetta

 Sandro in cima

L'autore immortalato sulla massima quota delle Alpi Carniche

 A occidente spicca il Peralba

 Cjanevate e Carniche O

 La traccia con sullo sfondo la Cjanevate

 Sui pendii della normale

 Immagine patagonica

 Le altre cime del gruppo

 La catena del Crostis

 La valle del Ploto

 Verso Creta Forata e Siera

24 Il Cogliàns dal rifugio Tolazzi

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