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La Busate in val Pontebbana, un’escursione inconsueta

Il consuntivo del 2014 non è certo eclatante a causa di una certa stanchezza dovuta all’anagrafe e il clima piovoso non ha certo invitato alle grandi imprese, in tutto una quarantina di gite e altrettante le cime toccate, neanche una la settimana, nei  mesi peggiori di febbraio e marzo riposo assoluto. Circa per la metà  ripetizioni magari da altri versanti o itinerari, le altre nuove mete mai visitate che nell’ambito regionale sono piuttosto scarse. La scorsa domenica con due giovani amici è in programma il Cullar o Cjaf dal Omp (1764 m) sullo spartiacque fra il Chiarzò e l’Aupa ovvero fra Paularo e Moggio, già salito in passato in una gloriosa invernale facendone la traversata da E a O. Per l’approccio odierno optiamo per la Val d’Incaroio, da Tolmezzo risaliamo la Valle del But fino al bivio a destra per Paularo e ancora più in alto e sempre dallo stesso lato fino a Dierico da dove l’autista mette in mostra le sue doti di guida portandoci per stretti viottoli saliamo agli Stavoli Faul (778m) per scendere poi  al guado  con il Riu Sec poco sotto dove lasciamo il nostro mezzo. Un giorno come questo fa rimpiangere il caldo letto coniugale ma a questo punto andiamo avanti sulla sgradevole forestale cementata fino al suo termine alla casera Cjaneipade 1248m, ottimo ricovero. Già da un pezzo calpestiamo la neve, aumenta ancora sui tornanti della mulattiera che segue, al menu si aggiunge anche il nebbione poi arriviamo al pianoro della casera Turriee 1555m, se non avessimo saputo dove era non l’avremmo mai rintracciata. Qui tentiamo invano di accendere il fuoco con il solo risultato di rischiare un congelamento poi ripieghiamo in disordine sulla valle che avevamo salito tanto baldanzosamente (cfr il bollettino della vittoria del 1918). 7 Dicembre 2014.

1 La forestale

2 Casera Cianeipade

3 Neve sulla strada

4 La mulattiera è stata messa in sicurezza

5 Immagine sacra sulla roccia

6 Fra i mughi

7 Sotto un larice

8 Casera Turriee

9 Ingresso alla casera

10 Al gelido interno

11 Tabelle

Ci riprovo questa volta con due pensionati il venerdì seguente (12 Dicembre)  che è fra l’altro una bella giornata, si poteva profittare delle tracce lasciate a Ovest ma con stoicismo ci appropinquiamo dalla da N lungo la strada che da Pontebba passa da Studena Bassa  diretta al passo del Cason di Lanza, sempre  con la vetusta Citroen del dottore con sulle spalle mezzo milione di km facendo gli scongiuri (un paio di anni prima si era piantata su un lastrone di ghiaccio). Stavolta ci fermiamo prima, in località Carbonarie troviamo un parcheggio presso gli stavoli più alti, circa 950 m di altitudine. Ridiscendiamo un poco fino a dove una carrareccia invita al letto del torrente dove cerchiamo invano un guado, bisognerebbe saltare ma i massi sono vetrati, levare gli scarponi è poco igienico data la stagione (già d’estate un paio di conoscenti erano andati a bagno con legnate varie), dopo quasi un’ora torniamo alla vettura. Verso Nord, a destra della Creta di Riosecco notiamo parecchi cimotti e spuntoni rocciosi in parte ricoperti di mughi. Consultiamo la carta, un sentiero in nero sale verso di essi fino alla quota 1715 nominata “Le Busate”, peggiorativo in friulano di Buca, sempre meglio che subire l’onta della rinuncia. Dagli stavoli una traccia sale a destra a un rudere da questo ci alziamo nel bosco fino a un ulteriore rustico, subito sopra incrociamo una strada forestale che porta all’incrocio con un’altra, qualche ignoto predecessore ci è passato con un fuoristrada. E’ un dedalo di stradine, andiamo avanti pedinando facilmente la larghe impronte delle ruote, il predecessore monta in seguito le catene arrestandosi solo al termine piuttosto ripido della carrabile da dove è poi sceso in retromarcia, i miei complimenti, non ci verrei neanche a pagamento. Con somma sorpresa ci rendiamo conto che è proseguito a piedi, il sentiero è addirittura segnato con bolli rossi vetusti ma ben visibili e siamo invasi da una ventata di ottimismo circa la riuscita della gita. Rimontiamo agevolmente la dorsale boschiva fra due canali a mughi e detriti. Quindi la traccia traversa a destra a saliscendi superando due successivi canaloni per salire poi a una selletta che in  discesa esce alla radura cosparsa di massi detta appunto la Busate dove c’era addirittura una casera. Costeggiando il pianoro sulla destra si sale fra i mughi alla q. 1715 che sarebbe poi la nostra meta, che pur assediata dai molti selvaggi risalti si rivela un buon punto panoramico. Un paio d’ore per la salita. La discesa è più veloce, su un masso sui prati sopra Carbonarie notiamo pure una freccia  indicante se non il sentiero almeno la direzione.

12 Carbonarie

13 La Creta di Riosecco

13 L'inizio della gita

14 Taglio di mughi sul sentiero

15 Una sosta, fra i larici il Salincjet

16 Fra Plauris e San Simeone si vede la pianura

17 Sul traverso

18 La Creta di Riosecco dal pianoro della Busate

19 L'arrivo in cima

20 In cima

21 Gruppo dello Zuc del Boor

22 Da sin. Coglians, Zermula e Cuestalta

23 Scendendo vista sulla Busate

24 Il risalto della cima

25 Uno stavolo ben conservato

26 Nel faggeto

27 La freccia nella roccia

28 Alcuni torrazzi (ma non la cima) dal parcheggio

P.S. Mi sembrava strano che l’enciclopedico Gaberscik non ne avesse parlato nella sua Guida delle Alpi Carniche, difatti descrive l’itinerario come avvicinamento da S alla Creta di Riosecco.

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