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Due salite d’annata al Due Pizzi

 

Prima del conflitto 15-18 sulla cresta del Gruppo dello Jof di Miezegnot , lunga più di 10 km e orientata da E a O,  passava il confine fra l’Impero Austro-Ungarico e l’Italia. Per motivi strategici il versante Sud (della Val Dogna) fu oggetto di imponenti lavori di fortificazioni e casermette collegati da un rete di mulattiere e camminamenti che dopo un secolo sono più o meno ben conservati e dove si sviluppano ancora le vie d’accesso alle cime. Il versante della Val Canale percorso dal Fella è in gran parte boschivo e meno interessante, a meridione l’ambiente è più roccioso e frastagliato (e con minore dislivello!) anche se poco adatto per la friabilità all’arrampicata ma consente delle belle escursioni in ambiente tranquillo e poco frequentato (a parte la citata maggiore elevazione). La quota si aggira sui 2000 m, le stagioni migliori sono la Primavera per le fioriture e l’Autunno con i colori del bosco.

La Cima Alta (2046 m) da solo in dicembre

Come indica il toponimo ci sono due cime, la orientale o Cima Vildiver 2008m e quella in oggetto divise da un intaglio. Gli amici di allora, l’anno è il 1983, erano già alle prese con gli attrezzi del fondo e l’assortimento delle scioline ma parto ugualmente e con la statale Pontebbana mi trasferisco  a Dogna, dove prendo la strada, a quel tempo sterrata, che risale l’omonima valle ristretta fra il Cimone e Montasio a Sud e la costiera dello Jof di Miezegnot fino alla sella Somdogna. Lascio l’auto a 1268 m, sulla sinistra una stele segna l’inizio del sentiero Ziffer, dedicato a un volontario della grande guerra e presidente della Società Alpina delle Giulie, contrassegnato con il n. 468. L’impatto con l’esterno è poco piacevole, il cielo rimane velato e spirano delle gelide folate di vento che mi fanno rimpiangere i tepori del letto coniugale. La traccia sale ripidamente prima nel bosco e poi tra i mughi, a un bivio lascia sulla destra la via per il monte Piper ed esce infine alla Forca di Cjanalot, 1830 m. In traversata verso occidente arrivo al ricovero Bernardinis, costruzione bellica riattata a bivacco sotto la vetta orientale. Il clima unito alla poca neve presente sconsiglierebbero di proseguire, decido comunque di andare a vedere. Trovo il tratto più impegnativo nella discesa sul ghiaino innevato in versante N fino alla sella fra le due sommità e prima dell’imbocco della galleria, non ho la pila ma la luce arriva da un finestrone. Segue la temuta cengia artefatta, ma il cavo presente ne annulla le difficoltà. Porta a SO della vetta, cui si arriva senza troppi problemi e liberamente seguendo quel che rimane dei sentieri militari. Torno a valle per la stessa strada. Quattro ore in tutto, al posteggio per la legge del contrapasso risplende il sole.

1 Sole pallido sulle creste

2 Il Cimone del Montasio

3 Il bivacco Bernardinis

4 Dall'ingresso della galleria verso la Valcanale

5 La galleria

6 Sulla cengia artificiale

7 La Cima Vildiver

8 Dalla Cima Alta verso lo Jof Fuart

9 Piper e Jof di Miezegnot

10 Nuovole sul Montasio

11 Da Chiout lo Zuc dal Boor

 

Le due cime con gli Alpini per la posa della Croce sulla Cima Alta, giugno 1994

Due Gruppi Alpini si mettono d’accordo per portare una Croce auto costruita sulla Cima Alta, i volontari partono il sabato mattina da Bagni di Lusnizza in Valcanale seguendo la forestale  di Malga Granuda, da qui il sentiero arriva alla spalla SO(segn.604), che non è l’itinerario più breve ma il più comodo . Come artigiano la settimana corta era per me un’utopia (a detta degli amici dipendenti potevo fare festa a volontà, praticamente mai a mio parere). Parto il pomeriggio rifacendo il percorso della gita precedente, il ricovero Bernardinis appare deserto e vi entro, sono parecchie le masserizie sparse in giro, i commilitoni provati dalle fatiche (e forse da qualche tajut di troppo) sono tutti nelle brande ma si rianimano alla vista delle scorte che ho portato. Hanno già eseguito la messa in opera della Croce e non resta altro che preparare il rancio, la solita pasta più varie prelibatezze macrobiotiche che sbucano dagli zaini. Dopo il ristoro tutti a nanna. Il mattino seguente una fitta nebbia grava sul rifugio, ci alziamo per zolle erbose e detriti facilmente al pizzo orientale (Cima Vildiver 2008m) dove risplende il sole sopra un mare di nebbia in dissolvimento. Quando scendiamo è arrivato anche al rifugio, prima di scendere andiamo anche sulla Cima Alta, i lavori sono sta eseguiti a regola d’arte. L’appuntamento per il pranzo è a San Leopoldo, la giornata si conclude con un pediluvio nelle chiare fresche e dolci acque del Fella.   

 

12 Alba al Bivacco

13 Nebbie in dissolvimento

14 Primo sole sul Montasio

15 La Cima Vildiver

16 I superstiti sulla Vildiver

17 Brilla al sole la nuova Croce

18 Discesa dalla cima Est

19 Penne nere nel tunnel

20 Sulla cengia

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