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Lo spigolo Sud del Monte Cuar

Il monte offre un colpo d’occhio a 360°, a S sull’altopiano di monte Prat, la pianura e il corso del Tagliamento fino al mare, gli altri punti cardinali sono occupati dalla spettacolare cerchia di monti  che va dalle  Dolomiti Friulane a quelle maggiori continuando con le Alpi Carniche fino alle Giulie. Per il comodo approccio da Monte Prat la via consueta della dorsale Est è piuttosto frequentata, negli anni ottanta ci sono  stato parecchie volte in varie stagioni esclusa quella più calda per ovvi motivi e proseguendo anche fino al vicino Flagel. Non poteva mancare la via più diretta, ovvero quella dello spigolo Sud percorso due volte, alla terza la proponemmo ad alcuni partecipanti a una gita sociale e venne accolta da una dozzina di sconsiderati , con l’amico Diego si piazzò una corda fissa sul passaggio chiave che fu superato più o meno elegantemente da tutti a parte una signora che fui costretto ad accompagnare in lacrime all’attacco. Nei trent’anni successivi ricordo solo una visita invernale.

1 Anni 80, lo spigolo a Dicembre

2 Anni 80 sullo spigolo a Dicembre

29 Ottobre 2014. Dopo più di un anno nel quale  si è dedicato al mestiere di nonno si rifà vivo Vigjut che vuole riprendere l’attività con una salita corta proponendo lo spigolo agli altri pensionati, si aggrega il Mauro prendendosi una giornata di ferie, si arriva in tutto a ben sei adepti.  Da Udine ci sono varie strade per salire all’altopiano, noi passiamo da Osoppo-Ponte di Braulins-Trasaghis fino al paesello di Avasinis. Qui una stretta rotabile (che ricordavo a fondo naturale) si alza alla sella del Cuar con il Covria, senza nome sulla carta, al di là scendiamo fino al bivio con la Val Tochel, 894 m, tabelle e parcheggio. Pochi metri prima ha inizio il sentiero che sale alla cresta traversando verso Ovest sopra la detta valle e ci avviamo per questo. Poco prima di una radura il gruppo si divide, in due seguiranno il sentiero mentre i rimanenti cominciano a salire la dorsale verso Nord. Il bosco in abbandono sta prendendo il sopravvento, solo qualche labile traccia ci accompagna all’inizio, poi ci facciamo fra rigogliosi cespugli di ginestre, habitat ideale di zecche e vipere dal corno. Più in alto il crestone si restringe, si supera qualche affioramento calcareo e la via migliore è anche indicata da sporadici segni rossi e infine arriviamo sotto gli strapiombi, traversando sotto di essi a destra siamo al passaggio più impegnativo della salita. Qui si trova il libretto della via e vedo ben due chiodi di sicurezza, ai tempi non esisteva nè l’uno né gli altri, d’altronde anche noi non siamo più gli stessi, ci siamo portati ben due spezzoni di corda più altre varie cianfrusaglie per l’assicurazione. Si tratta di un traverso ascendente di II in massima esposizione, il Maurin se ne va per i fatti suoi, a me l’ingrato compito di trascinare la cavezza, l’uscita è sulle ripide chine erbose sovrastanti. Ancoriamo la sosta ad alcuni alberelli e anche il resto della squadra arriva. Superato lo scoglio la salita offre ancora qualche ostacolo, un pendio di loppe seguito da una traversata su placche, la continuazione è su faticose rampe di erba con roccioni affioranti  che conducono alla Madonnina di vetta. Due ore e dieci 1478m. Poco più in là si trova il punto più elevato con un ulteriore costruzione, anche qui ha colpito l’installatore di Madonne di Mediugorje che come la volpe lascia le tracce del suo passaggio. Proseguiamo sul dorso Ovest fra i ripidi prati e i faggi contorti del versante N e alla sella seguente ritroviamo i due saliti dalla val Tochel, al pitstop un cambio di compagni, uno di noi si ferma e proseguiamo con un altro, affidando loro la custodia della bottiglia di merlot  di Prepotto (cantina di Ipavec). Risaliamo ora al dosso erboso del Cuel dai Poz 1377m e la conseguente perdita di quota di 70m, alla sella ci incamminiamo sulla bellissima mulattiera con tratti in cengia che con alcune svolte finali arriva alla cospicua croce poco sotto la massima quota del Flagel (1467m), la raggiungiamo per la pausa ristoratrice di quasi un’ora. Ripartiamo verso oriente per la cresta, già pregustando il prezioso liquido conservato alla sella, dopo la rimonta dell’anticima avvistiamo i compagni stesi sull’erbe, al nostro arrivo accampano varie scuse, si è rovesciata la bottiglia ecc., se la sono scolata tutta. Il cosiddetto sentiero della val Tochel scende (solo tracce e qualche segno) si abbassa ripidamente in una svasatura e con una lunga traversata nel bosco riporta al parcheggio, dove riposa tranquillo il vino del Maurin. Scendiamo poi a Monte Prat, all’osteria della Biagina ottimi salumi e formadi salat per non dire del resto ritemprano le forze dei nostri eroi.

Il giro completo sei ore e mezza comprese le soste (un’ora circa), le difficoltà sono alcuni passaggi di primo e uno di secondo grado su terreno misto di verdi e calcare comunque solido.

3 Indicazioni al parcheggio

4 Il Cuar, a sin. la cresta

5 Fra le ginestre

6 Sullo spigolo

7 Il risalto del passaggio chiave

8 Sotto lo strapiombo

8 Uscita sui ripidi verdi

9 Sulla cresta

10 Più facilmente alla fine

11 Avvoltoi in formazione

12 La Cima del Cuar

13 Grifone

14 A E le Giulie

15 Sulla cresta Ovest

16 Bacche autunnali

17 Rendez-vous con gli amici

18 L'erboso Cuel dai Poz

19 La diruta mulattiera del Flagel

20 La Croce del Flagel

21 Il Tagliamento

22 La vetta è poco più in alto

23 I compari stravaccati dopo aver vuotato le riserva enologiche

24 Discesa in val Tochel

25 Faggi autunnali

26 Ultima visione del Cuar dal posteggio

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