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Ponza Piccola (1925m) con i fiammeggianti colori autunnali

L’anfiteatro a nord del Mangart fra la catena delle Ponze a E, a occidente le creste del Picco di Mezzodì e di fronte le alte pareti della cima maggiore e dei suoi satelliti che  si specchiano nei due laghi glaciali di Fusine. E’ a ragione uno dei luoghi più celebrati delle Giulie e durante l’estate numerosi turisti si affollano sulle loro rive, non è così per le vie di roccia che per lunghezza e difficoltà sono riservate ai fortissimi. Non facendo parte della categoria vi ho fatto ben poche gite, ricordo a spanne la Porticina, la Ponza Grande, una volta sul Picco di Mezzodì, la Via della Vita e la gloriosa traversata delle creste in giornata, previo pernottamento al rifugio Zacchi con discesa per la Via Italiana. A poche altre sommità minori ho messo piede da altri versanti e questo è tutto. Da qualche anno il rifugio dedicato al colonnello degli Alpini Luigi Zacchi è stato ricostruito, il vecchio mi era piaciuto ed ero curioso di vedere come, aggiungendo la cima della Ponza Piccola ne sarebbe venuto fuori  un anello interessante. La cresta delle Ponze dopo la Grande precipita sulla forcella detta Porticina per poi frastagliarsi in numerosi spuntoni e cimotti di bianco calcare in parte ricoperti dai mughi, uno che dovrebbe essere il più elevato costituisce l’oggetto della nostra escursione. L’ottobre del 2012 cinque pensionati più un cassintegrato (che assortimento di costi per il tesoro italico!) decidono di farvi un’infrasettimanale. Due righe per i non friulani, si esce dall’A23 al casello di Tarvisio, traversata la cittadina ci si dirige verso il valico di Fusine, dal paese una comoda rotabile sale a destra ai laghi costeggiando  le tumultuose acque del Rio del Lago e poscia i due specchi d’acqua che hanno riacquistato la pace, non c’è un’anima in giro, li lasciano a man dritta per proseguire fino a una sbarra dove si parcheggia, 941m. Siamo all’ombra e ci affrettiamo a partire, dopotutto ci troviamo nella località più fredda della regione, si continua sulla strada, ora a fondo naturale, fino al bivio con la mulattiera che a sinistra sale nel bosco fino al rifugio con il segnavia 512. Uscendo al sole le cose migliorano, la foresta offre tutta la varietà dei colori autunnali, dal verde degli abeti si passa alle più calde tonalità dei faggi e larici e in poco più di un’ora arriviamo alla radura del rifugio, constatiamo sollevati che il riatto ha mantenuto abbastanza le linee originali, naturalmente è chiuso anche se avevamo informazioni diverse ma probabilmente apre solo nel fine settimana. 1380m. Dietro all’edificio ci alziamo ancora con lo stesso numero di sentiero, all’inizio facilitato da scalini in legno che poi svolta verso Nord passando poco sotto la Capanna Ponza (chiusa). Poco oltre lo tralasciamo per salire a destra con alcuni tornanti verso la Porticina,desueto  valico con la val Planica, il piccolo ruscello che ricordavo è in secca, ora deviamo  dal nostro itinerario, con qualche metro di roccette friabili ci affacciamo meritatamente alla Slovenia. Il nostro itinerario, contrassegnato dagli ometti, viene ripreso poco più in basso, continua sul terreno friabile ma facile verso Nord, talvolta fra macchie di mughi fino a un piccolo intaglio sotto le rocce, da qui ci cala in un canalone, se ne rimontano le ghiaie fino a una forcelletta di cresta. Con uno spostamento in diagonale ascendente fra i mughi ancora a destra si arriva a una cengia che rasenta le rocce (protetti dalle mughete sottostanti) e in traversata si guadagna infine l’esiguo cocuzzolo della vetta. Panorama soddisfacente (come sempre), purtroppo non ci stiamo tutti sopra, tre ore. Rifacciamo lo stesso percorso fino al rifugio, per variare decidiamo di passare per l’Alpe Vecchia (sen. 513-517) spostandoci praticamente in orizzontale verso Nord, all’ombra delle grandi pareti il clima cambia repentinamente e siamo accolti da una brinata che persiste anche al pomeriggio, traversata la radura si svolta a destra imboccando un largo canale sassoso incespugliato che l’umidità ha reso alquanto scivoloso. Al suo termine il terreno diventa più orizzontale e arriviamo alla vettura in tempo per goderci l’ultimo sole dando fondo alla bottiglia di rosso che uno degli amici vi aveva lasciato.

1 Il Mangart riflesso nel lago inferiore

2 L'emissario del lago

3 Acqua limpidissima nel lago superiore

4 Il nuovo rifugio non fa rimpiangere il precedente

5 Il comodo sentiero sale alle spalle del rifugio

6 La selva di punte della Ponza Piccola

7 Nel canale

8 Roccette e mughi nell'ultimo tratto

9 La vetta

10 Vista sul Mangart

11 Il lago superiore

13 Le Caravanche e la Scarlatizza

14 Larici risplendenti

15 La capanna Ponza

16 La Ponza Grande

17 Brinata all'Alpe Vecchia

18 Alberi prenatalizi

19 Le Ponze

20 Dopo lo spirito anche il corpo reclama la sua parte

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