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Teston di Monte Rudo (2607m) dalla Val di Landro

Dopo alcuni post dal tempo passato torno all’attualità, la salita data fine settembre del corrente 2014.

Desta ancora stupore e meraviglia come l’esercito dei due popoli allora nemici sia stato in grado di costruire con i mezzi del tempo un’ingente rete di mulattiere, fortini e postazioni che resistono tuttora , dopo un secolo, all’usura implacabile del tempo .  Uno dei baluardi dell’Impero Austroungarico (pace all’anima sua)  era il Teston di Monte Rudo, avancorpo occidentale della cima maggiore nonché oggetto della nostra gita. Provenendo da oriente fra i vari approcci (da Cortina, dalla Val Pusteria) la nostra scelta cade sul terzo, Sappada, Santo Stefano, Auronzo e Misurina da dove scendiamo alla SS 51 e alla Val di Landro. Dopo il lago e l’albergo Tre Cime uno spiazzo da dove si vede sulla destra un forte è il punto di partenza, 1400 m. Contrariamente a quanto appreso da una guida non ci sono segni, si oltrepassa la sbarra che chiude la strada  compiendo una esse, poi dirigendosi a destra fra i mughi si rintracciano fra i mughi i resti della mulattiera militare che salendo diventa più evidente anche se i baranci meriterebbero una potatura. Con innumerevoli tornanti ben tracciati dai muri a secco si esce in terreno aperto a più di 2000 m dove fra le prime fortificazioni arrivava una teleferica. Ora la gita si fa più interessante, la mulattiera finisce ma il panorama spazia su alcuni dei colossi dolomitici, in primis la Croda Rossa. Con alcuni andirivieni ci si alza in ambiente più roccioso dove la traccia è meno evidente, basta lasciarsi guidare dagli ometti fra le ghiaie e qualche saltino fino a deviare a destra alla base di una parete in parte strapiombante che precipita dalla vetta. L’esile sentierino corre alla sua base, non difficile ma occorre passo sicuro, un tratto assai bello passa in un landro sotto rocce giallastre e alla fine arriva a una selletta. Sulla destra una spalla che conserva molti resti militari (merita fare la breve deviazione), sul versante opposto il Teston con la rampa detritico-erbosa che ne consente l’accesso.  M. seguito incautamente dai due amici li trascina su per un canalino a scaglie di friabili rocce giallastre, non mi lascio incantare dalle sirene, proseguo camminando sulla via comune, il mio ritardo assomma a ben due minuti. Tre ore per i 1200 m di dislivello, anche oggi abbiamo fatto le corse (tempo-guida 3.45) anche se c’è poco da gloriarsi. Il panorama sui gruppi dolomitici è proprio eccelso dai tre pali di legno che distinguono la vetta, anche le Aurine fanno la loro parte, d’altronde la giornata di sole aiuta non poco. Scendiamo poi di nuovo alla selletta dove il solito personaggio, farneticando di squadra A e squadra B, vorrebbe scendere per la forcella dei Rondoi, previste più ore che per la salita, la discesa per le erte ghiaie non mi intimorisce, è la risalita successiva che mi suscita tetri pensieri. Uno neutrale, uno a favore, due contrari, ridiscendiamo per la già soddisfacente anche se conosciuta strada già fatta.

1 Il forte vicino al parcheggio

2 La cima si confonde con le retrostanti più elevate

3 La ex mulattiera

4 All'arrivo della diruta teleferica

5 Vista sulla Croda Rossa

6 Solo tracce e ometti più in alto

7 Traversata sotto le pareti

9 Sotto gli strapiombi

10 Il Teston in technicolor

11 La selletta fra la spalla e il Teston

8 Il lago di Landro

12 Postazioni sulla spalla

13 La cima con a sin. la rampa d'accesso

14 Dall'ultimo tratto vista sulle Tre Cime

15 Rondoi-Baranci dalla cima

16 Dal trespolo in vetta verso Misurina, in alto Antelao Sorapis e Pelmo

17 Monte Piana e Cristallo dall'inizio della discesa

18 Dai landri la Croda Rossa

19 Alla ex teleferica riprendiamo la mulattiera

20 La val di Landro

21 Sul Versante opposto il Picco di Vallandro

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