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Zadnjiski Osebnik (2083 m) nel primo giorno dell’autunno

Dopo l’estate piovosa siamo al debutto della stagione autunnale che non sembra apporti grandi miglioramenti  per il nebbione che ci accompagna fino a Cividale, poi la visibilità migliora ma il cielo rimane nuvoloso anche in Slovenia fino a Plezzo dove abbiamo l’appuntamento con gli amici che arrivano da Tarcento  per il passo di Tanamea. Proseguiamo sulla statale, lasciamo a sinistra la strada per il Passo del Predil entrando, dopo il ponte sulla Coritenza, in Val Trenta costeggiando il più bel fiume del mondo (Kugy dixit) ovvero l’Isonzo (Soca) risalendolo fino a Na Logu, l’ultimo paesello, 622 m, qui il tempo è migliorato con il cielo azzurro che fa ben sperare. L’Osebnik sovrasta l’abitato con il suo dirupato versante occidentale,  quasi 1500 metri di placche calcaree miste a vegetazione  quale avancorpo del gruppo del Tricorno. Avevo già visitato la massiccia cima in una faticosa salita di fine inverno qualche anno addietro e quindi una ripetizione non è del tutto sgradita. Poco a valle delle ultima case sale a destra una sterrata che porta a dei casali, ai tempi percorribile in auto, attualmente si trova una sbarra con lucchetto e si parte da fondovalle. Si sale per questa fino a delle tabelle poco prima di un ponte su un torrente, oltre questo inizia la mulattiera che probabilmente risale al ventennio fra le due guerre, quindi italiana, verso la casera Lepoc costeggiando la bella forra del torrente nel bosco di faggi. L’edificio è ristrutturato ma chiuso a chiave, a monte il sentiero guadagna quota con ampie svolte in terreno aperto fino alla sella Cez Dol, 1632 m, valico fra dove proveniamo (Korita Trebinski Dol) e l’opposta Val Zadnjica. A destra un sentiero segnalato sale al rifugio  Prehodavcih alla testata della valle dei Sette Laghi, optiamo per l’esile traccia non segnata a parte qualche che si inoltra dalla parte opposta (est) fra  macchie di mughi, detriti e verdi con belle fioriture di stelle alpine. Dopo 400 metri di dislivello esce in un’ampia sella, lasciando sulla sinistra un cimotto di mughi per la facile cresta meridionale si arriva in vetta dotata anche del libretto delle presenze. Il panorama è assai remunerativo su tutte le Giulie Orientali fra le quali spiccano i vicini Tricorno e Kanjavec. Quattro ore. Al ritorno si ripercorre la via di salita fino a Cez Dol, da dove, a conclusione dell’anello, ci caliamo verso la val Zadnjica (NNE), sempre sentiero segnalato. Nelle fiumane di ghiaia terminali il sentiero si perde, con Ermanno scendo sulla sinistra fino al bosco, qui rinveniamo una pista di trattori che dopo un guado esce alla sterrata di fondo valle. Gli altri colleghi dal lato opposto trovano i bolli rossi con la medesima conclusione, ci ritroviamo a una panchina. La strada continua fiancheggiando l’impetuoso torrente fra bei rustici in parte riattati a seconde case, un breve acquazzone ci costringe ad aprire l’ombrello, quando arriviamo al primo tornante della strada che sale al passo Vrsic il sole risplende di nuovo. Il finale in lieve discesa è d’asfalto passando da Na Logu. Tre ore. Poco sotto al posteggio una Gostilna stagionale offre la Waizen da mezzo litro a due euro, siamo costretti a profittare rimandando a un’ulteriore sosta il ristoro completo.

1 Baita rinnovata all'inizio del sentiero

2 Faggio in veste autunnale

3 Planina Lepoce

4 I muri a secco della mulattiera

5 Il versante della salita

6 La sella Cez Dol

7 Alla sella

8 Sorbo

9 La traccia fra i mughi

10 Stelle Alpine

11 Erba Ursina

11 In vista della cima

12 In Cima

13 Di fronte a Tricorno e Kanjavec

14 Il gruppo della Scarlatizza

15 Il rifugio Prehodavcj

16 Discesa in val Zadnjica

17 Fra i colori autunnali

18 La sterrata di fondo valle

19 Stavoli in Zadnjica

20 Un pò di pioggia non ci rovina la gita

21 L'impetuoso torrente

Facile,  dislivello 1460 metri, 21 settembre 2014 con Anna Ermanno e Gianni.

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