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Monte Lavara (1906 m) – nel 25° della scomparsa di Emanuela Vidussi

1 Con Emanuela

Dopo i primi passi da autodidatta (ai primi anni dell’ottanta)  ripiegai sull’escursionismo organizzato e all’Uoei mi feci subito delle amicizie, fra queste le più assidue furono Diego, di dieci anni maggiore e Emanuela molto più giovane che forse riconosceva in noi la figura paterna, assente nella sua famiglia, con loro trovai subito un’identità di vedute e molte sono le gite fatte assieme. Dopo il corso di Alpinismo fui preso dal morbo dell’arrampicata e ci si frequentava di meno, poi la triste notizia dell’incidente stradale che mise fine alla sua breve esistenza a poco più di trent’anni, era la settimana prima di Pasqua dell’89. La sua vita non era stata sempre facile ma il suo carattere solare le aveva dato molte amicizie e per ricordarla si decise di dedicarle un sentiero sul Monte Lavara, l’ultima vetta su cui era stata. Dopo l’assenso della Commissione Giulio Carnica Sentieri ci apprestammo all’opera, c’erano già delle tracce da ripristinare, qualche taglio di mughi e segnare con ometti il percorso, insomma interventi poco invasivi su una montagna che non soffre certo di sovra frequentazione, all’uopo ci era comodo salire alla casera del Confin con un piccolo fuoristrada. Era da poco stato istituito il Parco delle Prealpi Giulie e la nostra attività era stata notata da qualcuno e si scatenò il finimondo, forse per beghe politiche, eravamo già stati a portare in cima una piccola croce di legno con una targa (opere dell’amico Diego), mancava l’inaugurazione, gli Alpini di Venzone avrebbero provveduto al rinfresco e non c’era il permesso di transito per portare attrezzature e vettovaglie alla casera. Il sabato mi capita in casa l’amico Bepi visibilmente alterato (per l’ira o i taglietti) e in un’ora buona al telefono riesce a ottenere l’approvazione del principale e unico oppositore. La domenica siamo in molti a salire, naturalmente camminando, alla casera, c’è la gita sociale, parecchi venzonesi e come autorità partecipa l’allora presidente del CAI di Udine Giuseppe Perotti, anche lui scomparso da qualche anno. La Messa, celebrata da un compagno di scuola di Emanuela in questo ambiente che tanto amava è un momento di riflessione e raccoglimento, seguono i canti della montagna fatti tante volte assieme. Poi la situazione peggiora, gli Alpini hanno portata una damigiana di vino, si aggiungono le ulteriori risorse conservate negli zaini e sono pochi quelli che vanno a inaugurare il nuovo sentiero. Alla fine tutti rotolano più o meno bene a valle, nessun ferito o disperso, penso proprio che la povera Emanuela, se ci osserva da qualche luogo, approvi tutto l’accaduto.

2 Casera Confin e il Lavara

3 Posa dell'indicazione

4 Portando la Croce

5 Foto ricordo dopo la posa della Croce

6 Vista sul Plauris

7 Mazza e punta per fare un appiglio sulla via di discesai

8 Discesa sulla Via Comune

9 La Santa Messa

10 Due Bepi, Perotti e Candoni

31 Agosto 2014, sono in tutto sei i partecipanti fra i quali un minorenne e un’esponente del cosiddetto sesso debole che risalgono legalmente in auto l’impegnativa strada sulla destra idrografica della Val Venzonassa che porta alla malga Confin (1300 m circa), monticata dopo la ristrutturazione e adibita ad agriturismo dove parcheggiamo. La tabella che avevamo posto non c’è più, in compenso fra le varie indicazioni c’è anche quella che porta la scritta “Anello del Lavara”, ci incamminiamo seguendo il segnavia 726 che verso Ovest va alla Forca Campidello e in Val Resia. Lo tralasciamo alzandoci a sinistra al primo bivio, senza numero ma con i bolli bianco-rossi del Cai e alla successiva biforcazione lasciamo a manca quello della via normale per proseguire in traversata fra mughi e ghiaioni verso “le plagnotis”, le dorsali a mughi e bassa vegetazione che scendono dalla nostra meta, la traccia è ancora ben visibile, quindi qualcuno ci va ancora. Rimontiamo la seconda poi con un traverso ci trasferiamo in un canalone detritico/erboso che si risale ripidamente fino alla sella fra la vetta e l’anticima Est dove inizia il tratto più impegnativo. Si traversa sul filo verso occidente fino alle rocce, la novità è che ci sono dei cavi metallici (il primo danneggiato da un masso che all’epoca non avevamo messi) che praticamente azzerano le difficoltà, il tratto è comunque abbastanza esposto e in breve arriviamo sulla bella vetta. I resti della Croce in legno resistono ancora, l’avevamo cementata bene, ne è stata posta un’altra in ferro. Federico ha lucidato la targa in ottone che viene fissata sotto questa con dei tasselli, la missione è compiuta nonostante le previsioni che promettevano pioggia a catinelle la giornata è abbastanza buona e possiamo sostare in tutta tranquillità. La discesa sulla normale della cresta Ovest, rocciosa ma facile, non riserva sorprese essendo ben segnalata. A parte un gruppo di camosci che traversano elegantemente sotto di noi in versante Sud e una grossa biscia o vipera che sguscia sotto i piedi di Ermanno che lancia un urlo lacerante balzando indietro. Arrivati al sommo del canalone Sud il percorso richiede un poca di prudenza, il saltino roccioso che in passato costituiva il passaggio più difficile della salita attualmente risulta anch’esso facilitato da un cavo, mettendo così “in sicurezza” anche la discesa (ma se ne sentiva poi il bisogno?).  Si arriva ai ghiaioni che con amabile scivolata portano al sentiero che si inoltra nella mugheta e al bivio da dove si diramano i due percorsi. Prima di rifocillarci alla malga notiamo una persona che scende dal Plauris in gran velocità, chi può essere se non un certo Emanuele, uno dei pochi allievi dei tempi dei corsi che condivideva la mia idea dell’alpinismo (poca palestra e tanta montagna), è salito in bici da Venzone, complimenti. Per il nostro anello ci vogliono, senza correre, più o meno quattro ore.

11 Malga Confin

12 Indicazioni alla Malga

13 Dai ghiaioni le Plagnotis

14 Rimontando la dorsale

15 Nel canale detritico

16 Stelle Alpine

17 Fiori dalle ghiaie

18 La cima velata dalla nebbia

19 L'anticima Est e la verde selletta

20 Sul tratto con i cavi

21 Un traverso

22 La distrutta Croce di legno e la più recente in ferro

23 Installazione della targa

24 La targa in memoria

25 Discesa per la cresta O

26 Campanule

27 Cresta Ovest

28 Attrezzature nel canale Sud

29 Gli amici al termine del canale

30 Il Canalone Sud dai ghiaioni

31 Il Monte Lavara

32 La dirimpettaia verde Cima di Campo

 

 

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