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Zinalrothorn (4221 m) – Traversata cresta SO – cresta N (AD+)

Primo giorno, trasferimento dal Friuli alla Cabane du Mountet

Nell’Agosto del lontano 1993 torno per la seconda volta nei monti del Vallese a ranghi ridotti, l’unico ma fidato compagno è l’amico Nevio e il tempo a disposizione si limita (come sempre) a una settimana con destinazione la Val d’Anniviers nella zona francofona del Cantone. Partenza alle 4 del mattino, qualche caffè lungo la strada e una breve sosta al Passo del Sempione prima di scendere a Brig (Briga) e proseguire verso Ovest seguendo il corso del Rodano fino a Sierre dove svoltiamo a sinistra (Sud) risalendo la vallata fino all’ultimo e paese, Zinal, dalle belle case in Blockhaus, a 1670 m di quota nonché fine della strada e parcheggio stranamente gratuito e sono le 13.15. La tabella mette 4 ore e mezza per la Cabane du Mountet 2886m dove intendiamo pernottare, dev’essere piuttosto lontano. Ora si deve preparare lo zaino, una corda da 9mm, qualche cordino e moschettone, qualche vite da ghiaccio e due piccozze ci sembrano sufficienti per le nostre esigenze, il vestiario comprende inoltre due pile e una giacca leggera in goretex più un cambio di biancheria. In dotazione abbiamo anche la cartina (acquistata in loco) e la fotocopia delle relazioni tratta dal libro “Le Alpi Pennine le 100 più belle ecc.” di Michel Vaucher ed. Zanichelli ora introvabile, bussola e altimetro non li abbiamo (GPS e telefonini all’epoca non esistevano) e anche il casco viene lasciato nell’auto. Saliamo lungamente prima nel bosco, un tratto si costeggia l’impetuoso torrente poi per morene in terreno aperto dove appaiono fra le nubi i giganti della Corona Imperiale fino a uscire sul terrazzo in posizione incantevole dove si trova il rifugio, sono le cinque e mezza del pomeriggio. La guida che lo gestisce non si dimostra felice dell’arrivo dei due nuovi clienti, come sempre non abbiamo prenotato, ma tutto sommato un posto ce lo trova.

1 Risalendo la Val d'Anniviers

2 Fienile con i tipici dischi in pietra anti pantegane

3 Mulino ad acqua

4 Fioriera al posteggio

5 Cosa mettiamo nello zaino

6 Indicazioni alla partenza

7 Acqua di ghiacciaio

8 Sentiero sulla morena

9 La vallata

10 Stambecco sulla cresta, la cima è il Besso

11 L'amico assorto nei pensieri al rifugio Mountet

12 Plenilunio sulla Dent Blanche

 

Secondo giorno: Zinalrothorn (Corno Rosso di Zinal), salita per la Rothorngrat (cresta SO, Gross-Taugwalder, AD+ max. IV) e discesa per la cresta del Blanc (N, AD)

La traversata che abbiamo in programma è una delle grandi classiche delle Alpi Pennine, molto varia, l’avvicinamento e la fine della discesa sono di neve, per contro le creste sono di roccia molto affidabile.  Il rude gestore mostra scarsa stima nelle nostre possibilità quando la sera chiediamo delle informazioni, d’altronde il mio francese in più di trent’anni dalla fine della scuola è del tutto arrugginito il che non ci impedisce, previo ulteriore alleggerimento dello zaino di partire alle 4.30 quando per tracce scendiamo al ghiacciaio del Mountet. La neve indurita dal gelo notturno permette un’agevole salita, lasciando a sinistra una seraccata montiamo alla cresta per un pendio più ripido poco più in alto dell’Oberothornjoch, forcella con la punta di Mountet, fino qui più di 900 m di dislivello. La cresta a torri e gendarmi di un solidissimo gneiss rossastro è molto fotogenica, si deve percorrere stando costantemente sul filo che non ha neve (quindi niente problemi di orientamento). Ai tempi si arrampicava e anche il passaggio sulla placca (IV) viene superata senza problemi, fino a una breve discesa dove ci raccordiamo alla via normale che arriva dall’opposto versante della Mattertal, qui incontriamo un certo traffico (qualche cordata, non le folle) ma anche dei passaggi con neve dura che richiedono cautela (o ramponi) e arriviamo alla croce di vetta ed è mezzogiorno. La vista dovrebbe essere maestosa sugli innumerevoli quattromila ma ci viene in parte negata dalle nuvole che sono comparse, non indugiamo troppo anche perché sofferenti per la quota. Continuiamo la traversata scendendo verso Nord per abbastanza facili fino alla Bosse, da questa il percorso diventa esposto e impegnativo (doppia possibile), alla sua base ricompare il sole, ora si deve continuare lunga la cresta attraversando le tre punte  nominate Bourrique (Schiena d’asino), Sphinx (Sfinge) e Rasoir (Rasoio) con aerei ed eleganti passaggi. Superati questi ostacoli si prosegue trovando rocce rotte e sfasciumi  più facili  che portano alla cima del Blanc, un ulteriore rilievo poco significativo. Da questo si mette nuovamente piede sulla neve, perdendo quota rapidamente arriviamo al ghiacciaio del Mountet, il tutto arrancando nella neve molla del pomeriggio, se ne esce risalendo alla morena dove una traccia sentiero riporta alla visibile Capanna.  Sono le 5 ½ del pomeriggio.

13 Salendo all'attacco

14 Sotto la cresta

15 La Rothorngrat

16 In azione sulla cresta con vista su Cervino e Obergabelhor, la punta nevosa in basso è il Trifthorn

17 La sosta prima del passo di IV

18 Altra torretta

19 Il grandioso ambiente della via con una cordata

20 Su una delle torri

21 L'incrocio con la normale, a sin. la croce di vetta

22 Dalla Croce vista sul Weisshorn

23 In cima

24 Discesa dalla Bosse

25 L'Asino in passato si percorreva a cavalcioni

26 Le Rasoir

27 La vetta e le torri della cresta N

28 Sfasciumi cui seguirà un tratto su neve

29 La traversata si è svolta da dx a sx

30 La Cabane de Mountet    

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