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Gamspitz (1847m) per la via “attrezzata” della parete SE

 

Il 31 del lontano maggio dell’87 una stracarica e datata Ritmo risale da Tolmezzo il canale di San Pietro ovvero la valle del But fino a Timau, ultimo abitato prima del valico di Montecroce al confine con l’Austria. Da poco erano stati ultimati dal CAI di Ravascletto con la Julia i lavori di ripulitura e messa in opera di fittoni ed anelli della parete SE del Gamspitz (pizzo del Camoscio) detto anche localmente Spiz di Timau, l’elegante pilastrone di calcare alto 900 m che sovrasta il paese. Le attrezzature servono per le soste e anche per aiutarsi in qualche passaggio ma nonostante questo le difficoltà massime arrivano al IV+.  Subito dopo l’abitato ci approssimiamo alla via per la mulattiera che sale verso il Pal Grande, due lapidi contrassegnano l’inizio della nostra via. E’ il momento di contarsi, il numero è dispari visto che siamo in cinque, faccio parte della cordata di tre componenti. Il primo terzo della salita è il più facile e anche quello più vegetale che risale per cenge intervallate di salti rocciosi fino a una fascia boscosa dove si trova una via di fuga, fino a qui faccio da secondo. Traversato il bosco si attacca il secondo settore, qui prendo la testa dello scalcinato terzetto e lo manterrò fino in cima. Una placca panciuta è per me il passaggio più impegnativo di tutta la salita, alla fine si esce a un terrazzo nei pressi di alcuni abeti a due terzi della via da dove ci si può collegare a destra con la via normale. Resta ancora da percorrere l’ultimo terzo, a detta delle guide il più impegnativo con passaggi fino al IV+, forse ormai ci siamo abituati perché lo superiamo più o meno elegantemente. Alla fine delle difficoltà una crestina erbosa/rocciosa molto estetica conduce in vetta. Il tempo intanto si è guastato e siamo nella nebbia. Non indugiamo oltre e cominciamo a scendere dapprima per roccette e erti pendii erbosi poi per una cengia percorsa da una vecchio sentiero militare con qualche cavo nei tratti più esposti che esce sulla mulattiera che da Timau sale a Casera Pramosio, con questa riguadagniamo Timau e la trattoria da Matiz, subito dopo il diluvio che l’unico amico forse attardato per ammirare le belle fioriture di Orecchia d’Orso si prende tutto, poi riabbraccia il suo commilitone che guarda caso è il proprietario del detto locale. A seguire abbondanti libagioni. Dopo questa prima scalata, ormai salito di grado, ci sono ritornato due volte con gli allievi del corso, la prima facendo 2/3 del percorso e la seconda solo il primo scappando a destra sotto una sgradevole pioggerellina. Dalle mie scarse note non ho ricavato gli orari, la via è comunque piuttosto lunga e bisogna pedalare per non far venir notte.

1 Primo settore

2 Primo settore

3 Primo settore

3a Sul primo tratto

3b Sosta con vista su Timau

3c La fascia boscosa fra il primo e il secondo tratto

4 Uscita a destra dal primo settore

5 Secondo tratto

6 La placca

7 L'uscita dal secondo settore

8 Sosta all'uscita del secondo settore

9 Il terzo tratto

10 Terzo ed ultimo settore

11 Alle pre con le corde a una sosta

12 Ultime difficoltà

13 La cresta finale

14 La vetta del Gamspitz

15 Il pilastro dalla discesa

16 In discesa

 

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