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Cima Laste 2555 m, in solitaria per la cresta N sulle orme del Berti (II)

E’ questa la terza cima come quota del gruppo Duranno-Cima dei Preti, meno famosa e frequentata, il suo crestone si estende per oltre un chilometro in direzione S-N, iniziando, dopo un paio di risalti, dalla forcella dei Preti fino al passo dei Frassin o del Frate, con un’ulteriore appendice verso N-O costituita dalla Cima Gea. Muniti di cartina e relazione della via normale cooptata dalla guida del Visentini risaliamo quindi per l’ennesima puntata la val Cimoliana fino al parcheggio di Pian Fontana a circa 1200 m d’altezza. Guadato il torrente e seguendo l’abbondante segnaletica saliamo alla casera Laghet de Sora nell’alta valle dei Frassin impiegando stupiti solo due ore per coprire i 900 m di dislivello. Alla casera ci riposiamo facendo anche quattro chiacchiere con due persone che ci hanno passato la notte. Ripartiamo seguendo ora la segnaletica dell’alta via dei silenzi che ci porterebbe al Bivacco Greselin e salendo i pascoli della Pala Anziana fino a una conca dove il sentiero svolta a sinistra verso la già visibile verde forcella Val dei Drap, come pure il nostro arcigno monte che da qui appare non accessibile. La relazione invita a salire una faticosa rampa di ghiaie miste a erba e poi un canale roccioso-detritico che rintracciamo (è l’unico!), sotto gli sguardi diffidenti e stupiti di parecchi camosci al pascolo. All’uscita del canale (un paio di ometti) è d’obbligo traversare verso Nord, alla base delle pareti e per ulteriori pendii alla ricerca del canalino che consente l’accesso alla cresta. Il mio compagno vede ovunque immaginarie possibilità di salita, ma io proseguo imperterrito e ci arriviamo. C’è qualche traccia, ma null’altro, comunque la descrizione corrisponde, lo saliamo per un tratto per uscirne prima della forcelletta a sinistra e in traversata alquanto esposta e passando carponi sotto un landro ci guadagniamo la cresta e la vista della cima, ancora lontana. Ora, seguendo lo scritto, sarebbe d’uopo calarsi in versante O e con lungo traverso su una specie di cengione con dei passaggi anche su roccette e arrivare alla nostra destinazione salendo una crestina. Dall’altra parte il percorso della cresta mi sembra fattibile e dopo un breve consulto ci avviamo su quest’ultima, decisione che poi si rivelerà alquanto frettolosa dopo un primo tratto abbastanza facile.  Arrivati alla base del primo di alcuni arcigni gendarmi lasciamo i bastoncini , e lo scrivente comincia con cautela a arrampicare sul filo espostissimo su calcare di qualità passabile se saggiato acconciamente, scendo all’intaglio successivo, quando arriva il compare dichiara che non si sente di proseguire e il posto è alquanto ristretto e scomodo. Sono piuttosto perplesso, ma l’amico mi invita a proseguire, mi aspetterà qui. Decido di provarci, supero una serie di risalti, con le relative discese, finalmente arrivo all’anticima e poi su terreno instabile finalmente quando arrivo all’ometto che segnala il punto più alto ho la gola secca e l’adrenalina ai massimi livelli. La vista è eccezionale, le dolomiti maggiori, le Friulane, il vicinissimo terzetto Preti-Frati-Duranno, si vede persino il Glockner. Il libretto di vetta è protetto da una vecchia scatola per siringhe in alluminio, aggiungo il mio agli altri pochi nomi presenti e dopo una bevuta dieci minuti dopo sono pronto per la partenza, guardo con rincrescimento gli ometti che segnalano la discesa lungo la normale, ma il mio partner (e i bastoncini) sono in cresta, che ripercorro con attenzione raddoppiata, essendo piuttosto provato. Ricongiunti, decidiamo di consumare i viveri alla fine delle difficoltà. Sceso anche il canalone iniziale e scivolati lungo le ghiaie non rintracciamo subito il sentiero e alla sua ricerca capitiamo vicino a un camoscio che resta per un po’ a osservarci e dopo una sbuffata allontanarsi senza fretta alcuna. Alla fine, soste comprese, dieci ore.

Salendo al Bivacco, un antico faggio7 settembre 2011
P.S. – Abbiamo percorso l’ultimo tratto della via di A.Berti e L.Tarra del 1914, cresta Nord, di diff. II (Essi partirono dalla forcella del Frate)

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