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Hoher Eichham 3371 m – La Cresta Sud (II-III) in traversata dal Saulkopf

La chiesa di Maria Schnee a ObermaurenPer raggiungere la Virgental , punto di partenza per questa gita, bisogna valicare il passo di Monte Croce Carnico, scendere a Mauten-Kotschach e proseguire diritti per  Oberdrauburg, scavalcando la sella del Gailsberg. Qui finisce il tratto più tormentato della strada. Più comodamente ora si svolta  a sinistra (siamo nella valle della Drava) verso la città di Lienz, capoluogo dell’Ostirol che si attraversa in direzione di Matrei. Senza entrarci, all’inizio della cittadina si svolta a sinistra (la strada principale continua per il Felbertauerntunnel) e alla fine dell’abitato si è all’imbocco della nostra valle, con i suoi fioriti e lindi paeselli allineati sulla sinistra orografica e che si chiude in una decina di chilometri. Per dire del senso civico degli abitanti, una sera mi è capitato di vedere un signore che dopo aver innaffiato il proprio giardino, passava a bagnare i vasi di fiori con cui era ingentilita la ringhiera del ponte sul torrente adiacente… Si prosegue ancora qualche km oltrepassando il capoluogo fino alla frazione di Obermauern 1300 m (che conserva l’antica e pregevole chiesa di Maria Schnee (Maria della neve) e badando alle indicazioni per il rifugio si arriva a un parcheggio forse un centinaio di metri più in alto. Per il rifugio Bonn- Matreier  2750 m ci vogliono circa tre ore, dopo un ultimo breve tratto su asfalto, a un ultimo maso segue una sterrata altrettanto corta che diventa tosto sentiero che sale ripido in un lariceto. Al termine della vegetazione si riprende una forestale che sale lungamente la valle, passando da un primo rifugio, da una malga con servizio di agriturismo (ove si potrebbe giungere in taxi) e da altre più modeste costruzioni agresti. Finiti i pascoli il sentiero riprende ben segnalato, attraversa il torrente e con un’ultima rampa si esce sul costone e alla meta, già in vista da parecchio tempo. L’edificio è ancora rivestito in scandole ma all’interno è stato rimodernato.

 In due precedenti visite avevo salito in giornata da casa due tremila, il Rauh Kopf (3070 m) per la cresta S di bei blocchi di solide rocce e il Saul Kopf (3209 m), più facile, con l’ultimo tratto attrezzato, ma in tal modo vista la distanza e il dislivello le gite diventano massacranti. Da quest’ultima vetta avevo osservato degli alpinisti in azione sulla cresta della montagna oggetto di questo scritto  e grazie al compagno che mastica un po’ di tedesco abbiamo reperito una relazione e prenotato il giaciglio per la notte.Partiamo nel primo pomeriggio, un ultimo caffè al passo di Monte Croce ove ci lasciamo l’afa alle spalle, la strada non è molto trafficata a quest’ora tanto che ci concediamo anche una birra a Obermauern e in due ore e mezza arriviamo alla Hutte accolti da un applauso immeritato che ci confonde, il gestore esce offrendoci due grappini di benvenuto ed è subito ora di cena. Al self-service c’è di tutto, opto infine per una pasta fredda tricolore con sugo di funghi che nonostante la mia diffidenza si rivela ottima. Ci godiamo il tramonto e siamo pronti per la nanna. Radiatori accesi nelle camere, cosa eccessiva, dormiamo solo con il sacco-lenzuolo e l’abbaino aperto, il rifugio ha gente ma non è affollato, non ci manca quindi lo spazio vitale. Il mattino seguente (8 gradi la temperatura) la colazione ,sempre self, avrebbe abbastanza calorie anche per il pranzo e la cena e mi limito mentre il mio partner-interprete si ingozza, ma  riusciamo a partire alle otto. Fra le due opzioni di avvicinamento la più comoda sembra quella che prevede l’attraversamento del Saulkopf in parte già nota: saliamo su sfasciumi il vallone a N del rifugio fino a un intaglio di cresta, da qui scaliamo a sinistra su facili roccette e tratti di ferrata uscendo alla croce di vetta, fino a qui segnalato. Del ghiacciaio nella conca fra dove ci troviamo e l’Eichham rimane ben poco, incominciamo a scendere per facile ma esposta crestina su tracce fino al punto in cui ci si può calare, attraversiamo alla base della vedretta mirando alla forcella dove ha inizio la cresta sud, cui arriviamo provati su una traccia di fine detrito. Non si fa la coda, ma l’itinerario è abbastanza frequentato. Alla forcella abbandoniamo uno zaino, le inutili piccozze, ci portiamo qualcosa da bere, la corda, tre rinvii e un piletto. Si incomincia su una traccia che sale verso un arcigno scuro gendarme che la via evita a sinistra con una esposta traversata. Qui ci leghiamo. Oltre il gendarme una cresta porta al passaggio chiave, l’intaglio fra il gendarme e la cima, una placca che bisogna fare in discesa. Qui la roccia cambia colore diventando molto chiara, per la gioia del sensore della reflex digitale. La salita continua  su una esposta cornice e un ultimo breve caminetto ci deposita sulla cima, molto aerea e con sterminato panorama sui Tauri, anche le Dolomiti spuntano, ecc. Purtroppo ora non resta che scendere. Fino alla forcella stesso itinerario, poi da indicazioni ricevute continuiamo a scendere fra i consueti ormai grebani sulla destra del torrente che origina dal ghiacciaio fino al limite superiore della cascata che esso fa alla fine della conca: eccoli! Due ometti indicano l’inizio della discesa. Mi guardo all’indietro e il mio compare è scomparso e dopo un bel lasso di tempo appare, ma sul lato sbagliato del rio. Gli ometti iniziali sono gli unici, comunque una rampa con vari passaggi piuttosto lisci su queste rocce multicolori  ci deposita finalmente alla fine dei dispiaceri, ci resta solo da trovare un guado per passare sul lato opposto del torrente piuttosto ingrossato nel pomeriggio. Il sentiero è raggiungibile per verdi quando estraggo dalla zaino la bottiglia di Refosco di Terzo di Aquileia che mi sono scarrozzato tutti e due i giorni e la metto in fresco nel ruscello. Ne gustiamo alcuni rinfrancanti sorsi, indi, ridotta a 1/3 l’amico la rimette in acqua senza tappo e quando la riprendo si è misteriosamente riempita di nuovo.

Per la salita, che si può fare di conserva, bastano 30 m di corda da 9 mm e 3-4 rinvii con qualche cordino. Riguardo alll’attrezzatura da ghiaccio, dipende dal periodo, a noi non è servita. L’accesso diretto da sotto il rifugio è difficile da reperire se non si è pratici della zona.

20-21 Agosto 2011

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