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Pic Cjadin 2302 m – un’uscita con scialpinisti e ciaspolatori

Devo confessare che non sono un grande appassionato delle cjaspe, preferisco a queste e ai relativi bastoncini i più agili e sicuri picozza e ramponi, tanto che a tutt’oggi in questo inverno le ho adoperate una volta sola,  tuttavia in certe occasioni sono utili per andare a godersi l’ambiente della montagna innevata naturalmente su pendenze modeste. Nel venerdì notte precedente a questa uscita in pianura erano caduti ben 25 cm di neve e quando mi è stata proposta questa meta ero piuttosto perplesso riguardo alle condizioni stradali: ricordo ancora con terrore la scalata del Coglians invernale, la vecchia Astra arrivò baldanzosa fino all’ ultima rampetta prima del rifugioTolazzi,poi si rifiutò di proseguire, retrocendo fino da Canobio, nonostante tutti i  miei disperati tentativi di farle cambiare idea, prima, retromarcia, freni, freno a mano, tutto inutile, meno male che le due profonde e ghiacciate tracce la guidarono evitandoci il salto nel rio Fulin.

Canale e Capolago dal rif. TolazziPic Cjadin

Sosta, in alto forc. Morareet

Il Pic CjadinLa compagnia è piuttosto eterogea: due auto con sei scialpinisti e due cjaspolatori. Con sorpresa già verso Osoppo non è caduto neanche un fiocco di neve e le campagne sono gialle e in montagna idem sì che arriviamo senza problemi a Collina e da Canobio dove parcheggiamo. Su questa cimetta scistosa, in estate utta verde di prati non ci ero mai stato, pur trovandosi poche decine di metri più in alto del sentiero che dal rif. Marinelli conduce verso la frequentatissima normale del Coglians, è quindi un’ottima occasione per incrementare di un’unità il mio carnet di salite. Il primo impatto con il clima esterno è micidiale che la temperatura è bassissima e sveltamente ci incamminiamo lungo la forestale ben battuta fino alla casera Morareet, qui calziamo le ciaspole proseguendo, finalmente al sole, la nostra cima ben in vista, verso il rifugio Marinelli. Notiamo degli scialpinisti sulla cresta, più mattinieri di noi. Fino al rifugio il tempo è bello, poi entriamo nella nebbia che è improvvisamente calata molto fitta, tanto che non si capisce se si vada in salita o in discesa, ci accorgiamo di aver raggiunto il culmine solo sull’orlo di pendii e precipizi che cadono su tutti i lati meno quello di salita. Rimandiamo a tempi migliori la consueta merenda, i compagni con gli sci trafficano con le pelli di foca e sveltamente ridiscendono, noi due più imbranati li inseguiamo a ritrovare la visibilità al rifugio. Dopo questo scendiamo senza tanti zig-zag direttamente lungo la linea di max pendenza e a metà strada mi si spezza un attacco delle racchette, levo anche l’altra e con sprofondamenti varii raggiungiamo la casera, per la legge di Murphy il nostro Cjadin risplende nuovamente al sole. I nostri amici ci attendono al Tolazzi dove ci aspetta il meritato ristoro, il mio giovine compagno si guadagna anche un principio di congelamento a un alluce.

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