Home > Dolomiti Orientali > Talvena 2542 m – una via comune con 1700 m di dislivello

Talvena 2542 m – una via comune con 1700 m di dislivello

1 Cas. Pian di Fontana


2 Cas. Pian di FontanaNell’ormai lontano gennaio del 1996 ci proponemmo una meta piuttosto ambiziosa quanto scriteriata: salire questa, che per altezza è la seconda cima del gruppo della Schiara per la via comune, 1800 m di dislivello su terreno incognito e innevato. Ai tempi non si guardava troppo le previsioni, nè si disponeva di racchette da neve fidando solo nelle proprie gambe, e la proposta venne subito accolta da un gruppetto piuttosto numeroso di appassionati: eravamo in sette, più un esemplare canino a nome Kira, un pastore di bianco manto, l’animale più ladro e simpatico che abbia conosciuto oramai passato a miglior vita per la peggiore delle malattie: la vecchiaia. Ci portammo quindi in Val di Zoldo, sulla riva destra del torrente Maè, al paesetto di Soffranco, e proseguimmo su una sdrucciolevole e stretta stradina asfaltata inoltrandoci in val Grisol fino a un ponte sul torrente omonimo dove si abbandonò l’auto. La giornata era pessima, e i nuvoloni neri che coprivano il cielo mi fecero già rimpiangere il comodo lettone dove avevo lasciato mia moglie. Lasciato il mezzo meccanico ci inoltrammo nella orrida e tetra valle alti sopra il torrente. A un bivio si prese a manca, quando infine sbucammo su un bel ripiano con delle vecchie casere, su terreno più aperto e con un unico raggio di sole illuminante una lontana cima ci rianimammo un pò. Ormai era chiaro a tutti che avremmo fallito la meta, avanzare era faticoso per la neve molla e si decise di arrivare almeno alla casera Pian de Fontana (ora rifugio Dal Mas), e ci si mise tre ore e mezza a coprire i 900 m che la separavano dal parcheggio. Nonostante tutto, il bosco imbiancato, il bel rifugetto con la nebbia non troppo fitta ci fecero comunque apprezzare la gita. Ed è stato in questa occasione che conobbi due coniugi con cui in futuro, oltre all’amicizia che dura tuttora, avrei poi condivise moltissime salite.
28 gennaio 1996

1 Salita al Rif. Dal MasVentidue anni dopo, anche se le gambe non sono più quelle ci riprovo, assieme a due compagni più giovani in una bellissima giornata di fine agosto, saliamo al rifugio,ora rinnovato, apprezzando la bellezza del percorso in perfetta solitudine. Pensavamo di non trovare nessuno, invece è molto frequentato, oltre che dai locali, che arrivano sul tardi per farsi magari uno spuntino, soprattutto da austriaci e tedeschi di tutti i sessi e età, entusiasti per la bellezza dell’alta via n° 1, la cui penultima tappa passa di qui. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino proseguendo in senso opposto verso NO, fra  fioriture di stelle alpine, greggi al pascolo e qualche camoscio che occhieggia da lontano, che i luoghi sono molto verdi. Dopo il primo tratto in ripida salita si esce in un ampio vallone (Van de Zità) e a sinistra vediamo la nostra destinazione: è leggermente imbiancata dalla neve. Dove il sentiero della via alta va a destra verso il rifugio Sommariva lo abbandoniamo nel senso inverso  per salire faticosamente a una insellatura, la sella dei Erbandoi, fra la Talvena e le cime de Zità, che da qui si presentano con una parete rocciosa verticale, da qui proseguiamo senza percorso obbligato per una scarpata di roccette friabili sul versante N della montagna. Il compagno più giovane, anche se sono sei mesi che non frequenta il monte causa infortunio sciistico ci lascia subito indietro (beata gioventù) e quando i due vecchietti lo raggiungono sta già facendo un pisolino. Neanche qui si fa la fila per salire a causa dell’assenza di segnavie, e la lontananza, non c’è neanche una ferrata dove sfoggiare guanti, caschetto all’ultima moda nonchè il set da ferrata marchiato CE con dissipatore. Per la discesa percorriamo un breve tratto di cresta verso O fino a un anticima, con belle visioni sui ripidi pascoli della sottostante val Vescovà: qui abbandoniamo la dorsale per calarci a destra per canalini e le solite roccette  friabili nel vallone dei Erbandoi.  In basso, alla fine dei problemini, di nuovo a destra per verdi alla sella  ci  ricongiungiamo all’ itinerario già seguito in salita. Al rifugio, al rifugio!! Fresche Hefe Weizen ci attendono. 10 ore soste comprese, 24 agosto 2008.

11 Una meritata Weizen al rifugio

Categorie:Dolomiti Orientali Tag:
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: