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Cuvil (1555 m) montagna selvatica

Il Cuvil dal M. Lupo nell
Cuvil/Covile = ricovero di animali selvatici, nome quanto mai appropriato! Oppure, Carneade, chi era costui? Cercando invano qualche notizia su questo monte questa reminiscenza manzoniana cade proprio a puntino! Solo sul sito di Sentieri natura viene proposta una bella foto di questa vetta come sfondo dello schermo del PC. Io me ne ero invaghito durante una gita invernale al monte Lupo sopra Barcis nel lontano 1986 osservandone l’elegante nonchè papabile cresta.

Il primo abortito tentativo

Dopo più di vent’anni  una fredda nonchè grigia domenica di Novembre assieme a quattro altri sconsiderati di cui due del gentil sesso ci vede risalire l’amata Valcellina alla ricerca di un approccio possibile. Dopo Barcis e la galleria, osservata la carta, scartiamo l’accesso dal torrente Varma dal labirintico percorso e risaliamo ancora la vallata fino al ponte di Mezzo Canale dove lasciamo il mezzo meccanico. Al di qua del ponte una stradina ci invita e la percorriamo fino a una casa ristrutturata da un anziano artigiano edile veneto che passa i fine settimana al lavoro in questo sito.E’ molto gentile e prodigo di consigli ma del nostro Cuvil non ne sa proprio nulla: comunque sul retro del fabbricato notiamo una traccia e ci incamminiamo su questa fino a una specie di sella dove cambia  direzione per finire su un cocuzzolo boscoso. Anche noi la cambiamo ma in senso opposto salendo hainoi senza più neanche un labile sentierino su una ripida dorsale a pino nero, mugo e altra vegetazione e roccette. Entriamo poi in una zona devastata da un incendio alcuni anni orsono dove l’appiglio vegetale, anche se su tronchi di considerevoli dimensioni, ci crolla addosso.Frattanto incomincia a nevicare e io sono perplesso, mentre il sesso femminile ci si rivolta contro, dichiarando anche che ulteriori tentativi a questa e altre mete similari non avrebbero avuta la loro partecipazione. La rinuncia ci pesa assai ma ridiscendiamo non senza qualche problemino per riconoscere il percorso. Arrivati al sentierino di salita e alla casa del nostro Edile questo ci fa visitare l’ampia magione e ci consola con una bottiglia di verduzzo.

Il successo primaverile

Aprile dell’anno dopo. Dopo il tentativo fallito avevamo risalito la valle fino a Cellino di Sotto e avevamo osservato un nuovo ponte di tubi che valicava il fiume e al di là una valle che si inoltrava verso il sospirato Cuvil: la val Bettigia. Siamo in quattro, i due vecchiacci del 2007 più un poeta-avvocato e uno sposo novello che per una domenica trascura l’adorata mogliettina. Al di là del fiume troviamo una recente centralina elettrica e una strada bianca costruita per le prese d’acqua che risaliamo. Terminata questa imbocchiamo il solito invitante sentierino che costeggia il torrente alternativamente sui suoi due lati in un ambiente abbastanza ameno. Arrivati a un rimboschimento a conifere, dove anticamente forse c’era una casera, non vediamo una prosecuzione della traccia. Si decide di proseguire lungo il letto del torrente che ben presto diventa una forra ostruita a tratti dalla neve di slavine, comunque percorribile. Dopo un bel tratto arriviamo in un piccolo circo dove la valle si chiude, ne usciamo sulla sinistra a rimontare faticosamente una ripida costa alberata che muore sotto a delle bianche pareti rocciose. Mano alla carta appuriamo che si tratta dell’ Om di Bettigia, un gendarme roccioso e caratteristico che si erge sulla cresta che collega il Resettum alla nostra destinazione. Bisogna attraversare sulla destra cosa che mettiamo in pratica incontrando un paio di canaloni innevati che ci creano qualche problemino, ma la spuntiamo uscendo poi su una forcella e al sole, ed era ora, e ci appare finalmente la selvaggia cresta che ci attende e ancora lontanino ma possibile il nostro amato monte. La cresta prevede il superamento di alcune anticime, con tutte le delizie di questo ambiente quali tratti a mughi, salite e discese su roccette friabili, tratti nevosi e in ultimo una ripida rampa che di deposita alla nostra destinazione. Siamo quasi commossi, il poeta assume un’aria pensosa, penso stia componendo un’ode che racconti le nostre gesta. Non ci resta che scendere. Visto che il ritorno per la via già percorsa ci sembra improponibile, ne percorriamo solo il tratto più roccioso, e dopo un innocua scivolata dello sposino imbocchiamo un canalone a faggi piuttosto ripido e più in basso rinveniamo anche qualche rado e sbiadito bollino rosso che pur con qualche incertezza ci deposita al rimboschimento: è fatta.


Novembre 2007 – Aprile 2008

Erica in piena fioritura

Il Cellina

L

Finalmente in cresta, sullo sfondo il gr. del Col Nudo

Ed eccolo finalmente

Cresta a mughi

Cresta a roccette

In cresta, sulla sinistra il Col Nudo

Un

La cima e le anticime

La rampa finale

E infine la meta è raggiunta

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