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Dent Blanche 4356 m, una delle maggiori vette della Corona Imperiale

Cresta Sud o Wandfluhgrat: si attacca direttamente dal rifugio e la si percorre  integralmente o evitando il Gran Gendarme a sinistra. Difficoltà: le maggiori sono su roccia solida, AD.

Per motivi familiari sono che giro fra ospedali e ambulatori vari quindi mi tocca trascurare le amate escursioni in compenso passo molte ore a digitalizzarmi e grazie al recente acquisto di uno scanner e navigando fra lo sterminato patrimonio di dia rivango salite di parecchi anni orsono quando andavo ancora all’avventura. Di queste la salita del quattromila intitolato è stata l’unica che ha richiesto ben cinque giorni fra salita e ritorno a valle.  Le uniche notizie che all’epoca avevo trovate le ho attinte nelle poche righe che il libro “Quattromila delle Alpi”ed. Zanichelli dedica alla via normale per la cresta Sud e con quelle sono partito assieme all’amico Nevio per la terza volta per il cantone del Vallese che di cime che superano questa quota ne ha una quindicina. Abbiamo una settimana di tempo, prendere o lasciare a prescindere dal meteo. Prendiamo e alle consuete quattro del mattina partiamo dal Friuli via Sempione, valle del Rodano poi a sinistra a Tasch dove arriviamo a mezzodì.  Lasciamo l’auto per il treno che ci porta a Zermatt. Attraversiamo l’affollata cittadina, il Cervino o Matterhorn è sempre un appetibile richiamo, e approfittiamo della funivia che ci conduce a Furi risparmiando una buona ora di cammino. Ora siamo soli, veramente io sono in compagnia di una fastidiosa colite di cui farei a meno molto volentieri e che misteriosamente scomparirà dopo un anno come è arrivata. A Zermatt pioveva, ora il cielo non promette niente di buono, difatti ben presto incomincia a diluviare, quando arriviamo in vista del rifugio smette. Siamo diretti al rifugio Schonbiel  a 2694 m dove pernotteremo; abbiamo scelto questa via da Est alternativa alla salita dalla val d’Herens che sale da Nord per spezzare l’avvicinamento al più alto rifugio della Dent Blanche a 3500 m per abituarci un pò alla quota, anche se di poco più lunga dell’altra.     Il rifugio gode di una posizione privilegiata di fronte al Cervino e a Dent d’Herens, ben tenuto e accogliente, siamo cordialmente accolti dal gestore meravigliato di vedere due italiani. Mentre schiarisce, ammiriamo anche un arcobaleno e osserviamo preoccupati la molta neve fresca che c’è in giro, per l’indomani ci aspetta una traversata su un ghiacciaio, qui infatti finisce la parte pascolatoria del nostro giro e chiediamo se ci sia qualche altra cordata che condivide il nostro giro. Ci viene indicato un terzetto a un tavolo vicino composto da una guida con i propri clienti. La mattina seguente il sole splende e ci accodiamo al trio; come si temeva la neve è vergine di tracce nascondendo ogni insidia e all’epoca non erano ancora stati inventati i telefonini. La guida dopo un tratto si ferma e mi invita a andare a fare la traccia, io rispondo che non essendo pagato sono anche pronto a ritornare sui miei passi, proseguiamo e dato che la sfiga ci vede sempre benissimo cala sui malcapitati anche bel nebbione poi  con un urlo disumano il terzo della  cordata sparisce in un crepaccio, sua moglie rimane impietrita,  ma la loro guida rapidamente imbastisce sosta e carrucola noi aiutiamo a tirare e con grande sollievo della per tutti esce incolume dal buco. I dissapori vengono così appianati e in concordia arriviamo alla bramata meta dove il risorto investe una cifra cospicua di franchi svizzeri in bottiglie di bianco locale per festeggiare lo scampato periglio.
Il giorno seguente prima dell’alba  tutti i pretendenti alla vetta sono fuori dalla capanna a studiare il tempo che non gira ancora al bello,  nuvoloni neri coprono la piramide rocciosa che ci sovrasta, qualcuno se ne torna a nanna ma la maggioranza parte arrivando fino alla sella nevosa dove incomincia il tratto più impegnativo dove sono accolti da raffiche di vento gelido; qui tutti, noi compresi, invertono la marcia verso il tepore del caminetto.
Non ci arrendiamo e ripartiamo ancora l’indomani, arriviamo alla sella e nonostante anche oggi le nubi non ci vogliano lasciare andiamo avanti lungo la cresta, preceduti da altre due cordate con guida che sono anche più veloci, evitiamo  il Gran Gendarme che non ci sembra il caso di scalare visto il meteo, sempre ramponi ai piedi anche sui tratti sola rocciosi ricoperti di vetrato. Quando riguadagniamo la cresta incrociamo i nostri predecessori in discesa mentre -sorpresa- la nuvolaglia si trasforma in una nebbia ben più luminosa avvistando la bella croce metallica incrostata di ghiaccio: finalmente in cima!  Dopo poco tempo la nebbia si alza aprendoci la vista su innumerevoli vette. Anche se non è il momento di rilassarsi, ci aspetta ancora la discesa, l’adrenalina può tornare sotto il livello di guardia. Il pericolo più grande su queste montagne è proprio il maltempo che può  trasformarle in trappole mortali. Ci abbiamo messo sei ore per fare poco più di 800 m di dislivello. Con il sole tutto diventa più agrèable come dicono qui nella Svizzera Francofona, ci godiamo la vetta e con calma iniziamo la discesa attraversando il Gendarme da cui ci caliamo a corda doppia, quando arriviamo alla sella di neve sostiamo appagati: le difficoltà sono finite. Rientrati al nostro asilo notturno ci godiamo il pomeriggio e il tramonto con i colori pastello di un tramonto indescrivibile.
Per la discesa, memori delle rogne della salita, facciamo una cordata a quattro con due austriaci, marito e moglie con cui abbiamo fraternizzato al rifugio, che a causa della bella frau hanno rinunciato alla salita. Dopo un po’ alla signora scappa la pipì, mentre noi ammiriamo il panorama ha un bel traffico fra corda, pantaloni e mutandine, in seguito e con la bella giornata la discesa si rivela una lunga camminata sulla traccia cosìcchè aggiungiamo anche la cima della Tete Blanche 3701 m, splendido punto panoramico. Alla Schonbielhutte mi fermerei volentieri a continuare i festeggiamenti ma il mio incontentabile compagno ha un’altra meta in testa e divalliamo per
quasi 2000 m, scarponi di plastica ai piedi a Zermatt. Il resto al prossimo post.

17-21 Agosto 1994

Zermatt

Pioggia verso la Schonbielhutte

Schobielhutte

Dent Blanche dalla Schonbiel

Il Cervino dalla traversata

Arrivo alla capanna Rossier

Il rifugio

Sulla cresta

Vetrato sulla cresta

In cima

Quattromila del Vallese

Discesa dal Gran Gendarme

Dent Blanche dalla sella nevosa

Tramonto sulla Dent d

Con gli amici Austriaci sulla Tete Blanche

Dent Blanche, dietro il Weisshorn

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