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Laska Planja – la via comune da Plezzo

Finora l’estate del 2014 è stata abbastanza avara per noi camminatori che abbiamo dovuto approfittare delle poche finestre di bel tempo per combinare qualcosa, la scorsa domenica è stata una di queste rare occasioni. Decidiamo per la Slovenia senza programmi ben definiti, la proposta vincente è quella dell’amico Gianni che estrae dal cappello il Laska Planja (o Lasca Plagna 2448 m), toponimo che la guida di Galli e Marini traduce come alto pascolo italiano, una cima sulla cresta Sud del Canin. Ci spostiamo quindi a Plezzo o Bovec che dir si voglia da dove inizia il sentiero che con più di 2000 m di dislivello conduce in vetta, non fa al nostro caso, preferiamo dalla piazza svoltare a sinistra passando accanto alla chiesa e salire sull’asfaltata che mena a Plusina. La lasciamo per la sterrata malconcia per le piogge che sale fino alla stazione intermedia della funivia che saliva quasi in Prevala, attualmente in rovina, la lasciamo sulla destra continuando pressoché in piano fino all’intersezione con il sentiero di cui sopra con possibilità di parcheggio a lato della strada  dove una tabella resa poco visibile dalle frasche ci indirizza alla nostra meta e al Canin, circa 1100 m di quota. Sale subito ripido, costeggiando delle pareti e in seguito nel bosco fino ai resti della casera Godzec, poco oltre esce in terreno aperto, e si passa vicino all’unica sorgente perenne. Dopo un breve tratto detritico il percorso prosegue sulla ex mulattiera militare che si dirige a NO fra la rigogliosa flora e il fantastico mondo minerale dell’vastissimo acrocoro a Sud del Canin (quasi 40 kmq). Su un dosso a 1800 m si trovano i ruderi del Rifugio Timeus-Fauro (Caninhutte prima della grande guerra) da molti anni in stato di abbandono, qui facciamo una breve sosta, la cima appare ancora molto lontana. Proseguiamo in modo labirintico fra risalti, fiorite conche verdi e qualche abisso dove se non ci fossero i segni sarebbe arduo trovare la via, e anche con questi in caso di nebbia ci sarebbero dei problemi, lasciamo a sinistra l’ometto da dove si diparte la via per il Veliki Babanski Skedeni segnata solo da rari ometti e dov’ero stato l’anno scorso (chi vuole può andare a vedere il post), ora un con un’ulteriore perdita di quota arriviamo alle tabelle dove lasciamo sulla destra l’itinerario per il Canin. Si attraversa qualche campo di neve residuo, ci sono anche dei rilievi da superare con brevi passaggi in facile arrampicata su placche e scanalature prima di chiarirci la salita finale, costeggiando sulla sinistra le pareti di un ultimo dosso arriviamo a una selletta dove incomincia la cresta che scende dalla vetta verso oriente. Più verde all’inizio poi rocciosa, non difficile ma dove occorre attenzione, permette di accedere (faticosamente) alla vasta sommità. E’ già popolata da ben sei sloveni che con il nostro gruppo fanno salire il totale a undici mentre sulla più ambita vetta del Canin ne osserviamo molti di più. Sull’ottimistica indicazione erano previste tre ore e mezza, il nostro tempo è stato di quattro pur non passeggiando. Inconsueta ma esaltante la vista a giro d’orizzonte anche se ci sono nuvole alte che la precludono parzialmente, comunque ci facciamo una sosta di quasi un’ora, ora rimane la discesa.  Non è che si risparmi granchè con le risalite dove sputo i proverbiali pallini, perdendo quota mi difendo meglio anche rispetto agli amici che come al solito sono tutti meno carichi di anni.  Facendo il conto risparmiamo solo ¼ d’ora per arrivare alla strada, come dislivello siamo a circa 1500 m. A fondo valle Plezzo è vivace ed offre parecchie alternative agli amanti dell’aria aperta, a noi resta solo l’imbarazzo della scelta fra le numerose trattorie con cucina continuata per reintegrare le calorie consumate.

1 Già bell'ambiente alla fine del bosco

2 La ex mulattiera militare è ormai invasa dalla vegetazione

3 Pare che questa sia l'Achillea

4 Il diruto rifugio Timeus-Fauro

6 A Est il Rombon, sulla sin. il tetto dello Jalovec

5 Fioriture sui muri del rifugio

 

7 Avvallamento fiorito

8 L'affascinante mondo pietrificato dell'acrocoro

9 A sin. il Laska Planja ancora lontano

10 Il bivio da non mancare

11 Salita a un dosso

12 Alti sulla valle dell'Isonzo

13 Chi si vede, il Veliki Babanski Skedenj

14 Lentamente ci avviciniamo

15 Fra campi di neve

16 un ultiore risalto

17 Laska Planja

18 La verde forcelletta d'attacco alla cresta

19 Sulla cresta

20 Gli ultimi metri

21 La cima

22 In discesa

23 Vista sul Mataiur

24 Il gruppo del Monte Nero

25 Calcari carsificati

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  1. luca
    agosto 27, 2014 alle 1:14 pm

    Sono alla ricerca di un’informazione, qualcuno può aiutarmi ?
    Vorrei sapere se la Cengia degli Dei segue un limite geologico preciso (ad esempio quello tra Dolomia principale e Calcari di Dachstein).

    • agosto 27, 2014 alle 2:54 pm

      Spiacente di non poterti aiutare (non ci sono mai stato), auguri se vai a farla

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