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Bishorn (4153 m) – un “quattromila” facile (900 m il dislivello, F)

In questa strana estate 2014 non fa altro che piovere e non resta altro che tornare ai piccoli giorni grandi ricordando l’agosto del ’93, dopo aver pernottato all’alto rifugio del Tracuit (rimando ai post prec.) dopo la sveglia alle quattro e mezza sono da poco passate le cinque quando ci accodiamo nel buio al folto gruppo di pretendenti alla cima del Bishorn, c’è anche un alpinista a quattro zampe, un vigoroso pastore tedesco. Dalla capanna scendiamo subito al Turtmann Gletcher compiendo un anello verso NO ci porta alla larga dorsale Est che sale al cupolone nevoso della cima, siamo legati ma non notiamo sulla larga pista alcun pericolo oggettivo tipo crepacci, seracchi ecc., come ricompensa assistiamo al levare del sole sopra le innumerevoli catene montuose sopra le vallate ricoperte dalle nebbie del mattino. Il pendio lascia aperta anche la vista ad occidente dove lontana risplende la catena del Monte Bianco. Ci mettiamo 2 h e 20 min per arrivare in vetta, davanti a noi risplende la fantastica cresta N del Weisshorn (10 ore il tempo di percorrenza, con discesa ignota e lunga verso la Mattertal, ci avevamo meditato su, personalmente ho concluso che non era alla portata). Facciamo una breve sosta poi decidiamo di portarci sulla Punta Burnaby (4135 m, la prima salirla nel 1884  con due Guide fu appunto Elizabeth Burnaby a 23 anni, una molto indipendente e ardita signorina inglese)  600 m a NE della quota più elevata. Questa fu conquistata pochi giorni dopo da due inglesi con altrettante guide e una di esse, Imboden, era con la damigella su nominata, è un mistero se fossero già stati anche sulla cima più alta. La cima minore riceve meno visite ci soddisfa di più. Non resta che scendere, recuperiamo le cose lasciate al rifugio poi riprendiamo il sentiero del giorno precedente. L’ulteriore sosta a Combautanna, la ricerca dei materiali ivi sepolti ci fa perdere un po’ di tempo vista l’abbondanza di muri a secco. Arriviamo a Zinal qualche minuto dopo mezzogiorno (2500 m il dislivello), giusto in tempo per il pranzo che ci offriamo in ristorante assieme a una bottiglia del vino locale. Abbiamo ancora un giorno a disposizione, ripresa l’auto scendiamo a valle risalendola fino al Passo del Furka sopra le sorgenti del Rodano trasferendoci nelle Alpi di Uri. Poco sotto parcheggiamo e saliamo al rifugio Albert Heim nel freddo mondo del granito dove pernottiamo. L’indomani il meteo non è dalla nostra parte, quando arriviamo all’attacco comincia a nevicare, torniamo in giornata fra le mura domestiche, ma di questa rinuncia ho già parlato in un articolo dedicato a questi monti. Non è poi andata male, tre quattromila più il Trifthorn in sei giorni compreso il viaggio sono un bilancio positivo, di italiani non ne abbiamo visti.

1 Alba sul ghiacciaio

2 Innumerevoli monti a Est

3 Alpinisti in salita

4 Primo sole sulla cupola del Bishorn

5 Il gruppo del Monte Bianco

6 A N le Alpi Bernesi

7 La cima

8 Mare di nuvole sulle vallate

9 Nevio in vetta

10 Dalla Cima verso Est

11 Il sottoscritto sulla Punta Burnaby

12 Il Bishorn dalla punta Burnaby

13 L'impressionante cresta N del Weisshorn

14 Monte Rosa e Lyskamm e di profilo la cresta E del Weisshorn

15 Torniamo fra le mucche

16 Combautanna dove recuperiamo l'attrezzatura sepolta fra i sassi dei muri a secco

17 Zinal il ristorante dove festeggiamo

18 L'ufficio delle Guide che che con noi hanno tratto scarsi profitti

19 Un angolo di Zinal

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